Dott. Filippo Falzoni Gallerani
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Ecco la mia traduzione di alcuni brani di Psicologia Integrale
Ho tradotto tutta l'opera e sto contattando case editrici per una pubblicazione in Italia

"Integral Psychology"

di Ken Wilber, Edizioni Shambhala 2000

BRANO TRATTO DALLA PREFAZIONE DI INTEGRAL PSYCHOLOGY

Una nota per il lettore

Una visone alla luce del giorno

La parola Psicologia significa studio della psiche, e la parola psiche significa mente o anima. Nel dizionario dei sinonimi Microsoft per psiche troviamo: "Sé, atman, anima, sé spirituale, spirito; soggettività: sé superiore, sé spirituale, spirito." Questo ci ricorda di nuovo che le radici della psicologia giacciono nelle profondità dello spirito e dell'anima dell'uomo.
La parola psiche o suoi equivalenti è d'antiche origini, che ci portano indietro a molti millenni prima di Cristo, ed era sempre usata per indicare la forza animante, o lo spirito nel corpo che ne è il veicolo materiale. Ad un certo punto nel sedicesimo secolo in Germania, il termine fu accoppiato a logos, parola o studio, per formare la parola psicologia: studio della psiche o dello spirito come appare nell'uomo.
Ancora si dibatte chi usò per primo questa parola, alcuni dicono Melanchthon, alcuni dicono Freigius alcuni dicono Goclenius di Marburg. Nel 1730 essa era usata in un senso più moderno da Wolff in Germania, Hartley in Inghilterra, Bonnet in Francia, e anche allora, il termine psicologia significava, e così era definita dalla New Princeton Review del 1888, "Scienza della psiche o dell'anima."
Una volta iniziai a raccogliere note per una storia della psicologia e della filosofia che ero intenzionato a scrivere. Avevo deciso di farlo perché, guardando la maggior parte dei testi sulla storia della psicologia, rimanevo impressionato da un fatto strano e curioso, vale a dire che tutti davano una storia della psicologia e della psiche come se improvvisamente essa fosse venuta in essere nel 1879 in un laboratorio dell'università di Leipzig, diretto da Wilhelm Wundt, (il quale senza dubbio è stato il padre di un certo tipo di psicologia dell'introspezione e dello strutturalismo). La psiche è balzata all'esistenza nel 1879? Pochi libri si spingevano un po' più indietro, ai precursori della psicologia scientifica di Wundt, inclusi Sir Francs Galton, Hermann von Helmholtz, e particolarmente l'eminente figura di Gustav Fechner. Sorprendentemente in un libro trovo scritto: "Al mattino del 22 Ottobre 1850, una data importante nella storia della psicologia, Fechner ebbe l'intuizione che la legge di connessione tra la mente e il corpo poteva essere trovata con una definizione di relazioni quantitative tra le sensazioni mentali e gli stimoli materiali." (Le sensazioni mentali variano secondo il logaritmo degli stimoli materiali). Un altro testo ne spiegava l'importanza: "Agli inizi del secolo Immanuel Kant aveva predetto che la psicologia non avrebbe mai potuto diventare una scienza, perché era impossibile misurare sperimentalmente i processi psicologici. Attraverso il lavoro di Fechner, per la prima volta, gli scienziati potevano misurare la mente, e, alla metà del diciannovesimo secolo, sono stati applicati i metodi della scienza ai fenomeni mentali. Wilhelm Wundt avrebbe utilizzato questi risultati originali e creativi, organizzandoli ed integrandoli per la "fondazione della psicologia".
Ogni libro sembrava concorde nell'indicare Gustav Fechner come una delle figure chiave nella fondazione della psicologia moderna, e, libro dopo libro, trovavo un cantar le lodi dell'uomo che aveva immaginato come applicare un modo per misurare quantitativamente la mente, rendendo così finalmente "scientifica" la psicologia. Anche Wundt disse empaticamente: "Non sarà mai dimenticato che Fechner è stato il primo ad introdurre metodi esatti, esatti principi di misurazione e sperimentazione per osservare i fenomeni psichici e quindi per aprire le prospettive della scienza psicologica nello stretto senso del termine. Il merito principale del metodo di Fechner è questo: che non ha bisogno di alcuna dalle vicissitudini dei sistemi filosofici. "La psicologia moderna ha davvero raggiunto un carattere scientifico e può tenersi a distanza di tutte le controversie metafisiche." Questo dottor Fechner, pensai, ha salvato la psicologia dalla contaminazione dell'anima e dello spirito ed ha felicemente ridotto la mente a dati empirici misurabili aprendo così la strada ad all'era di una psicologia veramente scientifica. Ciò era tutto quanto avevo letto di Gustav Fechner, sino a che molti anni dopo mentre vagavo in un negozio pieno di meravigliosi libri antichi di filosofia, trovai con emozione un libro dall'impressionante titolo "vita dopo la morte", scritto nel 1835 niente meno che da Gustav Fechner. Iniziava con la più intrigante delle frasi: "L'uomo vive sulla terra non una ma tre volte. La prima fase della sua vita è di sonno continuo; la seconda di veglia e sonno in alternanza; la terza di risveglio costante."
Poi così procedeva al trattato sul risveglio perpetuo: "Nella prima fase l'uomo vive nell'oscurità, solo; nella seconda vive insieme, e pur tuttavia separato dai suoi compagni, in una luce che è riflessa dalla superficie delle cose; nella terza la sua vita è intessuta con lo spirito universale ed è una vita superiore. Nella prima fase il corpo si sviluppa dal suo germe, creando organi per la seconda; nella seconda fase la mente si sviluppa dal germe creando gli organi per la terza; nella terza fase si sviluppa il germe divino, che giace nascosto in ogni mente umana. L'atto di lasciare la prima fase per la seconda la chiamiamo Nascita; quella di lasciare la seconda per la terza Morte. Il nostro sentiero dalla seconda alla terza fase non è più oscuro di quello dalla prima alla seconda: una ci spinge avanti per vedere il mondo all'esterno, l'altra per vederlo all'interno."
Dal corpo, alla mente, allo spirito, le tre fasi di sviluppo della coscienza; come se l'uomo morisse al suo sé separato quando si risveglia allo Spirito universale. Questa era la vera filosofia di vita di Gustav Fechner: mente, anima e consapevolezza! Perché mai i libri di testo non si preoccupavano di farcelo sapere? Fu allora che decisi che volevo scrivere una storia della psicologia, solo perché "Qualcuno doveva dirlo". (Dire che la nozione d'inconscio era stata resa popolare dalla "Filosofia dell'Inconscio" di von Hartmann, pubblicato nel 1869 trent'anni prima di Freud, che ebbe ben otto inaspettate ristampe in 10 anni, e che von Hartmann esprimeva la filosofia di Schopenhauer, qualcuno doveva dire che Schopenhauer stesso affermava esplicitamente di aver derivato principalmente dal misticismo orientale, il Buddhismo e le Upanishad in particolare che insegnano: "Al di sotto della coscienza individuale giace una coscienza cosmica, che per la maggior parte degli individui è "inconscia", ma che può essere risvegliata e pienamente realizzata, e questo rendere cosciente l'inconscio è il maggior bene per gli uomini e le donne". Qualcuno doveva dire che Freud ha preso il concetto di Es direttamente dal "Libro dell'Es" di Groddeck, che si basava sull'esistenza di un Tao cosmico o di un organico spirito universale. Dire che bene è una lunga storia, ma tutta ci ricorda potentemente che le radici della psicologia moderna giacciono nelle tradizioni spirituali, proprio perché la psiche è innestata in sorgenti spirituali. Nei più profondi recessi della psiche, non troviamo gli istinti, ma lo Spirito, e lo studio della psicologia deve essere idealmente lo studio di tutto questo: dal corpo alla mente, all'anima, dal subconscio, al conscio al superconscio, (dal sonno, alla mezza veglia, al pieno risveglio).
Fechner certamente offrì straordinari contributi alla psicologia empirica, il suo "Elementi di Psicofisica" è giustamente considerato come il primo grande testo di psicometria, e merita pienamente gli encomi che gli psicologi da Wundt in poi gli accordarono. Tuttavia il punto centrale della psicofisica di Fechner era che lo spirito e la materia erano inseparabili, due aspetti di un'unica realtà, ed i suoi tentativi di misurare certi aspetti della mente volevano dimostrare questa inseparabilità, non ridurre lo spirito o l'anima ad oggetti materiali, e certamente non a negare lo spirito insieme all'anima, fatto che tuttavia pare sia diventato il suo destino nelle mani di ricercatori meno sensibili.
Fechner affermava, come uno studioso ha riassunto: "Che tutto l'universo è di carattere spirituale, essendo il mondo fenomenico della fisica, meramente la manifestazione esteriore di questa realtà spirituale. Gli atomi sono solo gli elementi più semplici in una gerarchia spirituale che conduce a Dio. Ogni livello di questa gerarchia, include tutti il livelli al di sotto d'essa, cosicché Dio contiene la totalità degli spiriti. La coscienza è un essenziale elemento di tutto ciò che esiste L'evidenza dell'anima è data dalla sistematica coerenza e conformità alla legge mostrata nel comportamento delle unità organiche."
Fechner stesso spiegò che: "Come i nostri corpi appartengono al più grande e superiore corpo individuale della terra, così i nostri spiriti appartengono al più grande e superiore spirito individuale della terra, che comprende tutti gli spiriti delle creature terrene, allo stesso modo in cui il corpo della terra comprende i nostri corpi. Allo stesso tempo, lo spirito della terra non è una mera somma di tutti gli spiriti della terra, ma una loro più alta unione individualmente conscia."
L'immagine della terra nello spirito che Fechner offriva è un profilo preciso di Gaia, ed è in sé solo una parte dello spirito divino, perché lo Spirito Divino è Uno, onnisciente e veramente coscio di tutto, ovvero sostiene tutte le coscienze dell'universo, comprendendo così ogni coscienza individuale in una più alta connessione. Questo non significa la soppressione dell'individualità, solo la sua completezza ed inclusione in qualcosa di ancor più grande. "La nostra stessa individualità ed indipendenza, che sono naturalmente di carattere relativo, non è indebolita, bensì accresciuta da quest'unione." E così essa prosegue verso l'alto in questa concentrica gerarchia di crescente inclusività: "Come la terra è lontana dal separare i nostri corpi dall'universo, ma ci connette e c'incorpora nell'universo, così lo spirito della terra, ben lontano dal separare i nostri spiriti dallo Spirito Divino, forma una più alta connessione individuale di ogni spirito terreno dell'universo." L'approccio di Fechner alla psicologia era perciò un approccio integrale: voleva usare metodi empirici e scientifici non per negare l'anima e lo spirito, ma per conoscerli meglio. "Guardare tutto l'universo materiale come interiormente vivo e cosciente, è assumere quella che Fechner chiamava una visione alla luce del giorno. Guardarlo come materia inerte, trascurando ogni significato teleologico, è assumere quella che lui chiama una visione notturna. Fechner sosteneva ardentemente la visione diurna e sperava che essa avrebbe potuto essere sostenuta induttivamente attraverso gli strumenti dei suoi esperimenti psicologici."
Non vi sembra che infine abbia prevalso la visione notturna? Tuttavia c'è stato un tempo, approssimativamente durante il periodo tra Fechner (1801 1887), William James (1842 1910) e James Mark Baldwin (1861, 1934), in cui l'emergente scienza della psicologia era ancora a contatto con l'antica saggezza di tutti i tempi, con la filosofia perenne, con la grande catena dell'essere, con le immagini degli idealisti e con i fatti della consapevolezza per come sono percepiti da quasi ogni persona: la coscienza è reale, il sé interiore osservante è reale, l'anima è reale, qualunque siano i dettagli che si discutano; e così questi veri grandi fondatori della psicologia, quando sono raccontate le loro storie vere, hanno molto da insegnarci di una visione integrale, una visione che tenta di includere le verità del corpo, della mente, dell'anima e dello spirito, senza ridurle a una rappresentazione materiale, a bit digitali, a processi empirici o sistemi oggettivi (per importanti che siano tutte queste cose). Questi pionieri della psicologia moderna cercarono di essere pienamente scientifici e pienamente spirituali, e non trovarono la più piccola contraddizione o difficoltà in questo generoso abbraccio.
Personalmente credo che la psicologia integrale (e gli studi integrali in genere) diventeranno sempre più prevalenti nelle decadi future, man mano che il mondo accademico cammina a tentoni verso l'uscita da questa "visione notturna del Kosmo". Quanto segue quindi è una versione di una visione alla luce del giorno. E, caro Gustav, è dedicata a te.

K. W.
Boulder, Colorado Spring 1999




Parte Prima




The Ground

La Base
Il Fondamento



La psicologia è lo studio della coscienza umana e delle sue manifestazioni nel comportamento. Le funzioni della coscienza includono la percezione, il desiderio, la volontà e l'azione. Le strutture della coscienza, di cui alcune sfaccettature possono essere inconsce, includono il corpo, la mente, l'anima e lo spirito. Gli stati di coscienza includono gli stati normali (veglia, sonno e sogno) e gli stati alterati (stati non ordinari e meditativi). I modi della coscienza includono l'estetica, la morale e la scienza. Lo sviluppo della coscienza si espande all'intero spettro dal "prepersonale" al "personale" e al "transpersonale", dal subconscio, al conscio al superconscio, dall'id, all'ego, allo Spirito. Gli aspetti relazionali e comportamentali della coscienza si riferiscono alla sua mutua interazione con il mondo oggettivo esteriore e il condiviso mondo socioculturale di percezioni e valori condivisi. Il grande problema della psicologia, per come si è storicamente sviluppata, è che frequentemente la maggior parte delle diverse scuole ha preso solo uno dei molteplici aspetti di questo fenomeno straordinariamente ricco e sfaccettato, annunciando che solo quello era l'aspetto che valeva la pena studiare (o perfino che era l'unico aspetto esistente). Il Comportamentismo notoriamente ha ridotto la coscienza alle sue manifestazioni comportamentali osservabili. La psicoanalisi ha ridotto la coscienza alle strutture dell'io e al loro impatto con l'id. L'Esistenzialismo ha ridotto la coscienza alle strutture personali e alle modalità intenzionali. Molte scuole di Psicologia Transpersonale focalizzano l'attenzione solamente sugli stati alterati di coscienza, senza una coerente teoria dello sviluppo delle strutture della coscienza. Le Psicologie dell'Oriente tipicamente eccellono nella descrizione dello sviluppo della coscienza dagli ambiti personali a quelli transpersonali, ma hanno una comprensione molto limitata degli sviluppi precedenti, dal prepersonale al personale. La scienza cognitiva mirabilmente porta l'empirismo scientifico per affrontare il problema, ma spesso finisce nel ridurre semplicemente la coscienza alle dimensioni obbiettive dei meccanismi neuronali e a funzioni simili a quelle di un biocomputer, devastando così il mondo della vita e della coscienza stessa. E se invece tutti gli aspetti menzionati fossero una parte importante della storia? Che fare se tutti questi aspetti possedessero intuizioni, vere, ma parziali, del vasto campo della coscienza? Mettere insieme le diverse conclusioni sotto lo stesso tetto dovrebbe espandere ampiamente le nostre idee su che cosa sia la coscienza e, cosa ancor più importante, che cosa essa possa diventare. Rispettare e includere ogni legittimo aspetto della coscienza è il fine di una Psicologia Integrale. Ovviamente tale lavoro, almeno all'inizio deve essere portato avanti ad un livello d'astrazione molto alto. Per coordinare questi numerosi approcci, dobbiamo lavorare con sistemi di sistemi di sistemi, e tale coordinamento può progredire solo attraverso "generalizzazioni orientative". Queste generalizzazioni transparadigmatiche hanno lo scopo in primo luogo e principalmente di metterci nel giusto campo di gioco, gettando la nostra rete concettuale nell'area più ampia possibile. E' necessaria la logica dell'inclusione, del lavoro in rete, una logica di strutture all'interno di strutture, ognuna delle quali tenta legittimamente di includere tutto quanto può essere incluso. E' una visione logica (Vision Logic, pensiero sintetico integrato o pensiero razionale integrato), una logica non solo d'alberi, ma anche di foreste. Non che gli alberi possano essere ignorati. La logica della rete è la dialettica del tutto e delle parti. Sono osservati quanti più dettagli possibili, e quindi si mette assieme un tentativo di visione più grande, che è confrontata con altri dettagli e così la grande visione viene riaggiustata. E così via all'infinito, con sempre più dettagli che costantemente alterano la grande visione e vice versa. Perché il segreto del pensiero contestuale è che il tutto dischiude nuovi significati non disponibili alle parti, e così la grande visione che costruiamo offrirà nuovi significati sui dettagli che la compongono. Poiché gli esseri umani sono condannati al significato, sono condannati a creare grandi visioni. Anche la "anti-grande visione" che ci hanno offerto i postmodernisti è una grande visione nata dallo spiegare perché a loro non piacciono le grandi visioni, una contraddizione interna che li ha condotti a varie esperienze spiacevoli, ma che ha semplicemente provato ancora una volta che gli esseri umani sono condannati a creare grandi visioni. Quindi scegli la tua grande visione con cura. Quando si giunge alla psicologia integrale, un sottosistema degli studi integrali in generale, possediamo un'enorme ricchezza di teorie ricerche e pratiche, ognuna delle quali è un importante albero nella "foresta integrale". Nelle pagine successive esamineremo molte di queste, sempre con l'attenzione ad un abbraccio integrale. Elementi del mio sistema sviluppati in una dozzina di libri sono riassunti e schematizzati. Ho incluso: le strutture, gli stati, le funzioni, i modi e aspetti dello sviluppo e del comportamento della consapevolezza. Ognuno verrà discusso a turno. Tratteggeremo anche le sorgenti premoderne, moderne e postmoderne in vista d'una riconciliazione. Inizieremo con la spina dorsale del sistema, i livelli di base della consapevolezza.

Capitolo uno

I LIVELLI BASILARI O ONDE

IL GRANDE CAMPO DELL'ESSERE

Una vera psicologia integrale dovrebbe abbracciare le intuizioni durevoli che giungono da fonti premoderne, moderne e postmoderne. Per iniziare con le fonti premoderne o tradizionali, il più facile accesso alla loro saggezza è attraverso quella che è stata chiamata filosofia perenne, o la comune essenza delle più grandi tradizioni spirituali del mondo. Come: Huston Smith, Arthur Lovejoy, Ananda Koomaraswamy e altri studiosi di queste tradizioni hanno rilevato, il centro della filosofia perenne è che la realtà è composta di diversi livelli d'esistenza, i livelli dell'essere e della conoscenza che spaziano dalla materia al corpo, alla mente, all'anima e allo spirito. Ogni successiva dimensione trascende ma include le precedenti così che questo concetto indica delle unità complete, all'interno d'unità complete, dal fango sino al Divino.
In altre parole, questa "Grande Catena dell'Essere" è realmente il "Grande Campo dell'Essere", con ciascuna successiva dimensione che abbraccia e avvolge la precedente, molto similmente ad una serie di cerchi concentrici o sfere, come indicato nella figura 1.


Fig. 1. Il Grande Nido dell'Essere. Lo spirito è sia il livello più alto (causale) sia il fondamento non duale di tutti i livelli.

Il "Grande Campo dell'Essere" è la spina dorsale della filosofia perenne e, ad ogni modo, dovrebbe essere un elemento fondamentale di qualunque psicologia integrale.
Negli ultimi circa 3000 anni, i filosofi che si sono occupati di filosofia perenne si sono trovati d'accordo quasi unanime anche se provenendo da diverse culture, sui principali livelli del Grande Campo, sebbene il numero delle divisioni di questi livelli possa variare considerevolmente. Alcune tradizioni presentano solo tre maggiori principali livelli o reami (corpo, mente e spirito o grossolano, sottile e causale). Altri ne hanno presentati 5 (materia, corpo, mente, anima e spirito), altri ancora, sette (i sette chakra della Kundalini). La maggior parte delle tradizioni aveva inoltre distinzioni molto sofisticate di questi livelli, offrendo spesso 12, 30, e anche 108 suddivisioni dei livelli dell'essere e della conoscenza che possono essere riconosciute in questo Kosmo tanto ricco.
Ma, molti di questi filosofi del perenne come Plotino e Aurobindo, per esempio, hanno trovato che una dozzina di livelli di coscienza poteva essere il numero più utile (e questo è quello che è presentato pag. 195 e 217, Nota 2).
I livelli di base, o le strutture di base, sono elencati nella colonna sinistra di tutti schemi. Questi sono semplicemente i livelli di base nel Grande Campo dell'essere ognuno trascendendo ed includendo il suo predecessore, sia che usi un semplice schema a cinque livelli (materia, corpo, mente, anima e spirito) sia una versione leggermente più sofisticata come quella presentata negli schemi, e che spiegherò procedendo. Materia, sensazione, percezione, exocept, impulso, immagine, simbolo, endocept, concetto, regola, formale, pensiero razionale integrato, visione, archetipo, senza forma, non duale.
Per introdurre un termine utile: questi livelli di base sono Oloni della coscienza. Un olone è un intero che è parte di un altro intero. Per esempio un atomo è parte di una molecola, una molecola è parte di una cellula, una cellula è parte di un intero organismo, e così via. Come vedremo in questo libro l'universo fondamentalmente composto di oloni, d'interi che sono parte d'altri interi, unità che sono parti d'unità superiori. Le lettere sono parti di parole, che sono parti di frasi, che sono parti di dell'intero linguaggio. Una persona è parte di una famiglia, che è parte di una comunità che è parte di una nazione, che è parte del globo, e così via.
Poiché ogni olone è contenuto in un olone più grande, gli oloni stessi esistono in una gerarchia concentrica o olarchia, come gli atomi alle molecole alle cellule agli organismi agli ecosistemi. Il Grande Campo è soltanto una grande rappresentazione di quei livelli di progressiva completezza, esattamente come indicato nella fig. 1.

In breve i livelli di base sono gli oloni di base (fasi, onde, sfere, campi, annidamenti,), nel Grande Campo dell'Essere.
Uso tutti e tre i termini livelli di base, strutture di base, e onde di base interscambiabilmente poiché indicano lo stesso fenomeno; ma ognuno ha una connotazione leggermente differente che conferisce importanti informazioni. Il termine "livello" enfatizza il fatto che questi sono i livelli di organizzazione distinti sul piano qualitativo organizzata in una concentrica gerarchia (o olarchia) di livelli di crescente abbraccio olistico, (ogni livello trascende ma include il suo predecessore come mostrato nella fig. 1). Il termine "struttura" enfatizza il fatto che questi sono durevoli modelli olistici dell'essere e della consapevolezza. (Ognuno è un olone, un intero che è parte di altri interi). Il termine onde enfatizza il fatto che questi livelli non sono rigidamente separati e isolati, ma, come, i colori di un arcobaleno, sfumano infinitamente uno nell'altro. Le strutture di base sono semplicemente i colori di base di quell'arcobaleno. Per tradurlo in metafora, sono le onde nel Grande Fiume della Vita, attraverso il quale scorrono le sue correnti.
Non c'è niente di lineare o di rigido in queste differenti onde. Come abbiamo visto più volte, lo sviluppo individuale attraverso le varie onde di conoscenza è un movimento fluido e fluttuante. Gli individui possono essere su varie onde in differenti circostanze; aspetti della loro stessa coscienza possono essere su differenti onde, anche le subpersonalità di uno stesso individuo possono essere su differenti onde. Ovunque lo sviluppo è un argomento complesso! I livelli di base, od onde di base, rappresentano semplicemente alcune delle più significative correnti nel Grande Fiume della Vita, niente di più, niente di meno.
Gli schemi 2-A e 2B (p. 199-200) indicano i livelli di base, o onde di base, come concepite in una dozzina di sistemi dell'Oriente e dell'Occidente. Ne discuteremo molti altri andando avanti. Ma dovrebbe essere ben chiaro sin dall'inizio che questi livelli e sottolivelli presentati dai saggi del Perenne, non sono il prodotto di una speculazione metafisica o di una filosofia astratta che spezzi il capello in quattro. Infatti, questi sono, in quasi tutti gli aspetti le codificazioni di realtà esperienziali dirette, che spaziano da esperienze sensoriali a esperienze mentali e spirituali. "I livelli" del Grande "Campo", semplicemente riflettono il completo spettro dell'essere e della coscienza disponibile attraverso diretta rivelazione esperienziale, spaziano dal subconscio al conscio al superconscio. Comunque, la scoperta di queste onde è stata consensualmente realizzata e convalidata negli anni. Il fatto che ovunque queste onde appaiano esse siano spesso quasi simili, alcune volte quasi identiche, ci dice semplicemente che viviamo in un Kosmo che ha degli schemi organizzativi e questi schemi riccamente tessuti, possono essere e sono stati osservati da uomini e donne intelligenti in quasi tutte le culture.
Ogni dimensione successiva nel Grande Campo dalla materia al corpo, dalla mente all'anima e allo spirito, trascende ed include le sue precedenti cosicché i corpi viventi trascendono ma includono i minerali, le menti trascendono ma includono i corpi vitali, le anime luminose trascendono ma includono le menti concettuali, e lo spirito radiante trascende ed include assolutamente ogni cosa.
Lo spirito è quindi l'onda più alta (puramente trascendentale) e il substrato sempre presente di tutte le onde (puramente immanente), andando oltre Tutto e abbracciando Tutto. Il Grande Campo è un complesso elastico (lattice work) multidimensionale d'amore, eros, agape, karuna, maitri, o come si vuol chiamare, che non lascia neppure un angolo del Kosmo non toccato dalla sua cura né è separato dai misteri della grazia.
Questo punto tanto importante è spesso dimenticato, lo Spirito è pienamente trascendente e pienamente immanente. Se si prova a concettualizzare lo Spirito, si deve almeno provare a rispettare entrambe le posizioni. Queste sono mostrate nella figura 1. Dove la sfera più alta rappresenta lo spirito trascendentale (il quale è scritto con la s minuscola per indicare che è solo un livello tra i livelli, nonostante il più alto), e la mappa stessa rappresenta lo Spirito immanente e nello stesso tempo lo stesso Terreno di tutti i livelli (con la lettera S maiuscola per indicare che non ce n'è un altro). Le religioni patriarcali tendono ad enfatizzare l'aspetto "trascendentale exatramondano" dello spirito; e quelle matriarcali e neopagane tendono ad enfatizzare l'aspetto pienamente immanente o di "questo mondo". Ognuno di questi è importante e una visione veramente integrale dovrebbe dare ampio spazio ad entrambi. (Il contesto determinerà quale aspetto dello spirito/Spirito intendo, ma sono sempre implicati entrambi).
La Grande Olarchia dell'Essere e della Conoscenza: dono senza prezzo dei secoli. Questo è il cuore della Filosofia Perenne, e possiamo affermare che è la parte della Filosofia Perenne che più è stata empiricamente testata come la più durevole. L'evidenza continua ad aumentare in modo schiacciante: gli esseri hanno a loro disposizione uno straordinario spettro della coscienza che spazia da stati prepersonali, a stati personali e transpersonali. I critici che hanno tentato di negare l'esistenza dello spettro lo fanno non mostrando un'evidenza opposta, ma semplicemente rifiutando di riconoscere l'evidenza sostanziale che è stata già accumulata; l'evidenza, in ogni caso, rimane. L'evidenza dice, in breve, che esiste un arcobaleno di coscienza riccamente tessuto, che spazia dal subconscio, al conscio, al superconscio.
Nello stesso tempo, il fatto che i filosofi del perenne sono stati i primi ad osservare molti dei colori di questo straordinario arcobaleno, non significa che la modernità e la postmodernità debbano venire mute all'incontro. Nessuno come Piaget ha chiarito la natura dello sviluppo del pensiero concreto e operativo formale. Ma, per il modo in cui alcuni aspetti delle fasi iniziali possono essere repressi, penso che spetti a Freud parlare. La modernità e la postmodernità non sono senza i loro geni; la Filosofia Perenne non è priva di limitazioni e d'inadeguatezze, un più completo spettro della coscienza dovrà certamente includere ed equilibrare tutte le loro intuizioni e scoperte. Ma, per quanto riguarda la natura generale delle onde del grande Fiume della Vita, i Filosofi del Perenne colpivano spesso nel segno.
Mi riferirò spesso alla Filosofia Perenne (e al Grande Campo) come alla "saggezza della premodernità". Ciò non è un peggiorativo, né significa che non si trovino tracce della Filosofia Perenne nella modernità o nella postmodernità, (sebbene, francamente, è raro). Significa semplicemente che la Filosofia Perenne ebbe origine in quelli che chiamiamo tempi premoderni. Questo è un punto importante che spesso confonde la gente: pensare che la premodernità avesse accesso al Grande Campo dell'essere non significa che ognuno nella premodernità fosse pienamente risvegliato ad ogni livello del Grande Campo. Infatti, gli sciamani, gli yoghi, i santi e i saggi che avevano risvegliato i più alti livelli dell'anima e dello spirito erano sempre estremamente rari. L'individuo medio (come vedremo nel capitolo 12) passava gran parte del suo tempo a un livello di coscienza prerazionale, non transrazionale. E ancora, la "saggezza" significa il meglio che ogni era ha da offrire e gli studiosi sensibili hanno sempre creduto che i Filosofi del Perenne da Plotino a Shankara, a Fa-tsang, Lady Tsogyal, sono una riserva di straordinaria saggezza. Comprenderli è molto più che abbracciare alcune importanti verità. E' un modo per affermare la nostra continuità con la saggezza dei secoli; un modo per onorare i nostri antenati, un modo per trascendere e includere ciò che accadde prima di noi e così fluire con la corrente del Kosmo, e soprattutto un modo per ricordarci che, anche se siamo sulle spalle di giganti, faremmo bene a ricordare che siamo sulle spalle di GIGANTI.
Quello che quindi ho cercato di fare nel presentare le onde di base del Grande Campo, è di guardare prima alla Filosofia Perenne per i contorni generali dei diversi livelli, e quindi arricchire significativamente tale comprensione con i molti riferimenti (e alcune volte le correzioni) offerti dalla modernità e dalla postmodernità. Prendete Aurobindo (schema 2 b). Si noti che egli si riferisce ai livelli intermedi come "mente inferiore, mente concreta, mente logica e mente superiore". Aurobindo dette una descrizione verbale di queste strutture di base che è molto utile. Ma, questi livelli intermedi sono anche le strutture che sono state profondamente studiate dalla psicologia cognitiva occidentale e confrontate con una considerevole quantità d'evidenza clinica e sperimentale. Ho tentato quindi di usare per questi livelli intermedi, termini presi da quella ricerca, come: "Livello mentale delle regole e del ruolo", "pensiero concreto operativo" e "pensiero operativo formale". Tutte queste diverse codificazioni dei livelli dello sviluppo sono semplicemente differenti istantanee prese da vari angoli usando differenti macchine fotografiche del Grande Fiume della Vita, e sono tutte utili a modo loro. (Certo le foto sfocate o brutte non sono molto utili e possiamo rifiutare ogni ricerca che non raggiunga un decente standard, ho cercato di includere dei grandi fotografi).
In tutti gli schemi, le correlazioni che ho dato tra i vari livelli e i vari teorici sono molto generiche al solo scopo di accompagnarci nel giusto campo di gioco (e iniziare più raffinate attente correlazioni). Molte di queste correlazioni sono state date dai teorici stessi e io credo che la maggior parte di loro sia accurata. Questo è vero anche per i livelli superiori (transpersonali), tuttavia la situazione diventa più difficile. Prima di tutto quando ci avviciniamo a realizzazioni superiori dello spettro della coscienza le ricerche della psicologia occidentale ortodossa incominciano ad abbandonarci, e dobbiamo rivolgerci sempre più ai grandi santi e contemplativi dell'oriente, dell'occidente, del nord e del sud. In secondo luogo, le superfici degli aspetti culturali sono spesso drammaticamente differenti e rendono la ricerca d'ogni profondo aspetto transculturale più necessario, e, in terzo luogo, pochi esperti di un sistema comunicano con dettagli agli altri, e così sono state fatte meno comparazioni sistematiche. Tuttavia sostanziali studi, alcuni dei quali vedremo sotto, hanno fatto un gran lavoro di battistrada in queste importanti correlazioni, e riporto alcuni dei risultati negli schemi. Che ci sia una generale somiglianza transculturale di questi più alti livelli transrazionali e transpersonali è un sicuro segno che noi stiamo fotografando alcune correnti molto reali in un fiume molto reale.


IL GRANDE CAMPO È UN POTENZIALE E NON UNA CONDIZIONE DATA

Non è necessario immaginare le strutture di base o gli oloni di base come fossero per noi permanentemente fisse essenze che non cambiano (Platoniche, Kantiane, Hegeliane o Husserliane). Possono in parte essere comprese come abitudini dell'evoluzione, più come una memoria del cosmo che un modello a priori. Ma in un modo o nell'altro un punto cruciale rimane: il fatto che i grandi yoghi, i grandi santi e saggi hanno già sperimentato molti dei reami transpersonali (come vedremo) ci mostra senza possibilità d'errore che noi abbiamo già i potenziali per questi alti livelli presenti nel nostro stesso sistema. L'organismo umano e il suo cervello, nella sua forma presente, ha la capacità per questi stati superiori. Forse altri stati emergeranno in futuro; forse si svilupperanno nuovi potenziali, forse sorgeranno più alte realizzazioni. Ma il fatto rimane che proprio ora noi abbiamo almeno queste straordinarie dimensioni transpersonali già disponibili per noi. E qualunque cosa noi diciamo: che questi potenziali più alti sono stati dati a noi da Dio, o che furono per la prima volta creati dai santi, dai saggi pionieri dell'evoluzione e quindi lasciati in eredità al resto di noi come campi morfogenetici o solchi evolutivi, o che sono forme platoniche per sempre inserite nel cosmo, o che vennero fuori della mutazione sorda e cieca del caso e da irragionevole selezione naturale, alla fine non cambia il fatto che questi più alti potenziali siano ora disponibili per tutti noi.
Le strutture che generalmente presento, e che sono nella colonna di sinistra in ogni schema- rappresentano misure di riferimento tratte da sorgenti premoderne, moderne e postmoderne, usandole per riempire i vuoti delle altre. Per confronto, gli schemi 2a e 2b mostrano alcuni dei livelli di base come sono stati concepiti in altri sistemi. Sotto la "Generale Grande Catena" ho fatto una lista dei più comuni cinque livelli: materia, corpo (nel senso di viventi corpi vitali, il livello emozionale sessuale), mente (includendo immaginazione, i concetti e la logica), l'anima (la sorgente sovraindividuale d'identità), e lo spirito (sia il terreno senza forma, sia l'unione non-duale di tutti gli altri livelli). Questi livelli, come ho detto, sono come i colori dell'arcobaleno, li ho rappresentati sfumare uno nell'altro. Anche ciò, tuttavia, può portare fuori strada; una più accurata rappresentazione dovrebbe essere una serie di sfere concentriche, con ogni sfera successiva che abbraccia le precedenti (figura 1). Questo modello non è come i pioli di una scala uno appoggiato sopra l'altro, ma oloni in un'olarchia come quella d'atomi/molecole/cellule/organismi/ con ogni superiore che avviluppa i precedenti.
Allo stesso tempo, e questo non può essere enfatizzato mai abbastanza, i livelli più alti del Grande Campo sono potenziali, e non dati di fatto assoluti. I livelli inferiori, materia, corpo e mente, sono già emersi in grande scala, così che già esistano pienamente in questo mondo manifesto. Ma le strutture più alte, psichico, sottile e causale, non sono ancora consapevolmente manifeste in scala collettiva; esse rimangono per la maggior parte della gente, potenzialità del corpo-mente umano e non realtà pienamente attualizzate. Quello che il Grande Campo rappresenta è basilarmente un Grande Campo morfogenetico o spazio evolutivo, che espande dalla materia, alla mente allo spirito, e nel quale vari potenziali si sviluppano in attualità. Benché per convenienza io parli dei livelli più alti come se fossero stati semplicemente dati, essi sono ancora plastici, ancora aperti ad essere formati, mentre sempre più gente coevolve in loro (perché come ho detto queste strutture di base sono più delle abitudini cosmiche che schemi predefiniti). Man mano che questi più alti potenziali sono attualizzati, è data loro maggior forma e contenuto, e quindi coscientemente diventano realtà d'ogni giorno. Prima d'allora, essi sono, in parte, solo grandi potenziali che tuttavia esercitano un'innegabile attrazione, che sono presenti in modi profondi, e possono essere direttamente realizzati da una più alta crescita e sviluppo mostrando un alto grado di assomiglianza ovunque essi appaiono.


STRUTTURE E STATI

La più classica e probabilmente più antica delle versioni più complesse del Grande Campo è quella del Vedanta (schema 2b) che include anche le importantissime distinzioni tra stati, corpi, e strutture. Uno stato significa uno stato di coscienza come la veglia, il sogno e il sonno profondo. Una struttura è un involucro o livello di coscienza, il Vedanta ce ne offre cinque dei più importanti: il livello materiale, il livello biologico, il livello mentale, il mentale superiore e lo spirituale. Un corpo è un supporto energetico ai vari stati e livelli della mente, il Vedanta ne indica tre: il corpo grossolano dello stato di veglia (che sostiene la mente materiale); il corpo sottile dello stato di sogno (che sostiene i livelli emozionali, mentali e mentali superiori); e il corpo causale del sonno profondo che sostiene la mente spirituale.
Nota che un dato stato di coscienza, come la veglia o il sogno- può infatti ospitare numerose strutture e diversi livelli di coscienza. In termini occidentali potremmo affermare che lo stato di veglia può contenere diverse strutture di consapevolezza assai differenti come: sensomotorio, preoperativo, concreto operativo e operativo formale. In altre parole, benché gli stati di coscienza siano importanti le strutture della coscienza offrono informazioni più dettagliate riguardo allo stato attuale della crescita e sviluppo di ogni individuo, e per questo un approccio a grande spettro dovrà includere sia gli stati sia le strutture.
Nel mio sistema, le strutture sono di due tipi principali: le strutture di base (che abbiamo appena introdotto) e le strutture nelle varie linee di sviluppo (che esamineremo sotto). Strutture che, sia in psicologia che in sociologia, sono semplicemente stabili stati di eventi. Le strutture psicologiche possono essere divise e suddivise in numerosi modi, profondi e superficiali, livelli e linee, durevoli e transitori, e io userò tutte queste distinzioni. Ma, come ho detto, molto spesso ne uso solo due: le strutture nei livelli di base della coscienza (come sensazione, impulso, immagine, regola, operativo-formale, Vision Logic o pensiero razionale integrato, psichico, sottile, ecc.) e le strutture nelle linee dello sviluppo della coscienza (come le fasi cognitive, affetto, bisogni, morale, e così via). In breve le strutture sono schemi olistici che si trovano sia nei livelli di sviluppo sia nelle linee di sviluppo. I principali stati sono in generale di due tipi: naturale ed alterato. Gli stati naturali di coscienza includono quelli identificati dalla filosofia perenne, veglia/grossolano, sogno/sottile, sonno profondo/causale. Secondo la filosofia perenne, lo stato di veglia è la dimora del nostro ego di ogni giorno. Ma lo stato di sogno, precisamente perché è un mondo creato interamente dalla psiche, offre un tipo di accesso a stati dell'anima. Lo stato di sonno profondo, poiché è un regno di puro senza forma, offre un tipo di accesso allo spirito senza forma (o causale). Certamente, per la maggior parte della gente, lo stato di sogno e di sonno profondo è meno reale e non più reale della realtà dello stato di veglia, che è abbastanza vera da un certo punto di vista. Ma secondo la filosofia perenne, questi stati più profondi possono essere vissuti con piena consapevolezza, e in quel caso offrono i loro straordinari segreti (come vedremo). Nello stesso tempo, noi possiamo semplicemente notare che la filosofia perenne sostiene che gli stati di veglia, di sogno e di sonno profondo rispettivamente offrano un tipo di accesso all'ego grossolano all'anima sottile e allo spirito causale.
(Spesso suddivido gli stati sottili in un regno più basso o psichico e un regno propriamente"sottile", perché i livelli sottili o "psichici" bassi giacendo accanto al regno grossolano, hanno un intenso abbraccio o senso di unione con l'intero regno grossolano, come nel misticismo della natura; mentre il propriamente sottile trascende tanto il livello grossolano che solitamente coinvolge stati puramente trascendenti del misticismo degli Dei. Il Causale naturalmente, è il regno della cessazione immanifesta ed è la dimora del misticismo senza forma. Integrare tutto è misticismo non duale. Esamineremo tutti questi più alti reami transpersonali in questo libro, così che l'esatto significato sarà chiarito da un'ulteriore lettura).

L'importanza di questi tre (o quattro) stati naturali, è che ogni essere umano, non importa a quale fase, o struttura, o livello di sviluppo, ha a sua disposizione lo spettro generale della coscienza, dall'ego all'anima allo spirito, almeno come stati temporanei per la semplice ragione che tutti gli uomini sperimentano la veglia il sogno e il sonno.
Uno stato alterato di coscienza è uno stato di coscienza non normale o non ordinario, come gli stati indotti dalle droghe, le esperienze di vicinanza con la morte, e gli stati meditativi.
In un'esperienza di picco (un temporaneo stato alterato) una persona può momentaneamente sperimentare mentre è sveglia ogni stato naturale, dallo psichico, al sottile, al causale alla consapevolezza non duale, e questo spesso si mostra come diretta esperienza spirituale, come misticismo della natura, misticismo degli dei, misticismo senza forma, (vedi sotto).
Esperienze di picco possono accadere a individui in qualunque stadio di sviluppo.
La nozione che stati spirituali e transpersonali siano disponibili solo ai livelli più alti dello sviluppo è abbastanza scorretta. Sebbene i principali stati, grossolano, sottile causale e non duale, siano disponibili agli esseri umani virtualmente ad ogni livello di crescita, il modo in cui questi stati reami sono sperimentati e interpretati, dipende in un certo grado dal livello di sviluppo della persona che sta avendo l'esperienza di picco. Questo significa come ho suggerito in " A Sociable God", che noi possiamo creare una griglia dei tipi d'esperienze spirituali che sono generalmente disponibili agli individui a differenti diversi livelli di crescita. Per esempio, chiamiamo per semplicità gli stati più primitivi arcaico, magico, mitico, e razionale. Una persona ad ognuno di questi livelli può avere una temporanea esperienza di picco dello psichico o del sottile, del causale o del non-duale. Questo da una griglia di circa sedici tipi differenti d'esperienze spirituali.
Per fare alcuni esempi: una persona nella fase magica di sviluppo (che non può facilmente prendere il ruolo di un altro) può avere un'esperienza di picco a livello sottile (o, diciamo, d'unione radiante con Dio), in tal casi quella persona tenderà a sperimentare l'unione con Dio solo applicabile a se stessa (dal momento che non può prendere il ruolo di un altro e così comprendere che di fatto tutti gli uomini e gli esseri senzienti sono ugualmente uno con Dio. Tenderà quindi a soffrire di forte inflazione dell'io forse anche psicotica nelle sue dimensioni. Dall'altra parte una persona a livello mitico (che ha espanso la sua identità dall'egocentrico al socio-centrico, ma che è molto fondamentalista e prende le cose alla lettera) sperimenterà la sottile unione con Dio come una salvezza che è data non esclusivamente a lui (come fa l'egocentrico) ma esclusivamente a quelli che abbracciano quei particolari miti ("se vuoi essere salvato devi credere al mio Dio dea che è l'unica e la sola divinità"); così questa persona potrebbe diventare un fondamentalista nato due volte pronto a convertire l'intero mondo alla sua versione di un Dio rivelato. L'esperienza del livello sottile è molto reale e genuina ma deve essere portata da qualche parte, ed è portata in questo caso in una mente etnocentrica, fondamentalista d'appartenenza mitica, che drammaticamente limita e infine distorce i contorni del regno sottile (come fece ancor di più nella precedente fase egocentrica). Una persona a livello formale riflessivo tenderà a sperimentare la sottile unione con Dio in termini più basati sulla ragione, forse come deismo razionale o come terreno dell'essere demitologizzato e così via.
In altre parole una data esperienza di picco (o temporaneo stato di coscienza) è generalmente interpretata secondo il livello generale di sviluppo della persona che ha tale esperienza. Questo ci dà, come ho detto, una griglia di circa 16 tipi molto generici d'esperienze spirituali: stati psichici, sottili, causali e nonduali, manifestati in strutture arcaiche, magiche, mitiche e razionali. In "Sociable God" presento esempi di tutto questo e ne sottolineo l'importanza, ci torneremo più avanti in questo libro.
Ma tutte queste esperienze di picco, per quanto profonde, sono meramente stati transitori e passeggeri. Per fare in modo che avvenga un superiore sviluppo, questi stati temporanei devono diventare tratti permanenti. Lo sviluppo superiore comporta, in parte, la conversione di stati alterati in realizzazioni permanenti. In altre parole, i più alti raggiungimenti dell'evoluzione, i potenziali transpersonali che erano disponibili solo in stati temporanei della coscienza, si trasformano crescentemente in durevoli strutture della coscienza (da stati a tratti). E' qui, che gli stati meditativi diventano più importanti. Diversamente dagli stati naturali (che danno accesso agli stati psichico, sottile e causale, nel naturale ciclo del sonno, ma raramente durante la veglia o nella piena consapevolezza) e diversamente dalle esperienze di picco spontanee (che sono fugaci), gli stati meditativi offrono l'accesso ai regni superiori in modo deliberato e prolungato. Come tali, essi scoprono più stabilmente i livelli più alti del Grande Campo, gli alti livelli che eventualmente, con la pratica, diventano realizzazioni permanenti. In altre parole, gli stati psichici sottili causali e nonduali possono tutti diventare durevoli strutture nel proprio temperamento ed è per questo che i termini "psichico sottile causale e nonduale" sono usati per riferirsi alle strutture più alte del Grande Campo dell'Essere. Quando emergono permanentemente nello sviluppo di un individuo i loro potenziali, che una volta erano disponibili solo in stati passeggeri, diventano i durevoli contorni di una mente illuminata.


I LIVELLI DI BASE IN ALTRI SISTEMI

Come ho detto, gli schemi 2a e 2b mostrano il Grande Campo e le sue strutture o livelli di base come sono concepiti in alcuni sistemi diversi. Non affermo che tutte strutture, livelli onde sono identici, solo che condividono molte importanti somiglianze nello spazio dello sviluppo, e questo spazio dello sviluppo, come vedremo, è molto interessante e molto importante per una psicologia integrale.
Sembra che i più antichi di questi sistemi ebbero origine in India e dintorni, forse indietro nel tempo sino al primo e secondo millennio prima di Cristo (benché la tradizione proclami una data anche molto più antica). Il sistema dei chakra, gli involucri e gli stati dei Vedanta, i vijnana dei buddisti, i livelli vibratori dello shivaismo del Kashmir e la gerarchia supercosciente di Aurobindo, tutto ciò viene da questo fiume di ricerca sulla coscienza che è storicamente insuperato. Poco dopo, forse per una migrazione (ma probabilmente per l'esistenza universale di questi potenziali), il fiume della Mesopotamia e del Medio Oriente incomincia il suo possente viaggio, che includerà affluenti persiani, nord-africani, palestinesi e greci. Il più influente di questi si manifesterà con le tradizioni neoplatoniche e sarà rappresentato dalle correnti di Plotino, la cabala il sufismo e il misticismo cristiano (tutti rappresentati negli schemi).
Benché sia di moda tra coloro che abbracciano il relativismo pluralistico bandire la filosofia perenne (e qualunque cosa sia definito "universale" se non le loro stesse universali affermazioni sull'importanza del pluralismo), uno sguardo meno condizionato mostrerà l'evidenza di uno stupefacente insieme di somiglianze generali tra le più grandi tradizioni di saggezza del mondo. Perché questo dovrebbe sorprenderci? Il corpo umano ovunque fra crescere 206 ossa, due reni ed un cuore; la mente umana ovunque crea le capacità per immagini simboli e concetti. Allo stesso modo sembra che lo spirito umano ovunque crei intuizioni del Divino, e anche queste, nel profondo e non in superficie, mostrano aspetti con molte somiglianze. Certe tradizioni sono state più complete, altre sono state più precise. Ma, mettendole tutte insieme, otteniamo una mappa generale delle possibilità umane con uno spettro incredibilmente ampio.
A questo punto chi è a disagio nel concepire livelli e fasi, tende a diventare sospettoso e a domandarsi se la coscienza e il suo sviluppo siano veramente una serie lineare di fasi monolitiche, che procedono una dopo l'altra come in una scala? La risposta è assolutamente no. Come vedremo queste onde di base del Grande Campo sono semplicemente i livelli generali attraverso i quali numerosi differenti linee e correnti di sviluppo fluiranno, come le emozioni, i bisogni, l'identità dell'io, la morale e le realizzazioni spirituali e così via, ognuna procedendo a suo modo e con la propria dinamica. Lo sviluppo complessivo non è affatto una questione lineare simile ad una scala. E' un fluido mescolarsi di molte correnti attraverso queste onde di base. Esamineremo presto molte di queste correnti. Prima dobbiamo finire il nostro resoconto sulle onde di base e il loro emergere.


I TEMPI DELL'EMERGERE DELLE ONDE DI BASE

Nella colonna estrema sinistra dello schema 3a, ho incluso l'età media dell'emergere delle strutture di base della coscienza fino alla mente formale. La ricerca suggerisce che le età sono relativamente simili nella maggior parte della gente del mondo d'oggi, semplicemente perché, io ho ipotizzato, lo sviluppo collettivo o l'evoluzione generale ha raggiunto il livello formale (mentre livelli più alti del formale che l'evoluzione collettiva non ha ancora raggiunto, devono essere conquistati con il proprio sforzo personale, in parte perché questi sono potenziali da sviluppare e non condizioni già disponibili).
Le tradizioni spesso dividono il viaggio della vita nelle "Sette età di una persona" dove ogni età coinvolge l'adattamento ad uno dei sette livelli di coscienza (come i sette chakra: fisico, emozionale-sessuale, mentale inferiore medio, alto, anima e spirito) ed ognuno dei sette livelli si dice prenda sette anni. Così i primi sette anni della vita, coinvolgono l'adattamento al regno fisico (specialmente cibo, sopravvivenza e sicurezza). I secondi sette anni coinvolgono l'adattamento alla dimensione emozionale-sessuale-sentimentale (che culmina nella maturità sessuale o pubertà). I terzi sette anni della vita (tipica l'adolescenza) coinvolge l'emergere della mente logica e l'adattamento alle sue nuove prospettive. Questo ci porta circa ai ventuno anni, momento in cui molti individui tendono ad arrestare il loro sviluppo. Ma se lo sviluppo continua, ogni ulteriore periodo di sette anni dà la possibilità di un nuovo e più alto livello d'evoluzione della coscienza, così nello schema 3a ho fatto una lista tra parentesi di queste cime generali vicino alle più grandi strutture di base. Certo queste sono generalizzazioni più ampie con abbondanti eccezioni ma sono almeno suggestive. Perché sette età e non diciamo dieci? Di nuovo esattamente come dividiamo e suddividiamo il numero dei colori di un arcobaleno, è largamente un fatto di scelte. Comunque i filosofi e gli psicologi del perenne, hanno trovato che, non importa quante minute suddivisioni possiamo fare per dei diversi propositi (per esempio trenta per molte specifiche dettagliate fasi di certi tipi di meditazione), tuttavia ha senso parlare di un raggruppamento funzionale delle onde di base del Grande Campo. Cioè ha senso il modo in cui i livelli e sublivelli possono essere raggruppati (ad esempio: quark, atomi molecole e cristalli, sono tutti materiali e non biologici, nessuno di loro può riprodursi sessualmente). Allo stesso modo c'è un senso nel riunire i livelli e sublivelli mentali (immagini, simboli concetti e regole) che sono tutti mentali e non ad esempio, psichici o sottili. In altre parole, anche se si può trovare utile in certe occasioni distinguere dozzine (o persino centinaia) di piccole gradazioni nei colori di un arcobaleno, c'è anche una buona ragione per affermare che basilarmente ci sono sei o sette principali colori nella maggior parte degli arcobaleni.
Questo è quello che intende la filosofia perenne con "le sette età di una persona" o i sette principali chakra o strutture di base. Per varie ragioni io ho travato che benché circa un paio di dozzine di strutture di base può essere rapidamente identificato (dalla sensazione alla percezione, exocept, impulso, immagine, simbolo edocept, concetto regola) non di meno possono essere condensate dai sette ai dieci raggruppamenti funzionali che riflettono facilmente fasi riconoscibili (come vedremo in questo volume). Questi raggruppamenti delle strutture di base le rappresento con nomi molto generici che sono nelle colonna sinistra di tutti gli schemi: (1) senso motorio, (2) emozionale fantasmatico (o emozionale sessuale) (3) mente rappresentativa simile a preoperativa o "preop" (4) la mente della regola e del ruolo simile al concreto operativo o "conop" (5) riflessivo formale (simile a operativo formale o "formop") (6) Vision Logic o pensiero sintetico integrato (7) psichico (8) sottile (9) causale e (10) non duale. Di nuovo queste sono semplici generalizzazioni orientative ma ci offrono un modo conveniente per confrontarci con un gran numero di dati ed evidenze. Ma nessuna di queste generalizzazioni ci impedirà di usare mappe che possono essere più dettagliate o semplificate secondo le necessità del caso.


LO SVILUPPO COGNITIVO E IL GRANDE CAMPO DELL'ESSERE

Il Grande Campo è propriamente una grande olarchia dell'essere e del conoscere: livelli di realtà e livelli di conoscenza di questi livelli. Cioè i filosofi del perenne trovano importante sia l'ontologia che l'epistemologia come inseparabili aspetti delle grandi ombre della realtà. La modernità trovò necessario differenziare l'ontologia dall'epistemologia, e ciò sarebbe stata una cosa molto positiva se la modernità e la postmodernità avessero completato lo sviluppo ed integrato queste differenziazioni, mentre ciò che accadde fu invece che queste differenziazioni si separarono completamente; e la modernità, confidando solo nella sua isolata soggettività, abbracciò soltanto l'epistemologia, mentre l'ontologia cadde nel buco nero del soggettivismo per non essere più ascoltata.
La Grande Catena per il grado di riconoscimento che avuto dalla modernità, diventò solamente una gerarchia di livelli di conoscenza, in altre parole una gerarchia cognitiva come quella studiata da Piaget. Questo non è tanto sbagliato quanto terribilmente parziale, perché è un lasciar fuori i livelli di realtà che darebbero il terreno alla conoscenza (o, altrettanto tristemente riconoscere solo il livello sensomotorio della realtà, al quale ogni conoscenza deve essere fedele per poter essere giudicata "vera"). Tuttavia, per il momento, mettiamo a fuoco solo la cognizione, e poiché è certamente vero che la Grande Catena è parte del grande spettro della coscienza, la domanda allora è: negli individui la Grande Catena è la stessa cosa che lo sviluppo cognitivo?
Non esattamente. Per incominciare, certamente si può pensare al Grande Campo anche come il grande spettro della coscienza, che, in effetti, è. Una delle definizioni del dizionario del termine "cognitivo" è "in relazione alla coscienza", quindi in ogni modo si può pensare nei termini del dizionario allo sviluppo del Grande Campo (che negli individui comporta lo sviluppo di più alti e più ampi livelli di consapevolezza) come fosse in generale simile allo sviluppo cognitivo, sino a che comprendiamo che "cognizione o coscienza" vanno dal subconscio, al conscio al superconscio, e questo include modalità interiori di consapevolezza altrettanto come modalità esteriori.
Il problema, come dicevo, è che "cognizione" nella psicologia occidentale cominciò ad avere un significato ristretto che escludeva la maggior parte di quanto sopra. Finì col significare la percezione d'oggetti esteriori. Ogni tipo di coscienza o consapevolezza (nel senso più ampio) fu quindi esclusa (per esempio le emozioni, sogni, visioni creativi, stati sottili ed esperienze di picco). Se il contenuto della coscienza non era una sorta d'oggetto obiettivo ed empirico (una roccia, un albero, una macchina, un organismo), allora quella coscienza si diceva non possedesse validità cognitiva e fu così per tutti questi interessanti e importanti modi della coscienza.
Nelle mani di gente come Piaget, il significato di cognizione fu ristretto ancora di più a tipi d'operazioni logico matematiche che si considerò fossero la base di tutte le altre linee di sviluppo e in tutti gli altri dominii. A questo punto, il termine coscienza come "cognizione" è stata ridotto al percepire null'altro che le piatte e vaghe superfici degli oggetti empirici (quello che noi chiameremo "flatland"). Detto in modo semplice, qualunque consapevolezza che vedesse qualcos'altro rispetto al mondo del materialismo scientifico, non era una vera consapevolezza, non era una vera cognizione.
In questo senso, lo sviluppo degli individui nel Grande Campo non è per niente uno sviluppo "cognitivo". E tuttavia, se guardiamo un po' più vicino allo schema di Piaget, e a quello che i successivi psicologi hanno inteso con "sviluppo cognitivo", possiamo trovare somiglianze molto interessanti (e molto importanti), se pur limitate.
Prima di tutto gli studi psicologici occidentali dello sviluppo cognitivo implicano ancora lo studio di qualche tipo di coscienza, seppure a volte ristretta e ridotta. In ogni modo, ciò che Piaget studiò come pensiero formale operativo, che fu concepito come una struttura matematica (i raggruppamenti INRC), è un modo legittimo per sezionare il flusso della coscienza a quel punto, ma difficilmente esauriscono tutte le foto della coscienza che si possono scattare in quella particolare curva del fiume. Esistono numerose altre prospettive valide per definire la coscienza a questo livello, dalla presa del ruolo agli stili epistemologi, alle visioni del mondo, alle spinte morali. Ma, focalizzandosi sullo sviluppo cognitivo Piaget almeno illuminò l'importanza centrale dello sviluppo della coscienza, anche se in modo limitato.
Il fatto importante è che quando sono studiate le specifiche linee di sviluppo, come lo sviluppo morale, lo sviluppo dell'io e lo sviluppo del ruolo, è stato quasi sempre constatato che lo sviluppo cognitivo è necessario (ma non sufficiente) per questi diversi sviluppi. In altre parole, prima che si possa sviluppare la morale o la prospettiva dell'io o l'idea di una buona vita, si deve essere capaci, in primo luogo, di concepire consciamente questi vari elementi. La coscienza è perciò necessaria, ma non sufficiente, per questi altri sviluppi.
Ed è questa esattamente la pretesa dei teorici del Grande Campo. I livelli del Grande Campo (le strutture di base della coscienza) sono i livelli attraverso i quali le linee di sviluppo procedono e senza le onde di base non c'è nulla per le varie barche su cui galleggiare. Questo perché le strutture di base (se concepite come gli involucri del Vedanta, i livelli di coscienza del Mahayana, i livelli ontologici dello Sefirot della Kabala, o le fasi della crescita dell'anima verso dio nel Sufismo) sono la spina dorsale, lo scheletro essenziale su cui si agganciano molti altri sistemi.
Sebbene essi non possano essere equiparati, lo sviluppo cognitivo (come studiato dagli psicologi occidentali) è forse la cosa più vicina alla Grande Catena o allo spettro della coscienza (almeno sino ai livelli della mente formale; oltre i quali molti ricercatori occidentali non riconoscono nessuna altra forma di coscienza). Per questa ragione, e tenendo sempre presente le molte caratteristiche e limiti, alcune volte uso i termini cognitivi come conop e formop, per descrivere delle strutture di base. Poiché lo sviluppo cognitivo ha un significato molto specifico e ristretto nella psicologia occidentale, la considero una linea di sviluppo separata dalle strutture di base (così che noi possiamo preservare la ricchezza ontologica degli oloni di base e non ridurli alle categorie cognitive occidentali). Gli schemi 3a e 3b sono correlazioni delle strutture di base con le fasi cognitive come sono espresse dai diversi ricercatori moderni. Uno degli articoli più interessanti in questi schemi è il numero degli psicologi occidentali che basandosi su dei dati ampiamente empirici e fenomenologici hanno scoperto numerosi stadi di sviluppo postformale, cioè fasi di sviluppo cognitivo oltre la razionalità lineare, (per esempio oltre il pensiero formale operativo o formop). Sebbene il termine "postformale" si riferisca a qualunque e ad ogni fase oltre il formop, è di solito usato soltanto per fasi mentali e personali e non sovramentali e transpersonali. In altre parole, per molti dei ricercatori occidentali il termine "postformale" si riferisce alla prima delle principali fasi oltre il formop che io chiamo Vision Logic (pensiero sintetico integrato). Come mostrato negli schemi 3a e 3b molti ricercatori hanno trovato da due a quattro fasi di cognizione postformale e pensiero sintetico integrato (Vision Logic). Queste fasi postformali si muovono oltre le fasi formale/meccanicistica del primo formop in varie fasi di relatività, sistemi pluralistici, contestualismo, primo pensiero integrato Vision Logic, e da qui in fasi pensiero metasistemico, integrato, unificato, dialettico e olistico (dal medio al tardo vision logic). Ciò ci dà un quadro delle dimensioni del mentale superiore come spazi dinamici, in sviluppo, dialettici e integrati.
In ogni modo, pochi di questi ricercatori si muovono in un regno transmentale (di eventi psichici, sottili, causali o nonduali, transrazionali e transpersonali) sebbene molti di loro hanno sempre più contatti con questi livelli più alti. Per i confini di questi livelli, dobbiamo spesso riferirci, ancora una volta, ai grandi saggi e ai contemplativi, come è chiarito in molti degli schemi.
A questo riguardo, è ancora in atto una disputa molto scottante, se le stesse fasi spirituali/transpersonali, possano essere considerate come livelli più alti di sviluppo cognitivo. La risposta, credo, dipende da ciò che s'intende per "cognitivo". Se significa quello che la maggior parte degli psicologi occidentali intendono, una conoscenza mentale e concettuale degli oggetti esteriori, le fasi più alte o spirituali non sono cognitivo mentali, poiché spesso sono sovramentali, transconcettuali e non esteriori. Se per "cognitivo" intendiamo "conoscenza in generale", includendo gli stati del superinconscio, molte delle esperienze spirituali più alte allora sono cognitive. Ma gli stati spirituali e transpersonali hanno anche molti altri aspetti, come i più alti affetti, aspetti morali e senso di sé, che anche con un'amplificazione del termine cognitivo, non sono puramente cognitivi. Comunque, il termine "cognitivo" nel suo più ampio senso, significa "coscienza", e i diversi sviluppi cognitivi sono un'importante parte dell'intero spettro dell'Essere e del Conoscere.


LA LINEA COGNITIVA

Negli schemi 3a e 3b sono elencati alcuni dei più conosciuti e influenti ricercatori dello sviluppo cognitivo. Gli studi di Piaget, sono ovviamente basilari. Anche con tutti i suoi limiti, il contributo di Piaget rimane fondamentale; è certamente una delle ricerche psicologiche più significative di questo secolo. Egli ha aperto uno straordinario numero di strade alla ricerca; seguendo il lavoro pionieristico di James Mark Baldwin (vedi sotto), Piaget ha dimostrato che ogni livello dello sviluppo ha una diversa visione del mondo, con differenti percezioni, modi di spazio e tempo, e motivazioni morali (scoperte dalle quali dipenderà il lavoro di altri ricercatori da Maslow a Kohlberg a Loevinger a Gilligan); ed ha mostrato che la realtà non è semplicemente un dato di fatto ma, in molti importanti modi, qualcosa di costruito (lo strutturalismo che rese possibile il poststrutturalismo); il suo methode clinique sottopose il risveglio della consapevolezza a investigazione meticolosa, e ciò portò letteralmente a centinaia di nuove scoperte; le sue ricerche psicologiche ebbero immediata influenza su tutto, dall'educazione alla filosofia (Habermas, tra molti altri, gli deve molto). Pochi sono i ricercatori che possono affermare altrettanto.
Le maggiori lacune di Piaget, (secondo l'opinione della maggior parte degli studiosi d'oggi), consistono nel fatto che egli concepiva lo sviluppo cognitivo (studiato con competenza matematica) come fosse la sola e maggior linea di sviluppo, mentre si è raccolta abbondante evidenza che numerose differenti linee (come: io, morale, affettiva, interpersonale, artistica, ecc.) possono svilupparsi in un modo relativamente indipendente. Nel modello che presento, per esempio, la linea cognitiva è solo una del paio di dozzine di linee di sviluppo che presento, nessuna delle quali in quanto linea, può pretendere la preminenza. (Esamineremo queste altre linee nel prossimo capitolo).
Ma, per la linea cognitiva stessa, il lavoro di Piaget è ancora molto notevole e dopo circa tre decadi d'intensa ricerca transculturale l'evidenza è virtualmente unanime: le fasi di sviluppo sino al formale operativo sono universali e transculturali. Per fare solo un esempio "Lives Across Cultures: cross cultural Human Development" è un libro di testo molto rispettato scritto da una prospettiva apertamente liberale (spesso sospettosa di livelli universali). Gli autori (Harry Gardiner, Jay Mutter, e Corinne Kosmitzki) riassumono attentamente l'evidenza dei livelli di Piaget di sensomotorio, preoperativo, concreto-operativo e operativo formale. Essi hanno trovato che i contesti culturali qualche volta possono alterare il ritmo dello sviluppo o l'enfasi di alcuni aspetti delle fasi, ma non i livelli stessi o la loro validità transculturale.
Così riportano per quanto riguarda il sensomotorio: "Infatti le caratteristiche qualitative dello sviluppo sensomotorio rimangono praticamente identiche in tutti i bambini studiati sino ad ora nonostante le profonde differenze dei loro contesti culturali." Riguardo allo sviluppo preoperativo e operativo concreto con una ricerca basata su un enorme numero di studi includendo nigeriani, zambiani, iraniani, algerini, nepalesi, cingalesi, Indio amazzonici, e aborigeni australiani: "Che cosa possiamo concludere da questo vasto materiale di ricerca transculturale? In primo luogo il sostegno all'universalità delle strutture e operazioni alla base dello sviluppo del periodo preoperativo è molto convincente. In secondo luogo, le caratteristiche qualitative dello sviluppo concreto operativo (sequenza di fasi e stili di ragionamento) appaiono universali (benché) il livello di sviluppo cognitivo non è uniforme ma dipende da fattori eco-culturali". Benché gli autori non usino esattamente i miei stessi termini, essi concludono che le caratteristiche profonde dei livelli sono universali, ma gli aspetti superficiali dipendono fortemente da fattori ambientali, culturali ed ecologici (come più tardi chiariremo, tutti e quattro i quadranti sono implicati nello sviluppo individuale). "In fine, appare chiaro che, benché il livello e il ritmo di sviluppo delle abilità nel quale il bambino si muove attraverso il periodo preoperativo di Piaget dipenda da esperienze culturali, i bambini nelle diverse società tuttavia ancora procedono nelle sequenze che lui aveva previsto."
Una percentuale minore sulla massa di individui in qualunque cultura (asiatica, africana, americana o altro) raggiunge il livello formale di cognizione operativa, e la ragione per spiegarlo può variare. Può essere, come io credo, che l'operativo formale sia veramente uno stadio più alto che quindi pochi lo raggiungono. Può darsi che l'operativo formale sia una genuina abilità e non un autentico livello, come credono gli autori (solo alcune culture enfatizzano l'operativo formale e quindi l'insegnano). L'evidenza per l'esistenza della fase formale di Piaget è quindi forte, ma non decisiva. Tuttavia, quest'aspetto viene spesso usato per scartare tutti i livelli di Piaget, mentre una conclusione corretta, sostenuta da enorme evidenza è che tutte le fasi sino all'operativo formale è stato adeguatamente dimostrato che sono universali e transculturali.
Io credo che le fasi del e oltre l'operativo formale sono anch'esse universali incluso il pensiero integrato (Vision Logic) e le generali fasi transrazionali e presenterò sostanziale evidenza di ciò procedendo. Nello stesso tempo, come vedremo quando giungeremo alla discussione della spiritualità nell'infanzia (Capitolo 11) le prime fasi sono esattamente quelle che gli studi di Piaget hanno portato ad evidenza transculturale. Ciò, credo, ci permetterà di vedere queste fasi iniziali in una luce più accurata.
Come per la stessa linea cognitiva, uno studio generale è stato fruttuosamente portato avanti da Michael Commons e Francis Richards, Kurt Fisher, Juan Pasqual-Leone, Robert Stemberg, Gisela Labouvie-Vief, Herb Koplowiz, Michael Basseches, Philip Powell, Suzanne Benack, Patricia Arlin, Jan Sinnott e Cheryl Armon, per nominare solo i più importanti (che ho presentato negli schemi).
Benché ci siano significative differenze tra questi ricercatori, ci sono anche molte profonde assomiglianze. La maggior parte di loro ha trovato che lo sviluppo cognitivo si muove attraverso tre o quattro fasi maggiori (con numerosi sottolivelli): sensomotorio, concreto, formale e postformale. Le fasi sensomotorie di solito si sviluppano nei primi due anni di vita, e si concludono con la capacità di percepire oggetti fisici. La cognizione quindi lentamente inizia a rappresentare questi oggetti con nomi simboli e concetti. Questi simboli e concetti primitivi tendono a soffrire di vari tipi di inadeguatezza (oggetti simili e predicati sono confusi; che c'è più acqua in un bicchiere alto che in uno basso anche se è la stessa acqua; i concetti sono confusi con gli oggetti che li rappresentano, e così via). Queste inadeguatezze portano a vari tipi di pensiero a indirizzo magico e a credenze mitiche. Ed è per questo che in tutti gli schemi si vedrà che molti ricercatori si riferiscono a queste fasi con nomi come: magico, animistico, mitico e così via. Ciò non sta a significare che tutto il magico e tutti i miti siano solo primitive inadeguatezze cognitive, ma alcune chiaramente lo sono, se mangio l'occhio del gatto vedrò come un gatto, una zampa di coniglio porta buona fortuna, se non mangio i miei spinaci Dio mi punirà, ecc. C'è un mondo di differenza tra i simboli mitici considerati come concretamente veri, Gesù è veramente nato da una donna biologicamente vergine? La terra davvero riposa su di un serpente Indù? Lao Tzu aveva davvero 900 anni al momento della nascita? e i simboli mitici infusi di metafore così che le prospettive che emergono solo con la coscienza formale e postformale. Se non è indicato diversamente, quando uso la parola "mitico" mi riferisco a preformale: concrete letterali immagini mitiche e simboli, alcuni aspetti dei quali sono infusi di fatto, di inadeguatezze cognitive, perché questi miti considerano fatti empirici molte cose che possono essere empiricamente confutate, il vulcano erutta perché è personalmente arrabbiato con te; le nuvole si muovono perché ti seguono. Queste credenze mitiche preformali, come hanno notato studiosi come Piaget e Campbell, sono sempre egocentricamente polarizzate e credute in modo letterale e concreto.
Per la stessa ragione, queste prime fasi sono indicate con nomi come preconvenzionale, preoperativo, egocentrico e narcisista. Poiché i bambini nelle fasi sensomotorie e preoperative, non possono ancora facilmente e pienamente mettersi nel ruolo altrui, sono imprigionati nelle loro prospettive. Questo narcisismo è normale ed è un sano aspetto di queste fasi iniziali, e può causare problemi solo se queste fasi non sono sostanzialmente superate (come vedremo).
Lo sviluppo di queste prime fasi è generalmente in accordo, con il fatto che quando la capacità cognitiva cresce, la coscienza inizia a relazionarsi e a operare nel mondo sensomotorio con più accuratezza, sia questo il suonare il violino o l'imparare a organizzare delle classi secondo la loro dimensione (anche se rime ancora nella coscienza molta "fedeltà a realtà mitiche"). Le operazioni concrete sono portate avanti attraverso schemi e regole che tra l'altro permettono all'io in questa fase di adottare diversi ruoli nella società, e così muovere dal regno egocentrico-preconvenzionale al regno sociocentrico convenzionale.
Man mano che la coscienza si sviluppa ulteriormente e si approfondisce, queste categorie concrete iniziano ad essere più generalizzate e più astratte (nel senso di poter essere applicate a più e più situazioni) e così più universali. La coscienza operativo formale può quindi iniziare a sostenere un orientamento postconvenzionale verso il mondo, liberandosi in diversi modi il mondo etnocentrico e sociocentrico del pensiero concreto (e di appartenenza mitica).
Benché sottoposto all'assalto di studi culturali anti occidentali (con un forte pregiudizio relativistico) "razionalità" è diventato un termine peggiorativo, è in effetti la sede di uno straordinario numero di risultati e competenze (comprese le capacità utilizzate da critici antirazionali). La razionalità (o la ragione nel senso più ampio) implica, in primo e principale luogo, la capacità di prendere delle prospettive diverse (perciò Jean Gebser la chiama "ragione prospettica"). Secondo la ricerca di Susanne Cook Gruter il pensiero preoperativo ha solo una prospettiva di prima persona (egocentrica); il pensiero concreto operativo aggiunge le prospettive della seconda persona (sociocentrico), e il pensiero formale operativo va oltre e aggiunge la prospettiva della terza persona (che permette non soltanto la precisione scientifica, ma anche giudizi imparziali postcovenzionali, cosmocentrici di giustizia e assistenza). Così la ragione può regolare le norme di una cultura sottoponendole alla critica basata su principi universali di giustizia (non etnocentrici).
La razionalità prospettica essendo altamente riflessiva permette di sostenere l'introspezione. Ed è la prima struttura che può immaginare i mondi del "come se" e "che cosa se": diventando un vero sognatore creativo. Altrettanto importante della razionalità formale è l'esistenza di livelli di coscienza postformali che tutte queste ricerche confermano, una più alta ragione, che contempla ancor più prospettive (secondo Cook-Gruter la quarta e quinta persona). Mettendo assieme prospettive multiple senza privilegiarne eccessivamente alcuna è ciò che Gasber chiamò integral-aperspectival (integrale aprospettico), che coinvolge un ulteriore approfondimento verso una coscienza cosmocentrica e postconvenzionale. C'è accordo generale che questi sviluppi postformali (o Vision Logic) implicano almeno due o tre fasi maggiori. Crescendo oltre il formalismo universale astratto (dal formale operativo), la coscienza si muove prima in una comprensione di relatività dinamica e pluralismo (inizio del pensiero integrato, vison logic), e quindi oltre nella coscienza dell'unità e dell'olismo, della dialettica dinamica o integralismo universale (metà o tardo vison logic), e tutto può essere riconosciuto chiaramente negli schemi 3a e 3b (e altri che discuteremo più tardi).
Per olistici che siano questi sviluppi del Vision Logic sono ancora sviluppi del reame mentale. Sono le più alte realizzazioni del regno mentale, questo è certo, ma oltre loro giacciono sviluppi supermentali e propriamente transrazionali. Per questo ho incluso Sri Aurobindo and Charles Alexander come esempi di ciò che deve comprendere un modello dello sviluppo cognitivo a tutto spettro. (Nel capitolo 9 investigheremo questa linea cognitiva nel suo movimento dal grossolano al sottile al causale). E' da notare che Aurobindo ha usato termini decisamente cognitivi per quasi tutti i suoi livelli: mente superiore, mente illuminata, sovramentale, supermente e così via. In altre parole lo spettro della coscienza è in parte lo spettro della cognizione genuina, usando la parola cognizione nel senso più ampio. Ma non è solo quello, ed è per questo che anche Aurobindo inserisce i più alti affetti, la morale, i bisogni e le identità del sé in questi più alti livelli. Ma la sua posizione generale è abbastanza simile: lo sviluppo cognitivo è primario ed è necessario (ma non sufficiente) per questi ulteriori sviluppi.


RIASSUNTO

Questa dunque è una breve introduzione ai livelli di base del Grande Campo dell'Essere. Il Grande Campo è semplicemente un grande nido morfogenetico che offre uno spazio di sviluppo nel quale i potenziali umani possono realizzarsi. I livelli di base del Grande Campo sono le onde di base di tale sviluppo: dalla materia al corpo alla mente all'anima e allo spirito. Abbiamo visto che questi livelli di base possono essere divisi e suddivisi in molti modi legittimi. Gli schemi offrono circa sedici onde nello spettro generale della coscienza, ma queste possono essere condensate o estese in numerosi modi, come vedremo in questo lavoro.
Attraverso queste onde principali del grande Fiume scorrono un paio di dozzine di differenti correnti di sviluppo, tutte navigate dal sé nel suo viaggio straordinario dalla polvere al Divino.

Capitolo 2




LINEE E CORRENTI DI SVILUPPO

Attraverso questi livelli od onde principali del Grande Campo scorrono un paio di dozzine di linee o correnti di sviluppo, relativamente indipendenti. Queste differenti linee di sviluppo includono la morale, gli affetti, l'identità, la psicosessualità, la cognizione, le idee del bene, il ruolo, le capacità "socio emotive" (la creatività, l'altruismo, e diverse linee che possono essere chiamate "spirituali" (l'assistenza, l'apertura, il riguardo, la fede, e le fasi della meditazione) gioia, competenza nel comunicare, modi dello spazio tempo, confronto con la morte, bisogni, visioni del mondo, competenza logico matematica, capacità cinestetiche, identità sessuale ed empatia, per nominare solo alcune delle principali linee di sviluppo delle quali abbiamo evidenza empirica. Le linee sono relativamente indipendenti e ciò significa che, in gran parte, esse possono svilupparsi indipendentemente una dall'altra, a differente andatura, con differenti dinamiche con differenti programmi di attuazione. Una persona può essere molto avanti su certe linee, media in altre, e ancora indietro su altre, tutto nello stesso tempo. Perciò lo sviluppo generale, la somma totale di tutte queste differenti linee, non mostra per niente una sequenza di sviluppo lineare. (Ed è questo che ha distrutto infine lo schema di Piaget.) Comunque la maggior parte delle ricerche ha continuato a confermare che anche ogni linea di sviluppo tende a svilupparsi in un modo sequenziale olarchico: i livelli superiori d'ogni linea tendono a svilupparsi ed incorporare le fasi precedenti, nessuna fase può essere tralasciata, e le fasi emergono in un ordine che non può essere variato dal condizionamento culturale o dal rinforzo sociale. Per ora, una considerevole evidenza suggerisce che ciò è vero per tutte le linee di sviluppo che ho menzionato.
Per esempio, nel molto noto libro "Livelli Superiori dello Sviluppo Umano" Higher Stages of Human Development, edito da C. Alexander e. Langer, viene presentato il lavoro di 13 psicologi dello sviluppo dei livelli più alti, inclusi Piaget, Kohlberg, Gilligan, K. Fischer, H. Gardner, K. Pribram e R. Kegan, e di questi tredici ognuno eccetto uno o due casi, presentano modelli in parte gerarchici, includendo Gilligan per lo sviluppo femminile. Le conclusioni si basano su una gran massa di dati sperimentali e non solo speculazioni teoriche. Questo non vuol dire che queste linee di sviluppo sono solo gerarchiche, molti loro aspetti non lo sono (vedi sotto). Ma aspetti cruciali di tutte appaiono essere fortemente gerarchici. Inoltre c'è un consenso generale sul fatto che, non importa quanto le linee siano differenti, non solo la maggior parte di loro si sviluppa gerarchicamente, ma lo fa attraverso la stessa sequenza di onde principali che includono: la fase fisica, sensomotoria, preconvenzionale, una fase di azione concreta, convenzionale, basata su regole, e una fase più astratta postconvenzionale. Nell'imparare a suonare uno strumento musicale, per esempio, dapprima si prende lo strumento e s'impara a relazionarsi con lui in modo sensomotorio. Poi s'impara a suonare uno o due brani facili, gradualmente imparando le operazioni concrete e le regole per usare lo strumento. Quando si diventa abili nel suonare accordi e scale musicali, l'abilità diventa più astratta, e uno può progressivamente applicare le capacità astratte a nuovi e differenti brani. Quasi tutte le linee, dal cognitivo, all'ego, sino all'affettivo, morale e cinestetico, procedono attraverso queste tre principali fasi. Se accettiamo il fatto che ci possono essere ancor più alti livelli di sviluppo e se semplicemente li chiamiamo tutti "post-postconvenzionali" avremo allora quattro fasi, livelli o onde principali attraverso cui procedono la maggior parte delle linee di sviluppo: sensomotorio, convenzionale, postconvenzionale e post-postconvenzionale (precon, con, postcon, post-postcon). E che cosa sono queste quattro onde se non una versione semplificata del Grande Campo dell'Essere, in movimento dal corpo (sensomotorio) alla mente (convenzionale e postconvenzioanle) allo spirito (post postconvenzionale)? Certamente queste quattro fasi principali sono solo un succinto riassunto di quanto è emerso dalla ricerca, nella maggioranza dei casi, ad esempio cognizione, io e morale, lo sviluppo passa attraverso cinque, sei, sette anche più fasi, e virtualmente in ogni caso queste fasi fin dove arrivano, sono comparabili, negli aspetti generali, ai livelli del Grande Campo dell'Essere. In altre parole, la ragione per cui la maggior parte delle linee di sviluppo procede attraverso l'invariabile ed universale sequenza olarchica dipende dal fatto che stanno seguendo l'universale Grande Olarchia dell'Essere, seguono cioè, un generale campo morfogenetico come così chiaramente suggerito dagli schemi. Il Grande Campo è basilarmente quel generale campo morfogenetico o spazio di sviluppo. Rappresenta semplicemente alcune delle onde di base della realtà disponibile agli individui, e quando diversi talenti e capacità emergono negli individui essi tendono a seguire, per la maggioranza dei casi, i contorni del Grande Campo, e migrano attraverso quello spazio evolutivo. Di nuovo ripeto che quei livelli non sono scavati nel cemento o fatti di pietra, sono soltanto alcune delle correnti più forti nel fiume della vita, quando dei pezzi di legno sono buttati in quel fiume, tendono a seguire le correnti che già vi operano. Allo stesso modo accade per i potenziali umani che emergono nel processo di sviluppo: tendono a seguire le correnti del Grande Fiume della Vita, seguono le onde della Grande Olarchia. Questo è comunque quanto la preponderante evidenza empirica ha consistentemente suggerito. Ma, per tornare ad un punto altrettanto importante: le varie correnti, anche migrando attraverso un simile campo lo fanno in modo relativamente indipendente. Una persona può essere molto evoluta su certe linee, media in altre e carente in altre. Questo significa, come ho detto, che lo sviluppo nel complesso non segue alcuna sequenza lineare.
Questo può essere rappresentato nella figura 2 che è quello che chiamo uno "psicogramma integrale".


Il livelli nel Grande Campo sono mostrati sull'asse verticale, e attraverso questi livelli corrono le diverse linee (Circa un paio di dozzine, ne presento cinque come esempio: cognizione, morale, interpersonale, spirituale e affettiva. Ho indicato lo "spirito" sia come livello più alto e come linea separata di sviluppo, riflettendo le due più comuni definizioni di "spiritualità".) (vedi Cap. 10).
Poiché il Grande Campo è effettivamente un olarchia (fig 1) si può più accuratamente rappresentare lo psicogramma integrale come nella fig. 3.




Ciò non significa che tutti, o almeno la maggior parte degli importanti aspetti dello sviluppo siano gerarchici. Nel mio sistema ogni struttura di base o onda in realtà consiste sia di gerarchie (di crescente capacità olistica) che di eterarchie (o di interazioni non gerarchiche tra elementi mutuamente equivalenti). La relazione tra livelli è gerarchica, con ogni livello superiore che trascende ed include i precedenti, ma non viceversa (le molecole contengono atomi ma non viceversa, le cellule contengono molecole ma non viceversa, le frasi contengono parole ma non viceversa; e questo "non viceversa" stabilisce una gerarchia asimmetrica di crescente capacità olistica, (e ciò significa semplicemente che il superiore abbraccia la precedente, ma non viceversa, cosicché il superiore è più olistico e ampio). Ma, all'interno di ogni livello, la maggior parte degli elementi esiste come schemi mutualmente equivalenti e reciprocamente interagenti. Gran parte dello sviluppo, almeno una metà, implica vari tipi di processi, non gerarchici, di articolazione e applicazione della competenza. Questi processi non gerarchici, naturalmente, non sono indicati negli schemi, che mettono a fuoco il movimento migratorio dello sviluppo, ma la loro profonda importanza non dovrebbe per questo essere dimenticata.
L'olarchia, nel modo in cui uso questo termine, include un equilibrio tra gerarchia (livelli qualitativamente ordinati) e eterarchia (dimensioni mutualmente collegate). I teorici che hanno cercato di usare solo una o l'altra di questi tipi di relazioni, hanno del tutto fallito nel tentare di spiegare lo sviluppo. Torneremo alla natura delle correnti di sviluppo e porteremo numerosi esempi. Ma prima guardiamo il sé che sta navigando queste correnti.


Capitolo 3




IL SÉ

I livelli e le linee sono "navigati" dall'io. Benché suddividerò questo semplice schema in un momento, questi tre argomenti, le linee di base, le correnti di sviluppo, e l'io come navigatore su entrambi, sono aspetti centrali di un approccio integrale. Abbiamo esaminato i livelli di base o onde, e torneremo alle linee di sviluppo e le esamineremo più da vicino. Ma a questo punto dobbiamo osservare l'io, e il ruolo che svolge nella complessiva evoluzione della coscienza.


L'IO COME NAVIGATORE DELLE ONDE E DELLE CORRENTI

Se osservi la sensazione del tuo sé proprio ora, nota semplicemente che cosa è che chiami te stesso, potrai notare almeno due parti di questo "sé"; primo: è una specie di sé osservante (un soggetto interiore o osservatore), e due c'è una specie di sé osservato (qualche cosa obiettiva che puoi vedere o sapere su di te, sono un padre, una madre, un dottore, un professore, peso tanti chili, ho i capelli biondi ecc.). Il primo è sperimentato come un "io", il secondo come un "me" (o perfino mio). Chiamo il primo l'io prossimo (poiché è il più vicino) e il secondo l'io remoto (perché è obiettivo e lontano). I due assieme, come ogni altra sorgente di senso di sé, li chiamo il sé totale.
Queste distinzioni sono importanti perché come molte ricerche hanno mostrato, da Ramana Maharshi a Robert Kegan, durante lo sviluppo psicologico, l'io di un livello diventa il me nel livello successivo. Cioè, ciò con cui ti identifichi (o in cui sei immedesimato) in una fase dello sviluppo (e ciò che quindi sperimenti molto intimamente come un'io) nel successivo livello tende ad essere trasceso e a disidentificarsi da esso, e a disimmedesimarsi, cosicché tu ti possa vedere con più obiettività, con distanza e distacco. In altre parole il soggetto di una fase diventa oggetto nella successiva. Per esempio un neonato è identificato quasi esclusivamente con il suo corpo, il corpo è il sé del bambino o soggetto (l'io prossimo), e quindi il bambino non è in grado di arretrare e guardare obiettivamente il suo corpo. Egli semplicemente è un "io-corpo", e come corpo osserva il mondo. Ma, quando incomincia ad emergere nel bambino la mente verbale e concettuale, egli inizierà ad identificarsi con la mente, la mente diviene il sé o il soggetto (l'io prossimo), ed il bambino allora per la prima volta inizia a vedere il suo corpo oggettivamente (come oggetto distante o me), il corpo è ora un oggetto del nuovo soggetto, l'io mentale. Quindi, il soggetto di una fase diventa oggetto nell'altra.
I filosofi del perenne aggiungono, che ai livelli più alti dello spettro della coscienza, si può raggiungere il proprio io individuale, il soggetto interiore, che diventa oggetto dell'io supremo, che non è nient'altro che lo Spirito radiante, il tuo vero Sé. Secondo i mistici, tu sei uno con Dio come ultimo Soggetto o pura consapevolezza, un puro Vuoto, che come Osservatore Assoluto, io-Io, o testimone, non può mai essere visto o testimoniato, e tuttavia paradossalmente esiste come Ogni Cosa che è vista: lo Spirito che trascende tutto, e perciò non può mai essere visto, ed include tutto, e quindi è ogni cosa che stai guardando ora. (Approfondiremo questo nel Capitolo 8.)
Il sé totale, allora è un amalgama di tutti questi "sé" fino a che sono presenti in te ora: il sé prossimo (o "io"), il sé remoto, (o "me"), e nel fondo della consapevolezza il Testimone Supremo (l'io trascendente, o "io-Io"). Tutti questi entrano nella tua sensazione di essere un sé in questo momento, e tutti sono importanti per comprendere lo sviluppo o l'evoluzione della coscienza.
Proprio perché il sé totale contiene numerose differenti correnti (e ogni sorta di subpersonalità, che discuteremo sotto), il sé totale non mostra uno sviluppo sequenziale o a livelli. In ogni modo le ricerche moderne hanno ampiamente dimostrato che almeno un aspetto del sé passa attraverso uno sviluppo sequenziale a livelli, e che questo è l'io prossimo. Jane Loevinger per esempio, in alcune altamente riconosciute e ripetute ricerche (incluse ricerche in paesi non Occidentali) ha trovato sostanziale evidenza che "lo sviluppo dell'ego" passa attraverso almeno una dozzina di livelli di crescita chiaramente riconoscibili (sino al livello che io chiamo "Centauro" vedi schema 1 a). Ciò che Loevinger chiama sviluppo dell'ego è molto simile a ciò che io chiamo sviluppo dell'io prossimo. E lo sviluppo dell'io prossimo è, secondo il mio punto di vista, il cuore dello sviluppo della coscienza. Perché è l'io prossimo il navigatore delle onde di base del Grande Campo dell'Essere.
Le strutture od onde di base stesse sono sprovviste del senso del sé. Questo punto è stato affrontato dai filosofi del perenne da Plotino a Vasubandhu, a Padmasambava a Santa Teresa. Le strutture di base sono semplicemente le onde dell'essere e del conoscere che sono disponibili al sé mentre sviluppa verso i suoi più alti potenziali. Ogni volta che il sé (l'io prossimo) incontra un nuovo livello nel Grande Campo dell'Essere, prima s'identifica con esso e lo consolida, quindi si disidentifica, (lo trascende e ne esce); e poi lo include ed integra nel livello successivo più alto. In altre parole l'io passa attraverso un fulcro (o una pietra miliare) del suo stesso sviluppo. Queste maggiori pietre miliari dello sviluppo del sé sono state studiate da ricercatori come J. Mark Baldwin, Clare Graves, Jane Lovinger, John Broughton, Erik Erikson, Susanne Cook-Greuter, Don Beck e Robert Kegan, per nominare solo i più eminenti, tutti sono rappresentati negli schemi.(Queste ricerche, ripeto, non studiano correnti identiche, ma correnti che scorrono vicine nel Grande Fiume e quindi mostrano alcune somiglianze, somiglianze nella natura della sensazione del sé prossimo.)
Dire che l'io si è identificato con una particolare onda nel Grande Arcobaleno non significa in ogni caso, che l'io è rigidamente attaccato a quel livello. Al contrario, l'io può essere "in ogni posto" secondo l'occasione. All'interno di limiti, il sé può muoversi lungo tutto lo spettro della coscienza, può regredire, o muoversi verso il basso dell'olarchia dell'essere e del conoscere; può fare una spirale, riconsolidarsi e ritornare. Inoltre poiché l'io in ogni fase del suo sviluppo ha fluido accesso al grande stato naturale della coscienza (psichico, sottile, causale e non duale), può avere temporanee esperienze di picco in ognuno di questi regni transpersonali, così può momentaneamente balzare oltre in più grandi realtà.
Tuttavia l'evidenza empirica ha ampiamente dimostrato che il centro di gravità del sé, per così dire, tende ha librarsi intorno ad un livello di base della coscienza in ogni momento dato. Ciò significa per esempio, che se sottoponiamo degli individui ad un test dello sviluppo dell'ego, almeno il 50% delle loro risposte verranno da un livello, e il 25% dal livello immediatamente superiore e inferiore. Secondo me la ragione per cui ciò accade è che ogni volta che l'io si identifica con uno specifico livello di coscienza, sperimenta la perdita di quel livello come una morte, letteralmente un tipo di confronto con la morte, perché la vita stessa del sé è identificata con quel livello. Lasciare andare il livello è quindi sperimentato con grande difficoltà. Infatti, credo che ognuna delle principali pietre miliari dello sviluppo dell'io è contrassegnata da una difficile battaglia vita, morte, che implica la morte (o la disidentificazione o la trascendenza) d'ogni livello che può essere abbastanza traumatica (Vedi schema 1a, e cap. 8). La sola ragione per cui l'io accetta eventualmente la morte del livello dato, e perché la vita del livello superiore è ancor più allettante e alla fine soddisfacente. Il sé quindi si disidentifica (o si stacca), il suo presente livello "muore" ad un'esclusiva identità con quel livello e s'identifica (o abbraccia, o s'inserisce) con la vita del livello superiore, fino a che anche la sua morte è accettata. (Secondo la Filosofia Perenne quando tutte le morti hanno avuto la morte, il risultato è solo Dio, o il risveglio a ciò che i Sufi chiamano la Suprema Identità, del sé e dello spirito.)
L'io prossimo, è quindi il navigatore delle onde (e delle correnti) del Grande Fiume della Vita. E' la sorgente centrale dell'identità, e quest'identità si espande e si approfondisce mentre l'io naviga attraverso le onde egocentriche verso le onde sociocentriche, planetarie, e teocentriche (o livelli precon, con, postcon, post-postcon dello sviluppo generale), un'identità che spazia dalla materia, all'id, all'ego e a Dio.
(Al proposito, quando affermiamo che l'identità si espande dall'egocentrismo al sociocentrismo, al planetario, ciò non significa che una persona al livello planetario o postconvenzionale non abbia un ego. Significa semplicemente che qualcuno a livello planetario ha un io molto maturo. Significa che la persona è in grado di assumere prospettive multiple non più confinate solo al proprio ego, e così può esprimere giudizi morali basati sulla considerazione dell'imparzialità, giustizia e assistenza, senza riguardo per razza, colore sesso o credo. Agirà ancora per il proprio interesse, quando questo è opportuno, ma la sfera della sua attenzione è incommensurabilmente espansa, e il suo interesse personale includerà progressivamente l'interesse altrui dal momento che entrano nell'orbita della propria espansa identità. Vedi cap. 9 sezione Morale)
Come navigatore centrale attraverso il Grande Campo, l'io è il luogo di funzioni importanti come l'identità (ciò che chiamo Io), la volontà, (o le scelte che sono possibili all'interno dei limiti del suo presente livello), le difese (che sono disposte gerarchicamente), il metabolismo (che trasforma stati in tratti) e, più importante di tutti, l'integrazione (il sé è responsabile di bilanciare ed interpretare tutti gli elementi presenti).
(Per l'obiezione Buddista al sé vedi nota 10).


CONCLUSIONE

Ciò che ognuno di noi chiama un Io (l'io prossimo) è: sia una funzione costante sia una corrente di sviluppo. Cioè, l'io possiede numerose invariabili funzionali, che costituiscono la sua attività centrale, questo è il luogo dell'identità, volontà, metabolismo, direzione, difese ed integrazione, solo per nominare le più importanti. E questo sé (con le sue funzioni) passa attraverso al suo stesso sviluppo attraverso le onde di base del Grande Campo, (le fasi che esamineremo nel cap. 8: dal sé materiale al sé corporeo, al sé mentale, al sé dell'anima, al Sé senza sé). Altamente indicativo è il fatto che, come luogo dell'integrazione, l'io è responsabile del bilanciamento e dell'integrazione di tutti i livelli, le linee e stati dell'individuo. In breve, l'io come navigatore è un atto di giudizio su tutti gli elementi che incontra nel suo viaggio straordinario dal subconscio, al conscio al supercosciente, un viaggio che presto seguiremo nei dettagli.


Fine del Cap. 3

altri brani sparsi presi dal testo

PSICOLOGIA INTEGRALE


La più semplice generalizzazione per Psicologia Integrale è che essa implica onde, correnti, e stati, io, anima e spirito. Giungere alla terapia integrale significa molte cose. Primo perché lo sviluppo generale mostra un'incontestabile spinta morfogenetica verso i regni più profondi (dall'ego all'anima e allo spirito), e il terapeuta può essere attento a modi per riconoscere e rafforzare l'anima e lo spirito allorché gradatamente appaiono, non solo oltre all'ego, ma all'interno e a fianco ad esso. La terapia integrale e transpersonale lavora contemporaneamente con il frontale, l'anima e lo spirito, manmano che essi vengono alla luce, uno accanto all'altro, portando le loro verità, intuizioni e possibili patologie. Sintonizzare queste differenti dimensioni della coscienza può facilitare il loro miglior sviluppo.
Questo non significa che il lavoro sul piano grossolano (lavoro sul corpo, rafforzamento dell'io) può essere evitato in favore dell'anima o del lavoro spirituale, perché senza un io forte come fondamento, i piani più alti non possono essere sostenuti come realizzazione permanente, stabile e integrata. E i piani superiori, invece, sono relegati a transitorie esperienze di picco, a temporanee rivelazioni o anche ad esperienze spirituali dissociate. Un individuo che è nel livello morale 2 nella linea frontale dello sviluppo morale può "olograficamente" sperimentare tutti i regni transpersonali che desidera, ma dovrà ancora sviluppare la fase morale 3, poi 4 e poi 5, per attualizzare queste esperienze in un modo permanente, non distorto, postconvenzionale, "mondocentrico", globale e bodisattvico. Infatti, la mancanza del terapeuta nel seguire (e incoraggiare) la linea frontale di sviluppo, e sostenere invece solo gli stati alterati, può contribuire al fallimento del cliente nell'integrazione permanente dei campi più alti e più bassi di una realizzazione a tutto spettro. Così anche se le linee "grossolana, sottile e causale" (e gli "io") possono esistere uno accanto all'altro in molti modi, tuttavia, con la continua evoluzione e lo sviluppo integrale il centro di gravità continua a spostarsi olarchicamente verso strati più profondi del Sé (dall'ego, all'anima e allo spirito), e attorno a queste onde più profonde è progressivamente organizzata la coscienza. Le preoccupazioni dell'io, mentre raramente scompaiono del tutto, tendono invece a scomparire dall'immediatezza, e l'anima entra in gioco più spesso. Poi anch'essa tende a svanire diventando più sottile e più trasparente, manmano che il centro di gravità si muove sempre più verso lo spirito. Tutti i "sé" inferiori, come capacità funzionali continuano ad esistere, inseriti olarchicamente in onde più ampie; continuano a servire le capacità funzionali, ad affrontare i loro problemi, a reagire ai loro specifici trattamenti; ma crescentemente perdono il potere di comando sulla coscienza e assumono il proprio.
Così, per un completo sviluppo integrale, il centro di gravità della coscienza si muove ancora attraverso i nove fulcri del Grande Campo, ma è una cacofonia di molte voci, di molte correnti spesso sovrapposte e sempre interrelate. Tuttavia, nessuna delle onde maggiori della coscienza può essere totalmente evitata in questo processo. Il frontale non può essere evitato, il pensiero sintetico integrato (Vision Logic) non può essere evitato, il sottile non può essere evitato, nessun livello può essere evitato per un permanente e durevole sviluppo del risveglio. Tutte queste onde e correnti sono dirette verso l'oceano di One Taste (un solo sentire), spinte attraverso il Grande Campo morfogenetico dalla forza "di tenera persuasione all'Amore" spinte dall'Eros, dallo Spirito in azione, dall'Amore che muove il sole e le altre stelle.


Inizio della Parte due di PSICOLOGIA INTEGRALE

IL SENTIERO

Dal premoderno al moderno


Una psicologia veramente integrale dovrebbe di certo cercare di includere le dimensioni spirituali degli individui. Tuttavia i grandi sistemi della spiritualità, la Cristianità, il Giudaismo, l'Islam, il Buddismo, l'Induismo, il Taoismo e le religioni indigene sono parte del lascito della premodernità. Questo non significa che queste religioni non esistano o non abbiano influenza sul mondo moderno, ma solo che le loro radici e le loro fondamenta sono state posate in tempi premoderni e le loro visioni del mondo profondamente modellate da correnti premoderne. Inoltre l'attuale epoca storica chiamata "modernità" (specialmente nell'illuminismo occidentale) ha definito sé stessa come specificamente un'"antireligione". L'empiricismo scientifico dell'Illuminismo s'impegnò alla distruzione delle "superstizioni" che erano sentite come la componente principale delle affermazioni della religione organizzata.
Se una psicologia integrale desidera veramente abbracciare le durature intuizioni sia della premodernità "religiosa" sia della modernità "scientifica", sono necessarie, in generale, vie di riconciliazione per le concezioni antagonistiche nei riguardi della spiritualità.
Quindi in questa seconda parte daremo una breve occhiata alla grande transizione della visione del mondo dal premoderno al moderno, cercando di indicare che entrambi posseggono molti punti di forza e molte debolezze, e che un approccio integrale può procedere al meglio prendendo le verificate intuizioni di entrambi e scartando i punti deboli. Credo che non ci sia altro modo per generare un approccio davvero integrale.
Virtualmente, ogni tentativo che ho osservato di offrire un modello integrale, ha il difetto o di non apprezzare le forze delle tradizioni antiche, o di non comprendere gli importanti contributi modernità ed io proverò, al meglio delle mie possibilità, di indicarli entrambi.
Ritorneremo e tenteremo di mettere tutti i pezzi insieme nella parte tre, onorando sia il premoderno, che il moderno, suggerendo così un approccio postmoderno e costruttivo per una psicologia integrale.


CHE COSA È LA MODERNITÀ?

Che cosa ha portato nel mondo la modernità che mancava in tutte le culture premoderne? Che cosa ha reso la modernità così sostanzialmente differente dalle culture e le epoche che la precedettero? Qualunque cosa sia stato, è molto probabile che si tratti di un aspetto essenziale per ogni psicologia davvero ampia o integrale. Ci sono state molte risposte alla domanda: che cosa è la modernità? Molte sono decisamente negative. La modernità, si dice, ha segnato la morte di Dio, la morte della Divinità, l'appiattimento della vita, il livellamento delle distinzioni qualitative, le brutalità del capitalismo, la sostituzione della qualità con la quantità, la perdita dei valori e dei significati, la frammentazione della vita, il timore esistenziale, l'industrializzazione inquinante, il materialismo volgare e rampante e tutto questo è stato spesso riassunto nella frase resa famosa da Max Weber "Il disincanto del mondo."
Senza dubbio c'è un po' di verità in ognuna di queste rivendicazioni, e dobbiamo offrire loro sufficiente considerazione. Ma, chiaramente, ci sono stati anche degli aspetti della modernità immensamente positivi, perché ci ha dato i governi democratici, gli ideali d'uguaglianza, libertà e giustizia senza distinzione di razza, classe e credo, la medicina moderna, la fisica, la biologia e la chimica, la fine della schiavitù, la nascita del femminismo e i diritti universali dell'Uomo. Queste cose sono sicuramente un po' più nobili del mero " disincanto del mondo."
Ora abbiamo bisogno di una specifica definizione o descrizione della modernità che comprenda tutti questi fattori, sia buoni (come le democrazie liberali) sia cattivi (come la diffusa perdita di significato). Numerosi studiosi da Max Weber a Jurgen Habermas, hanno suggerito che ciò che ha specificamente definito la modernità è stato ciò che viene chiamato "la differenziazione delle sfere dei valori culturali", che significa specificamente la differenziazione di arte, morale e scienza. Dove queste sfere precedentemente tendevano ad essere fuse, la modernità le differenziò e permise ad ognuna di procedere a suo modo, con la sua dignità usando i suoi strumenti, seguendo le sue scoperte, senza essere sottoposta alle intrusioni delle altre sfere.
Questa differenziazione permise ad ogni sfera di fare profonde scoperte che, se usate saggiamente, potevano portare a tali buoni risultati come la democrazia, la fine della schiavitù, la nascita del femminismo, e i rapidi avanzamenti della scienza medica; ma le scoperte usate in modo non saggio, possono facilmente essere pervertite nei lati negativi della modernità, come l'imperialismo scientifico e nella dominazione del disincanto.
L'aspetto brillante di questa definizione della modernità, cioè cha ha differenziato i valori di arte, morale e scienza, dipende dal fatto che permette di vedere gli aspetti sia delle buone sia delle cattive notizie dei tempi moderni. Ci permette di comprendere sia la dignità sia il disastro della modernità.
Le culture premoderne certamente possedevano arte, morale e scienza. Il punto è piuttosto che queste sfere tendevano ad essere relativamente "indifferenziate". Per fare solo un esempio nel Medio Evo, Galileo non poteva guardare liberamente nel suo telescopio e riportare i risultati perché arte, morale e scienza erano fuse e sotto il controllo della Chiesa, e quindi la morale della Chiesa decideva che cosa la scienza potesse o non potesse fare. La Bibbia ha detto (o sottinteso) che il sole gira attorno alla terra, e questa è la fine della discussione.
Ma, con la differenziazione delle sfere dei valori, un Galileo poteva guardare nel suo telescopio senza timore di essere accusato d'eresia e tradimento. La scienza poteva perseguire liberamente le sue verità senza essere sottomessa dalle altre sfere. Allo stesso modo per l'arte e la morale. Gli artisti senza timore di punizione dipingevano temi non religiosi o anche sacrileghi se lo volevano. Anche le teorie morali erano, allo stesso modo, libere di perseguire la ricerca sulla "buona vita" che fosse d'accordo o meno con la Bibbia.
Queste differenziazioni della modernità sono state anche chiamate la "dignità" della modernità, perché queste differenziazioni sono state in parte responsabili della nascita delle democrazie liberali della fine della schiavitù, della crescita del femminismo e degli impressionanti sviluppi delle scienze mediche, per nominare solo poche di queste numerose dignità.
La "cattiva notizia" della modernità è stata che queste sfere di valori non si separarono solo pacificamente, ma spesso si contrapposero completamente. La meravigliosa differenziazione della modernità si spinse troppo avanti nella dissociazione, nella frammentazione e nell'alienazione. La dignità divenne disastro. La crescita divenne un cancro. Quando le sfere dei valori iniziarono a dissociarsi si permise ad una scienza potente ed aggressiva di invadere e dominare le altre sfere, mettendo l'arte e la morale al di fuori da ogni seria considerazione nell'approccio alla "realtà". La scienza divenne scientismo, materialismo scientifico ed imperialismo scientifico, e presto divenne la dominante ed ufficiale visione del mondo della modernità.
E' stato questo materialismo scientifico che presto dichiarò che le altre sfere di valori erano inutili, "non scientifiche, illusorie o peggio. Precisamente per questa ragione fu il materialismo scientifico che dichiarò che il Grande Campo dell'Essere era inesistente.
Secondo il materialismo scientifico il Grande Campo, dalla materia al corpo, alla mente al'anima e allo spirito poteva essere del tutto ridotto a sistemi di sola materia; e la materia o "materia energia" sia che fosse per il cervello materiale o nei sistemi del processo materiale, doveva giustificare tutta la realtà senza che restasse fuori null'altro. La mente se n'era andata e così l'anima e lo spirito, eccetto il misero scalino di base, e al suo posto, come Withehead notoriamente lamentò, la realtà era ridotta ad "un insignificante avventura senza suono o profumo, senza colore; meramente solo la corsa della materia infinitamente insignificante". (A cui aggiunse: "Per questo la filosofia moderna è stata rovinata.")
Accadde così che l'Occidente moderno fu la prima civiltà nella storia della razza umana a negare la sostanziale realtà del Grande Campo dell'Essere. Ed è in questo grande diniego che vorremmo tentare di reintrodurre la coscienza, l'interiore, il profondo, lo spirituale, quindi muoverci lentamente verso una concezione più integrale.

SUBPERSONALITÀ

Ho accennato che l'io contiene numerose subpersonalità, e in modo più ovvio e significante la cosa appare nelle patologie, nelle diagnosi e nelle cure. Autorità nell'argomento affermano che la persona media ha di solito circa una dozzina o ancor più di subpersonalità, variamente conosciute come io genitoriale, io bambino, io adulto, io dominante, io sottomesso, io ideale, io idealizzato, falso io, io autentico, io reale, io critico, superio, io libidinoso e così via. La maggior parte di questi è sperimentata come voci, vocali o subvocali, nel proprio dialogo interno. Qualche volta una o più subpersonalità diventano quasi completamente dissociate, e ciò può portare in casi estremi al disturbo delle personalità multiple. Per la maggior parte della gente comunque, queste varie subpersonalità sono in competizione unicamente per avere attenzione e il controllo del comportamento, e formano una specie di società subconscia degli io, con cui l'io prossimo si deve confrontare con negoziazioni ad ognuno dei livelli.
Ognuna di queste subpersonalità può essere ad un differente livello di sviluppo in ognuna delle sue linee. In altre parole, le subpersonalità si possono formare virtualmente ad ogni fulcro: subpersonalità arcaiche (F 0, F 1), subpersonalità magiche (F 2, F 3), subpersonalità mitiche (F 3, F 4), subpersonalità razionali (F 5, F 6), e anche subpersonalità animiche (F 7, F 8).
Significative ricerche suggeriscono che non solo le diverse linee di sviluppo si dischiudono in modo relativamente indipendente, ma che così possono fare anche ognuna delle diverse subpersonalità.
Per queste ragioni una persona può quindi avere sfaccettature della coscienza a molti livelli differenti, della morale, delle visioni del mondo, delle difese, delle patologie, dei bisogni, e così via (e si può vedere nello psicogramma integrale come nelle figure 2 e 3). Per esempio lo stato dell'io bambino e generalmente generato ai fulcri F 2, F 3 (con morale preconvenzionale, visione del mondo magica, e bisogni di sicurezza), che diventa perfettamente ovvio quando una persona è coinvolta dallo stato di io bambino (attacchi di stizza con richieste egocentriche e visione del mondo narcisistica), che può esplodere attraverso la personalità, controllarla per minuti o ore, e poi passare altrettanto velocemente quanto era venuta, riportando la persona al suo più tipico io medio (che può essere del resto anche molto evoluto).
Così quando indico nove o dieci livelli generali della coscienza, visioni del mondo, patologie e terapie, e così via, ciò non significa affatto che una persona è semplicemente a un livello con un tipo di difesa, un tipo di patologia, un tipo di bisogno e un tipo di cura. La dozzina o più di subpersonalità possono ognuna ad un diverso livello, con un tipo di disturbo, un tipo di patologia, un tipo di bisogno, di difesa e di patologia (ad es. dal borderline al nevrotico all'esistenziale allo spirituale) e risponderà quindi a una ampia varietà di contesti terapeutici.
Le subpersonalità, nella loro forma iniziale sono semplicemente rappresentazioni di sé funzionali che navigano particolari situazioni psicosociali (una "persona" padre, una "persona" moglie, un io libidico, un io realizzatore, e così via). Le subpersonalità diventano problematiche solo in proporzione della loro dissociazione, che si manifesta secondo gradi che vanno dal leggero al medio al forte. La difficoltà viene quando una di queste personalità funzionali è fortemente dissociata, o separata dall'accesso all'io conscio, a causa di ripetuto trauma, difficoltà di sviluppo, stress ricorrente, o disattenzione selettiva. Queste "personae" sommerse, con i loro assortimenti di morale, bisogni, visioni del mondo e così via ora dissociati e fissati, aprono un negozio al pian terreno, da dove sabotano l'ulteriore crescita e progresso. Rimangono "soggetti nascosti", sfaccettature della coscienza da cui l'io non è più in grado di disidentificarsi ne è in grado di trascendere, perché sono sigillati fuori dalla coscienza in tasche inconsce della psiche, da dove mandano derivati simbolici nella forma di sintomi.
Il catalizzatore terapeutico, di nuovo consiste nel portare la coscienza al confronto con queste subpersonalità, oggettivizandole e includendole poi in un abbraccio più ampio e compassionevole. Parlando in generale, gli individui presenteranno una sintomatologia dove una o due subpersonalità e le loro patologie sono dominanti, (un severo critico interiore, un perdente predisposto alla sconfitta, uno stato di bassa stima di sé, ecc.), così la terapia cerca di mettere a fuoco questi aspetti più visibili. Quando le patologie dominanti vengono alleviate (e le rispettive subpersonalità integrate), aspetti meno visibili spesso tenderanno ad emergere, a volte forzatamente, e l'attenzione terapeutica allora graviterà su di loro. Le subpersonalità possono includere sia io più primitivi (arcaici e magici) sia il nuovo emergere di qualunque io Transpersonale (anima e spirito).
Allo stesso modo le varie subpersonalità sono spesso determinate dal contesto: una persona andrà bene in una situazione per poi trovare che un'altra situazione gli suscita panico, ansia e depressione e così via. Alleviare i problemi dominanti in un'area porterà spesso alla superficie patologie meno visibili, e si potrà quindi risolverle. L'ingrediente terapeutico, essendo consapevolezza da reggere, aiuta l'individuo a diventare più conscio delle subpersonalità, trasformandole così da "soggetti nascosti