Dott. Filippo Falzoni Gallerani
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Storia delle credenze e delle idee religiose


Mircea Eliade

Miti, immagini e metafore gnostiche.

L'amnesia (l'oblio cioè della propria identità), il sonno, l'ebbrezza, l'intorpidimento, la cattura, la caduta, la nostalgia si collocano fra i simboli e le immagini specificamente gnostiche, benché non siano creazione dei maestri della Gnosi. Nel suo volgersi alla materia e nell'ansia di conoscere i piaceri del corpo, l'anima dimentica la propria identità, "dimentica la sua dimora originaria, il suo vero centro, il suo "essere eterna". La presentazione più drammatica e toccante del mito gnostico dell'amnesia e dell'anamnesi è quella offertaci dall'Inno della Perla, conservato negli Atti di Tommaso.
Un principe giunge dall'Oriente per cercare in Egitto "la perla unica che si trova in mezzo al mare, avvolta nelle spire del serpente a sonagli". In Egitto, egli viene fatto prigioniero dagli uomini del luogo, che gli fanno mangiare il loro cibo, così che egli dimentica la sua identità: "Ho dimenticato che ero figlio di re e ho servito il loro re; ho dimenticato la perla per la quale i miei genitori mi avevano inviato e per la pesantezza del loro nutrimento caddi in un sonno profondo". Ma i genitori del principe vennero a sapere che egli era giunto a destinazione e gli scrissero una lettera: "Svegliati e levati dal sonno e ascolta le parole della nostra lettera. Ricordati che sei figlio di re. Vedi in quale schiavitù sei caduto. Ricordati della perla per cui sei stato inviato in Egitto". La lettera volò come un'aquila, discese su di lui e divenne parola: "Alla sua voce e al suo rumore, mi risvegliai e uscii dal mio torpore. La raccolsi, la strinsi al cuore, ne ruppi il suggello, la lessi ... Mi risovvenne di esser figlio di genitori regali... Mi tornò in mente la perla per cui ero stato inviato in Egitto e mi misi all'opera per incantare un serpente a sonagli. Con l'incantesimo lo feci addormentare, poi pronunciai su di lui il nome di mio padre, presi la perla e mi affrettai verso la casa paterna".
Si tratta qui del mito del "Salvatore salvato", Salvator salvatus, nella sua versione migliore. Va precisato, inoltre, che per ognuno dei motivi mitici si presentano paralleli nei vari testi gnostici. Non è difficile cogliere il significato delle immagini: il Mare e l'Egitto sono i simboli comuni del mondo materiale in cui sono caduti prigionieri sia l'anima dell'uomo sia il Salvatore inviato a riscattarla Disceso dalle regioni celesti, l'eroe abbandona il suo "manto di gloria e indossa "l'abito immondo" per non distinguersi dagli abitanti del paese, si tratta, dunque "dell'involucro carnale" del corpo, nel quale egli s'incarna. Durante la sua ascensione egli è poi accolto dal suo glorioso manto di luce, "simile a lui stesso", e capisce che questo "doppio" è il suo vero Sé. L'incontro con il "doppio" trascendente ricorda la concezione iranica dell'immagine celeste dell'anima, la daena, di fronte a cui si trova il defunto nel terzo giorno dopo la morte. Come nota Jonas, la scoperta di questo principio trascendente all'interno di se stessi costituisce l'elemento centrale della religione gnostica.
Il tema dell'amnesia provocata da un'immersione nella "Vita" (= la Materia) e dell'anamnesi ottenuta attraverso i gesti, le canzoni o le parole di un messaggero s'incontra anche nel folclore religioso dell'India medievale. Una delle leggende più popolari narra dell'amnesia di Matsyendranath: questo maestro Yogi s'invaghì di una regina e si stabilì nel suo palazzo, dimenticando completamente la propria identità o, secondo un'altra variante, cadde prigioniero delle donne "nel paese di Kadali". Venuto a sapere della prigionia di Matsyendranath, il suo discepolo, Goraknath, gli compare dinanzi sotto le sembianze di una danzatrice e si mette a ballare accompagnandosi col canto di melodie enigmatiche. A poco a poco, Matsyendranath ricorda la propria identità; capisce che la "via carnale" conduce alla morte, che il suo "oblio" era in fondo l'oblio della propria, vera natura immortale e che gli "incanti di Kadali" rappresentano i miraggi della vita profana. Goraknath gli spiega che è stata la dea Durga a provocare l'"oblio" che per poco non gli costava l'immortalità; questo incantesimo, aggiunge Goraknath, simboleggia l'eterna maledizione dell'ignoranza che la "Natura" (cioè Durga) fa gravare sull'essere umano.
Le origini di questo tema folcloristico risalgono all'epoca delle Upanishad. Ricordiamo dell'apologo della Chandogya Upanishad (l'uomo catturato dai ladroni e portato con gli occhi bendati, lontano dalla sua città) e del commento di Samkara: i ladroni e la benda rappresentano l'ignoranza e l'illusione; colui che toglie la benda è il Maestro, che gli rivela la vera conoscenza: la sua casa, cui riesce alla fine a ritornare, è simbolo del suo Atman, il Sé, identico all'Essere assoluto, Brahman. Il Samkhya Yoga presenta una situazione simile, poiché il Sé (Purusa) è per antonomasia uno "straniero" che nulla ha a che fare con il Mondo (prakriti); proprio come per gli gnostici, il Sé (lo Spirito, il pneuma) "è isolato e indifferente, semplice spettatore inattivo" nel dramma della vita e della storia.
Le influenze reciproche, in un senso o nell'altro, non sono da escludersi, ma è più probabile che ci si trovi di fronte a correnti spirituali parallele, originate dalle crisi avviatesi parecchi secoli prima in India (le Upanishad), in Grecia e nel Mediterraneo Orientale (l'orfismo e il pitagorismo), in Iran e nel mondo ellenistico. Numerose immagini e metafore di cui si servono gli autori gnostici hanno una storia, anzi una preistoria, venerabili e hanno conosciuto un'enorme diffusione. Una delle immagini preferite è quella del sonno, assimilato all'ignoranza e alla morte: gli gnostici sostengono che gli uomini non solo dormono, ma lo fanno volentieri. "Perché vi piace tanto il sonno, e perché volete vacillare insieme con coloro che vacillano?", chiede il Ginza "Che colui che sente si svegli dal profondo sonno", si legge nell'Apocalisse di Giovanni 34. Come vedremo, nel manicheismo si può trovare il medesimo motivo. Formule di questo tipo non costituiscono però un'esclusiva degli autori gnostici; l'Epistola agli Elesini (5: 14) contiene questa citazione anonima: "Svegliati, tu che sei immerso nel sonno, levati di tra i morti, e su dite splenderà Cristo ". Dato che il sonno (hypnos) era il fratello gemello di thanatos (morte), tanto in Grecia come in India e nello gnosticismo l'azione del "risvegliare" aveva un significato "soteriologico" (nel senso più lato del termine: Socrate "sveglia" i suoi interlocutori talvolta loro malgrado)
Si tratta di un simbolismo arcaico e diffuso universalmente la vittoria riportata sul sonno e il mantenersi desti a lungo costituiscono una prova iniziatica abbastanza tipica. In alcune tribù australiane, i novizi che stanno per essere iniziati non debbono dormire per tre giorni; oppure e loro proibito di coricarsi prima dell'alba
Si pensi alla prova iniziatica in cui cade miseramente il famoso eroe Gilgamesh: non riesce a rimanere sveglio e manca la sua occasione di acquisire l'immortalità. In un mito nordamericano del tipo di Orfeo ed Euridice, un uomo discende agli Inferi, dove ritrova la sposa che gli era appena morta; il Signore dell'Inferno gli promette che potrà riportare la donna sulla terra se è capace di vegliare tutta la notte, ma per due volte, e persino dopo aver dormito durante il giorno per non essere stanco, l'uomo non riesce a vegliare fino all'alba 36. Si può notare, dunque, che il "non dormire" non significa soltanto trionfare sulla fatica fisica, ma soprattutto dar prova di forza spirituale; restar "svegli", essere pienamente coscienti vuol dire essere presenti al mondo dello spirito. Gesù non cessava mai di ripetere ai propri discepoli di vegliare (per esempio, Matteo 24 : 42) la Notte del Getzemani è resa particolarmente tragica dalla loro incapacità di vegliare insieme a lui.
Nella letteratura gnostica, l'ignoranza e il sonno sono anche espressi in termini di "ebbrezza". Il Vangelo della Verità paragona colui "che possiede la Gnosi" a "una persona che, dopo essersi ubriacata, ritorna sobria e, ritornata in sé, afferma nuovamente quel che è veramente suo". Il "risveglio" implica l'anamnesi, la riscoperta della vera identità dell'anima, vale a dire il riconoscimento della sua origine celeste. "Risvegliati, o anima splendente, dal sonno dell'ebbrezza in cui sei caduta, " si legge in un testo manicheo. "Seguimi nel luogo celebrato dove tu eri già al principio". Nella tradizione mandaica, il Messaggero celeste si rivolge così a Adamo, dopo averlo svegliato dal suo sonno profondo: "Non essere assopito e non dormire; non dimenticare il compito che il Signore ti ha affidato" Nella predicazione gnostica la maggior parte di queste immagini - l'ignoranza, l'amnesia, la prigionia, il sonno, l'ebbrezza divengono, in definitiva, metafore per indicare la morte spirituale. Con la gnosi si ottiene la vera via, e cioè la redenzione e l'immortalità.



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