
Storia delle
credenze e delle idee religiose
Mircea Eliade
Miti, immagini e metafore gnostiche.
L'amnesia (l'oblio cioè della propria identità), il sonno,
l'ebbrezza, l'intorpidimento, la cattura, la caduta, la nostalgia si collocano
fra i simboli e le immagini specificamente gnostiche, benché non
siano creazione dei maestri della Gnosi. Nel suo volgersi alla materia e
nell'ansia di conoscere i piaceri del corpo, l'anima dimentica la propria
identità, "dimentica la sua dimora originaria, il suo vero centro,
il suo "essere eterna". La presentazione più drammatica
e toccante del mito gnostico dell'amnesia e dell'anamnesi è quella
offertaci dall'Inno della Perla, conservato negli Atti di Tommaso.
Un principe giunge dall'Oriente per cercare in Egitto "la perla
unica che si trova in mezzo al mare, avvolta nelle spire del serpente a
sonagli". In Egitto, egli viene fatto prigioniero dagli uomini del
luogo, che gli fanno mangiare il loro cibo, così che egli dimentica
la sua identità: "Ho dimenticato che ero figlio di re e ho servito
il loro re; ho dimenticato la perla per la quale i miei genitori mi avevano
inviato e per la pesantezza del loro nutrimento caddi in un sonno profondo".
Ma i genitori del principe vennero a sapere che egli era giunto a destinazione
e gli scrissero una lettera: "Svegliati e levati dal sonno e ascolta
le parole della nostra lettera. Ricordati che sei figlio di re. Vedi in
quale schiavitù sei caduto. Ricordati della perla per cui sei stato
inviato in Egitto". La lettera volò come un'aquila, discese
su di lui e divenne parola: "Alla sua voce e al suo rumore, mi risvegliai
e uscii dal mio torpore. La raccolsi, la strinsi al cuore, ne ruppi il suggello,
la lessi ... Mi risovvenne di esser figlio di genitori regali... Mi tornò
in mente la perla per cui ero stato inviato in Egitto e mi misi all'opera
per incantare un serpente a sonagli. Con l'incantesimo lo feci addormentare,
poi pronunciai su di lui il nome di mio padre, presi la perla e mi affrettai
verso la casa paterna".
Si tratta qui del mito del "Salvatore salvato", Salvator salvatus,
nella sua versione migliore. Va precisato, inoltre, che per ognuno dei
motivi mitici si presentano paralleli nei vari testi gnostici. Non è
difficile cogliere il significato delle immagini: il Mare e l'Egitto sono
i simboli comuni del mondo materiale in cui sono caduti prigionieri sia
l'anima dell'uomo sia il Salvatore inviato a riscattarla Disceso dalle regioni
celesti, l'eroe abbandona il suo "manto di gloria e indossa "l'abito
immondo" per non distinguersi dagli abitanti del paese, si tratta,
dunque "dell'involucro carnale" del corpo, nel quale egli s'incarna.
Durante la sua ascensione egli è poi accolto dal suo glorioso manto
di luce, "simile a lui stesso", e capisce che questo "doppio"
è il suo vero Sé. L'incontro con il "doppio" trascendente
ricorda la concezione iranica dell'immagine celeste dell'anima, la daena,
di fronte a cui si trova il defunto nel terzo giorno dopo la morte.
Come nota Jonas, la scoperta di questo principio trascendente all'interno
di se stessi costituisce l'elemento centrale della religione gnostica.
Il tema dell'amnesia provocata da un'immersione nella "Vita" (=
la Materia) e dell'anamnesi ottenuta attraverso i gesti, le canzoni o le
parole di un messaggero s'incontra anche nel folclore religioso dell'India
medievale. Una delle leggende più popolari narra dell'amnesia di
Matsyendranath: questo maestro Yogi s'invaghì di una regina e si
stabilì nel suo palazzo, dimenticando completamente la propria identità
o, secondo un'altra variante, cadde prigioniero delle donne "nel paese
di Kadali". Venuto a sapere della prigionia di Matsyendranath, il suo
discepolo, Goraknath, gli compare dinanzi sotto le sembianze di una danzatrice
e si mette a ballare accompagnandosi col canto di melodie enigmatiche. A
poco a poco, Matsyendranath ricorda la propria identità; capisce
che la "via carnale" conduce alla morte, che il suo "oblio"
era in fondo l'oblio della propria, vera natura immortale e che gli "incanti
di Kadali" rappresentano i miraggi della vita profana. Goraknath gli
spiega che è stata la dea Durga a provocare l'"oblio" che
per poco non gli costava l'immortalità; questo incantesimo, aggiunge
Goraknath, simboleggia l'eterna maledizione dell'ignoranza che la "Natura"
(cioè Durga) fa gravare sull'essere umano.
Le origini di questo tema folcloristico risalgono all'epoca delle Upanishad.
Ricordiamo dell'apologo della Chandogya Upanishad (l'uomo catturato dai
ladroni e portato con gli occhi bendati, lontano dalla sua città)
e del commento di Samkara: i ladroni e la benda rappresentano l'ignoranza
e l'illusione; colui che toglie la benda è il Maestro, che gli rivela
la vera conoscenza: la sua casa, cui riesce alla fine a ritornare, è
simbolo del suo Atman, il Sé, identico all'Essere assoluto, Brahman.
Il Samkhya Yoga presenta una situazione simile, poiché il Sé
(Purusa) è per antonomasia uno "straniero" che nulla ha
a che fare con il Mondo (prakriti); proprio come per gli gnostici, il Sé
(lo Spirito, il pneuma) "è isolato e indifferente, semplice
spettatore inattivo" nel dramma della vita e della storia.
Le influenze reciproche, in un senso o nell'altro, non sono da escludersi,
ma è più probabile che ci si trovi di fronte a correnti spirituali
parallele, originate dalle crisi avviatesi parecchi secoli prima in India
(le Upanishad), in Grecia e nel Mediterraneo Orientale (l'orfismo e il pitagorismo),
in Iran e nel mondo ellenistico. Numerose immagini e metafore di cui si
servono gli autori gnostici hanno una storia, anzi una preistoria, venerabili
e hanno conosciuto un'enorme diffusione. Una delle immagini preferite è
quella del sonno, assimilato all'ignoranza e alla morte: gli gnostici sostengono
che gli uomini non solo dormono, ma lo fanno volentieri. "Perché
vi piace tanto il sonno, e perché volete vacillare insieme con coloro
che vacillano?", chiede il Ginza "Che colui che sente si svegli
dal profondo sonno", si legge nell'Apocalisse di Giovanni 34. Come
vedremo, nel manicheismo si può trovare il medesimo motivo. Formule
di questo tipo non costituiscono però un'esclusiva degli autori gnostici;
l'Epistola agli Elesini (5: 14) contiene questa citazione anonima:
"Svegliati, tu che sei immerso nel sonno, levati di tra i morti, e
su dite splenderà Cristo ". Dato che il sonno (hypnos) era
il fratello gemello di thanatos (morte), tanto in Grecia come in
India e nello gnosticismo l'azione del "risvegliare" aveva un
significato "soteriologico" (nel senso più lato del termine:
Socrate "sveglia" i suoi interlocutori talvolta loro malgrado)
Si tratta di un simbolismo arcaico e diffuso universalmente la vittoria
riportata sul sonno e il mantenersi desti a lungo costituiscono una prova
iniziatica abbastanza tipica. In alcune tribù australiane, i novizi
che stanno per essere iniziati non debbono dormire per tre giorni; oppure
e loro proibito di coricarsi prima dell'alba
Si pensi alla prova iniziatica in cui cade miseramente il famoso eroe Gilgamesh:
non riesce a rimanere sveglio e manca la sua occasione di acquisire l'immortalità.
In un mito nordamericano del tipo di Orfeo ed Euridice, un uomo discende
agli Inferi, dove ritrova la sposa che gli era appena morta; il Signore
dell'Inferno gli promette che potrà riportare la donna sulla terra
se è capace di vegliare tutta la notte, ma per due volte, e persino
dopo aver dormito durante il giorno per non essere stanco, l'uomo non riesce
a vegliare fino all'alba 36. Si può notare, dunque, che il "non
dormire" non significa soltanto trionfare sulla fatica fisica, ma soprattutto
dar prova di forza spirituale; restar "svegli", essere pienamente
coscienti vuol dire essere presenti al mondo dello spirito. Gesù
non cessava mai di ripetere ai propri discepoli di vegliare (per esempio,
Matteo 24 : 42) la Notte del Getzemani è resa particolarmente
tragica dalla loro incapacità di vegliare insieme a lui.
Nella letteratura gnostica, l'ignoranza e il sonno sono anche espressi in
termini di "ebbrezza". Il Vangelo della Verità paragona
colui "che possiede la Gnosi" a "una persona che, dopo essersi
ubriacata, ritorna sobria e, ritornata in sé, afferma nuovamente
quel che è veramente suo". Il "risveglio" implica
l'anamnesi, la riscoperta della vera identità dell'anima, vale a
dire il riconoscimento della sua origine celeste. "Risvegliati, o anima
splendente, dal sonno dell'ebbrezza in cui sei caduta, " si legge in
un testo manicheo. "Seguimi nel luogo celebrato dove tu eri già
al principio". Nella tradizione mandaica, il Messaggero celeste si
rivolge così a Adamo, dopo averlo svegliato dal suo sonno profondo:
"Non essere assopito e non dormire; non dimenticare il compito che
il Signore ti ha affidato" Nella predicazione gnostica la maggior parte
di queste immagini - l'ignoranza, l'amnesia, la prigionia, il sonno, l'ebbrezza
divengono, in definitiva, metafore per indicare la morte spirituale.
Con la gnosi si ottiene la vera via, e cioè la redenzione
e l'immortalità.
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