Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
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IL RISVEGLIO DEL CUORE
Titolo originale: Awakening the Heart, compilato da Welwood, J.
Shambhala Publications Libera traduzione

APPROCCI ORIENTE-OCCIDENTE ALLA PSICOTERAPIA E ALLE RELAZIONI TERAPEUTICHE

Porre le Giuste Domande
Thomas Hora

<> Ci sono molte cose che paiono molto logiche, naturali, razionali e realistiche e che tuttavia non sono necessariamente vere. Per esempio, siamo portati a credere che sia importante ricordare tutto del nostro passato per migliorare il presente ed evitare di influenzare il futuro. Un mucchio d'energie è speso dalla gente per ricordare in dettaglio il passato: "Che cosa è accaduto?" "Perché è accaduto?" "Chi è da criticare per l'accaduto?" C'è una storia di uno che era in analisi da anni, il suo problema principale era il mangiarsi le unghie. Un giorno incontra un amico che gli chiede: "Come va con l'analisi?" e risponde "benissimo, ti dico che dovrebbero farla tutti, e meraviglioso!" "Hai smesso di mangiarti le unghie?" chiede l'amico. L'uomo rispose: "No, ma ora so perché lo faccio."
Uno psichiatra francese una volta disse "noi non stiamo bene perché ricordiamo, ma ricordiamo quando stiamo bene." Nella psicoterapia esistenziale non mettiamo alla prova il passato, ma gli permettiamo di rivelarsi lungo il percorso d'acquisizione della comprensione di "ciò che è." C'è una domanda che diventa superflua nella psicoterapia esistenziale. La domanda è: "Perché?" La domanda: "Perché?" diventa completamente superflua. Non esiste la domanda: "Chi è da giudicare?" o "Che cosa dovrei fare?" Fondamentalmente si pongono solo queste due domande: - 1 Che cosa è il significato di ciò che sembra essere? - 2 Che cosa è ciò che realmente è?
Il processo terapeutico è una situazione d'incontro in cui si rivelano molti aspetti del modo del paziente di "essere nel mondo". Ciò che è necessario è la recettività di una mente aperta libera da preconcetti riguardo a ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere.
Se facciamo la pratica dell'osservazione dei processi del pensiero, troviamo che molto frequentemente i nostri pensieri hanno la tendenza a muoversi attorno ai dilemmi di ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere. Se la nostra consapevolezza viene liberata da questi preconcetti diventiamo più capaci di percepire ciò che veramente è. La psicoterapia potrebbe essere descritta come un tentativo di discernere il buono al di sotto della patologia. Di che cosa è fatta la patologia? E' fatta di percezioni distorte.
<...> Possiamo aiutare un paziente a comprendere il modo distorto con cui affronta una situazione e che cosa è esistenzialmente valido. Quindi egli può riscoprire di avere delle sane intenzioni che si sono distorte attraverso una cattiva interpretazione e percezione. Così potremmo affermare che la patologia consiste in percezioni scorrette di ciò che è buono, di ciò che è vero e di ciò che è esistenzialmente valido. Prima abbiamo detto che la psicoterapia esistenziale non è interpretativa ma ermeneutica. Delucida, chiarifica, aiutando la gente a vedere molto più correttamente gli aspetti esistenziali. La prospettiva interpersonale intende aiutare gli individui a stare bene con gli altri. Ognuno può impararla, ma stare bene con gli altri non è sinonimo di sanità. L'approccio esistenziale cerca di aiutare le persone ad entrare in armonia con l'Ordine Fondamentale dell'Esistenza. Cosa è l'ordine fondamentale dell'esistenza? Per comprenderlo meglio dobbiamo essere consapevoli che ci sono molti ostacoli con cui dobbiamo confrontarci per entrare in armonia. Uno di questi ostacoli è l'"operazionalismo", la preoccupazione riguardo al "come fare le cose" ancora prima di aver riconosciuto che "cosa è ciò che è". C'è una certa tendenza della mente che è sempre diretta alla preoccupazione di "come fare le cose". Questo interferisce con il mettere a fuoco l'attenzione su ciò che realmente è. E' necessario mettere in secondo piano le preoccupazioni del come fare cosicché si possa essere completamente consapevoli di ciò che è. Quando sediamo con un paziente, egli presenta certi problemi e se noi conosciamo la giusta domanda da porre, il significato si rivelerà da solo. L'enfasi deve essere sulla rivelazione. Qualche volta terapeuti non esperti, che non si sono ancora liberati da una modalità "operazionale" e "calcolata" di pensare alla vita e dalla tendenza a cercare "la risposta" e immaginare "la soluzione" hanno la tendenza a cercare di immaginare la soluzione ed il senso. Il significato non può essere immaginato o scoperto; il significato dei fenomeni si rivela a noi naturalmente. Se prendiamo una pallina da ping-pong la mettiamo sott'acqua e poi la lasciamo andare, essa irrimediabilmente risalirà alla superficie. La stessa cosa accade con il significato. Se noi smettiamo di immaginare un significato esso spontaneamente si rivelerà a noi.
<> Mi viene in mente la storia di due psichiatri che lavoravano nello stesso palazzo alla fine del giorno scendevano sullo stesso ascensore. Uno era anziano e ogni sera era sempre fresco ed in forma mentre il più giovane era sempre affaticato. Il più giovane un giorno chiede all'altro: "Non so come tu faccia, tutto il giorno hai un paziente dopo l'altro e non mostri per niente stanchezza. Io sono esausto dopo avere ascoltato tutti questi pazienti. Come fai?" Lo psichiatra più anziano rispose "E chi ascolta?"
C'è una maniera di lavorare attivamente efficacemente e senza sforzo lasciando che a lavorare sia "l'Amore - Intelligenza". Quali sono le caratteristiche di un terapeuta perché una buona comunicazione abbia luogo? Che cosa è la particolarità d'alcuni terapeuti che non hanno problemi nella comunicazione? Ci sono alcuni individui che possono andare in un ospedale psichiatrico e sedersi vicino ad un paziente che non ha mai parlato per anni e presto questo inizierà a parlare con loro, mentre altri possono avere cercato per anni di parlare con lo stesso paziente che restava sempre in silenzio ogni volta che veniva avvicinato. E' una qualità misteriosa? E' una magia? No! E' la motivazione. Il terapeuta deve avere la giusta motivazione. Perché la comunicazione accada in maniera efficace, terapeutica e benefica ci sono certe regole. Una delle cose richieste è che il terapeuta deve essere libero dal desiderio di "terapizzare". Non è facile. Il desiderio di "terapizzare" può significare per il paziente che si cerca di invadere il suo spazio e di manipolarlo. La qualità della presenza in ognuno di noi è differente e determinata dal nostro sistema di valori e dalla nostra motivazione. Una delle più frequenti motivazioni del terapeuta è "terapizzare", specialmente quei terapeuti che hanno un approccio alla vita "operazionale". Se il modo del terapeuta di "essere nel mondo" è soltanto operazionale, il paziente manifesterà una gran quantità di resistenza. Nessuno ama essere terapizzato. E così allora che cosa può facilitare la comunicazione? Ci deve esser una qualità di "lasciar essere". Molta gente confonde il principio di lasciar essere con il trascurare. C'è una differenza molto sottile tra "lasciar essere" e trascurare. Lasciare essere è rispettoso e relativo all'amore, l'indifferenza è rifiuto. Lasciare essere è la cosa più difficile da imparare. Permettetemi un rapido commento sulla parola accettazione. Chi siamo noi per accettare o non accettare qualcuno? Nel momento in cui pensiamo in questo modo abbiamo già impostato una struttura in cui noi siamo superiori al paziente. La teoria dell'accettazione è meglio lasciarla fuori. Noi non siamo né "accettatori" né "rifiutatori", noi siamo lì per comprendere che cosa si rivela da sé di momento in momento, e siamo disponibili a commentare in caso qualcuno sia interessato. Se non è così, restiamo lì con questa ricettività di fronte a "ciò che è" momento per momento. Questa è una totale non intrusività nello spirito dell'amore. Noi siamo disponibili al paziente. Sediamo con lui in questo spirito di disponibilità per aiutare la chiarificazione di qualunque cosa egli possa desiderare conoscere o comprendere. Precedentemente abbiamo parlato dell'influenzare. L'influenzare ha un grande posto nella vita, - nell'amicizia, nella vita familiare, negli affari e nella professione - ed è certamente un aspetto prezioso della psicoterapia. Certamente non abbiamo il diritto di influenzare i nostri pazienti verso alcuna direzione, tuttavia possiamo influenzare attraverso la qualità della nostra presenza e alla nostra disponibilità a chiarificare ciò che abbiamo compreso e che cosa ci è richiesto. Quando sediamo vicino ad un paziente con questo spirito, generalmente non ci sono difficoltà di comunicazione. Presto il paziente inizia a porre domande, e nuove domande vengono fuori. Qualunque cosa sia richiesta noi siamo lì per commentare secondo la nostra migliore comprensione. Se ci capita di comprendere "ciò che è" il problema del "come?" non sorge. La terapia è un processo ermeneutico di chiarificazione di tutto ciò che deve essere chiarificato. Ed è la chiarezza della comprensione di certi fatti che ha proprietà di guarire il paziente. Il potere di guarigione non è nel terapeuta, è nella correttezza delle chiarificazioni. E' la verità che guarisce non l'uomo che è testimone della verità. "Il dito che indica la luna non è la luna" dicono i maestri Zen. Così in questa maniera non facciamo nulla, il paziente non fa nulla, la terapia non viene fatta, ed avviene uno svelarsi spontaneo come un sorgere progressivo di chiarezza.
Yen-Hui era un discepolo del famoso saggio Taoista di nome Chang-tzu. Questo Yen-Hui era anche prominente figura della corte imperiale e doveva diventare il consigliere dell'Imperatore. Quest'imperatore aveva una gran predilezione per il tagliare la testa a quei consiglieri che commettevano degli errori. Yen-Hui era spaventato di questo lavoro è andò a chiedere consiglio al suo maestro. Disse al maestro "Non penso di essere sufficientemente illuminato per essere sicuro in questa posizione di responsabilità." Chang-tzu gli disse: "in questo caso devi ritirati e praticare il digiuno della mente." Lui chiese "Che cosa è il digiuno della mente?" Chang-tzu gli diede le seguenti istruzioni: "Quando vuoi udire con le orecchie, non ascoltare con le tue orecchie, quando vedere con gli occhi non guardare con i tuoi occhi, quando vuoi comprendere con la mente, non pensare con la tua mente. Ascolta, vedi e comprendi con il Tao.
Yen-Hui, si ritirò e passò tre anni a svolgere questa disciplina. Dopo tre anni ritornò dal maestro e disse: "Penso d'essere pronto". Chang-tzu disse: "Bene provamelo.". Yen-Hui disse: "Prima di aver praticato il digiuno della mente ero sicuro d'essere Yen-Hui, ma ora dopo aver praticato il digiuno della mente sono giunto alla realizzazione che non è mai esistito un Yen-Hui." Il maestro disse "Ora sei pronto!"
Che cosa voleva dire con questo? Se non era mai stato Yen-Hui allora chi era? E se Yen-Hui non era mai esistito chi siamo noi. Yen-Hui scoprì che non era una persona con un ego "suo", una mente sua, e sue opinioni, ma che era una manifestazione dell'Amore - Intelligenza. Egli diventò una presenza benefica per il mondo, che non si basa su opinioni personali ma su saggezza ispirata. Tale persona vive in sicurezza.
Lo scopo della psicoterapia esistenziale è quello di aiutare la gente ad ottenere autenticità dell'essere. Per conoscere ciò che è vero dobbiamo riconoscere ciò che è falso.


LA QUESTIONE DELLA VALIDITÀ'

Dopo un lungo periodo di dubbi e sospetti, la "coscienza" sta riguadagnando una certa rispettabilità nella psicologia occidentale; l'indagine sugli stati di coscienza ha prodotto varie scoperte concordanti con le affermazioni asiatiche. Gli studi di stati non ordinari sia indotti da ipnosi o droghe sia spontanei, come le "esperienze di vetta" di Maslow, rivelano alcuni paralleli con certi stati di trascendenza descritti nelle psicologie orientali. Altrettanto concorde con le affermazioni orientali è la scoperta che tali stati si verificano con più probabilità in soggetti psicologicamente sani, e che possono produrre effetti benefici
Questo è in linea con l'affermazione di Jung secondo cui "la vera terapia consiste nell'approccio al divino; più si raggiunge l'esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia".
La recente scoperta per la quale gli stati unitivi potrebbero rappresentare l'obiettivo di un'aspirazione fondamentale nell'essere umano (dato da lungo tempo sostenuto dalle psicologie asiatiche), stabilisce una connessione tra Oriente e Occidente. Sia gli studi di laboratorio che le osservazioni cliniche, hanno condotto ad "una consapevolezza crescente della potenzialità e della validità di un'altra aspirazione, quella verso l'unità, la sintesi e l'integrazione". Secondo Erich Fromm il problema fondamentale dell'uomo è infatti "Come vincere la separatività, come realizzare l'unione, come trascendere la propria vita individuale e trovare l'unificazione".
Altro punto di convergenza è il "sogno lucido", in cui i soggetti sono consapevoli del loro sognare e riescono, entro certi limiti, a controllare consciamente la propria esperienza onirica. Il sogno lucido è stato coltivato per 1200 anni dai buddhisti tibetani come mezzo per allenare e comprendere la mente. Come annota Globus, in Occidente il sogno lucido era ampiamente sconosciuto o dichiarato impossibile, fino a quando l'opera di La Berge, dell'Università di Stanford, ne dimostrò l'esistenza in modo decisivo. Egli ne delineò sia la fenomenologia che la psicofisiologia, annotando le analogie significative tra i rapporti fenomenologici della ricerca occidentale e gli antichi resoconti tibetani.
Alcune ricerche di laboratorio tendono a confermare i punti di vista orientali circa la dipendenza dallo stato. Sia le discipline asiatiche che le recenti ricerche occidentali sostengono che le informazioni o le intuizioni acquisite in un determinato stato coscienziale si trasferiscono solo parzialmente in altri stati. Un corpo di ricerca abbastanza consistente sostiene oggi che la meditazione può evocare una gamma di effetti psicofisiologici simili a quelli descritti nelle psicologie asiatiche. Gli studi iniziali, specialmente quelli prodotti dalla Meditazione Trascendentale, difettavano spesso di adeguati controlli e venivano pubblicati privatamente. Fortunatamente la ricerca sulla meditazione è molto migliorata letteratura sull'argomento conta ormai centinaia di studi di pubblicati su riviste specializzate. I processi meditativi sono stati meglio situati nel quadro concettuale occidentale dalle recenti interpretazioni cognitive, dell'autocontrollo, delle relazioni oggettuali e di quelle evolutive.
Gli studi empirici sostengono che vari effetti clinici, tra cui il rilassamento, sembrano essere comuni ad una varietà di procedure di riposo/rilassamento, mentre certune reazioni metaboliche e percettive sarebbero peculiari della meditazione.
I test di Rorschach rivelano una gamma di configurazioni uniche che includono, nei livelli meditativi più avanzati, risposte "senza evidenti conflitti di pulsione aggressiva sessuale" proprio come evidenziato dalla letteratura meditativa tradizionale. Anche la tachistoscopia, sempre effettuata su meditanti progrediti, ha denotato rapidità e sottigliezza dell'elaborazione percettiva superiori a quanto in precedenza fosse ritenuto possibile. Sul versante delle controindicazioni alcuni clinici hanno constatato che la pratica della meditazione può provocare talvolta alcune complicazioni psicologiche, tra cui angoscia, depersonalizzazione e, in individui con passato schizofrenico, il riattivarsi della psicosi. Queste complicazioni sono raramente menzionate nella letteratura asiatica. Quindi l'immagine terapeutica complessiva potrebbe assomigliare alle psicoterapie occidentali, vista questa possibilità di miglioramento per una maggioranza e di regressione per una minoranza. Fino a che punto le esperienze e gli stadi sono comuni alle varie tradizioni meditative? Ultimamente alcuni ricercatori hanno iniziato ad applicare a questo antico quesito i modelli della psicologia evolutiva. Studi accurati, ad esempio quelli di Wilber concludono che gli stadi specifici della meditazione possono essere desunti dalle suddette tradizioni, mentre la loro universalità è tuttora in discussione. Alcuni raffronti tra contemplativi asiatici e occidentali iniziano a produrre paralleli affascinanti.

da "Sofferenza e Guarigione" di Boggio Golot.


INDIVIDUALITA' E PERSONALITA'

Può capitare che degli aspiranti alla Realizzazione, d'ispirazione orientale e occidentale, possano non avere le idee chiare in merito a parole come individualità, la personalità, e su che cosa occorre rettificare e poi trascendere.
Si può osservare inoltre che alcuni aspiranti, o affiliati a qualche scuola esoterica o iniziatica, seguano la Via cercando di convincersi che basti essere solo gentili, affabili e persone di buoni costumi, oppure studiare la storia (quindi tempo) della Filosofia iniziatica, scrivere su ciò che è stata la Tradizione e cose di questo genere.
Risolvere la "pietra grezza" in "quadrata" o "cubica" non è questione di essere eruditi sulla Tradizione, di frequentare semplicemente un'elite d'intellettuali di cose iniziatiche o spirituali; "separare" e "fissare" il Mercurio dei Filosofi non è questione di "erudirsi" su testi alchemici, risolvere la "condizione individuata" nello stato di Personalità universale non comporta di certo passeggiate ecologiche o "agape fraterne", per assecondare 1'animale sociale" in noi, per quanto l'agape abbia un profondo valore esoterico.
- Ora, che cosa rappresentano i termini: individualità e personalità?
Quella individuata (da cui poi l'individualità) è la condizione caratterizzata dalla scissura che si è operata dall'universale a motivo - volendo riferirci al Vedanta - dell'ahamkara (senso dell'io) e motivata dal libero arbitrio.
Tutte le Tradizioni parlano di uno stato primordiale incondizionato in cui l'ente si è trovato per passare poi in quello condizionato, contingente e fenomenico; oppure da uno stato non - formale o incorporeo in quello formale e corporeo. La stessa Tradizione Orfica, Misterica, Platonica, ecc. parla di "caduta nella generazione"; o, ancora, della degradazione dell'ente, quale unità-persona nella condizione d'individuo - dualità (l'Albero del Bene e del Male) con tutte le conseguenze dell'evento. La persona, in quanto tale, è universale - anzi trascende la stessa manifestazione - ma, separandosi, si è ritrovata quale semplice individuo con un nome e una forma in opposizione con altri individui anch'essi prigionieri dell`io sono questo".
L'essere, comunque, non è ristretto allo stato individuato per il semplice fatto di appartenervi.
La persona è l'interezza - unità di ciò che si è come natura più profonda; è l'Anima o il jiva sul suo piano. E' il Testimone delle modificazioni della mente e del corpo.
"Esiste una realtà, un'entità assoluta, la quale è l'eterno sostrato della coscienza differenziata, testimone dei tre stati (veglia, sogno, sonno profondo) e distinta dai cinque involucri (i corpi di manifestazione del jiva).
"Colui che conosce tutto ciò che accade negli stati di veglia, sogno e sonno profondo, colui che è consapevole della presenza e dell'assenza del pensiero e delle sue modificazioni, colui che è il supporto dello stesso senso dell'io è << atman >>.
(Samkara, Vivekacudamani: 125-126)

Di Raphael Edizioni Vidya




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