
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
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Tantra
Brani introduttivi al Tantrismo
Danieleu,
É nella bellezza dei corpi e nell'intensità dell'amore che
si e più vicini alla felicità e allo stato divino. La prima
volta che sono stato in India avevo ventiquattro anni, era nel 1932, e non
avevo mai pensato all'India, non m'interessava per niente. Ma durante un
viaggio in Afganistan sono passato per l'india e l'ho trovata stupenda,
tanto che ci sono ritornato. Vi ho trovato una, civiltà dove c'era
veramente la libertà di vivere, di pensare e di essere come desideravo
da sempre, e una bellezza straordinaria degli esseri umani. In India trovavo
la conferma che il rapporto tra l'amore fisico e la vita spirituale è
una realtà fondamentale. Nell'induismo il successo del viaggio della
vita umana consiste in quattro cose da realizzare il meglio possibile: la
virtù, la ricchezza, l'amore e la vita spirituale. La virtù
e il successo materiale legano al mondo, mentre l'amore e la vita spirituale
fanno uscire fuori dai legami del mondo e sono l'immagine l'uno dell'altra.
Nel senso che la beatitudine divina è in un rapporto di consonanza
con l'estasi che si sperimenta nell'atto d'unione. Il sesso che più
avvicina al divino non è quello matrimoniale, ma l'amore libero non
vincolato ai doveri sociali di casta e alla riproduzione.
L'amore è dove ognuno, ognuna, prova la beatitudine più grande.
Il matrimonio, al contrario, è più vicino alla società
e agli obblighi sociali. Negare il sesso e il desiderio sessuale significa
restarne schiavi. Ma allorché uno realizza, come nello shivaismo,
che il sesso maschile eretto è l'immagine più appropriata
dell'atto creatore del Dio, allora si può iniziare a capire qualcosa
delle forze naturali che lo legano, e incominciare a liberarsene...
Nell'induismo il fallo di Shiva e presentato nell'organo femminile. E, se
si osserva bene, si trova invertito per rapporto alla vulva. Non la penetra,
ma, al contrario, stretto dall'organo femminile alla sua base, se ne svincola
per drizzarsi libero verso lo zenit.
Il Tutto si dualizza, un solo Principio diventa due Principi e ciascuno
è tale per l'altro. La polarità dell'archetipo primordiale,
così potentemente ripreso nello shivaismo, corrisponde al gioco stesso
del cosmo, all'antagonismo crudele e fecondo del maschile e del femminile.
L'energia seminale versata nella vulva fa nascere la vita, l'armonia delle
forme. E ciò pertiene alla Natura e si collega al culto della Madre,
teso a utilizzare l'erotismo per perfezionare l'essere umano, sviluppandone
le capacità immediate e i poteri magici e mentali presenti in lui.
Ma allorché, come accade nelle gerarchie shivaite monastiche più
alte, ci si rivolge al principio maschile, questa stessa energia seminale,
allorché si libera dall'aspetto inferiore della procreazione materiale,
diventa la sostanza dell'intelletto... Nel gioco delle forze dell'universo
non c'è, inoltre, un padrone, personale o impersonale, al centro
o in ogni sua parte. E niente ha un valore predominante o assoluto. Shiva
è senza vita (sbava) e il mondo non può esistere senza l'energia
della dea. Questa, che è la Potenza del Tempo, è cieca senza
l'orientamento del principio creatore che conduce al distacco, alla liberazione
dalle catene dell'esistenza condizionata e della trasmigrazione.
Ogni essere è androgino, nel senso che sul piano creato non esiste
alcun elemento che non partecipi dei due principi, che non sia cioè
una mescolanza di mascolinità e di femminilità. Tutte le cellule
del nostro corpo sono formate da elementi positivi e negativi, che ci costituiscono
come per una differenza di potenziale, un campo vibrante di potenzialità
a diversi livelli. La bisessualità a predominanza maschile corrisponde
all'equilibrio dell'intelletto e riflette l'ordinamento della luce che si
manifesta come bellezza. Pertanto è l'adolescente maschile che rappresenta
la perfezione dell'uomo a immagine di quella degli dei. Gli dèi,
si legge nei testi tradizionali, sono degli adolescenti di sedici anni.
Sedici anni è, nell'uomo, l'età dell'equilibrio delle facoltà
fisiche e mentali, l'età dell'amore, del disinteresse e della vera
saggezza. Nelle società dominate dai vecchi è anche un'età
pericolosa se privata dei suoi diritti e delle sue responsabilità
Quanto all'unione di lingam (il 'segno' di Shiva, il sesso maschile)
con yoni (la 'Shakti', il sesso femminile), questa rappresenta la
voluttà, il punto limite del piacere, ed è specchio della
beatitudine divina. Le donne di conoscenza venerano in se stesse gli stessi
simboli dell'uomo.
Le forme degli organi sessuali che differenziano il maschio dalla femmina
sono senz'altro simboli. Ma lo sono per la loro stessa natura. In altra
parole, non si tratta di un caso, perché nell'Universo niente è
illogico, niente accade a caso. Assumendo come immagine della causalità
divina il fallo eretto e la vulva non attribuiamo a una forma anatomica
accidentale un senso simbolico. È proprio tale forma a rivelarci
un aspetto fondamentale della natura del mondo e della Persona Cosmica.
L'unione dei sessi è l'espressione vivente della natura vibrante
e beata nell'Essere, sia se la consideriamo sul piano fisico, mentale, intellettuale,
sottile o trascendente. Riflettendo sull'unione sessuale, questa ci rivela
il segreto della natura divina finalmente e da sempre giunta a se
stessa. Tutte le forme di tale unione, tutte le posizioni in cui si può
praticare, tutte le varianti hanno un senso profondo e magico, che di fatto
corrisponde alle diverse potenzialità del creato. Il divino è
manifesto in ogni atto di procreazione, in ogni creazione, in ogni forma
di piacere e nell'intensità di ogni forma di voluttà. L'ascetismo
e l'emasculazione sia dell'uomo sia della donna non portano, al contrario,
nè al divino nè alla saggezza, ma alla crudeltà e all'ipocrisia.
L'importante è comprendere le ragioni profonde del vivente, del mondo
e del divino, che si manifestano nel piacere dei corpi vivi, e non nell'astrazione
di qualche spiritualità separata dal mondo così com'è
e dal vivente.
Morale e sessualità
Il sesso è un'esperienza che, nolenti o volenti, ci 'segna' comunque
e ci aiuta a capire valori superiori. La liberazione non è possibile
per coloro che non hanno pienamente realizzato, nei modi e nei tempi più
opportuni, la loro felicità umana, i piaceri dei sensi Questa realizzazione
di sé sul piano sensoriale non può esistere nella miseria
e nel disordine, e quindi occorre realizzare se Stessi anche sul piano sociale
agendo in conformità al proprio dharma, ovvero nell'esercizio
di quella virtù e di quei talenti per i quali ognuno, ognuna, si
conforma a sua propria natura e realizzazione di sé sul piano individuale.
I quattro scopi della vita (Dharma - virtù, Artha - ricchezza,
Kama - piacere, Moksha - liberazione), benché interdipendenti
sono raggruppati in due categorie: da una parte quelli che ci attaccano
al mondo delle apparenze e delle forme, e che sono la virtù e il
successo materiale; e dall'altra quelli che ce ne distolgono e che sono
la voluttà e la liberazione.
La virtù concerne la realizzazione di sé sul piano individuale,
mentre il successo materiale e la prosperità concernono la realizzazione
di sé sul piano sociale, e l'erotismo la realizzazione di sé
sul piano sensoriale, tramite il quale si rende possibile la liberazione.
L'ebbrezza amorosa, questo apice di euforia in cui dimentichiamo tutto,
la ragione, la saggezza, la prudenza, le leggi sociali, i nostri interessi
umani, è l'immagine dell'ebbrezza mistica che conduce alla totale
rinuncia e ala realizzazione sul piano spirituale. In India
si dice che allorché un essere umano inizia a sfuggire all'ignoranza
e tende a una comprensione più profonda della natura del mondo e
dei segreti dell'universo, in quel momento le forze della natura gli sono
contro. E anche la società, temendo per la sua durata e per la sua
coesione, gli si pone contro. Qui lo shivaismo rappresenta un movimento
controcorrente, uno sforzo per un modo di vivere più libero e più
felice, in un reale più largo. In tale ambito il Sesso non viene
considerato nè un dovere nè un semplice divertimento. E questo
lo si può comprendere quando, nel corso della nostra breve esistenza,
si fa l'amore considerando la natura ultramondana e spirituale di tale divina
esperienza.
Ma astrarre l'estasi dal corpo vivente è una forma di autoinganno.
Proprio separando il corpo dallo spirito numerosi cristiani hanno perso
il senso del divino nel mondo. Persuasi da una semplicistica metafisica
estroversa, credono che Dio sia una persona separata dal mondo e dal Fuoco
per il quale si creano, si distruggono o s'illuminano i mondi. Chi invece
cerca di comprendere che non siamo separati dalle radici del reale e percepisce
l'immensa e segreta presenza del divino, lo trova in ogni alito, in ogni
fremito amoroso e in ogni atto della vita.
MAITHUNA
Ogni donna nuda incarna la prakrti.. Si dovrà dunque considerarla
con la medesima ammirazione e con il medesimo distacco che si provano nel
considerare l'insondabile mistero della Natura. La nudità rituale
della yogini ha un valore mistico intrinseco: se, davanti alla donna
nuda, non si scopre nel proprio essere più profondo la stessa terrificante
emozione che si prova di fronte al Mistero cosmico - il rito non ha valore,
c'è soltanto un atto profano, con tutte le conseguenze che si sanno
(rafforzamento della catena karmica, ecc.). La seconda fase consiste nella
trasformazione della Donna-prakrti in incarnazione della Shakti:
la compagna del rito diviene una Dea, così come lo yogin, deve incarnare
il Dio. L'iconografia tantrica delle coppie divine (in tibetano: yab-yam),
delle innumerevoli "forme" di Buddha stretti dalla loro Shakti,
costituisce il modello esemplare del maithuna. Si noterà l'immobilità
del Dio: tutta l'attività è della Shakti. (Nel contesto yoga,
il Purusa statico contempla l'attività creatrice della prakrti).
Anche qui si tratta di imitare un modello divino: il Buddha, o Shiva,
lo Spirito puro, immobile e sereno al centro del meccanismo cosmico.
Il maithuna serve, in primo luogo, a ritmare la respirazione e a
facilitare la concentrazione: è dunque un sostituto del pranayama
e della dharana, o piuttosto il loro "sostegno". La
yogini è una giovane istruita dal guru e il cui corpo viene consacrato.
L'unione sessuale si trasforma in un rituale con il quale la coppia
umana diviene una coppia divina. "Preparato al compimento del rito
(maithuna) dalla meditazione e dalle cerimonie che lo rendono possibile
e fruttuoso, egli (cioè lo yogin) considera la yogini, sua compagna
e sua amante, sotto il nome di una qualsiasi Bhagavat, come sostituto ed
essenza stessa di Tara, unica fonte di gioia e di riposo. L'amante sintetizza
tutta la natura femminile che reclama l'amore, l'officiante riconosce la
voce delle Bhagavati che supplicano il Vajradhara. Questa è per le
scuole tantriche, la strada della salvezza. Il Pancakrama presenta
un rituale tradizionale: "La mudra, dello yogin, scelta secondo
regole fisse, offerta e consacrata dal guru, deve essere giovane, bella
e sapiente: insieme a lei, il discepolo praticherà la cerimonia,
scrupoloso: poiché, se da un lato non esiste salvezza possibile
senza amore, d'altro lato l'unione carnale non è sufficiente
a realizzare la salvezza. La pratica della kriya, non ne deve essere
separata: che il sadhaka ami la mudra secondo i riti.
Il pranayama, la dharana sono soltanto i mezzi con cui, durante
il maithuna, si arriva alla soppressione del pensiero, la "suprema
grande felicità", "identità di godimento";
"unità di emozione", esperienza paradossale, inesprimibile,
della scoperta dell'Unità. E' possibile spiegare il maithuna,
unione di loto (padma) e di folgore (vajra), come la realizzazione
dello stato della vacuità. E' anche legittimo intendere "giovane
donna" come la vacuità., stato di non-ego o Sunya.
Il maithuna si può intendere, al tempo stesso, come un atto
concreto e come un rituale interiorizzato, costituito da gesti, posizioni
del corpo e immagini fortemente visualizzate. "Per i religiosi, il
maithuna è una atto essenziale dell'iniziazione. Su
ordine del guru, essi disobbediscono alle leggi di castità che dovrebbero
ormai osservare. Questa è, a mio parere, la dottrina del Pancakrama:.
Colui che non pratica realmente il maithuna, se lo ha praticato almeno
una volta nella sua vita, al momento dell'iniziazione, ottiene per virtù
dello Yoga la sama patti suprema...
I testi insistono a lungo sul fatto che il maithuna sia, prima di
tutto, una integrazione dei Principi: "la vera unione sessuale è
l'unione della Parashakti con l'Atman; le altre rappresentano soltanto
dei rapporti carnali con donne". Il Kaltvilasa Tantra espone
il rituale, ma precisa che deve essere compiuto unicamente con una iniziata.
Un commentatore aggiunge che il cerimoniale detto pancatattva (i
cinque makara, vale a dire i cinque termini inizianti con la lettera
m: matsya, pesce; masma, carne; madya, bevanda inebriante;
mudra e maithuna. Questo rituale è destinato al Kaliyuga,
vale a dire che è adeguato alla presente fase cosmico-storica in
cui lo Spirito si trova nascosto e "decaduto" in una condizione
carnale. Abbiamo già rilevato che i seguaci del tantrismo credono
nell'identità di Shiva e di Shakti e si sforzano di risvegliare la
kundalini con esercizi spirituali
IL Tantra, consacrato quasi interamente al satcakrabheda "la
"penetrazione dei sei cakra"utilizza un vocabolario estremamente
"concreto" per descrivere degli esercizi spirituali sui cinque
makara: secondo B. Bhattacharyya non si tratta assolutamente di "pesce,
carne, maithuna, ecc.", ma di termini tecnici relativi ad alcune
meditazioni). Non insisteremo mai abbastanza sull'ambiguità del vocabolario
erotico nella letteratura tantrica. Per il fatto stesso che non si tratta
più di un atto profano, ma di un rito, e che i partecipanti non sono
più esseri umani ma sono "distaccati", come dei, l'unione
sessuale non partecipa più al livello karmico. I testi tantrici ripetono
spesso questa massima: "con i medesimi atti che fanno bruciare alcuni
uomini all'Inferno per migliaia di anni, lo yogin ottiene la salvezza eterna"
E, come sappiamo, il fondamento stesso dello Yoga, esposto da Krishna
nella Bhagavad-Gita: "Colui che l'egoismo non travia, la
cui intelligenza non è turbata, se anche uccidesse tutte le creature,
non ucciderebbe né si caricherebbe di alcuna catena" (XVIII,
17). E la Brhadaranyaka Upanishad (V, 14, 8) già affermava:
"chi possiede questa scienza, qualunque sia il peccato che sembra commettere,
in realtà divora tutto ed è puro, netto, senza vecchiaia,
immortale". Lo stesso Buddha, se si presta fede alla mitologia del
ciclo tantrico, aveva dato l'esempio; praticando il maithuna era
riuscito a vincere Mara, e, sempre per mezzo di questa tecnica, era diventato
onnisciente e dominatore delle forze magiche
Le pratiche "alla cinese" vengono raccomandate in molti Tantra
buddisti. Il saggio Vasistha, figlio di Brahma, va ad interrogare Vishnu,
sotto l'aspetto del Buddha, sui riti della dea Tara. "Egli penetra
nel grande paese della Cina e scorge il Buddha circondato da un migliaio
di amanti in estasi erotica. La sorpresa del saggio rasenta lo scandalo.
"Ecco delle pratiche contrarie ai Veda!" esclama. Ma una
voce che attraversa l'aria corregge il suo errore: "Se tu vuoi, dice
la voce, conquistare il favore di Tara, devi adorarmi con queste pratiche
cinesi!" Egli si avvicina al Buddha e raccoglie dalle sue labbra questa
inattesa lezione: "Le donne sono gli dei, le donne sono la vita, le
donne sono l'ornamento. Nel pensiero, siate sempre in mezzo alle donne!"
Tutti questi aspetti vanno al di là del maithuna propriamente
detto e si inquadrano nel grande movimento di devozione per la "Donna
Divina" che domina, a partire dai secoli VII e VIII, l'India intera.
Abbiamo visto il predominio della Shakti nell'economia della salvezza e
l'importanza della donna nelle discipline spirituali. Con il visnuismo nella
sua forma krishnaita, l'amore (prema) viene assumendo la parte principale.
Si tratta soprattutto di un amore adulterino, di parakiyarati, della
"donna di un altro"; nelle famose "Corti d'Amore" del
Bengala. L'amore esemplare restava quello che legava Radha a Krishna: amore
segreto, illegittimo, "antisociale", che simboleggiava la rottura
imposta da ogni autentica esperienza religiosa. Radha è concepita
come l'Amore infinito che costituisce l'essenza stessa di Krishna.
La donna partecipa alla natura di Radha e l'uomo a quella di Krishna: è
per questo che la "verità" concernente gli amori di Krishna
e di Radha non può essere conosciuta se non nel corpo stesso,
e questa conoscenza a livello della "corporeità" ha valore
metafisico universale. Ratna-sara proclama che chi realizza la "verità
del corpo" (bhanda) diventa capace di accedere alla "verità
dell'Universo". Ma, come in tutte le altre scuole tantriche e mistiche,
quando si parla dell'uomo e della donna, non si pensa certo all'uomo ordinario,
all'uomo delle passioni, ma all'uomo essenziale, archetipico,
"non-nato", "non-condizionato", "eterno",
analogamente, non è con una "donna ordinaria" che
si può scoprire l'essenza di Radha, bensì con la "donna
straordinaria". L'incontro" tra l'Uomo e la Donna avviene a Vrindaban,
il mitico luogo degli amori di Krishna e di Radha; la loro unione è
un "Gioco" (Lila'), cioè è liberata dalla
pesantezza cosmica, pura spontaneità. D'altronde, tutte le mitologie
e tutte le tecniche della congiunzione degli opposti sono omologabili: (Shiva
- Shakti, Buddha -Shakti, Krisna - Radha sono traducibili in una qualsiasi
"unione" (Ida e pingala, prana e apana, "respiro"
e "pensiero", ecc.).
L'unione ha luogo tra due "dèi". Il gioco erotico si realizza
su un piano transfisiologico. Durante il maithuna, lo yogin e la
sua nayika incorporano una "condizione divina", in quanto
non solo sperimentano la beatitudine, ma possono contemplare direttamente
la realtà ultima.
LA COSCIENZA NON INCARNATA
di Avalon
Le basi dello Yoga tantrico sono di alto carattere metafisico e scientifico.
Per comprenderle bisogna conoscere a fondo la filosofa indiana, la dottrina
religiosa ed il rituale in genere, in particolare, il modo in cui queste
tre materie sono presentate negli Shakta Tantra e nei Tantra monistici (Advaita).
Occorrerebbe più di un grosso volume per descrivere e spiegare in
ogni dettaglio la natura e il significato di questo Yoga e le basi su cui
si fonda.
Devo dunque presumere nel lettore la conoscenza degli elementi fondamentali,
e limitarmi ad esporre quei principi generali e quegli argomenti introduttivi
che danno la chiave della comprensione teorica di questa dottrina a coloro
che desiderano accedere ad essa.
Coloro che desiderano procedere oltre e mettere in pratica questo Yoga devono
dapprima persuadersi del suo valore e della sua efficacia, poi imparare
direttamente da un maestro che l'abbia praticato personalmente.
La realtà suprema, irriducibile, è "Spirito"
nel senso di Coscienza Pura (Chit, Samvit), da Lei procedono, come sua Potenza:
il Mentale e la Materia.
Lo Spirito è uno. Non vi sono nello Spirito né differenze,
né gradi. Lo Spirito che è nell'uomo, è lo Spirito
unico che è in tutte le cose, e che, come oggetto di culto, è
il Signore (Ishvara) o Dio. Il Mentale e la Materia sono multipli, con gradi
e qualità multiple. Atma o lo Spirito come tale è il Tutto
(Purna) senza separazione (Akhanda). Il Mentale e la Materia sono parti
di questo Tutto. Essi sono il non-tutto (Apurna) e sono la separazione (Khanda).
Lo Spirito è infinito e senza forma (Svarupa). Il Mentale e la Materia
sono finiti e con forma (Rupa). Atma è immutabile e senza attività.
La sua Potenza (Shakti) è attiva e cambia sotto la forma del Mentale
e della Materia. La Coscienza Pura è Chit o Samvit. La Materia come
tale è incosciente e, secondo il Vedanta, anche il Mentale è
incosciente, poiché tutto ciò che non è il Sé
cosciente è oggetto incosciente. Ciò non significa che sia
incosciente in sé stesso (al contrario tutto è essenzialmente
coscienza); ma è incosciente perché oggetto dei Sé
cosciente, perché il Mentale limita la Coscienza per permettere all'uomo
di avere una esperienza finita. Non si ha Mentale senza un fondo di Coscienza,
benché la Coscienza suprema sia senza Mentale (Amanah). Là
dove non c'è Mentale, non c'è limite. La Coscienza, che rimane
immutata sotto uno dei suoi aspetti, cambia sotto l'altro suo aspetto di
Potenza attiva manifestantesi come Mentale e Corpo.
In teologia questa Coscienza Pura è Shiva e la Sua Potenza (Shakti)
che, nella sua realtà informale, fa tutt'uno con Lui. Essa è
la grande Devi, la Madre dell'Universo, che, in quanto Forza Vitale, risiede
nel corpo dell'uomo al centro più basso, alla base del. midollo,
così come Shiva si realizza nel più alto centro cerebrale,
il Sahasrara Padma. Il compimento dello Yoga è l'unione di Lei e
di Lui nel corpo del Sadhaka. Questa unione è Laya, o dissoluzione,
l'inverso di Srishti o involuzione dello Spirito in Mentale e Materia.
Alcuni hanno un culto predominante per il lato destro, o mascolino, della
doppia figura maschile-femminile. Altri, gli Shakta, hanno un culto predominante
per il lato sinistro, che chiamano Madre, poiché è la Grande
Madre (Magna Mater), la Mahadevi, che concepisce porta e nutre l'universo
uscito dal suo grembo (Yoni). E' così perché Ella è
l'aspetto attivo della Coscienza, immaginante (Srishtikalpana) il mondo
avvenire secondo le impressioni (Shamskara) tratte dal piacere e dalla sofferenza
conosciuti in mondi anteriori. E' ritenuto naturale di adorarla come Madre.
Il primo Mantra, al quale sono iniziati tutti gli uomini, è la parola
Ma (Madre).E' la prima e generalmente la loro ultima parola. Il padre non
è che un ausiliario della Madre. Il mondo dei cinque elementi tutto
intero esce dunque dalla Coscienza Attiva, o Shakti, ed è la Sua
manifestazione (Purna-vikasha).E perciò gli uomini adorano la Madre
più tenera di ogni cosa, salutando la Sua bellezza sorridente come
la rosa Tripurasundari, sorgente dell'Universo, e la Sua grandezza terribile
come Kali, che lo riprende in se stessa. Noi ci occupiamo qui dello Yoga
che realizza l'unione degli aspetti di Madre e di Signore, in quello stato
di coscienza che è l'Assoluto.
Il Veda dice: "Tutto ciò (cioè il mondo nella sua molteplicità)
è (l'unico) Brahman" (Sarvam khalvidam Brahma). Come il molteplice
possa essere uno è spiegato in maniera diversa dalle differenti scuole.
L'interpretazione datane qui è quella contenuta negli Shakta Tantra.
In primo luogo, che cosa è quest'unica Realtà che appare in
aspetti molteplici? Quale è la natura del Brahman nella sua essenza
(Svarupa)? La risposta è Sat-Chit-Ananda - cioè Essere-Coscienza-Beatitudine.
Coscienza o sensazione, come tale (Chit o Samvit) e identica all'Essere
come tale. Sebbene nell'esperienza comune siano strettamente congiunti pure
divergono o sembrano divergere. L'uomo per sua natura crede ostinatamente
in una esistenza oggettiva esterna e d indipendente da lui Questo finche,
essendo uno spirito racchiuso in un corpo (Jivatma) la sua coscienza è
velata o contratta dalla Maya.
Ma al limite estremo dell'esperienza, che è lo Spirito Supremo (Paramatma)
la divergenza sparisce, poiché in esso coincidono in un tutto l'indistinto
colui che fa l'esperienza, l'esperienza e l'oggetto dell'esperienza. Comunque,
quando parliamo di Chit come Sensazione Coscienza dobbiamo ricordare che
ciò che noi conosciamo ed osserviamo come tale è soltanto
una manifestazione limitata e mutevole di Chit che è nella sua essenza
il principio infinito e immutabile base di ogni esperienza. Questo Essere
Coscienza è la Beatitudine assoluta (Ananda), definita "il riposo
nel sé." E' beatitudine perché, essendo l'infinito Tutto
(Purna), nulla può mancargli. Questa felice consapevolezza è
la natura ultima e irriducibile di Svarupa o forma propria della Realtà
unica, che è nello stesso tempo il Tutto in quanto Reale irriducibile,
e Parte in quanto Reale riducibile. Svarupa è la natura di ogni cosa
nella sua essenza ben distinta da ciò che può apparire. Questa
Suprema Coscienza e la Coppia Suprema (Parashiva Parashakti) che non cambia
mai, ma rimane eternamente la stessa attraverso ogni cambiamento che interessi
il suo aspetto creatore di Shiva Shakti.
Ma allora, perché tutto ciò che noi vediamo e associato a
un'apparente incoscienza? Perché il nostro mentale non è evidentemente,
coscienza pura, ma limitata. Ciò che limita deve essere o qualcosa
di non cosciente in se stesso, o, se cosciente, capace di produrre l'apparenza
d'incoscienza. Nel mondo fenomenico non vi è nulla che sia cosciente
o non cosciente in senso assoluto Cosciente e non cosciente sono sempre
confusi insieme. Tuttavia alcune cose appaiono più o meno coscienti
di altre ciò si deve al fatto che il Chit sempre presente in ogni
cosa, si manifesta pero in diverso grado. Il grado della sua manifestazione
è determinato dalla natura e dallo sviluppo del mentale e del corporeo
che lo racchiudono. Lo Spirito rimane io stesso; il mentale e il corporeo
mutano. La manifestazione di coscienza è più o meno limitata
secondo lo sviluppo progressivo dal minerale all'uomo. Nel regno minerale
il Chit si manifesta nella più bassa forma di percezione, cioè
come riflesso in reazione ad uno stimolo, e in quella coscienza fisica che
gli occidentali chiamano memoria atomica. La percettività delle piante
è più sviluppata, sebbene, sia una coscienza inattiva. Meglio
si manifesta in quei microrganismi che sono degli stadi intermedi tra il
regno vegetale e quello animale e possiedono una propria vita psichica.
Nel regno animale la coscienza diventa più centralizzata e complessa,
raggiungendo il suo massimo sviluppo nell'uomo, che possiede tutte le funzioni
psichiche: la conoscenza, la percezione, il sentimento e la volontà.
Ma, oltre queste forme particolari e mutevoli di sensazione o conoscenza
vi è l'unico, aformale, immutabile Chit, distinto, nella sua essenza,
dalle forme particolari della sua manifestazione.
Poiché il Chit, attraverso tutti questi stadi di vita, rimane lo
stesso, esso non si sviluppa realmente. L'apparenza di un progresso si deve
al fatto che esso è ora più ora meno velato dal Mentale e
dalla Materia. E' questo velare, attuato dalla Potenza della Coscienza (Shakti),
che crea il mondo. Ma cos'è dunque che vela la Coscienza e produce
l'esperienza del mondo?
La risposta è: la Shakti quale Maha Maya Shakti è ciò
che, in apparenza, muta il Tutto (Purna) in non-tutto (Apurna), l'infinito
in finito, l'aformale nel formale, e così di seguito. E' dunque una
potenza che riduce, vela e nega. Nega che cosa?La Coscienza perfetta. La
Shakti è in fondo uguale o diversa da Shiva o da Chit?E' necessariamente
la stessa cosa, altrimenti non potrebbero essere tutti l'unico Brahman.
Ma se è la stessa cosa, deve essere anche Chit o Coscienza Pura,
almeno in apparenza, vi è qualche differenza. Shakti, che viene dalla
radice Shak "aver potere", essere capace, indica potenza. Poiché
è tutt'uno con Shiva in quanto Potenza. Ella, in quanto potenza,
è la potenza di Shiva o Coscienza. Non vi è differenza tra
Shiva come possessore della potenza e la Potenza stessa. La potenza della
Coscienza è la Coscienza stessa nella sua manifestazione attiva.
Mentre dunque sia Shiva sia Shakti sono la Coscienza, il primo ne costituisce
l'aspetto statico ed immutabile, Shakti quello cinetico attivo. La potenza
particolare per cui il mondo dualistico è portato in esistenza è
Maya-Shakti, cioè una Shakti che ora nasconde (Avarana) ed ora proietta
(Vikshepa). La Coscienza si cela a se stessa e dalla sua riserva di esperienze
precedenti (Samskara) proietta la nozione di un mondo in cui soffre e gode.
L'universo è dunque l'immaginazione creativa del Supremo Pensatore
del mondo (Ishvara).Maya è il potere che "misura" le cose,
ne stabilisce cioè la forma e le rende conoscibili. E' quel senso
di differenziazione per cui l'uomo vede il mondo, e tutte le cose e le persone
che sono in esso, distinte dalla sua persona, mentre in realtà egli
è tutt'uno con esse e con il mondo. E' ciò che stabilisce
una dicotomia in quel che sarebbe altrimenti una esperienza unitaria ed
è la causa del dualismo inerente a tutta l'esperienza fenomenica.
La Shakti, in quanto azione, vela la coscienza negando, in vario grado,
Se stessa come Coscienza.
Prima della manifestazione dell'universo vi era soltanto l'Essere- Coscienza-Beatitudine,
cioè Shiva-Shakti, rispettivamente come Chit e come Chidrapini. Questa
è l'esperienza totale (Purna) nella quale, dice l'Upanishad, "il
Sé conosce il Sé e Lo ama". E' quell'Amore che è
Beatitudine o "riposo ne] Sé", poiché, come è
detto altrove, "l'Amore Supremo è Beatitudine".Questo è
Parashiva, che nello schema dei Trentasei Tattva è conosciuto come
Parasamvit. Tale monismo presuppone un duplice aspetto dell'unica Coscienza:
l'aspetto trascendente, immutabile (Parasamvit), e l'aspetto creatore e
mutevole, che è detto Shiva-Shakti Tattva. Nel Parasamvit "l'Io"
(Aham) e il "Ciò" (Idam) o mondo degli oggetti, sono indissolubilmente
fusi nell'esperienza suprema dell'unità.
Nello Shiva-Shakti Tattva, Shakti, che è l'aspetto negativo di Shiva
per essere la Sua una funzione negativa nega se stessa come oggetto dell'esperienza,
lasciando la coscienza di Shiva come un semplice " Io", "che
non guarda verso alcun altro". Questo è uno stato di semplice
illuminazione soggettiva nel quale Shakti,
(Avalon, Il Potere del Serpente, Ed. Mediterranee)
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