Ken Wilber



Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
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Ken Wilber: Welcome

La psicologia Transpersonale ha tra i suoi più significativi rappresentanti Ken Wilber.
Pubblichiamo alcuni brani di testi (in gran parte non tradotti e pubblicati in Italia ) come sintesi dal suo pensiero.


GRAZIA E GRINTA


CONSIDERAZIONI SULLA NEW AGE

Da dove deriva il concetto della New Age che la mente da sola provoca e guarisce tutte le malattie fisiche? Dopo tutto, la New Age sostiene di avere solide fondamenta nelle grandi tradizioni mistiche, spirituali e trascendentali del mondo, ma in questo caso ritengo che il terreno sia molto instabile. Jeanne Achterberg, autrice di Imagy In Healing (che consiglio vivamente) ritiene che tale concetto possa essere fatto risalire alle scuole dei Pensiero Nuovo o Pensiero Metafisico, che sorsero da una lettura (distorta) dei trascendentalisti dei New England, Emerson e Thoreau, i quali fondavano buona parte dei loro lavoro sul misticismo orientale. Le scuole del Pensiero Nuovo, la più nota delle quali è la Christian Science, confondono il concetto: "La Divinità crea il tutto", che è corretto, con il concetto: "Dato che sono tutt'uno con Dio, io creo il tutto".
Ritengo che in questa posizione ci siano due errori, che Emerson e Thoreau avrebbero decisamente confutato. Il primo è che Dio è visto come un padre che interviene a favore dell'universo, anziché la Realtà o Condizione o "quiddità" imparziale dell'universo. Il secondo è che l'io è considerato tutt'uno con quel Dio parentale e che, pertanto, può intervenire e mettere ordine nell'universo. Non ho mai trovato nelle tradizioni mistiche alcun elemento che dia sostegno a questo concetto.
I sostenitori della New Age affermano di fondare questo concetto sul principio del karma, secondo il quale le circostanze attuali della tua vita sono il risultato di pensieri e azioni di una vita precedente. Secondo l'induismo e il buddismo questo è parzialmente vero; ma anche se fosse completamente vero - e non lo è - ritengo che i sostenitori della New Age abbiano trascurato un fatto essenziale: secondo tali tradizioni, le circostanze attuali sono il risultato di pensieri e azioni di una vita precedente, perciò pensieri e azioni di questa vita influenzeranno la tua vita successiva, l'incarnazione successiva, non quella attuale. I buddisti dicono che in questa vita leggi semplicemente un libro che hai scritto nella vita precedente e che quanto fai adesso non darà frutti fino alla prossima vita. In nessun caso il tuo pensiero attuale può creare la tua realtà attuale. Personalmente non credo a questa particolare visione del karma. E' un concetto alquanto primitivo, in seguito perfezionato (e per lo più abbandonato) dalle scuole più evolute del buddismo, dalle quali fu riconosciuto che non tutto ciò che ti succede è il risultato delle tue azioni passate. Namkhai Norbu, maestro del buddismo Dzogchen (considerato la vetta dell'insegnamento buddista) spiega: "Esistono malattie generate dal karma, o condizioni precedenti dell'individuo, ma esistono anche malattie generate da energie che vengono da altri, o dall'esterno. Esistono pure malattie prodotte da cause momentanee, come il cibo e altre combinazioni di circostanze. Esistono malattie provocate da incidenti, e inoltre ogni sorta di malattie collegate all'ambiente".
Quello che voglio dimostrare è che né la versione primitiva del karma, né gli insegnamenti più evoluti prestano il benché minimo sostegno al concetto sostenuto dalla New Age.
Allora, da dove proviene questo concetto? A questo punto parlerò delle teorie che ho elaborato sulle persone che hanno tali credenze. Non entrerò in un rapporto di compassione con la sofferenza provocata da questi concetti. Intendo piuttosto classificarli, incasellarli, creare teorie su di essi, perché ritengo che tali idee siano pericolose, che sia necessario classificarle, se non altro per impedire altra sofferenza. I miei commenti non sono rivolti al gran numero di persone che credono in queste idee in modo innocente, ingenuo e innocuo. Più che altro, ho in mente i leaders nazionali di questo movimento, individui che tengono seminari sulla creazione della tua realtà, che tengono gruppi di lavoro per insegnare, ad esempio, che il cancro è provocato unicamente dal risentimento; che insegnano che la povertà deriva da te e l'oppressione è qualcosa che ti sei procurato da solo. Forse sono persone bene intenzionate ma, ciò nonostante, restano pericolose perché, a mio parere, distolgono l'attenzione dai livelli reali - per esempio fisico, ambientale, legale, morale e socioeconomico, livelli in cui c'è un bisogno disperato di intervenire.
Ritengo che tali credenze, in particolare quella secondo la quale creiamo noi stessi la nostra realtà, siano credenze del secondo livello. Hanno tutti i segni caratteristici dei disturbi narcisistici della personalità, con la loro visione magica e infantile del mondo, che comprende grandiosità, onnipotenza, narcisismo. L'idea che i pensieri, non solo influenzano la realtà bensì la creano è, a mio parere, la conseguenza diretta della differenziazione incompleta dei confini dell'io. Pensieri e oggetti non sono separati con chiarezza, pertanto manipolare il pensiero significa manipolare l'oggetto in modo magico e onnipotente.
Credo che in America la cultura iperindividualista, che raggiunse il culmine nel "decennio dell'io", abbia favorito la regressione ai livelli magici e narcisistici. Sono del parere (insieme a Robert Bellab e Dick Anthony) che la frantumazione di alcune strutture socialmente aggreganti abbia riportato gli individui a far conto sulle proprie risorse e che questo abbia contribuito a riattivare le tendenze narcisistiche. D'accordo con gli psicologi clinici, ritengo che subito sotto la superficie del narcisismo sia annidata la rabbia, espressa in particolare, ma non soltanto, nella convinzione: "Non voglio farti del male, ti amo; ma se non sarai d'accordo con me ti verrà una malattia che ti ucciderà. Sii d'accordo con me, accetta il fatto che crei tu stesso la tua realtà, e starai meglio, vivrai". Questo concetto non ha alcuna base nelle grandi tradizioni mistiche del mondo: si fonda sulla patologia narcisistica e borderline.
Le risposte dei lettori al mio articolo sulla New Age esprimevano, per lo più, un consenso all'indignazione morale che avevo manifestato per gli effetti negativi di queste idee su molte persone innocenti. Tuttavia i sostenitori più accaniti della "New Age" reagirono con rabbia, esprimendo idee del tipo: se quello era il pensiero mio e di Treya (N.d.T. Treya moglie dell'autore morta di cancro), lei meritava di avere il cancro; era stata lei a provocarlo in se stessa con quei pensieri.
Non intendo con questo condannare l'intero movimento della New Age. E' un movimento ampio e variegato e in esso ci sono aspetti che sono basati realmente su principi mistici e transpersonali (come l'importanza dell'intuizione e l'esistenza della coscienza universale). Il fatto è che qualsiasi movimento autenticamente transpersonale attira un gran numero di elementi prepersonali, semplicemente perché entrambi sono non-personali ed è esattamente questa confusione tra "pre" e "trans" a costituire, a mio parere, uno dei problemi principali nel movimento della New Age.
Ecco un esempio concreto fondato sulla ricerca empirica.
Durante i tumulti a Berkeley di protesta contro la guerra in Vietnam, un gruppo di ricercatori sottopose un campione rappresentativo di studenti che manifestavano al test dello sviluppo morale elaborato da Kohiberg. Infatti, gli studenti sostenevano che la loro principale obiezione alla guerra era che fosse immorale. La questione quindi era: in base a quali stadi dello sviluppo morale stavano operando questi studenti? I ricercatori scoprirono che una piccola percentuale di studenti, circa il 20%, agiva effettivamente in base agli stadi postconvenzionali (o trans-convenzionali). Le loro obiezioni, cioè, erano fondate su principi universali di bene e di male, non sugli standard di una determinata società o sul capriccio individuale. Le loro opinioni sulla guerra potevano essere giuste o sbagliate; tuttavia il loro ragionamento morale era piuttosto evoluto. Viceversa, si scoprì che la gran maggioranza dei contestatori, l'80% circa, era preconvenzionale, il che significa che il loro ragionamento morale era fondato su motivazioni personali e per lo più egoistiche. Non volevano la guerra, non perché la guerra fosse immorale, non perché fossero realmente interessati al popolo vietnamita, ma perché non volevano che qualcuno imponesse loro qualcosa. Le loro motivazioni non erano universali e neppure sociali, ma puramente egoistiche. Come era prevedibile, non c'erano praticamente studenti al livello convenzionale, il livello dei "sostengo il mio paese, che sia nel giusto o no" (dato che questo tipo di studenti non avrebbe avuto alcun motivo di protestare). In altre parole, un piccolo numero di studenti realmente post o trans-convenzionali aveva attratto un grande numero di tipi preconvenzionali, perché entrambi avevano in comune il fatto di non essere convenzionali.
Ritengo che, analogamente, nel movimento della New Age una piccola percentuale d'elementi e principi autenticamente mistici o transpersonali (dal settimo al nono livello) abbiano attratto un numero enorme di elementi prepersonali, magici, prerazionali (dal primo al quarto livello), per il semplice motivo che entrambi sono non razionali, non convenzionali, non ortodossi (quinto e sesto livello).Questi elementi prepersonali e prerazionali affermano, come fecero gli studenti preconvenzionali, di possedere l'autorità e il supporto derivanti da uno stato "elevato" quando tutto ciò che fanno, mi dispiace dirlo, è di razionalizzare la propria posizione centrata su se stessi.
Come sottolinea Jack Engler, essi sono attratti dal misticismo transpersonale in quanto mezzo per razionalizzare le inclinazioni prepersonali; è il caso classico di "fallacia pre/trans".
In conclusione vorrei dire, d'accordo con William Irwin Thompson, che il 20% circa del movimento della New Age è transpersonale (trascendentale ed autenticamente mistico); l'80% circa è prepersonale (magico e narcisistico). Solitamente si riesce a individuare gli elementi transpersonali perché non amano essere definiti "New Age"; in loro non c'è niente di nuovo: sono perenni.
Nel campo della psicologia transpersonale dobbiamo costantemente trattare con la massima delicatezza possibile le tendenze prepersonali, perché conferiscono all'intero settore una reputazione di "stravaganza", di "scempiaggine". Non siamo oppositori delle credenze prepersonali, tuttavia ci troviamo in difficoltà quando ci viene, chiesto di accettare e di far nostre tali credenze come se fossero transpersonali.
I nostri amici un po' più "eccentrici" si arrabbiano parecchio con noi, poiché sono orientati a pensare che il mondo possa essere suddiviso soltanto in fazioni: razionale e non razionale, e che pertanto dovremmo unirci a loro e combattere contro la fazione razionalista. In realtà, le fazioni sono tre: prerazionale, razionale e transrazionale e, di fatto, noi siamo più vicini ai razionalisti che ai prerazionalisti. I livelli più elevati trascendono ma includono quelli inferiori. Lo spirito è translogico, non antilogico; comprende la logica e va oltre essa, non la respinge. Ciascun principio transpersonale deve essere convalidato dal test della logica e soltanto allora potrà andare al di là di essa, grazie ai suoi insights (visioni profonde). Il buddismo è un sistema estremamente razionale che aggiunge alla razionalità la consapevolezza intuitiva. Mi dispiace dirlo, ma alcuni orientamenti "eccentrici" non vanno per nulla oltre la logica, restano al di sotto di essa.
Pertanto quello che cerchiamo di fare è di distaccare gli elementi autentici dello sviluppo mistico, quelli universali, "testati in laboratorio", dalle tendenze idiosincratiche, magiche e narcisistiche. E' un compito arduo e insidioso e non sempre riusciamo a svolgerlo correttamente. I leaders in questo campo sono Jack Engler, Daniel Brown, Roger Walsh, William Irwin Thompson e Jeremy Hayward.
Vorrei concludere questa discussione ribadendo la mia tesi iniziale: nel trattare qualsiasi malattia, cerca con ogni mezzo di determinare esattamente da quale livello derivino le sue varie componenti e per trattarla impiega terapie appartenenti allo stesso livello. Se riesci ad individuare i giusti livelli, metterai in atto azioni che hanno la massima possibilità di apportare la guarigione; sbagli livello, produrrai soltanto sentimenti di colpa e di disperazione.

da "GRAZIA E GRINTA" di Ken Wilber Cittadella Editrice.


Libera traduzione da Brief History of Everything
Ken Wilber

I saggi e i mistici sono degli squilibrati? Perché dicono tutti varianti della stessa storia? La storia di svegliarsi una mattina e scoprire che sei uno con il Tutto, senza tempo ed eterno. Si può darsi che siano pazzi, questi folli del divino. Può darsi che siano degli idioti che mormorano di fronte all'Abisso. Può darsi che abbiano bisogno di un terapeuta gentile e comprensivo che certamente potrebbe aiutali. Ma poi penso: Può darsi che la sequenza dell'evoluzione sia veramente dalla materia al corpo, alla mente, all'anima e allo spirito, ognuno di questi livelli che trascende ed include il precedente, ognuno con maggiore profondità e maggiore consapevolezza e più ampio abbraccio della realtà. Al livello più alto dell'evoluzione, può darsi (dico può darsi) la coscienza individuale raggiunge davvero l'infinito - un abbraccio totale dell'intero Cosmo - una coscienza cosmica che è Spirito risvegliato alla sua vera natura. Ciò è almeno plausibile. E ditemi: la storia raccontata dai mistici e dai saggi di tutto il mondo è più pazza della storia raccontata dal materialismo scientifico, che afferma che l'intero processo è la storia raccontata da un idiota, piena di furia e suoni, e che non significa assolutamente nulla? Osserva molto attentamente quale delle due storie ti pare più pazza. Dirò che cosa penso: Io penso che i saggi sono le punte emergenti dell'impulso segreto dell'evoluzione, penso che sono le guide della spinta all'autotrascendenza che va sempre oltre a ciò che era prima. Penso che stanno cavalcando la cima del raggio di luce in corsa verso l'incontro con Dio. E penso che loro indicano la stessa profondità in te e me, e in tutti noi. Penso che sono sintonizzati con il Tutto e che il Cosmo canta attraverso le loro voci e che lo spirito brilla nei loro occhi, che essi ci aprono al domani, ci aprono la porta verso il cuore del nostro destino, che è già ora, in questo medesimo istante, e in questo riconoscimento strabiliante la voce del saggio diventa al tua voce, gli occhi del saggio diventano i tuoi occhi, tu parli con la lingua degli angeli e sei illuminato dal fuoco della realizzazione, che mai si estingue o tramonta, tu riconosci il tuo vero Volto nello specchio del Cosmo stesso: la tua identità è davvero il Tutto che si dischiude non attorno a te, ma in te. Le stelle non brillano più "là fuori" ma qui dentro. Le supernova vengono all'esistenza dentro il tuo cuore, e sola brilla all'interno della tua consapevolezza. Perché tu trascendi tutto, abbracci tutto senza fine. Non c'è un finale definitivo da raggiungere, solo un processo senza fine, e tu sei l'apertura o il puro Vuoto nel quale l'intero processo si dischiude senza fine, miracoloso, interminabile, leggero.
Tutto il gioco non è incompiuto, come l'incubo dell'evoluzione, e tu sei esattamente dove eri prima dell'inizio di tutto lo spettacolo. Con uno shock improvviso del pienamente ovvio, riconosci il tuo stesso Volto Originale, il viso che avevi prima del Big Bang, il viso del completo Vuoto, che sorride come tutta la creazione e canta come l'intero Cosmo, e tutto è ancora da creare in quel primo sguardo; e tutto ciò che rimane è il sorriso, ed il riflesso della luna in un quieto tratto del lago nella tarda notte chiara come il cristallo.
Il mondo reale non ti viene dato "due volte": una volta la fuori ed una volta qui dentro. Questa somma di due significa esattamente Dualità. Piuttosto il mondo reale ti è dato "una sola volta" immediatamente - è una sensazione, ha un sapore, è completamente pieno in quel solo sentire, non diviso in osservatore ed osservato, in soggetto ed oggetto, frammento e frammento. E' un singolare di cui il plurale è sconosciuto. Puoi sentire la montagna ed è la stessa sensazione del tuo Sé, non è il "là fuori" riflesso "qui dentro", questa dualità non esiste nell'immediatezza dell'esperienza reale. L'esperienza reale prima che tu la divida, non contiene tale dualismo, l'esperienza reale, la realtà stessa è non duale. Tu sei ancora tu, la montagna è ancora la montagna; ma tu e la montagna siete due aspetti dell'unica e sola esperienza, che è l'unica e sola realtà in questo punto. Se ti rilassi di fronte all'esperienza del presente in questo modo, il senso del sé separato si scioglierà, smetterai di distaccarti dalla vita, non avrai più esperienze tu improvvisamente diverrai tutta l'esperienza, non sari più "qui dentro" che guardi "là fuori" poiché dentro e fuori sono uno, perciò noi sei più imprigionato qui dentro. E così improvvisamente tu non sei più il corpo-mente, improvvisamente sono dissolti, improvvisamente il vento non soffia più su di te ma attraverso di te, dentro di te. Non stai guardando la montagna, tu sei la montagna la montagna ti è più vicina della tua stessa pelle. Tu sei quello, e non c'è un tu - solo questo intero spettacolo che sorge spontaneamente, di momento in momento. Il sé separato non si può trovare in nessun luogo. L'intera sensazione di peso scompare perché tu non sei più nel cosmo, il cosmo è in te e tu sei il più puro Vuoto. L'intero universo è il trasparente luccicare del Divino e della Purezza Primordiale. Ma il Divino non è da qualche altra parte, è in tutto questo luccicare. E' auto visto, ha un solo sapore, non è in da nessuna altra parte.

Domanda: soggetto ed oggetto sono non duali?
K. W.: conosci il koan Zen "nel battere le mani quale è il suono di una sola mano?" Abbiamo di certo bisogno di due mani e questa è la struttura dell'esperienza tipica. Abbiamo un senso di noi stessi come un soggetto qui e del mondo come un oggetto là fuori. Abbiamo queste "due mani" dell'esperienza, il soggetto e l'oggetto. L'esperienza tipica è il battere insieme le due mani per provocare una vibrazione ed un suono. L'oggetto la fuori sbatte contro di me come soggetto, ed io ho l'esperienza, le due mani battono assieme ed emerge l'esperienza. E' così la tipica struttura dell'esperienza è come un pugno in faccia. Il se ordinario è il sé colpito, completamente colpito dall'universo "là fuori". Il sé ordinario è una serie di ferite e di cicatrici, il risultato delle due mani che battono una contro l'altra. Queste ferite sono chiamate "dukkha", sofferenza. Come Krishnamurti era solito dire: "Nella divisione tra osservatore ed osservato, giace tutta la miseria dell'umanità". Ma con lo stato non duale, improvvisamente, non ci sono due mani. Improvvisamente il soggetto e l'oggetto sono una sola mano. Improvvisamente non c'è più nulla fuori di te che possa colpirti, ferirti e tormentarti. Improvvisamente tu non "hai" più un'esperienza tu "sei" ogni esperienza che sorge, e così sei istantaneamente dissolto in tutto lo spazio e l'intero Cosmo è "una sola mano", una sola esperienza, una rappresentazione, un gesto della grande perfezione. Non c'è nulla fuori di te che tu possa volere o desiderare, ricercare o afferrare, la tua anima si espande sino agli angoli dell'universo ed abbraccia tutto con infinita delizia. Tu sei completamente "pieno", completamente saturato, tanto che i limiti del Cosmo esplodono e ti lasciano senza data e durata, tempo e luogo. Sei espanso nel Tutto come il Tutto - tu sei "l'auto-percepito Cosmo Radiante", tu sei l'universo di un solo sentire, ed il sentire è completamente infinito. E allora quale è il suono di una sola mano. Quale è la sensazione di quell'Unico sentire. Quando non c'è nulla all'infuori di te che possa toccarti, ferirti, spingerti o tirarti, - quale è il suono di quell'unico battere della mano? Vedi il sole sulle montagne? Senti la brezza fresca? Che cosa non è completamente ovvio? Chi non è già illuminato? Come diceva un maestro Zen: "Quando ho sentito il suono della campana, non c'era un io e una campana, solo il rintocco".
Non c'è dualità né unione di due, nell'esperienza immediata! Non c'è fuori e dentro, non c'è né soggetto né oggetto, solo in sé stessa l'immediata consapevolezza, il suono di una sola mano. Così tu non sei qui, da questo lato della finestra trasparente, che guardi il Cosmo la fuori. La finestra trasparente è infranta, il tuo corpo-mente scomparso, sei libero dal confine per sempre, tu non sei più "dietro alla tua faccia" a guardare al Cosmo - tu semplicemente sei il Cosmo. Tu "sei" tutto ciò. Ed è per questo che tu puoi ingoiare il cosmo ed il flusso dei secoli, e nulla si muove affatto.
Il suono di questa sola mano è il suono fatto dal Big Bang. E' il suono delle Supernova che esplodono nello spazio, il suono dell'usignolo che canta. E' il suono della cascata in una giornata chiara come il cristallo. E' il suono di tutto l'universo manifesto, e tu sei quel suono. Perché il tuo Volto Originario non è "qui dentro". Esso è la più pura Vuotezza o trasparenza di questa luccicante apparizione. Se il cosmo sta sorgendo tu sei quello. Se nulla sorge tu sei quello. In ogni caso tu sei quello. In ogni caso tu non sei qui dentro. La finestra è distrutta, la distanza tra soggetto ed oggetto se ne è andata. Non c'è dualità, doppiezza che si possa trovare in alcun luogo, il mondo non ti viene dato due volte, ma sempre una volta - e tu sei quello. Tu sei quell'unico sentire. Questo stato non è qualcosa che tu possa produrre. Questo stato non duale, questo stato di un solo sentire è la vera natura d'ogni esperienza prima che tu la divida in due. Questa Unità d'essere non è un'esperienza che produci attraverso uno sforzo, piuttosto è l'attuale condizione di tutte le esperienze prima che tu intervenga in qualche modo. Questo stato non condizionato è "precedente" allo sforzo, precedente all'aggrapparsi e precedente all'evitare qualunque cosa. E' il mondo reale prima che tu faccia qualcosa al riguardo, compreso lo sforzo di vederlo in modo non duale. Così tu non devi fare nulla di speciale alla consapevolezza o all'esperienza per renderla non duale. Essa viene fuori non duale, la sua vera natura è non duale e precedente a qualunque presa, sforzo e condizione. Se lo sforzo viene in essere, bene, se lo sforzo non viene in essere bene; in ogni caso c'è solo l'immediatezza di un solo sentire, precedente nello stesso modo allo sforzo e all'assenza di sforzo. Così definitivamente questo non è uno stato che in cui è difficile entrare, ma piuttosto uno stato che è impossibile evitare.
E' sempre stato così. Non c'è mai stato un momento in cui tu non sperimentassi il solo sentire, è la sola realtà in ogni realtà. In un milione di miliardi d'anni non c'è stato un solo secondo in cui tu non sia stato consapevole di ciò, non c'è stato un solo secondo in cui non fossi di fronte al tuo Volto Originario come ad un soffio d'aria artica.
Certamente noi abbiamo mentito spesso a noi stessi riguardo a questo, e siamo stati falsi nei confronti dell'universo di un solo Sentire, il suono primordiale del battere di una sola mano, il nostro Volto Originario. Le tradizioni non dualiste non aspirano a produrre questo stato, poiché ciò è impossibile, ma semplicemente a mostrartelo cosicché tu non possa più ignorarlo, e non menta più a te stesso su ciò che realmente sei. Lo stato primordiale è precedente, ma non differente dall'intero mondo di Forme dualistiche. In quello stato primordiale non c'è soggetto ed oggetto, non interiore ed esteriore non destra e sinistra. Tutte le dualità continuano a sorgere, ma sono solo realtà relative, non verità assolute o primordiali. L'esperienza primordiale è il rintocco della campana, non io e la campana, la mente ed il corpo, il soggetto e l'oggetto. Essi hanno una certo grado di realtà relativa, ma non sono, come avrebbe detto Eckhart, l'ultima parola.
Quindi i dilemmi inerenti a quei dualismi relativi non possono essere risolti su un piano esso stesso relativo. Nulla che tu possa fare all'io o alla campana potrà renderli uno; puoi solo rilassarti nel "prima del rintocco", nell'immediatezza dell'esperienza stessa e, a quel punto, il dilemma non sorge. Non è risolto, si dissolve - e non riducendo il soggetto nell'oggetto o l'oggetto nel soggetto, ma riconoscendo il terreno primordiale nel quale ognuno non è che un parziale riflesso.

"Spirit slumbers in nature, awakens in mind, and finally recognizes itself as Spirit in the transpersonal domains."

Il Tantra, nel senso generale, presenta l'ultima realtà Nonduale come un abbraccio sensuale di Dio con la Dea, di Shiva con Shakti, del vuoto e della forma. Né ascesa né discesa sono finali ed ultime o privilegiate, ma piuttosto come il primordiale Yin e Yang, essi si generano l'un l'altro, dipendono uno dall'altro, non possono esistere senza l'altro, e trovano il loro vero essere morendo nell'altro solo per risvegliarsi insieme, in unione beatifica, come l'intero Cosmo, trovando che l'eternità e selvaggiamente innamorata dei prodotti del tempo, il cuore Nonduale irradia tutta la creazione e benedice tutta la creazione, e canta questo abbraccio per tutta l'eternità - un abbraccio che noi tutti dobbiamo ripetere nella nostra stessa coscienza momento per momento, senza fine, miracolosamente, come l'immediata presenza dell'Unico Sapore. Questa esattamente è la visione non duale, questa unione di Flusso e Riflusso, Dio e Dea, Vuoto e Forma, Saggezza e Compassione, Eros e Agape, Ascesa e Discesa, - perfettamente uniti nell'Unico Sentire, il suono essenziale di una sola mano.


Lo spirito si trova nel processo, non in un particolare epoca, tempo o luogo.
Lo Spirito conosce se stesso oggettivamente come natura, conosce se stesso soggettivamente come mente, e conosce se stesso in maniera assoluta come Spirito.
La realtà non è composta né di cose né di processi, né di unità né di parti, ma di unità/parti (oloni).
Il tutto è maggiore della somma delle sue parti.
La profondità deve essere comunicata e la comunicazione interpretata.
L'evoluzione sempre incorpora e va oltre (trascende ed include).
La basilare inclinazione dell'evoluzione e accrescere la profondità.
Le superfici possono essere viste, la profondità interpretata.
Tutti i significati sono condizionati dal contesto.


pag. 150
Le dimensioni transpersonali possono essere raggiunte in ogni momento dello sviluppo come esperienze momentanee. Esse avranno però un valore autenticamente trasformativo solo quando saranno integrate in un armonico sviluppo di tutti i precedenti livelli. Le fasi dello sviluppo dell'io devono essere completate per il raggiungimento stabile di un nuovo stato. Così per qualcuno l'emergere durante la meditazione della dimensione sottile (per esempio una intensa luce interiore e la percezione della trascendenza dei confini mente corpo) può essere l'inizio di una nuova vita e di nuove prese di coscienza, di nuovi modi di consapevolezza. <<...>>
Dice Aurobindo: "l'evoluzione spirituale obbedisce ad una logica di successivo dischiudersi; può compiere un decisivo passo importante solo quando il precedente passaggio è stato sufficientemente conquistato: anche se certe fasi minori possono essere sorvolate da una rapida e brusca ascensione, la consapevolezza deve tornare indietro per riassicurarsi che il terreno sorvolato e stato annesso con certezza alla nuova condizione una più rapida ed intensa velocità dello sviluppo che è del resto possibile, non elimina i gradini o la necessità del loro progressivo superamento.
Il problema della psicologia Transpersonale all'inizio fu che ebbe la tendenza a focalizzare l'attenzione sulle "esperienze di picco". Così si venne a creare una falsa concezione secondo la quale tutto quello che era "ego" era negativo e maligno e tutto quello che non era "ego" era buono e divino. Qualunque cosa che non sia l'ego e dio! Ma sappiamo che molti stati che non sono "ego" sono in realtà un caos, sono incubi pre-egoici, pre-razionali, pre-personali.

Oggi l'inganno è credere di essere passati da un Newtoniano ego a una nuova rete fisica della vita unita al sé di Gaia. Ma una osservazione dei fenomeni della natura anche con concetti olistici se si limita alla seconda prospettiva come abbiamo detto è assolutamente insufficiente perché mette da parte la profondità ed il "soggetto" lo "Spirito".

226....
.... Molte tradizioni considerano questo stato di cessazione lo stato supremo, l'ultimo e finale punto di tutto lo sviluppo e dell'evoluzione. E questo stato è considerato equivalente alla piena Illuminazione, l'ultimo abbandono, puro nirvana. Ma non è invece considerata la fine storia dalle tradizioni "Nonduali". perché ad un certo punto mentre stai investigando il "Testimone", riposando nel Testimone, il senso di essere un Testimone "qui dentro" svanisce completamente e il Testimone diventa ogni cosa che viene osservata. Il causale lascia il campo al misticismo Nonduale, ed anche il misticismo senza forma apre la strada al misticismo Nonduale. Tecnicamente tu ti se disidentificato anche dal Testimone, e quindi l'hai integrato con tutta la creazione - in altre parole la terza fase del fulcro 9 che conduce al fulcro 10 - che non è in realtà un fulcro o un livello separato , ma la realtà o "quiddità" di tutti i livelli, di tutti gli stati e tutte le condizioni.
E questo è il secondo e più profondo significato del vuoto - non è uno stato discreto ma la realtà di tutti gli stati, la quiddità di tutti gli stai. Sei passato dal Causale al Nonduale......


Ken Wilber - Eye of Spirit - ediz. Shambhala

"EGO"

Ken Wilber
Libera traduzione

<<>> E' importante chiarire il significato che si attribuisce alla parola "ego". Questa parola a causato maggior confusione particolarmente nei circoli transpersonali.
""Ego", " "razionalità"sono parole sporche nei circoli mistici, transpersonali e New Age, ma pochi ricercatori s'impegnano a definirle e quelli che lo fanno lo fanno in modo differente.
Possiamo definire l'"ego" come ci piace, finché siamo chiari, ma la maggior parte degli scrittori New Age usa il termine in maniera molto vaga, a significare un senso del "sé separato" isolato dagli altri e dal terreno spirituale. Sfortunatamente questi scrittori non distinguono chiaramente gli stati pre-egoici con quelli che sono trans egoici e così metà delle loro raccomandazioni per la salvazione sono solo raccomandazioni su diversi modi di regredire. E questo allarma i ricercatori ortodossi. La loro conclusione generale è che, se tutti i veri stati spirituali sono oltre all'"ego", il che è abbastanza vero a prima vista, ma ogni descrizione che non è qualificata chiaramente confonde terribilmente. Per la maggior parte degli scrittori orientati psicanaliticamente, l'"ego" sta a significare - il processo di organizzare la psiche, - e, a questo riguardo molti ricercatori adesso preferiscono il termine più generale "self" "sé". L'ego o il sé come principio che da unità alla mente è uno schema d'organizzazione cruciale e fondamentale. Cercare di andare oltre all'"ego" significherebbe quindi non la trascendenza, ma il disastro. E così i teorici ortodossi sono profondamente perplessi su ciò che può significare "oltre all'ego" e su chi possa desiderare tale stato. Secondo questa definizione anche loro hanno delle buone ragioni. Ci ritorneremo tra un momento. Nella filosofia in generale la distinzione è fatta tra l'"io" empirico che è il sé sino al punto in cui può essere oggetto della consapevolezza e dell'introspezione, ed il "Puro Ego" (Ego trascendentale, Kant, Fichte, Husserl) che è pura soggettività (o il "sé che osserva", il "testimone") che non può mai essere osservato come oggetto. A questo riguardo il Puro "ego" il puro Sé, è virtualmente identico a ciò che gli Indù chiamano Atman (o il puro testimone che non può a sua volta aver testimoni, il puro osservatore che non è mai oggetto e contiene tutti gli oggetti in se stesso). Più oltre per certi filosofi come Fichte, questo puro "ego" è Uno con lo Spirito Assoluto, che è precisamente la formula Indù Atman = Brahman. Udire che lo spirito è descritto come puro ego confonde completamente gli entusiasti della New Age che sono generalmente inconsapevoli dell'uso storico del termine, e per chi vuole che "ego" significhi solamente il demonio, anche se di cuore abbracciano l'identica nozione (Atman = Brahman). Sono egualmente confusi quando qualcuno come Jack Engler, un teorico che studia l'interfaccia tra psichiatria e meditazione, afferma che la meditazione aumenta la forza dell'io (cosa che certamente fa perché la forza dell'io nel senso psichiatrico significa "capacità d'osservazione distaccata"), ma poiché quelli della New Age pensano che meditazione significhi oltre all'"ego" per loro ogni cosa che rafforza l'ego è semplicemente il diavolo e così la confusione si diffonde. "Ego" è il corrispondente latino di "io". Freud per esempio non usò la parola "ego", ma la parola tedesca "das Ich", o "l'io" che Stracy sfortunatamente tradusse in ego. Si mise in contrapposizione l'io con l'oggetto (ciò, it) che Freud chiamò "Es", che in tedesco sta per "ciò", e che ancora infelicemente fu tradotto in latino con "Id", un termine che Freud non usò mai. Infatti, il grande libro di Freud "l'ego e l'Id" era in realtà l'"Io" e l'"es" (it).
Il punto di Freud era che la maggior parte della gente abbia un senso dell'io o di se stessa, ma che qualche volta, parti del loro stesso sé appaiono, estranee, alienate e separate da loro stessi, appaiono cioè esterne, per togliersi in questo modo la responsabilità per i propri stati (si dice: "L'ansia mi disturba", "il desiderio di mangiare è più forte di me" e così via).Quando parti dell'io sono divise e represse, esse appaiono come sintomi o come oggetti su cui non abbiamo controllo. Il fine basilare della terapia di Freud era quindi riunire l'io e l'es e così guarire la divisione tra loro. La sua più famosa frase riguardo al goal della terapia era "dov'era l'id ci sarà l'io" che attualmente potremmo mettere dove era l'oggetto (id) ci sarà l'io.
Che uno sia freudiano o meno, questa è ancora la più accurata e succinta sintesi di tutte le forme di psicoterapia dello svelamento. E indica semplicemente un'espansione dell'io all'interno di una più alta e ampia identità che integra processi precedentemente alienati.
Il termine ego può ovviamente essere usato in un gran numero di situazioni assai differenti, dalle più ampie alle più ristrette ed è necessario specificare di nuovo quale uso si intenda farne o altrimenti nasceranno interminabili discussioni che sono generate soltanto da una scelta semantica arbitraria.
Nel senso più ampio del termine "ego" significa "sé" o soggetto, e così quando Piaget parla delle prime fasi di sviluppo come "egocentriche" non indica che un "sé" o "ego" forte chiaramente differenziato, da una parte rispetto al mondo, egli vuol significare invece proprio l'opposto che il sé non è differenziato dal mondo, non c'è un io forte e così il mondo è trattato come un'estensione del sé "egocentricamente".
Solo con l'emergere di un io forte e differenziato, (cosa che accade tra il 3 e 5 fulcro che culmina nel formale-operativo o da prospettive razionali) e solo con l'emergere dell'ego maturo che l'egocentrismo scompare. Le fasi pregoiche sono le più egocentriche. In effetti, è soltanto al livello del pensiero formale operativo (come vedremo fra poco) che un "ego" forte e differenziato emerge dal contesto in cui si trovava "fuso" in impulsi fisici del corpo, da ruoli sociali imposti dall'esterno; e questo di certo ciò cui si riferisce Habermas come identità dell'"ego": un completamente individuato e separato senso del sé. Per ripetere: l'"ego" così com'è usato dalla psicanalisi, Piaget, Habermas ed altri, è meno egocentrico dei suoi pregoici predecessori. Userò il termine in questo senso ristretto simile a Freud, Piaget, Habermas, e altri un razionale ed individuato senso di sé differenziato dal mondo esterno, (dai ruoli sociali e dal Superego) e dalla sua natura interiore (Id).In questo senso ci sono reami pregoici particolarmente gli arcaici e magici, dove il sé è poco differenziato dal mondo interno ed esterno e ci sono soltanto degli "ego-nuclei" come la mette la psicanalisi. Questi reami pregoici, per ripetere, sono i più egocentrici, perché il bambino non ha un forte ego egli pensa che il mondo senta quello che lui sente, voglia ciò che lui vuole, e che accetti ogni suo desiderio non separa il suo sé dagli altri e così li tratta come un'estensione di sé.
L'"ego" incomincia più stabilmente ad emergere come persona nella fase mitica, come ruolo e finalmente emerge nello stato formale operativo, come un sé differenziato dall'ambiente pur nei suoi vari (ruoli - personae). Più alti sviluppi in più reami spirituali sono quindi definiti transegoici con la chiara comprensione che l'ego è stato negato (trasceso), ma anche preservato (come un funzionale sé agente nella realtà convenzionale). In questi alti stati io mi riferisco al Sé e non al puro "ego" perché questo confonde tutti, ma spiegherò in dettaglio procedendo. Questi tre grandi reami sono anche definiti in termini generali come subconsci (pre egoico) consci (egoico) e superconscio (transegoico); o come prepersonale, personale e transpersonale, o come prerazionale, razionale e transrazionale. Il fatto è che ad ognuno di questi livelli c'è una diminuzione d'egocentrismo man mano che uno si avvicina al puro Sé. Il massimo d'egocentrismo, come Piaget ha dimostrato, si manifesta nelle dissociazioni primarie o fisiche dove l'identità di sé è fisiocentrica (perché l'intero mondo materiale è assorbito nel senso del sé e non può essere considerato a parte da questa sensazione di sé). Questa fase autistica arcaica non è "uno con il mondo in gioia e beatitudine" come tanti romantici pensano, ma l'ingoiare il mondo in sé, il bambino è tutta bocca ed ogni altra cosa è soltanto cibo. Come l'identità si sposta dal livello fisiocentrico al livello biocentrico o egocentrico (fulcro due) c'è un diminuire del puro autismo e del "solo io!" ma un fiorire di narcisismo o d'egocentrismo emozionale, che Mahaler descrive anche come "vetta del narcisismo!" o altri anche "il mondo è l'ostrica delle grandiose fantasie onnipotenti dell'infanzia". L'emergere della mente concettuale operativa e un diminuire di questo egocentrismo emozionale, ma persiste un fulcro di magia egocentrica e geocentrica: il mondo esiste centrato sugli umani. L'emergere della mente concettuale operativa (fulcro 4) è il diminuire di questa visione magica egocentrica dove il sé è centrale al cosmo, ed è sostituita dall'etnocentrismo dove il proprio particolare gruppo, cultura, o razza è suprema. Allo stesso tempo questo permette l"inizio di quello che Piaget chiama il decentramento, stato in cui uno può decentrare o spostarsi da un lato tra l'egocentrismo della mente primitiva e prendere il ruolo di altro. E questo viene con l'offerta di un maggior decentramento e maggiore diminuzione del pensiero formale operativo in cui uno può assumere la prospettiva non solo degli altri del proprio gruppo, ma anche di altri in altri gruppi, mondocentico e non etnocentrico (che ha come centro il mondo e non la propria etnia). In altre parole ogni livello trascende il precedente ed è quindi meno egocentrico, meno catturato da una prospettiva ristretta, ma raggiunge sempre più un abbraccio di più profonde e più ampie occasioni. Il sé diventa sempre meno egocentrico quindi abbraccia più oloni ugualmente meritevoli di medesimo rispetto. Come vedremo quando seguiremo l'evoluzione nei domini transpersonali, questi sviluppi convergono nell'intuizione del divino come proprio vero sé comune a tutti gli uomini (infatti, per tutti gli esseri senzienti c'è un sé che è il grande punto Omega dell'intera serie di decrescenza d'egocentrismo, di decentrazione dal piccolo sé per realizzare il Sé, che è il Sé comune a tutti gli esseri).



Eye to Eye,
Edizioni Shambala
......quando il sé del corpo si differenziò dall'ambiente materiale, poté operare su questo ambiente usando gli strumenti del corpo stesso (come i muscoli). Quando l'ego - mente si differenziò dal corpo, poté operare sul corpo a sul mondo con i suoi strumenti (concetti, sintassi). Quando il sé sottile si differenziò dalla mente ego, poté operare sulla mente, sul corpo e sul mondo usando le sue strutture (Shiddhi, abilità paranormali, intuizione).
Così ad ogni punto della crescita psicologica noi troviamo che
(1) una struttura di più alto ordine emerge nella consapevolezza;
(2) il sé identifica se stesso con una più alta struttura
(3 emerge la struttura successiva di ordine più alto
(4) il sé si disidentifica dalla struttura inferiore e sposta la sua identità essenziale con la struttura più alta
(5) la consapevolezza quindi trascende le strutture inferiore e
(6) diventa capace di operare sulla struttura quella inferiore da un livello più alto di ordine; e così
(7) tutti i livelli che la precedono possono essere integrati nella consapevolezza.
Abbiamo notato che ogni successiva struttura di ordine superiore è più complessa, più organizzata, e più unificata - e l'evoluzione continua sino a che c'è solo Unità, definitiva in ogni direzione, sino a che la forza evolutiva non si è esaurita e si realizza perfetta liberazione nello splendore come intero Flusso del Mondo. (pp. 102)

Possiamo vedere che il punto dell'evoluzione o dello sviluppo, è un modo in cui il sé diventa una componente di un sé di ordine più alto (il corpo era l'espressione del sé prima che emergesse la mente, dopo di che è diventato solo un componente del sé). Possiamo rendere la cosa in diversi modi ognuno dei quali ci dice qualcosa di importante sull'evoluzione e la trascendenza:
(1) ciò che era identificazione è diventato distacco
(2) ciò che è contesto diventa contenuto (ciò che era contesto della conoscenza e dell'esperienza ad un livello diventa semplicemente un contenuto dell'esperienza e della conoscenza nel successivo);
(3) ciò che era sfondo (terreno) diventa figura (che libera uno sfondo di più alto ordine).
(4) ciò che è soggettivo diventa oggettivo (sino a che entrambi i termini perdono di significato); e
(5) ciò che è condizione diventa elemento (la mente, che è una condizione a priori dell'esperienza egoica, diventa soltanto un elemento d'esperienza nel sottile).
Ognuno di questi punti è in effetti, una definizione di trascendenza. Ed in oltre una definizione di una fase di sviluppo, ne consegue che le due cose sono essenzialmente identiche, e che l'evoluzione è praticamente "autorealizzazione attraverso autotrascendenza". (pp. 197-8)


Brano tratto dall'introduzione al volume 8 dell'opera omnia di K. W. (vedi testo completo in questo sito).


... La nozione di livello o dimensioni di realtà conducono ad un altro tipo di sistema d'indicazione.
I chakra per esempio, rappresentano i vari livelli dell'essere e del conoscere disponibili all'essere umano come concrete strutture nel corpo-mente. (Il sistema dei chakra è una dei più prominenti e diffuse versioni della Grande Catena dell'Essere, variazioni della quale si trovano virtualmente in tute le maggiori tradizioni di saggezza in Oriente e Occidente. I chakra stessi sono considerati centri sottili d'energia nel corpo umano che sostengono correlati tipi di conoscenza e stati dell'essere. Sono generalmente dati nel numero di sette localizzati alla base della spina dorsale, vicino ai genitali, addome, cuore, gola, fronte e corona. Si dice ci siano numerosi altri chakra ausiliari sopra e sotto di questi. (I meridiani dell'agopuntura sono varianti di queste correnti sottili d'energia).
Si concorda in genere che i sette chakra sono semplicemente un po' più sofisticata versione di materia (1), corpo (2), mente (3-4), anima (5-6) e spirito (7). Oltre a questo, la cosa si complica un po'. Descrizioni della natura specifica e delle funzioni d'ogni chakra variano a volte considerevolmente, perché la maggior parte dei chakra principali svolgono funzioni differenti secondo se sono "chiusi" o "aperti". Per esempio il chakra della fronte, funziona come il centro della logica razionale quando è chiuso (o quando opera rivolto all'esterno, nella forma exoterica) e tuttavia quando è aperto (o quando esprime le sue più alte funzioni) è la porta d'accesso all'insight trascendentale, alla visione mistica e alla gnosi. Per questa ragione è comune riservare i chakra superiori (particolarmente 5, 6 e 7) le funzioni trascendentali, ed assegnare le loro funzioni inferiori ai chakra inferiori (come il 3 e 4). In quest'esempio assegnerò quindi alla mente superiore il chakra 4, e non le sue possibilità esoteriche (o la radice di una più alta intelligenza trascendentale, chakra 6). Se avete la vostra versione favorita dei chakra, va bene che usate quella, poiché quest'esempio è solo dalla nozione di struttura con sette modalità differenti di coscienza e potete modificare i dettagli a piacimento. Con queste condizioni in mente definirò semplicemente i chakra come: (1) materia, (2) forza biologica, prana, energia emozionale e sessuale, libido, soffio vitale, (3) mente inferiore incluso potere e intenzionalità, (4) mente superiore, inclusa la ragione, le emozioni superiori l'amore, (5) apertura psichica, visione creativa, misticismo della natura, prime fasi della coscienza spirituale e trascendentale (6) coscienza sottile, gnosi, autentici archetipi, misticismo dei deva, (7) spirito radiante, sia manifesto sia immanifesto, l'abisso del vuoto fondamento, misticismo senza forma.
Il punto è che possiamo abbastanza facilmente classificare i tipi di visione del mondo al chakra o al livello della visone del mondo stessa, e numerosi teorici hanno fatto esattamente questo. Per dare qualche esempio che i vari teorici hanno suggerito abbiamo: la visione del mondo materialistica (come Hobbes e Marx) (chakra 1), visioni del mondo vitali e praniche come Freud e Bergson (chakra 2), visioni del mondo del potere come Nietzsche (chakra 3) visioni del mondo razionali come Cartesio (chakra 4) misticismo della Natura come Thoreau (chakra 5) misticismo dei deva come Santa Teresa d'Avila, (chakra 6) e misticismo senza forma come Meister Eckhart (chakra 7). Per utili che siano queste classificazioni, ci sono problemi che emergono immediatamente, e il solo modo per affrontare queste difficoltà consiste nell'introdurre quella che potrebbe essere chiamata un'analisi incrociata dei livelli. Per questo dobbiamo distinguere il livello da cui la visione del mondo proviene e il livello verso cu si dirige. Ad esempio Marx è spesso considerato essere un esempio tipo di materialismo (chakra 1), ma Marx non proviene dal chakra 1 ho esiste al livello del chakra 1. La sola cosa al livello chakra 1 sono le rocce, la sabbia, e la materia inerte, e la dimensione materiale stessa. Marx e un pensatore molto razionale, egli proviene e funziona dal livello del chakra 4. Ma Marx seguendo Feuerbach credette che le realtà fondamentali del mondo fossero essenzialmente materiali, quindi proviene dal chakra 4 ma pone la sua attenzione al chakra 1. Similmente Freud nei suoi primi sviluppi della teoria della libido viene dal chakra 4, ma egli mirava al chakra 2 (pansessualismo). D'altro lato, si può affermare che le Deists venivano dal chakra 4 ma miravano al chakra 6, e così via.
In altre parole, questo ci permette di tracciare sia il livello da cui il soggetto proviene ed il livello di realtà (o gli oggetti) che il soggetto ritiene essere più reali. Questo immediatamente arricchisce la nostra capacità di classificare le visioni del mondo. In oltre ciò ci permette di fare un'indagine a doppio binario: il livello del soggetto, e i livelli di realtà che il soggetto riconosce.
Ci si riferisce a questo con livelli di percezione di sé, livelli di realtà, o semplicemente livelli del soggetto e livelli dell'oggetto. (Quest'approccio trasversale e a doppio binario è stato introdotto in A Sociable God and Eye to Eye, and refined in Integral Psychology.)

Per usare la mia versione di livelli del soggetto (o livelli di coscienza) ho dato un breve riassunto:
sensomotorio e arcaico (chakra 1), tifonico e magico (chakra 2) mitico e mentale primitivo (chakra 3); egoico razionale, centaurico, e vision-logic (chakra 4), psichico (chakra 5), sottile (chakra 6), e causale (chakra 7). Il fatto è che soprattutto nei gradi intermedi (chakra 3,4 e 5), il soggetto o sé di questi livelli può prendere come oggetto ognuno degli altri chakra (ognuno degli altri livelli di realtà) può dirigere il pensiero verso di loro, formare teorie, creare opere d'arte su di loro. Certo quando un chakra inferiore cerca di cogliere un chakra superiore, senza trasformasi realmente in quel chakra, alcune limitazioni e inadeguatezze entrano nelle formulazioni, ma ciò non ha mai impedito di fare comunque così, e dobbiamo tenere conto di questo.
Improvvisamente il semplice schema a sette livelli non è più così semplice. Anche se diciamo che solo i chakra di mezzo s'innestano in un lavoro trasversale dei livelli (il chakra inferiore, come le rocce, non fanno altrettanto; e i chakra superiori tendono ad essere transmentali, anche se possono certamente formare teorie mentali , ma li lasciamo da parte in nome della semplicità) ciò significa che i chakra 3,4 e 5 possono porre la loro attenzione su uno qualunque dei sette chakra, formando in ognuno dei casi una differente visione del mondo e ciò porta alle 25 fondamentali visioni del mondo, a partire dai sette livelli strutturali della consapevolezza nel corpo-mente dell'essere umano.
E di certo questo è solo l'inizio. Se la concezione "olonica" è: "Tutti i livelli, tutti i quadranti, linee, tipi, stati e reami", queste 25 visioni del mondo abbracciano livelli del sé (o soggetto) è livelli dei reami di realtà, (o oggetti). Dobbiamo ancora includere i quadranti in ognuno di questi livelli/reami; le differenti line e flussi che si muovono attraverso questi livelli/reami e i vari tipi di orientamento disponibili per ognuno, e molti stati alterati che momentaneamente irrompono nei differenti reami. Inoltre, gli individui, i gruppi le organizzazioni, le nazioni, le civiltà tutti sottostanno a vari tipi di sviluppo attraverso ognuna di queste variabili. Tutti i fattori citati contribuiscono a differenti tipi di visione del mondo, ed ognuno di loro deve essere preso in considerazione se s'intende offrire un riassunto veramente integrale delle visioni del mondo disponibili.
C'è un requisito finale. La visione integrale per essere davvero integrale, deve trovare una via per riconoscere he tutte le visioni del mondo sono basilarmente vere (anche se parziali). Non è che i livelli superiori offrono una visione più accurata, ed i livelli inferiori offrono falsità, superstizione o sciocchezze primitive. Ci deve essere un senso in cui anche la infantile magia dei miti di Babbo Natale è vera. Perché quelle visioni del mondo sono semplicemente il modo in cui il mondo appare da quel livello, o da quel chakra, e tutti i chakra sono ingredienti decisivi del Cosmo.
Al livello mitico Babbo Natale (o Zeus, Apollo e l'astrologia) sono una realtà fenomenologica. Non serve dire "bene siamo evoluti oltre quel livello, ed ora sappiamo che Babbo Natale non esiste" perché se ciò è vero, - e tutti i livelli appaiono falsi alla luce di ulteriore evoluzione, allora dovremmo ammettere che i nostri stessi punti di vista, proprio ora, sono falsi, (perché un'ulteriore evoluzione andrà oltre ad essi). Ma, non è che c'è un livello di realtà (ad esempio il mio), e che le altre visioni del mondo sono tutte primitive, scorrette versioni del mio unico livello. Ognuno di questi punti di vista, è una visione corretta di un livello inferiore di realtà, e tuttavia fondamentale ed importante, non una visione scorretta dell'unico livello reale. Il concetto di sviluppo ci permette di riconoscere realtà collegate e non superstizioni primitive.
Mi viene spesso chiesto, perché tentare un'integrazione delle diverse visioni del mondo, non basterebbe celebrare la ricca diversità delle varie visioni senza cercare di integrarle? Riconoscere la diversità è certamente un nobile scopo, ed io di cuore sostengo il pluralismo. Ma, se rimaniamo soltanto alla fase di celebrare la diversità, alla fine promuoviamo la frammentazione, l'alienazione e la separazione. Tu vai per la tua strada, io per la mia e ci separiamo, ed è ciò che spesso accade nel regno dei relativisti pluralistici, che ci hanno lasciato su troppi fronti davanti ad una Torre di Babele postmoderna. Non è sufficiente i molti aspetti in cui siamo differenti, dobbiamo andare oltre ed incominciare a riconoscere i molti modi in cui siamo simili. Altrimenti collaboriamo solo all'ammassamento e non alla totalità olistica.
Per costruire sulla ricca diversità offerta dal pluralismo relativistico abbiamo bisogno di fare il passo successivo e tessere insieme tutti i fili in una bella rete di connessioni unificatrici, una tappezzeria intessuta di una maglia comune.
Abbiamo bisogno, in breve, di muoverci dal pluralismo relativistico all'integrazione universale, dobbiamo continuare a cercare "l'Uno nei Molti" che è la forma dello stesso Cosmo. Per questo io credo dovremmo tentare questi tipi di integrazione; Potremo mai riuscirci completamente? No. Dovremmo continuare a provare? Sempre. Perché? Perché, l'intento di trovare "l'Uno nei Molti" allinea i nostri cuori e le nostre teste con "l'Uno nei Molti", che è lo stesso Spirito che brilla radiante nel mondo. Io credo che un approccio integrale (che include quadranti livelli, linee, tipi, stati e reami accoppiati allo sviluppo) è ora uno dei tentativi più attuabili per rappresentare " "l'Uno nei Molti" perché esplicitamente comprende e onora tutte le visioni del mondo concepite che menzionerò con numerosi esempi in una lunga nota a piè pagina. Questa visione integrale funziona anche come indice per tutte le visioni del mondo e ci permette di apprezzare il speciale e profondo contributo che ognuna offre. Non occorre dire che la mia stessa versione di questa visione integrale, anche se fosse completamente vera, e destinata a passare in successive versioni migliori.


da "Lo Spettro della Coscienza"
il primo libro di Ken Wilber che scrisse all'età di 23 anni!

E' SEMPRE GIÀ COSI'
Tratto da: Lo Spettro della Coscienza di Ken Wilber
Edizioni Crisalide Pag. 350

Se, mentre state leggendo queste parole, avete voglia di andare "al di là" dell'io per trovare "Colui Che Osserva e Percepisce", ebbene fatelo: troverete soltanto questa pagina! "Che si vedano onde o particelle, cicloni o uova in camicia... sono sempre oggetti, e non importa cosa si creda di stare vedendo, in ultima analisi l'osservatore è proprio quello che viene osservato... Ma quando questo accadrà (sta accadendo adesso), voi non sarete soggetti e la pagina non sarà oggetto, perché soggetto e oggetto saranno entrambi dissolti nella Soggettività non duale; uno stato di cose che tentiamo di esprimere dicendo che in questo momento voi siete la pagina che leggete. Oltre la dualità, infatti, tutti gli oggetti sono soggetti di se stessi, perché soggetto e oggetto sono solo due modi di avvicinarsi all'unica realtà che chiamiamo Mente (Coscienza).
Questa divisione, questa distanza tra soggetto e oggetto, questo Dualismo Primario, è ciò che dà il via all'evoluzione dello spettro della coscienza, e che continua ad operare a tutti i livelli per mezzo di irriducibili ed illusorie separazioni (pensatore/pensiero, conoscitore/conosciuto, ecc.). Ciascun livello dello spettro non è che una variante di questo dualismo primordiale, ed è caratterizzato da una restrizione del senso d'identità o pseudosoggettività: dall'universo all'organismo, fino all'ego ed alle varie parti di esso.
Questo spazio, questa distanza tra soggetto e oggetto partecipa del tempo, perché spazio e tempo non sono assoluti newtoniani separati tra loro, ma costituiscono un continuum. La componente temporale del Dualismo Primario è data dal Dualismo Secondario, o dualismo vita/morte. Abbiamo trattato questi dualismi come se fossero distinti: un semplice espediente esegetico per poter descrivere con maggior facilità l'evoluzione dello spettro della coscienza. In realtà, quando l'uomo inizia a vivere nello spazio (dualismo primario), inizia anche a vivere nel tempo (dualismo secondario).
Teniamo presente che il dualismo secondario scaccia l'uomo dall'Ora senza tempo, dove vita e morte sono una cosa sola, e lo trasferisce in un mondo cronologico immaginario, in cui egli combatte per sfuggire ad una morte illusoria, cercando di assicurarsi un futuro di pura fantasia. Vivere nel momento senza tempo significa non avere futuro, e questo equivale a morire, ma nessun uomo sa accettare la morte e quindi non può vivere nell'Ora che è oltre il tempo. Ma la vita dell'uomo immerso nel tempo (dualismo secondario) non è che l'altra faccia della vita dell'uomo immerso nello spazio (dualismo primario), perciò quando un uomo separa il proprio organismo dall'ambiente (dualismo primario) emergono immediatamente i problemi conseguenti alle opposizioni essere/nulla, esistenza/non-esistenza, vita/morte, tutti a loro volta relativi al problema di tempo. Quando invece l'uomo è una cosa sola con l'universo (nessun dualismo primario), non vi è nulla al di fuori che possa minacciare la sua esistenza; vale a dire, non vi è più opposizione tra essere e nulla (dualismo secondario). E quando la vita e la morte sembrano essere una cosa sola (nessun dualismo secondario), allora non vi è nulla che possa minacciare l'esistenza dell'uomo, e dunque, nulla al di fuori di lui che sia in grado di farlo, nessuna distanza tra uomo ed universo (nessun dualismo primario).
La distanza che c'è tra voi e questa pagina e la stessa distanza che vi separa dall'Ora. Se riusciste a vivere completamente nell'Ora, voi e questa pagina (ed ogni altro oggetto) sareste una cosa sola, se foste una cosa sola, vivreste nell'Ora. Dualismo Primario e Dualismo Secondario sono solo due modi di descrivere la stessa frattura dell'unità spazio tempo.
E' naturale che, se non vi è modo di trovare la Mente nello spazio cercandola come se fosse un oggetto "là fuori", non è neppure possibile trovarla nel tempo a forza di cercarla nel futuro. Così non vi è un sentiero che conduca QUI, neppure ve n'è uno chi conduca all'ORA. Qualsiasi Mente, o Dio, o Brahman chi riuscissimo a trovare all'interno del tempo sarebbe un'entità. temporale che nulla avrebbe a che vedere con la Divinità. La maggior parte di noi è convinta che, anche se la Mente non è qui in questo momento, sarà però possibile, mettendocela tutta trovarla domani. Ma una Mente che sia possibile trovare "domani" deve, di necessità, avere un inizio nel tempo, dal momento che sembra essere assente oggi, ma presente in futuro. Noi non possiamo entrare nell'Eternità perché l'Eternità è sempre presente: una situazione nella quale si possa entrare può essere solo una situazione immersa nel tempo. O la troveremo Ora, oppure non la troveremo mai più.

Hstian-tse sentì parlare di un maestro di meditazione che si chiamava Chih-huang. Quando lo andò a trovare, Chih-huang stava meditando.
"Cosa stai facendo?" chiese Hstian-tse.
"Sto entrando in samadhi" (unione senza tempo con l'universo) rispose Chih-huang:
"Tu parli di entrare, ma per entrare in samadhi occorre il pensiero o l'assenza di pensiero? Se mi rispondi che occorre l'assenza di pensiero, tutti gli esseri non senzienti come le piante o i mattoni potrebbero raggiungere il samadhi. Se invece rispondi che occorre il pensiero, tutti gli esseri senzienti lo potrebbero raggiungere."
"Ebbene", disse Chih huang, "Io non so se nella mia mente vi è pensiero o assenza di esso."
Il verdetto di Hstian tse fu immediato: "Se non sei consapevole né dell'uno né dell'altro, significa che ti trovi sempre in samadhi; ed allora perché parlare di entrarvi o di uscirne? Se invece affermi che puoi entrarvi o uscirne, non può trattarsi del Grande Samadhi.

Anche Shankara, su questo punto, è chiarissimo:
Se il Brahman fosse considerato complementare a certe azioni, e la liberazione come l'effetto di tali azioni, esso sarebbe immerso nel tempo, e andrebbe semplicemente considerato come il più importante tra i numerosi frutti temporali, disposti in ordine gerarchico, delle azioni. Ma... la liberazione è eterna... La sua natura è quella dell'eternamente libero Sé, e non può essere gravata dalle imperfezioni della temporalità.

In altre parole, se la scoperta della Mente o liberazione ha inizio nel tempo, vuoi dire che non è una liberazione autentica; la liberazione non può essere una speranza futura, ma un fatto che accade ora. Poiché ogni dualismo è illusorio, non c'è nulla che ci vincoli, nessuna catena da spezzare, nessuna libertà da conseguire.

Monaco: Com'è ci si libera (dall'agonia) del triplice mondo?
Seng tsang: Dove ti trovi in questo preciso momento?
Tao hsin: Ti prego, indicami la via per liberarmi!
Seng tsan: Chi ti tiene legato?
Tao hsin: Nessuno.
Seng tsang: Perché dunque cerchi di liberarti?

Allan Watts riassume dicendo: "Ciò di cui abbiamo bisogno per conseguire la coscienza cosmica è già qui; tutto il resto è solo inutile o di ostacolo.
Qualunque sentiero che porti da qualche parte, allontana dall'Ora.
Citiamo Nagarjuna: "Non vi è differenza tra nirvana e samsara; non vi è differenza tra samsara e nirvana". E Dogen: "Il sentiero è la meta". Innumerevoli simili dichiarazioni di Maestri di ogni grande tradizione, affermano che illuminazione e ignoranza, realtà e illusione, paradiso ed inferno, liberazione e schiavitù, sono non duali e non devono essere separati. Quindi, "voi vi trovate già dove qualunque sentiero potrebbe condurvi.
La maggior parte di noi, tuttavia, è come l'uomo convinto che la terra sia piatta, e incapace di capire l'errore anche dopo aver viaggiato intorno al mondo ed esser tornato al punto da cui era partito. Siamo convinti che, se è la Mente quel che "manca", allora possiamo raggiungerla per mezzo di "esercizi spirituali"; ma così facendo ci ritroviamo inevitabilmente al punto di partenza.
Qui e ora. Citiamo Huang Po:
Anche attraversando tutte le fasi del sentiero del Bodhisattva verso la Buddhità, una per una, quando alla fine, in un solo istante, conseguirai la piena realizzazione, avrai soltanto realizzato la Natura di Buddha che è stata con te per tutto il tempo; non vi sarà nulla che tu avrai aggiunto, lungo tutto il sentiero. Arriverai a guardare millenni di lavoro come se fossero le azioni irreali di un sogno.
Se invece crediamo davvero che la terra sia piatta, che siamo privi della Natura Buddhica, allora non ci resta che metterci in viaggio. Ci possono aiutare gli upaya (i "mezzi ingegnosi"), termine spesso tradotto con "inganno"; e infatti inganniamo noi stessi, perché cerchiamo qualcosa che non abbiamo mai perso. Grazie agli upaya si possono effettuare quegli esperimenti che permettono all'individuo di stabilire se la Mente esiste o meno. Come tutti gli esperimenti scientifici, essi consistono di una serie di istruzioni che l'individuo può scegliere di seguire o di rifiutare. Se le rifiuta, non potrà però permettersi di dare giudizi sull'esperienza della Mente. Se uno scienziato nega il "solo-Mente" ed afferma che si tratta di un cumulo di sciocchezze, senza avere alcuna prova scientifica, il suo comportamento non è quello di un vero scienziato. Gli upaya (Esperimenti Ingegnosi) sono perfettamente intelligibili, razionali, scientifici. Chi li rifiuta può farlo solo per ragioni emotive.
Il numero di Esperimenti Ingegnosi messi a punto nel corso dei secoli è notevole, ma a nostro avviso i loro tratti essenziali sono molto simili.. Ci proponiamo di presentare ora un sommario dei tipi più importanti, sottolineandone le somiglianze.
Iniziamo con il dott. Hubert Benoit, i cui Esperimenti Ingegnosi si riassumono nel "gesto interiore", che se ripetuto con fede può condurci a realizzare che "ognuno di noi vive in stato di satori, né potrebbe essere altrimenti... "Perché questa è la nostra eterna condizione, che nulla ha a che fare con la nostra nascita o la nostra morte."
L'analisi benoitiana del "gesto interiore" è dedicata soprattutto ad analizzare i processi interni che ora condizionano la nostra illusione di non vivere in stato di satori. Vedremo che si tratta dei nostri processi ideativoemotivi, in cui la nostra Energia vitale è disintegrata, e tenteremo di definire con chiarezza le disfunzioni della nostra attenzione che a loro volta condizionano tali processi. Nel corso del nostro lavoro abbiamo descritto questi "processi che condizionano la nostra illusione di non vivere in stato di satori", e abbiamo detto che si trattava delle nostre tendenze alla concettualizzazione, all'oggettivazione e al dualismo; Benoit li chiama semplicemente "processi ideativoemotivi", ed afferma che essi conducono all'identificazione con il proprio organismo anziché con il resto della Manifestazione. Per arrivare a percepire la nostra identità cosmica, dobbiamo lasciar andare, per lo meno temporaneamente ,i nostri concetti, le immagini e gli oggetti mentali. Per far questo, e "questo" è l'Esperimento, il gesto interiore, dobbiamo comprendere i meccanismi psicologici che alimentano la formazione di nuovi pensieri, concetti ed immagini. Smettete per un attimo di leggere, e noterete che nella vostra testa la conversazione con voi stessi continua. E' difficile farla cessare perfino introducendo l'idea di smettere, perché questa stessa idea non è che una continuazione della conversazione. Non funzionerà mai perché passeremo il tempo a pensare di non pensare.
Dobbiamo invece comprendere il meccanismo che genera la concettualizzazione in modo da elminarlo alla radice, e Benoit lo ha descritto. Per comprendere la sua spiegazione è sufficiente ricordare che Benoit si muove entro il contesto della "mobilitazione dell'Energia", vale a dire l'idea che in ogni istante la nostra Energia emerge dal basso (la Mente, dove vi è Energia pura, informale, non oggettiva, oltre il tempo e lo spazio) ed opera Ora, nel "momento, durata". Quest'Energia, mobilitandosi dall'interno, sembra anche intensificarsi, e mentre passa per il Livello Esistenziale Biosociale inizia ad assumere la forma dei pensieri e la direzione delle emozioni; questi "processi ideativoemotivi" disintegrano e disperdono la nostra Energia.
E' importante comprendere tutto questo perché non ci sfugga il significato di ciò che scrive Benoit La mobilitazione dell'Energia e la successiva "disintegrazione" in forme di pensiero e in direzioni emotive si sta realizzando anche adesso, in ogni momento, anche se si nota meglio soprattutto in certe situazioni. Se, per esempio, arrivo alle vostre spalle e grido per spaventarvi, per alcuni istanti, in cui rimanete assolutamente immobili anche se mi sentite gridare, sperimenterete una sorta di attenzione passiva che poi esploderà in una sensazione di shock (o qualcosa di simile), accompagnata da un flusso di pensieri ed emozioni (processi ideativoemotivi). In quei pochi istanti di consapevolezza passiva la vostra Energia inizia a mobilitarsi senza elaborare ancora shock o paura, è pura e senza forma; solo più tardi si ha la disintegrazione nei pensieri e nelle emozioni riguardanti lo shock e la paura.
Un altro esempio: un oggetto di cristallo cade da uno scaffale, la vostra Energia si mobilita velocemente e spontaneamente, mentre voi tentate di afferrare l'oggetto senza che ci sia il tempo di formulare un pensiero, un idea o un'intenzione. Solo quando lo avete afferrato potete pensarci, capire cos'è successo, e allora il vostro battito cardiaco si fa più veloce, i pensieri si affollano nella mente e la vostra Energia inizia a disintegrarsi in pensieri ed emozioni. Si tratta di due esempi estremi per qualcosa che succede continuamente, perché la nostra Energia viene continuamente aggredita da idee, concetti, pensieri, emozioni e oggetti mentali, il che introduce uno schermo tra il Sé e la Realtà. Questo schermo dev'essere sollevato, e per far ciò dobbiamo comprendere il meccanismo che lo genera. Ecco la risposta di Benoit:
Quest'intimo processo è la modalità passiva secondo la quale opera la mia attenzione. E' perché la mia attenzione è passiva che essa viene allertata dalla mobilitazione dell'energia prodotta, quando è già troppo tardi e non resta altro da fare che disintegrare tale Energia. La mia attenzione (ordinaria) non si trova in realtà in uno stato di vigilanza autonomo e incondizionato; essa viene semplicemente risvegliata da mobilitazioni di energia prodottesi nel mio organismo, e il suo risveglio è condizionato da tali mobilitazioni. Quindi io finisco sempre col dover affrontare il fatto compiuto. Non appena passa il momento-senza-durata in cui la mia Energia sgorga, ancora informale, dall'immanifesto, essa resta intrappolata nel mondo formale (dei pensieri e concetti); l'occasione (di contattare la Realtà) è perduta. La disintegrazione in forme ideativo-emotive è inevitabile. La mia Energia si trova ora nel regno dominato dalla mia identificazione egotistica (il Livello Egoico).
Quando la nostra Energia si trova a Livello Egoico perde completamente il contatto con la Realtà, perché pensieri, simboli e mappe la confondono talmente che è assai difficile riuscire a riconoscere il territorio. Dopo che i pensieri sono emersi, non serve a niente cercare di liberarsene, perché l'unico risultato che se ne può ricavare è il quarto dualismo: non si possono sopprimere questi pensieri, se ne può sopprimere soltanto la paternità, e il prezzo è la loro proiezione. Come disse Hui Neng: "Sopprimere il lavoro della mente... è malattia, non è Zen." Se le forme di pensiero appaiono, significa che è già troppo tardi per liberarsene, anche se molti di noi ci provano.
Ciò che Benoit vorrebbe che noi facessimo non è sopprimere il pensiero, bensì evocare quel "gesto interiore" che elimina alla radice le forme di pensiero:

L'attenzione non dovrebbe risvegliarsi solo quando la mia Energia viene mobilitata, bensì prima: e questo si verifica nel momento in cui, invece di osservare i processi ideativoemotivi che si stanno producendo, io considero quei processi che sono sul punto di prodursi. Il che si verifica quando, invece di esercitare un 'attenzione passiva nei confronti dell'Energia mobilitata e della sua futura disintegrazione, io cerco di percepirne attivamente la nascita. Una nuova vigilanza sovrintende ora la mobilitazione dell'Energia. Detto più semplicemente, un'attenzione attiva giace in attesa dei miei movimenti interni. Non sono più le mie emozioni ad interessarmi, ma la loro nascita; non più il loro movimento, bensì il sorgere di quel movimento informale che ne è all'origine.
Benoit ci fa notare come, quando la nostra attenzione è passiva, essa provochi l'emergere dei pensieri-concetti, mentre al contrario, quando è attiva, allora i pensieri non emergono perché viene evitata la disintegrazione dell'Energia in forme ideativoemotive. Torneremo tra breve su questo concetto; per il momento è importante avvertire il lettore che quando la nostra attenzione opera secondo la modalità attiva descritta da Benoit, non vi è assolutamente nulla di oggettivo da percepire; gli oggetti mentali non emergono, e poiché è questo lo schermo concettuale che sembra separarmi dal mondo, "io" e "mondo", non più separati,diventiamo una cosa sola. Non resta alcun mondo oggettivo 'là fuori" da percepire, "il mondo guarda se stesso" secondo la modalità non duale. Esiste l'atto del vedere senza nulla di oggettivo da vedere! Ecco la spiegazione data da Benoit:

La nostra attenzione, quando funziona secondo la modalità attiva, è attenzione pura, senza un oggetto manifestato. La mia Energia mobilitata non è percepibile di per sé, ma solo negli effetti della sua disintegrazione, le immagini [concetti, pensieri, oggetti mentali]. La disintegrazione, a sua volta, si verifica solo quando la mia attenzione opera secondo la modalità passiva; l'attenzione attiva previene questa disintegrazione. Perciò, quando la mia attenzione è attiva non v'è nulla da percepire...

Benoit fornisce anche un esempio per spiegare cosa comporti l'attenzione attiva:
E' facile per me verificare concretamente che l'attenzione attiva verso il mio mondo interiore non ha un oggetto. Se io assumo, nei confronti del mio monologo interiore (l'incessante chiacchierio con noi stessi] l'atteggiamento di un ascoltatore attivo che permette al monologo di esprimere tutto ciò che vuole come vuole, se io assumo l'atteggiamento che può essere definito con la formula "Parla, ti ascolto", osservo che il monologo cessa (senza sforzi da parte mia). Esso non riprende finché non scompare il mio atteggiamento di vigile attesa.
Questa vigile attesa costituisce il "gesto interiore" che previene i pensieri-concetti e ci mette direttamente in contatto con la Mente. Ecco un altro esempio di "gesto interiore" relativo all'attenzione attiva:

E' chiaramente impossibile descrivere questa presenza interiore che è percezione immediata e normale [attiva]... proprio a causa del suo carattere informale. Supponiamo che vi chieda:
"Come vi sentite in questo momento?" Mi risponderete: "Da che punto di vista? Fisicamente o moralmente?" Replicherò: "Da tutti i punti di vista. " Per un paio di secondi resterete in silenzio, poi risponderete, per esempio: "Non male", "cosi così , molto bene", o qualcos'altro... Dei due secondi durante i quali siete rimasti in silenzio l'ultimo non ci interessa, perché l'avete usato per dare forma espressiva alla vostra percezione...; In quel momento voi siete già lontani dalla presenza interiore di cui stiamo parlando. Durante il primo secondo avete invece percepito quel che davvero importa, e di cui in genere non siete consapevoli, essendo abituati a limitarvi a quelle forme (pensieri-oggetti) che derivano dalla percezione inconscia... Se qualcuno, dopo aver letto questo, vuole tentare di conseguire tale percezione informale, deve fare attenzione; sono mille le strade che portano a credere di averla conseguita, quando non è così; l'errore si traduce nelle numerose complicazioni che riguardano le forme: i nostri pensieri non sono sufficientemente semplici.

Un altro esempio ancora:

Questo gesto... e come uno sguardo che, gettato nel pieno centro del mio mondo interiore, travalica la dimensione mondana per condurmi verso ciò che mi è sconosciuto. Questo sguardo, che non preferisce alcun oggetto essendo rivolto senza alcun preconcetto e senza scopo, non incontra nulla (di oggettivo) e si traduce, senza che io l'abbia voluto, nella sospensione del film delle immagini nella mia mente. E' un'interrogazione totale senza particolare espressione formale, che rimane senza risposta perché non ha risposte. E una sfida senza scopo e senza concorrenti; un 'attenzione che si rivolge a tutto, che non ha oggetto. La sospensione del film delle immagini nella mia mente, ottenuta senza averla cercata, è istantanea; è senza durata, un bagliore nel cuore del tempo...
Tutti e tre gli esempi di Benoit si riferiscono al gesto interiore che si traduce nella sospensione della visione dualistica, cioè nella sospensione del pensiero senza la sua soppressione - questo è il punto. Quando la mia consapevolezza dei processi di pensiero è totale ed attiva, quando dico "Parla, ti ascolto", quando lascio che qualsiasi pensiero emerga preparandomi ad ascoltarlo ed osservarlo attivamente, non emerge nulla! Come dice Benoit, i miei processi cognitivi riemergono solo quando abbandono l'atteggiamento del "Parla-ti-ascolto". A suo avviso, il gesto interiore "si verifica quando mi apro alla totalità delle mie inclinazioni (ideativo, emotive) prima ancora che si presentino alla coscienza; ed allora, nessuna di esse appare. E quando nessuna di queste inclinazioni appare come oggetto consapevole, mi trovo nella dimensione di coscienza organica pura e non duale, "grazie alla quale posso dire di essere già praticamente libero."
Consideriamo ora il "gesto interiore" di Benoit indicandone i fattori essenziali che, come vedremo, esso ha in comune con tutti gli Esperimenti Ingegnosi. I fattori sono tre:
Fattore I: Attenzione Attiva, una vigilanza intensa ma rilassata, conferita dall'atteggiamento del "Parla-ti-ascolto"; una totale accettazione delle mie tendenze, che si traduce in un'attenzione rivolta alla nascita dei pensieri e delle emozioni; un'attenzione rivolta a ciò che è adesso, e che considera ciò che è dentro e ciò che è fuori in modo equanime. Quest'attenzione attiva conduce al:
Fattore Il: Cessazione, la sospensione del pensiero, della concettualizzazione, dell'oggettivazione, della conversazione mentale. Si tratta cioè della sospensione della prima modalità di conoscenza, quella conoscenza dualistica e simbolica che in ultima analisi distorce la Realtà. E la cessazione del Dualismo Primario, una sospensione di spazio, tempo, forma e dualismo; e in tali condizioni prevale un Silenzio mentale totale. Questo e essere in contatto con ciò che à Uno stato che possiamo chiamare, con Huang Po, "star seduti in Bodhimandala", ossia seduti proprio là dove, in ogni momento, si può realizzare l'illuminazione. Se questa è completa si tradurrà nel:
Fattore III: Consapevolezza Passiva,una visione speciale che è data dal vedere dentro il nulla. Vedere dentro il nulla è il vero ed eterno vedere. Questo tipo di consapevolezza non significa tanto guardare nel vuoto, quanto non vedere nulla di oggettivo, una consapevolezza pura e senza tempo, libera dal dualismo primario soggetto/oggetto, e quindi completa in sé, senza nulla di esterno o di oggettivo. A causa di ciò, essa si sviluppa in maniera del tutto spontanea, senza riferimenti al passato o al futuro. Funziona indipendentemente dalle coordinate spazio-temporali, perché la sua dimensione è quella dell'Ora assoluto. Un istante di questa consapevolezza pura è esso stesso la Mente. Che lo comprendiamo o no, e sempre già così.
Questi tre fattori sono essenziali in tutti gli Esperimenti Ingegnosi, e sono riconoscibili nonostante le forme diverse che assumono nei vari upaya.
Nessuno più di Krishnamurti ha descritto ciò che noi intendiamo per Consapevolezza Passiva con maggior chiarezza e precisione. Per più di mezzo secolo, questo grande uomo, i cui discorsi sono stati paragonati a quelli di Huxley e del Buddha, ha viaggiato per il mondo parlando alla gente della necessità di conseguire una consapevolezza senza scelte, eppure intensamente vigile; una consapevolezza dell'Ora, di ciò che è, non di ciò che era, sarà, dovrebbe o potrebbe essere. Ciò che è reale, e solo conoscendo questa realtà possiamo conseguire la liberazione:
"Il reale è vicino, non dovete cercarlo; un uomo che cerca la verità non la troverà mai. La verità è in ciò che é, questa è la sua bellezza. Ma nel momento in cui la pensate, nel momento in cui la cercate, inizia il conflitto; e un uomo in conflitto non può comprendere. Per questo dobbiamo essere calmi, contemplativi, passivamente consapevoli".

L'eterna domanda di coloro che ascoltano Krishnamurti è: "Come posso conseguire la consapevolezza che può darmi la liberazione?" Krishnamurti risponde che una simile ricerca allontana proprio da ciò che è adesso; il desiderio di consapevolezza impedisce di conseguirla. Non possiamo in alcun modo prepararci per ciò che esiste sempre.
E' possibile realizzare la verità immediatamente, senza preparazione? Io dico di sì, non per mio capriccio o per illusione; eseguite questo esperimento psicologico e lo vedrete. Considerate una difficoltà qualunque, qualsiasi piccolo incidente, non serve attendere una grande crisi, ed osservate come reagite. Siate consapevoli delle vostre reazioni, delle vostre intenzioni, dei vostri atteggiamenti, e nel comprenderli comprenderete il vostro background. Vi assicuro che è possibile farlo, se fate ricorso a tutta la vostra attenzione. Se siete alla ricerca del significato del vostro background, questo esercizio ve lo offrirà, e in un sol colpo scoprirete come stanno le cose, comprendere te il vostro problema. La comprensione sorge dall'adesso, dal presente che è sempre senza tempo... Il semplice posporre, il prepararsi a ricevere ciò che sarà domani, impedisce di comprendere quel che accade ora... E come se vi preparaste a capire domani ciò che può essere compreso solo nell'"ora". Percepire la verità non richiede alcuna preparazione; per prepararsi ci vuole tempo, e il tempo non è uno strumento di comprensione della realtà. Il tempo è continuità, e la verità è senza tempo.
Krishnamurti sostiene, inoltre, come tutti i veri metafisici, che "non è possibile formulare pensieri su Dio o sulla verità." Non possiamo comprendere la verità se tentiamo di evitarla ed offuscarla con pensieri e simboli che la lacerano, lasciandoci in mano nient'altro che fantasmi, e producendo soltanto confusione e frustrazione. L'ironia è che poi tentiamo di trovare una via d'uscita da questa confusione, cercando di evitare dì riconoscerla!
Quanto bramiamo di non avere i nostri problemi! Con quale insistenza cerchiamo una risposta, una via d'uscita, un rimedio! Non consideriamo mai il problema in se stesso, cerchiamo solo, in preda all'agitazione ed all'ansia, una risposta... Cercare una risposta vuol dire evitare il problema, proprio quel che la maggior parte di noi desidera fare... La soluzione non è separata dal problema; la risposta è nel problema (perché, come il problema, esiste ora), non lontana da esso. Se la risposta e separata dalla questione principale creiamo altri problemi: il problema di trovare la risposta, di come esprimerla e metterla in pratica, e così via.
Quando per esempio proviamo una grande paura, molti di noi non vogliono sentirla, ma soltanto allontanarsene. Non desiderano osservarla, ma negarla. Ciò tuttavia può succedere solo se io e la 'paura" siamo due cose diverse, ovvero solo se è in atto il dualismo primario conoscitore/conosciuto (soggetto/oggetto). Ma se il dualismo primario è illusorio, se io sono e non ho la mia esperienza, allora "io" e la "paura" facciamo parte, in questo momento, del medesimo processo, ed io non posso separarli. Quando comprendo di essere la paura, essa smette di minacciarmi e di pungolarmi, perché non c'è più un "io" separato che si offre come vittima. La paura smette d'impaurirmi. D'altra parte, se tento di sfuggire alla paura significa che ne ho paura, ed è un po' come se la paura stesse tentando di dividersi in due per sfuggire a se stessa. Ricadiamo così nel dualismo primario, e nel circolo vizioso delle contrapposizioni pensatore/pensiero, osservatore/osservato; la paura può dividere e moltiplicare se stessa fino a raggiungere proporzioni terrificanti, e tutto mentre cerca di sfuggire a se stessa. Krishnamurti ribadisce in continuazione questo punto quando parla della paura, della rabbia, della gelosia o della sofferenza, non possiamo affrontare la sofferenza o la paura evitandole; dobbiamo comprendere di essere quella sofferenza o quella paura.
Ora, voi siete pienamente consapevoli di questa sofferenza. E' forse distinta da voi, così che ne siete soltanto gli osservatori, o siete voi stessi quella sofferenza?
Quando non c'è alcun osservatore [pseudosoggetto] che stia soffrendo, la sofferenza è diversa da voi? Voi siete la sofferenza, non è così? Voi non siete separati dal dolore, voi siete il dolore. Cosa accade? Nessuna etichetta, nessun nome, e quindi nessuna possibilità di metterlo da parte, voi siete semplicemente quel dolore, quel sentimento, quel senso di agonia. E cosa accade quand'è così? Quando non date un nome alla sofferenza, quando non provate più paura nei suoi confronti, il centro [pseudo-sé] è ancora in rapporto con essa? Se lo è [vale a dire che è diverso da essa], ecco che il centro ha paura e deve agire, fare assolutamente qualcosa. Ma se il centro e' la sofferenza, cosa succede allora? Non resta nulla da fare, non è così? Se voi siete la sofferenza, e dunque non dovete accettarla, o darle un nome, o metterla da parte, allora cosa accade? Dite forse di soffrire? Di sicuro ha avuto luogo una trasformazione importantissima. Non esiste più "io soffro", perché viene meno il centro della sofferenza... Non appena cessa ogni rapporto [e dunque ogni separazione] tra me e quella cosa in quanto esterna, il problema non esiste; nel momento in cui stabilisco un rapporto con essa in quanto esterna, ecco il problema... Non appena affronto la sofferenza come qualcosa di esterno... stabilisco un rapporto con essa, e tale rapporto [il dualismo primario] è fittizio. Ma se io sono quella cosa e me ne rendo conto, allora tutto Si trasforma ed assume un significato diverso. Vi è allora attenzione piena, integrata, e ciò che questa prende in considerazione viene completamente compreso e dissolto; non vi è più paura, e la parola "dolore" non esiste
Potremmo dire che l'intero messaggio di Krishnamurti si riassume nell'esortazione a disperdere (o vedere attraverso) la finzione del dualismo primario per risvegliarci alla seconda modalità di conoscenza; a risvegliare la nostra consapevolezza non duale e non concettuale perché essa sola può rivelare la Realtà, ciò che è sempre in atto qui e ora:
Se riusciremo a sperimentare direttamente un sentimento, senza dargli un nome, credo che in esso troveremo molto; non saremo più in conflitto, perché colui che sperimenta e l'esperienza stessa diventeranno una cosa sola, e ciò è essenziale. Finché il soggetto dell'esperienza verbalizza ciò che prova, l'esperienza è separata da lui ed egli agisce sudi essa; tale azione è artificiale, illusoria. Ma se non vi è verbalizzazione, allora il soggetto e l'esperienza sono una cosa sola. Tale integrazione [del dualismo primario] é necessaria e dev'essere affrontata radicalmente.
Questa integrazione produce la consapevolezza passiva (fattore III) a patto che non permanga la minima traccia di dualismo primario, vale a dire delle opposizioni pensatore/pensiero, conoscitore/conosciuto, osservatore/osservato.
Innanzitutto, dobbiamo comprendere cos'è la consapevolezza:
essere consapevoli, esternamente, dei colori e delle proporzioni di questa sala, dei colori che indossate; consapevoli senza scegliere, limitandovi solo ad osservare. E, interiormente, essere consapevoli dei movimenti del vostro pensiero, dei vostri gesti, del modo in cui camminate, di ciò che mangiate, delle vostre abitudini, di nuovo senza scegliere semplicemente osservando con attenzione. Non potete essere consapevoli se e in atto una divisione tra chi osserva e ciò che viene osservato.
Sappiamo già come il dualismo primario venga perpetuato dal pensiero e dalla concettualizzazione. Riguardo a questo Krishnamurti dichiara:
Voi sapete che una delle cose più difficili è quella di osservare, guardare: guardare qualcosa senza farsene un'immagine, guardare una nuvola senza ricorrere ad associazioni precedenti, guardare un fiore senza evocare immagini, ricordi e associazioni che lo riguardano. Perché tali associazioni immagini e ricordi creano distanza tra osservatore ed osservato. In quella distanza, in quella divisione c'è tutto il conflitto dell'uomo. E necessario vedere senza immagini, di modo che lo spazio tra osservatore ed osservato semplicemente scompaia.
"Vedere senza immagini è la cosa più importante, e per questo Krishnamurti chiede: "Possono le immagini cessare, non con il tempo, non per gradi, ma istantaneamente? La risposta a questa domanda è che è necessario penetrare nel meccanismo che è all'origine delle immagini." Egli descrive poi questo "meccanismo", ed in tale descrizione emergono chiaramente i tre fattori (attenzione cessazione consapevolezza).
Ora, di che meccanismo si tratta? Vi prego di capire che stiamo condividendo il problema. Non vi sto dando istruzioni. Ci stiamo interrogando reciprocamente. Cos'è questa immagine, come si produce e cosa la sostiene? Il meccanismo che produce l'immagine è la disattenzione. Comprendete?
Krishnamurti è quindi d'accordo con Benoit: il meccanismo di produzione delle immagini è la disattenzione, o, come la definisce Benoit, l'attenzione passiva. Krishnamurti continua:
Voi m'insultate oppure mi fate dei complimenti. Quando m'insultate io reagisco, e la reazione produce un'immagine. La reazione si verifica quando non c'è attenzione. Mi seguite? Quando la mia attenzione non è totale Benoit direbbe attiva essa costruisce un'immagine sul vostro insulto. Quando mi dite idiota io reagisco, il che significa che non sono del tutto attento a quel che andate dicendo, e quindi ecco l'immagine. Ma quando sono completamente attento a quel che dite, non si forma alcuna immagine.(
Secondo Krishnamurti, un'attenzione totale e completa (fattore I) si traduce nella sospensione o blocco della produzione di immagini (fattore II). Nessuna immagine può essere prodotta se la nostra attenzione è totale e attiva, e il nostro atteggiamento e quello del "Parla ti ascolto"
Nel momento in cui l'attenzione è completa, tutti i condizionamenti scompaiono, la creazione delle immagini cessa; è solo quando non siete attenti che l'intera faccenda prende il via...
Quando non vi sono immagini, né pensieri, non vi è dualità; secondo Krishnamurti, ciò conduce alla consapevolezza passiva (fattore III) che permette alla Realtà di rivelarsi. Ecco quindi i tre fattori di Krishnamurti: 1) attenzione attiva, 2) cessazione e 3) consapevolezza passiva non duale. Nelle parole dello stesso Krishnamurti, quando stanno per emergere le immagini,
prestate completa attenzione a quel momento (Fattore I), e
vedrete che non vi è alcuna immagine (Fattore II), e dunque
nessuna divisione tra osservatore ed osservato (Fattore III)
Passando all'Induismo Vedanta, troviamo gli stessi tre fattori in forma un po' diversa soprattutto perché il Vedanta si serve della metafora della Soggettività Assoluta (Brahman Atman) anziché di quella dell'Energia Assoluta (come fanno Krishnamurti e Benoit) Tuttavia i tre fattori di attenzione cessazione consapevolezza sono presenti, come dimostreranno le citazioni del più grande vedantino, Sri Ramana Maharshi.
Questi sostiene che il pensiero, causa del dualismo, è la fonte di ogni illusione o schiavitù. Ovviamente, questo non significa che si debba rinunciare per sempre ai concetti e far ritorno ad un livello puramente animale. Il pensiero simbolico è necessario, purché non lo si confonda con la Realtà, al punto da non riuscire più a scorgere la differenza tra mappa e territorio. Il problema è che invece li abbiamo già confusi, e quindi ora è necessario sospendere completamente il pensiero e gettar via le mappe (fattore Il) per brevi periodi, in modo da poter vedere il territorio così com'è. Solo dopo aver fatto questo, possiamo ritornare alle mappe senza correre il rischio che esse ci posseggano. Per questo Ramana dichiara che "il pensiero è la sola schiavitù. "
Il grande contributo di Maharshi alla causa della liberazione sta nell'aver ribadito che il "pensiero egoico" è la fonte di ogni altro pensiero. Il che significa che ogni volta che voi pensate a voi stessi formulate un "pensiero egoico"
Il primo pensiero ad emergere nella mente è 1'"io". Soltanto dopo di esso possono emergere innumerevoli altri pensieri.
La sospensione del pensiero egoico segna la sospensione di ogni altro pensiero od oggetto mentale. Maharshi comprende inoltre che il pensiero egoico non può essere soppresso, chi potrebbe farlo se non un altro "io"? L'altruismo spirituale è ipocrisia. Il pensiero egoico, come ogni altro pensiero, dev'essere sospeso, non soppresso; a tale scopo Ramana raccomanda quella che egli chiama Autoanalisi, una ricerca basata sulla domanda "Chi sono io?". Tale attenta ricerca, che noi riconosciamo come fattore I, conduce, secondo Ramana, alla sospensione delle immagini, che è il fattore II. Quindi: Poiché ogni altro pensiero può verificarsi soltanto dopo aver pensato "io", e poiché la mente non è che un fascio di pensieri, è solo con la domanda "Chi sono?" che la mente può acquietarsi. Inoltre, il pensiero integrale dell'"io", implicito in questa domanda, dopo aver distrutto tutti gli altri pensieri, alla fine distrugge e consuma se stesso, proprio come il bastone che, usato per governare il fuoco della pira funeraria, a sua volta in esso si consuma.
Quando durante questa indagine emergono pensieri estranei, non tentate di completarli, ma chiedetevi profondamente: "A chi è venuto questo pensiero?" Non importa quanti pensieri verranno fuori, sarà sufficiente che vi chiediate immediatamente, con attenta vigilanza (Fattore I) in chi emerge ciascun pensiero, e troverete che la risposta sarà: "In me". Se poi vi chiederete "Chi sono io?", a quel punto la mente diverrà introversa, il pensiero emergente si placherà, e la percezione del mondo come realtà oggettiva avrà termine (Fattore II)
Come funziona questa ricerca su se stessi? Supponiamo, per esempio, che io vi chieda "Chi siete voi?", e che voi rispondiate "Sono Tal dei Tali, faccio questo lavoro, sono sposato e appartengo a questa religione. E questo che vuoi sapere?" "No, vi risponderei, questi sono oggetti di percezione, sono idee. Chi siete voi che vedete questi oggetti, queste idee?" "Beh, io sono un essere umano, un organismo individuale dotato di alcune facoltà biologiche. Adesso sono più vicino?" "Non proprio, dovrei ribattere, perché anche queste sono idee, pensieri. Più profondamente, chi siete voi?" Mentre vi arrovellate per trovare mia risposta, nella vostra mente cresce il silenzio. Se io continuassi a chiedere "Chi siete voi?", ecco che raggiungere ste il silenzio mentale, ed esso sarebbe identico al silenzio provocato dalla domanda di Benoit: "Come vi sentite, considerando tutti i punti di vista in una volta sola?" Quel silenzio senza oggetto prodotto dall'attenzione attiva, dalla vigilanza acuta, dalla ricerca intensa, è un Bodhimandala, perché proprio nel momento in cui non esistono più una risposta, un'immagine o un oggetto mentali, voi siete aperti a cogliere la Realtà. Questo silenzio o cessazione, che è il fattore II, apre la porta alla consapevolezza infinita o fattore III, come spiega Ramana:
Quando si indaga sulla natura dell'io, esso perisce. E insieme periscono anche il tu e l'egli (oggetti). La condizione che ne risulta, la quale brilla come l'Essere Assoluto, è il proprio stato naturale, il Sé... L'unica indagine che conduce alla realizzazione del Sé è la ricerca dell'origine dell' "io", compiuta con la mente rivolta all'interno e senza mai pronunciare la parola io"... Se nel profondo della mente ci si chiede "Chi sono?", l'"io" individuale crolla, abbattuto... e subito la Realtà si manifesta spontaneamente come "io-io" [Soggettività Assoluta, consapevolezza non duale, Fattore III].



L'INTEGRAZIONE DELL'OMBRA

Agli inizi della sua carriera di neurologo, Sigmund Freud si recò a Nancy, nella Francia orientale, per poter assistere alle famose sedute di un ipnotizzatore, il dott. Bernheim. Ciò che Freud vide influenzò in seguito le principali correnti della psicoterapia occidentale, da Adler a Jung alla terapia Gestalt a Maslow. Durante un esperimento tipico eseguito da Bernheim, il paziente veniva condotto in stato di profonda trance ipnotica; gli veniva poi detto che, ad un certo segnale, egli avrebbe sollevato un ombrello vicino alla porta, lo avrebbe aperto e si sarebbe riparato con esso. Quando veniva dato il segnale, il paziente faceva esattamente come gli era stato detto: prendeva l'ombrello e lo apriva. Quando il medico gli chiedeva perché avesse aperto un ombrello in casa, il paziente rispondeva, per esempio: "volevo vedere a chi appartenesse", oppure "Desideravo solo assicurarmi che funzionasse bene", oppure ancora "Volevo vedere il nome della marca" e cose del genere, tutte buone ragioni, ma che ovviamente non avevano nulla a che fare con quella vera. Il paziente eseguiva un'azione senza avere la benché minima idea del perché lo stesse facendo! In modo più preciso, il paziente aveva una ragione per aprire l'ombrello, ma non ne era consapevole - egli veniva guidato da forze che evidentemente non risiedevano nella sua mente conscia.
Freud costruì tutto il suo sistema psicoanalitico intorno a quest'intuizione di base: l'uomo ha bisogni e motivazioni di cui non è consapevole. Di conseguenza, egli non può fare nulla per soddisfare tali istinti e tali bisogni. In breve, l'uomo non sa cosa vuole, i suoi veri desideri sono inconsci, e quindi non vengono mai adeguatamente soddisfatti. Ne derivano nevrosi e malattie se non vi rendeste assolutamente conto del vostro desiderio di mangiare, non sapreste mai di aver fame, quindi non mangereste mai, e di conseguenza vi ammalereste gravemente. Si tratta di un'intuizione eccezionale, confermata innumerevoli volte dall'osservazione clinica. Il problema, tuttavia, è che per quanto tutti concordino sul fatto che l'uomo possieda bisogni inconsci, nessuno è d'accordo sulla definizione di tali bisogni.
La confusione ebbe inizio con lo stesso Freud, il quale cambiò idea ben tre volte circa la natura dei desideri e degli istinti dell'uomo. Inizialmente, parlò d'istinto sessuale e di sopravvivenza; poi parlò di piacere e di aggressività; infine di istinto vitale e di pulsione di morte. Da allora, gli psicoterapeuti hanno tentato di comprendere quali siano i "veri" bisogni dell'uomo. Che li abbiano chiamati bisogni, istinti, volizioni, impulsi, motivazioni, desideri o altro, la storia è sempre la stessa. Così Rank enfatizzò il bisogno di una volontà forte e costruttiva; Adler parlò di ricerca del potere; Ferenczi del bisogno di amore e accettazione; Horney del bisogno di sicurezza; H.S. Sullivan di soddisfazione biologica e di sicurezza; Fromm del bisogno di significato; Perls del bisogno di crescere e maturare; Rogers di autodifesa e di auto-miglioramento; Glasser di bisogno di amore e rispetto di sé; e così via.
Non abbiamo alcuna intenzione di accrescere questa confusione elencando quali siano secondo noi i "reali bisogni" dell'uomo, perché sebbene le diverse scuole di psichiatria e psicoterapia postulino bisogni essenzialmente differenti, tutte quante sottoscrivono alla medesima fondamentale premessa, e cioè che l'uomo è inconsapevole di (alienato da, non in contatto con) alcuni aspetti del proprio "sé". Tali aspetti sono ciò che abbiamo chiamato Ombra; in questo capitolo ci proponiamo di esplorare alcuni dei metodi più efficaci per mezzo dei quali l'uomo può ricontattare e infine riappropriarsi dell'Ombra alienata. Si tratta, in altre parole, del tentativo di riunire la Persona, o autoimmagine incompleta, con gli aspetti alienati del sé, in modo da sviluppare un'auto-immagine accurata e accettabile, ossia l'Io.
Non ci soffermeremo, tuttavia, ad esaminare le terapie relative al Livello Egoico, perché attualmente esiste un vero e proprio zoo di tecniche, sistemi, metodi, scuole, e discipline psicoterapeutiche. Il che di per sé non è una situazione criticabile, perché, come diverrà ovvio tra poco, esiste una buona ragione per l'esistenza di così tante scuole. Il problema - ed è un problema pressante sia per il professionista che per il profano - è quello di discernere una parvenza d'ordine, nonché una struttura che sintetizzi la complessità e la frequente contraddittorietà reciproca dei sistemi psicologici. Riteniamo che, usando lo spettro della coscienza come modello, sia possibile fare luce su entrambe.
Una delle nostre tesi principali è che la coscienza, l'universo non duale, agisca apparentemente per mezzo di modalità, condizioni o livelli tra loro distinti, ma privi di soluzioni di continuità. Noi sosteniamo che con l'uso di un simile modello sia possibile integrare in modo abbastanza completo non solo la maggior parte delle principali scuole occidentali di psicologia e psicoterapia, ma anche i cosiddetti approcci "orientale" e "occidentale" alla coscienza. Perché, se vi è qualche verità nello Spettro della Coscienza e nelle grandi tradizioni metafisiche che unanimemente concordano sulla sua tesi di base, è evidente che ciascuna delle principali scuole di "psicoterapia "si svolge ad un diverso livello dello Spettro.
Così, la ragione fondamentale per cui esistono tante scuole di psicologia non è, come generalmente si crede, il fatto che esse studino lo stesso livello di coscienza e giungano a conclusioni contraddittorie, ma piuttosto quello che ciascuna di loro si rivolga ad un diverso livello di coscienza, e arrivi quindi a conclusioni complementari. Cominciamo così a intravedere un certo ordine in questa sarabanda di sistemi psicologici che sembrano contraddirsi. Perché se concordiamo con le grandi tradizioni metafisiche sul fatto che la coscienza sia pluridimensionale (cioè apparentemente costituita da numerosi livelli), e vi aggiungiamo l'idea che su ciascuno di questi livelli possano verificarsi forme patologiche (ad eccezione ovviamente del Livello Mentale), possiamo vedere che le varie scuole di psicoterapia, nonché l 'Oriente e l'Occidente, sono naturalmente compresi in un ordine che percorre l'intero Spettro della Coscienza.
Abbiamo così a disposizione una guida veramente completa sulle psicoterapie oggi disponibili. Per aiutarci a renderla utilizzabile, ci dedicheremo nei prossimi capitoli allo studio delle patologie, o, più correttamente, dei disagi che comunemente si verificano ai principali livelli di coscienza, nonché delle terapie che sono state messe a punto per trattare tali disagi. Tale studio non vuol essere esauriente né definitivo, piuttosto intende offrire un'ossatura di base, un modello stabile per accrescere la nostra conoscenza.
Ricordiamo che ciascun livello dello spettro della coscienza ha origine da un particolare dualismo-repressione-proiezione, il quale comporta (tra le altre cose) una progressiva restrizione dell'identità: dall'universo (Mente) all'organismo (Esistenziale), alla psiche (Ego), ad alcune parti della psiche (Persona). Dunque, ogni livello dello spettro è potenzialmente in grado di produrre un certo tipo di dis-agio, perché ciascun livello rappresenta un particolare tipo di alienazione dell'universo da se stesso. Parlando in modo molto generale, la natura di questi dis-agi "peggiora" progressivamente man mano che si sale lungo lo spettro, perché ad ogni nuovo livello aumentano gli aspetti dell'universo con i quali l'individuo non si identifica più, e che perciò gli appaiono alieni e potenzialmente minacciosi. Per esempio, a Livello Esistenziale l'uomo s'immagina separato, e perciò potenzialmente minacciato, dal proprio ambiente. A Livello Egoico egli crede di essere alienato anche dal suo stesso corpo, e così tanto l'ambiente che il corpo appaiono come possibili minacce. Al Livello dell'Ombra l'uomo appare separato per fino da alcune parti della sua psiche e dunque l'ambiente, il corpo e la mente possono sembrargli estranei e minacciosi. Ciascuna di queste scissioni, creata da un particolare dualismo, repressione proiezione, è potenzialmente in grado di produrre una certa classe di disagi. Oppure, se preferite, una specifica classe di repressioni, proiezioni, processi inconsci, dualismi, frammentazioni - dal punto di vista dello spettro della coscienza, tutti questi termini si riferiscono allo stesso fondamentale processo, che "crea due mondi a partire da uno" a ciascun livello dello spettro.
Dire, quindi, che ogni livello viene creato da un particolare dualismo-repressione-proiezione, o dire che ogni livello è contrassegnato da una riduzione del senso d'identità, o ancora dire che ogni livello contempla particolari processi inconsci, equivale a dire che ogni livello implica una caratteristica serie di potenziali dis-agi. Il nostro compito, come abbiamo appena segnalato, consisterà nell'indicare i principali dis-agi tipici di ciascun livello, nonché le relative terapie. In questo modo, avremo anche occasione di commentare i "bisogni", gli "impulsi", le "virtù", i processi inconsci, ecc., dei singoli livelli. Per quanto riguarda le terapie, scopriremo che poiché ogni livello dello spettro ha origine da un particolare dualismo-repressione-proiezione, tutte le terapie condividono il comune obiettivo di risanare e ricomporre il principale dualismo relativo al livello di cui si occupano. Ritorneremo sull'argomento al momento opportuno.
Un ultimo punto. Inizieremo con il Livello dell'Ombra e concluderemo con il Livello Mentale, seguendo precisamente l'ordine inverso a quello in cui lo spettro si evolve. Esiste una buona ragione per procedere in questo modo. Per ora è sufficiente segnalare che stiamo iniziando il cammino psicologico dell'Involuzione, del ritorno all'origine, del recupero della memoria della Mente: la discesa lungo lo Spettro della Coscienza.
Per essere certi di utilizzare appieno i metodi d'integrazione del Livello dell'Ombra, sarà meglio ricordare come esso si genera. Al sorgere del quarto dualismo-repressione-proiezione, l'Io si divide, la sua unità viene repressa, e l'ombra - in origine un aspetto integrato nell'io -viene proiettata come estranea, aliena, misconosciuta. In generale, possiamo pensare all'Ombra come all'insieme di potenzialità egoiche con le quali abbiamo perso contatto, che abbiamo dimenticato e ripudiato. Così l'Ombra può contenere non solo quegli aspetti "cattivi", aggressivi, perversi, spregevoli e demoniaci che tentiamo costantemente di allontanare, ma anche quegli aspetti "buoni", dinamici, nobili e ad immagine divina che abbiamo dimenticato di possedere. Pur provando ripetutamente ad allontanare tali aspetti, essi rimangono nostri, e l'atto stesso alla fine si rivela futile come il provare a negare i nostri gomiti. Proprio perché tali aspetti rimangono nostri, essi continuano ad operare e noi di conseguenza continuiamo a percepirli, ma poiché crediamo che non ci appartengano, li consideriamo come appartenenti ad altre persone.
A Livello Egoico, l'alienazione di certi aspetti del sé comporta due principali conseguenze. In primo luogo, non avvertiamo più che tali aspetti ci riguardano, e quindi non possiamo utilizzarli, trasformarli, soddisfarli: il nostro campo d'azione risulta così drasticamente ridotto e frustrato. In secondo luogo, tali aspetti sembrano appartenere all'ambiente - avendo proiettato la nostra energia all'esterno, essa sembra ora ritornare a noi come un boomerang. Avendola perduta dentro di noi la "vediamo" nell'ambiente, da dove essa minaccia la nostra esistenza. Scrive lo psichiatra G.A. Young: "In tale processo l'individuo si trasforma in qualcosa di meno di ciò che egli è, e l'ambiente in qualcosa di più. Finiamo così per distruggerci con la nostra stessa energia. Afferma Fritz Perls, fondatore della Terapia Gestalt: "Una volta che si verifica una proiezione, o una volta che abbiamo proiettato un nostro potenziale, esso si rivolta contro di noi
E facile osservare come l'energia o il potenziale proiettati si rivoltino contro di noi - supponiamo, per esempio, che emerga nel sé un impulso all'azione, come quello di lavorare, mangiare, studiare, giocare. Cosa sentiamo se, a causa del quarto dualismo, noi proiettiamo quest'impulso? Esso continua ad esistere, ma noi non lo percepiamo più come nostro - l'impulso sembra provenire dall'esterno, da un ambiente del quale, quindi, non ci sentiamo più i dominatori ma le vittime! Anziché agire, ci sentiamo costretti all'azione; anziché interesse avvertiamo pressione, od obbligo al posto del desiderio. L'energia è sempre nostra, ma a causa del quarto dualismo la sua fonte ci appare esterna; veniamo sospinti senza pietà come burattini abbandonati a se stessi, mentre l'ambiente esterno, apparentemente, muove i fili.
Noi possiamo proiettare non solo emozioni positive d'interesse e di desiderio, ma anche sentimenti negativi di rabbia, risentimento, odio, rifiuto, ecc... Il risultato è comunque lo stesso: anziché essere adirati con qualcuno, sentiamo che il mondo ce l'ha con noi; anziché odiare temporaneamente una persona, ci sentiamo odiati; anziché rifiutare una situazione, ci sentiamo rifiutati. Perdendo coscienza delle nostre tendenze negative, le proiettiamo sull'ambiente, popolandolo così di diavoli e fantasmi spaventosi: ci facciamo terrorizzare dalle nostre ombre.
Al pari delle emozioni (positive e negative), noi possiamo proiettare anche idee, qualità o caratteristiche (positive e negative). Quando una persona proietta le proprie qualità positive e la sua autostima su di un'altra persona, è come se abbandonasse alcuni dei suoi "beni" e li vedesse in un altro. Essa sente perciò di non aver valore se paragonata all'altro, il quale appare adesso come un superman, dotato non solo delle proprie qualità, ma anche di quelle proiettate su di lui. Questa proiezione di idee e qualità positive è assai frequente nell'amore romantico - sia etero, che omosessuale. La persona innamorata proietta tutto il suo potenziale sull'amato, e viene di conseguenza sommersa dalla presunta bontà, saggezza, bellezza, ecc. di costui. Nondimeno, "la bellezza è negli occhi di chi la contempla", e l'individuo romanticamente innamorato ama in realtà gli aspetti proiettati del proprio sé, e crede che l'unico modo di riappropriarsene sia quello di possedere la persona amata. Lo stesso meccanismo opera in caso di eccessiva ammirazione o invidia: noi diventiamo "privi di valore", e il mondo appare popolato da persone capaci, importanti e autorevoli.
Allo stesso modo, possiamo proiettare qualità negative. E un fatto che si verifica comunemente, perché il nostro naturale impulso, di fronte ad un aspetto indesiderabile di noi stessi, è quello di negarlo e spingerlo fuori della coscienza. Si tratta ovviamente di un gesto futile, perché le idee negative rimangono comunque nostre, e noi possiamo solo fingere di liberarcene considerandole proprietà altrui. Ha inizio la caccia alle streghe. I comunisti sotto il letto, il Diavolo appostato ad ogni angolo; Noi (i Buoni) contro di Loro (i Cattivi) . La nostra lotta appassionata contro i demoni di questo mondo è solo un modo complicato di fare a pugni con le ombre.
A chi non ha familiarità con la proiezione a Livello Egoico, questo meccanismo inizialmente sembra sconcertante e talvolta ridicolo, in quanto implica l'idea che quei tratti che più ci disturbano negli altri debbano essere riconosciuti come aspetti di noi stessi. Quest'idea di solito incontra un'opposizione aspra e risentita. Eppure, fece notare Freud, la negazione violenta è il contrassegno della proiezione; ovvero, se non negassimo è chiaro che non proietteremmo! Rimane il fatto, comunque, che "ognun dal proprio cuor altrui misura", e le nostre critiche più aspre nei confronti degli altri sono soltanto pagine ripudiate di autobiografia. Se desiderate sapere com'è veramente una persona, ascoltate ciò che dice degli altri.
Tutto questo deriva dall'originaria scoperta di Freud secondo cui tutte le emozioni sono intra-psichiche ed intra-personali, ovvero non inter-psichiche né interpersonali - vale a dire che le emozioni vengono sperimentate (per lo meno a Livello Egoico) non tra me e te, ma tra me e me.
Le cosiddette nevrosi derivano perciò dall'emergere del quarto dualismo, in seguito al quale l'integrità del Livello Egoico si spezza, la sua unità viene repressa, e certi suoi aspetti vengono proiettati sull'ambiente. La terapia a Livello Egoico consiste nel ricordare le nostre tendenze dimenticate e nel riappropriarci di esse, nel re-identificarci con gli aspetti proiettati, nel riunirci alle nostre ombre. Citando il dott. Perls:
Molto del materiale che è nostro, che fa parte di noi, è stato dissociato, alienato, ripudiato, gettato via. Tale riserva di potenziale non è a nostra disposizione. Ma io credo che la maggior parte di essa sia disponibile in forma di proiezioni. Suggerisco di iniziare con l'implausibile ipotesi che tutto ciò che vediamo negli altri o nel mondo sia soltanto proiezione... Noi possiamo riassimilare o recuperare le nostre proiezioni proiettandoci a nostra volta completamente nell'altra cosa o persona... Dobbiamo attuare l'opposto dell'alienazione.
Forniremo ora numerosi esempi per chiarire accuratamente questi punti. Li presenteremo riuniti in quattro gruppi che indicano le quattro principali classi di proiezione: emozioni positive, emozioni negative, qualità positive e qualità negative

( 1 ) Proiezione di emozioni positive: come interessi, desideri, impulsi, motivazione, entusiasmo, eccitazione ecc... John ha un appuntamento con Mary. E terribilmente emozionato, ed aspetta con ansia il momento in cui andrà a prenderla a casa sua. Mentre suona il campanello trema un po' per l'emozione, quando poi il padre di lei apre la porta, John si fa prendere dalla paura e si innervosisce. Dimentica l'emozione per l'appuntamento con Mary, e di conseguenza, invece di sentirsi coinvolto nei confronti dell'ambiente, sente che l'ambiente, in particolare il padre di Mary, è coinvolto nei suoi confronti. Anziché osservare si sente osservato, e gli sembra di essere il centro dell'attenzione generale. John si sta colpendo con la sua stessa energia (anche se probabilmente accuserà l'ambiente, in questo caso lo sguardo fisso e "malevolo" del padre di Mary. Nondimeno, non c'è nulla in questa situazione che di per sé possa "causare nervosismo", perché a molti uomini piace veramente incontrare i genitori della propria ragazza e tentare di conoscerli, il problema non è nella situazione, ma in John) .
Oltre a colpirsi con la propria energia, John finisce in un circolo vizioso, perché, come in tutte le proiezioni che si verificano a Livello Egoico, più egli proietta, più tende a proiettare: più dimentica la propria emozione e più la proietta, e in questo modo l'ambiente gli appare sempre più ostile... L'unica via d'uscita da questa scomoda situazione è che John recuperi il proprio coinvolgimento, si re-identifichi con la propria emozione, per agirla invece di esserne agito. Ciò accade non appena Mary entra nella stanza -John recupera subito il proprio coinvolgimento e lo agisce correndo a salutare la ragazza; in questo modo egli opera un'integrazione, e può ritornare ad osservare l'ambiente invece di sentirsene osservato.
Nel momento in cui John inizia a provare panico ed ansia, perde contatto con la sua eccitazione biologica di base (non stiamo parlando di eccitazione sessuale, ma di eccitazione in generale) la blocca, la rifiuta e la proietta. In tali condizioni, l'eccitazione viene sperimentata come ansia; viceversa, ogni volta che proviamo ansia stiamo semplicemente rifiutandoci di provare eccitazione, di sentirci vibranti, vivi. L'unico modo per uscirne è quello di tornare in contatto con il nostro coinvolgimento e con la nostra eccitazione, lasciando che il corpo si ecciti, che il respiro si faccia magari affannoso ma profondo, invece di spezzarlo e irrigidire il petto; dobbiamo tremare e vibrare di quest'energia, anziché "fare i duri" trattenendo l'eccitazione, col risultato di contrarci e diventare "tesi"; dobbiamo lasciare che l'Energia si m