<> Ci sono molte cose che paiono molto logiche, naturali, razionali
e realistiche e che tuttavia non sono necessariamente vere. Per esempio,
siamo portati a credere che sia importante ricordare tutto del nostro passato
per migliorare il presente ed evitare di influenzare il futuro. Un mucchio
d'energie è speso dalla gente per ricordare in dettaglio il passato:
"Che cosa è accaduto?" "Perché è accaduto?"
"Chi è da criticare per l'accaduto?" C'è una storia
di uno che era in analisi da anni, il suo problema principale era il mangiarsi
le unghie. Un giorno incontra un amico che gli chiede: "Come va con
l'analisi?" e risponde "benissimo, ti dico che dovrebbero farla
tutti, e meraviglioso!" "Hai smesso di mangiarti le unghie?"
chiede l'amico. L'uomo rispose: "No, ma ora so perché lo faccio."
Uno psichiatra francese una volta disse "noi non stiamo bene perché
ricordiamo, ma ricordiamo quando stiamo bene." Nella psicoterapia esistenziale
non mettiamo alla prova il passato, ma gli permettiamo di rivelarsi lungo
il percorso d'acquisizione della comprensione di "ciò che è."
C'è una domanda che diventa superflua nella psicoterapia esistenziale.
La domanda è: "Perché?" La domanda: "Perché?"
diventa completamente superflua. Non esiste la domanda: "Chi è
da giudicare?" o "Che cosa dovrei fare?" Fondamentalmente
si pongono solo queste due domande: - 1 Che cosa è il significato
di ciò che sembra essere? - 2 Che cosa è ciò che realmente
è?
Il processo terapeutico è una situazione d'incontro in cui si rivelano
molti aspetti del modo del paziente di "essere nel mondo". Ciò
che è necessario è la recettività di una mente aperta
libera da preconcetti riguardo a ciò che dovrebbe o non dovrebbe
essere.
Se facciamo la pratica dell'osservazione dei processi del pensiero, troviamo
che molto frequentemente i nostri pensieri hanno la tendenza a muoversi
attorno ai dilemmi di ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere. Se
la nostra consapevolezza viene liberata da questi preconcetti diventiamo
più capaci di percepire ciò che veramente è. La psicoterapia
potrebbe essere descritta come un tentativo di discernere il buono al di
sotto della patologia. Di che cosa è fatta la patologia? E' fatta
di percezioni distorte.
<...> Possiamo aiutare un paziente a comprendere il modo distorto
con cui affronta una situazione e che cosa è esistenzialmente valido.
Quindi egli può riscoprire di avere delle sane intenzioni che si
sono distorte attraverso una cattiva interpretazione e percezione. Così
potremmo affermare che la patologia consiste in percezioni scorrette di
ciò che è buono, di ciò che è vero e di ciò
che è esistenzialmente valido. Prima abbiamo detto che la psicoterapia
esistenziale non è interpretativa ma ermeneutica. Delucida, chiarifica,
aiutando la gente a vedere molto più correttamente gli aspetti esistenziali.
La prospettiva interpersonale intende aiutare gli individui a stare bene
con gli altri. Ognuno può impararla, ma stare bene con gli altri
non è sinonimo di sanità. L'approccio esistenziale cerca di
aiutare le persone ad entrare in armonia con l'Ordine Fondamentale dell'Esistenza.
Cosa è l'ordine fondamentale dell'esistenza? Per comprenderlo meglio
dobbiamo essere consapevoli che ci sono molti ostacoli con cui dobbiamo
confrontarci per entrare in armonia. Uno di questi ostacoli è l'"operazionalismo",
la preoccupazione riguardo al "come fare le cose" ancora prima
di aver riconosciuto che "cosa è ciò che è".
C'è una certa tendenza della mente che è sempre diretta alla
preoccupazione di "come fare le cose". Questo interferisce con
il mettere a fuoco l'attenzione su ciò che realmente è. E'
necessario mettere in secondo piano le preoccupazioni del come fare cosicché
si possa essere completamente consapevoli di ciò che è. Quando
sediamo con un paziente, egli presenta certi problemi e se noi conosciamo
la giusta domanda da porre, il significato si rivelerà da solo. L'enfasi
deve essere sulla rivelazione. Qualche volta terapeuti non esperti, che
non si sono ancora liberati da una modalità "operazionale"
e "calcolata" di pensare alla vita e dalla tendenza a cercare
"la risposta" e immaginare "la soluzione" hanno la tendenza
a cercare di immaginare la soluzione ed il senso. Il significato non può
essere immaginato o scoperto; il significato dei fenomeni si rivela a noi
naturalmente. Se prendiamo una pallina da ping-pong la mettiamo sott'acqua
e poi la lasciamo andare, essa irrimediabilmente risalirà alla superficie.
La stessa cosa accade con il significato. Se noi smettiamo di immaginare
un significato esso spontaneamente si rivelerà a noi.
<> Mi viene in mente la storia di due psichiatri che lavoravano nello
stesso palazzo alla fine del giorno scendevano sullo stesso ascensore. Uno
era anziano e ogni sera era sempre fresco ed in forma mentre il più
giovane era sempre affaticato. Il più giovane un giorno chiede all'altro:
"Non so come tu faccia, tutto il giorno hai un paziente dopo l'altro
e non mostri per niente stanchezza. Io sono esausto dopo avere ascoltato
tutti questi pazienti. Come fai?" Lo psichiatra più anziano
rispose "E chi ascolta?"
C'è una maniera di lavorare attivamente efficacemente e senza sforzo
lasciando che a lavorare sia "l'Amore - Intelligenza". Quali sono
le caratteristiche di un terapeuta perché una buona comunicazione
abbia luogo? Che cosa è la particolarità d'alcuni terapeuti
che non hanno problemi nella comunicazione? Ci sono alcuni individui che
possono andare in un ospedale psichiatrico e sedersi vicino ad un paziente
che non ha mai parlato per anni e presto questo inizierà a parlare
con loro, mentre altri possono avere cercato per anni di parlare con lo
stesso paziente che restava sempre in silenzio ogni volta che veniva avvicinato.
E' una qualità misteriosa? E' una magia? No! E' la motivazione. Il
terapeuta deve avere la giusta motivazione. Perché la comunicazione
accada in maniera efficace, terapeutica e benefica ci sono certe regole.
Una delle cose richieste è che il terapeuta deve essere libero dal
desiderio di "terapizzare". Non è facile. Il desiderio
di "terapizzare" può significare per il paziente che si
cerca di invadere il suo spazio e di manipolarlo. La qualità della
presenza in ognuno di noi è differente e determinata dal nostro sistema
di valori e dalla nostra motivazione. Una delle più frequenti motivazioni
del terapeuta è "terapizzare", specialmente quei terapeuti
che hanno un approccio alla vita "operazionale". Se il modo del
terapeuta di "essere nel mondo" è soltanto operazionale,
il paziente manifesterà una gran quantità di resistenza. Nessuno
ama essere terapizzato. E così allora che cosa può facilitare
la comunicazione? Ci deve esser una qualità di "lasciar essere".
Molta gente confonde il principio di lasciar essere con il trascurare. C'è
una differenza molto sottile tra "lasciar essere" e trascurare.
Lasciare essere è rispettoso e relativo all'amore, l'indifferenza
è rifiuto. Lasciare essere è la cosa più difficile
da imparare. Permettetemi un rapido commento sulla parola accettazione.
Chi siamo noi per accettare o non accettare qualcuno? Nel momento in cui
pensiamo in questo modo abbiamo già impostato una struttura in cui
noi siamo superiori al paziente. La teoria dell'accettazione è meglio
lasciarla fuori. Noi non siamo né "accettatori" né
"rifiutatori", noi siamo lì per comprendere che cosa si
rivela da sé di momento in momento, e siamo disponibili a commentare
in caso qualcuno sia interessato. Se non è così, restiamo
lì con questa ricettività di fronte a "ciò che
è" momento per momento. Questa è una totale non intrusività
nello spirito dell'amore. Noi siamo disponibili al paziente. Sediamo con
lui in questo spirito di disponibilità per aiutare la chiarificazione
di qualunque cosa egli possa desiderare conoscere o comprendere. Precedentemente
abbiamo parlato dell'influenzare. L'influenzare ha un grande posto nella
vita, - nell'amicizia, nella vita familiare, negli affari e nella professione
- ed è certamente un aspetto prezioso della psicoterapia. Certamente
non abbiamo il diritto di influenzare i nostri pazienti verso alcuna direzione,
tuttavia possiamo influenzare attraverso la qualità della nostra
presenza e alla nostra disponibilità a chiarificare ciò che
abbiamo compreso e che cosa ci è richiesto. Quando sediamo vicino
ad un paziente con questo spirito, generalmente non ci sono difficoltà
di comunicazione. Presto il paziente inizia a porre domande, e nuove domande
vengono fuori. Qualunque cosa sia richiesta noi siamo lì per commentare
secondo la nostra migliore comprensione. Se ci capita di comprendere "ciò
che è" il problema del "come?" non sorge. La terapia
è un processo ermeneutico di chiarificazione di tutto ciò
che deve essere chiarificato. Ed è la chiarezza della comprensione
di certi fatti che ha proprietà di guarire il paziente. Il potere
di guarigione non è nel terapeuta, è nella correttezza delle
chiarificazioni. E' la verità che guarisce non l'uomo che è
testimone della verità. "Il dito che indica la luna non è
la luna" dicono i maestri Zen. Così in questa maniera non facciamo
nulla, il paziente non fa nulla, la terapia non viene fatta, ed avviene
uno svelarsi spontaneo come un sorgere progressivo di chiarezza.
Yen-Hui era un discepolo del famoso saggio Taoista di nome Chang-tzu. Questo
Yen-Hui era anche prominente figura della corte imperiale e doveva diventare
il consigliere dell'Imperatore. Quest'imperatore aveva una gran predilezione
per il tagliare la testa a quei consiglieri che commettevano degli errori.
Yen-Hui era spaventato di questo lavoro è andò a chiedere
consiglio al suo maestro. Disse al maestro "Non penso di essere sufficientemente
illuminato per essere sicuro in questa posizione di responsabilità."
Chang-tzu gli disse: "in questo caso devi ritirati e praticare il digiuno
della mente." Lui chiese "Che cosa è il digiuno della mente?"
Chang-tzu gli diede le seguenti istruzioni: "Quando vuoi udire con
le orecchie, non ascoltare con le tue orecchie, quando vedere con gli occhi
non guardare con i tuoi occhi, quando vuoi comprendere con la mente, non
pensare con la tua mente. Ascolta, vedi e comprendi con il Tao.
Yen-Hui, si ritirò e passò tre anni a svolgere questa disciplina.
Dopo tre anni ritornò dal maestro e disse: "Penso d'essere pronto".
Chang-tzu disse: "Bene provamelo.". Yen-Hui disse: "Prima
di aver praticato il digiuno della mente ero sicuro d'essere Yen-Hui, ma
ora dopo aver praticato il digiuno della mente sono giunto alla realizzazione
che non è mai esistito un Yen-Hui." Il maestro disse "Ora
sei pronto!"
Che cosa voleva dire con questo? Se non era mai stato Yen-Hui allora chi
era? E se Yen-Hui non era mai esistito chi siamo noi. Yen-Hui scoprì
che non era una persona con un ego "suo", una mente sua, e sue
opinioni, ma che era una manifestazione dell'Amore - Intelligenza. Egli
diventò una presenza benefica per il mondo, che non si basa su opinioni
personali ma su saggezza ispirata. Tale persona vive in sicurezza.
Lo scopo della psicoterapia esistenziale è quello di aiutare la gente
ad ottenere autenticità dell'essere. Per conoscere ciò che
è vero dobbiamo riconoscere ciò che è falso.
INDIVIDUALITA' E PERSONALITA'
Può capitare che degli aspiranti alla Realizzazione, d'ispirazione
orientale e occidentale, possano non avere le idee chiare in merito a parole
come individualità, la personalità, e su che cosa occorre
rettificare e poi trascendere.
Si può osservare inoltre che alcuni aspiranti, o affiliati a qualche
scuola esoterica o iniziatica, seguano la Via cercando di convincersi che
basti essere solo gentili, affabili e persone di buoni costumi, oppure studiare
la storia (quindi tempo) della Filosofia iniziatica, scrivere su ciò
che è stata la Tradizione e cose di questo genere.
Risolvere la "pietra grezza" in "quadrata" o "cubica"
non è questione di essere eruditi sulla Tradizione, di frequentare
semplicemente un'elite d'intellettuali di cose iniziatiche o spirituali;
"separare" e "fissare" il Mercurio dei Filosofi non
è questione di "erudirsi" su testi alchemici, risolvere
la "condizione individuata" nello stato di Personalità
universale non comporta di certo passeggiate ecologiche o "agape fraterne",
per assecondare 1'animale sociale" in noi, per quanto l'agape abbia
un profondo valore esoterico.
- Ora, che cosa rappresentano i termini: individualità e personalità?
Quella individuata (da cui poi l'individualità) è la condizione
caratterizzata dalla scissura che si è operata dall'universale a
motivo - volendo riferirci al Vedanta - dell'ahamkara (senso dell'io) e
motivata dal libero arbitrio.
Tutte le Tradizioni parlano di uno stato primordiale incondizionato
in cui l'ente si è trovato per passare poi in quello condizionato,
contingente e fenomenico; oppure da uno stato non - formale o incorporeo
in quello formale e corporeo. La stessa Tradizione Orfica, Misterica, Platonica,
ecc. parla di "caduta nella generazione"; o, ancora, della degradazione
dell'ente, quale unità-persona nella condizione d'individuo - dualità
(l'Albero del Bene e del Male) con tutte le conseguenze dell'evento. La
persona, in quanto tale, è universale - anzi trascende la stessa
manifestazione - ma, separandosi, si è ritrovata quale semplice
individuo con un nome e una forma in opposizione con altri individui anch'essi
prigionieri dell`io sono questo".
L'essere, comunque, non è ristretto allo stato individuato per il
semplice fatto di appartenervi.
La persona è l'interezza - unità di ciò che si è
come natura più profonda; è l'Anima o il jiva sul suo
piano. E' il Testimone delle modificazioni della mente e del corpo.
"Esiste una realtà, un'entità assoluta, la quale è
l'eterno sostrato della coscienza differenziata, testimone dei tre stati
(veglia, sogno, sonno profondo) e distinta dai cinque involucri (i corpi
di manifestazione del jiva).
"Colui che conosce tutto ciò che accade negli stati di veglia,
sogno e sonno profondo, colui che è consapevole della presenza e
dell'assenza del pensiero e delle sue modificazioni, colui che è
il supporto dello stesso senso dell'io è << atman >>.
(Samkara, Vivekacudamani: 125-126)
Di Raphael Edizioni Vidya
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