
Filosofia Perenne, A Huxley,
Adelphi editore
Il Potere
Di tutti i problemi sociali, morali e spirituali quello del potere è
il più cronicamente urgente e quello la cui soluzione è più
difficile. La bramosia del potere non è un vizio del corpo, e di
conseguenza non conosce nessuna delle limitazioni imposte da una fisiologia
stanca e sazia alla gola, al vizio del bere e alla lussuria. Crescendo con
ogni soddisfazione successiva, l'appetito rivolto al potere può manifestarsi
indefinitamente, senza esser interrotto da fatica fisica o malattia. Inoltre,
la natura della società è tale che quanto più in alto
si arrampica un uomo nella gerarchia politica, economica e religiosa, tanto
più grandi sono le occasioni e risorse che gli si offrono per l'esercizio
del potere. Ma l'arrampicarsi su per la scala gerarchica è, d'ordinario,
un processo lento e gli ambiziosi di rado raggiungono la cima finché
non sono molto avanti nella vita. Chi ama il potere, quanto più invecchia
tante più possibilità ha di indulgere al suo peccato, e quanto
più di continuo è soggetto alle tentazioni, tanto più
ricche di fascino esse diventano per lui. Sotto questo aspetto, la sua situazione
è profondamente diversa da quella del vizioso. Quest'ultimo non può
mai volontariamente staccarsi dai suoi vizi, ma almeno, mentre avanza negli
anni, egli si accorge che sono i suoi vizi a lasciare lui; il primo non
abbandona i suoi vizi né questi abbandonano lui. Invece di portare
a chi ama il potere una pietosa tregua dai suoi vizi, la vecchiaia tende
a intensificarli rendendo più facile a costui soddisfare le sue brame
su più vasta scala e in modo più spettacolare. Ecco perché,
per dirla con Acton, " tutti i grandi uomini sono malvagi". Ci
sorprenderemo dunque se l'azione politica intrapresa, in troppi casi, non
per il pubblico bene, ma solo o principalmente per gratificare la brama
di potere dei malvagi, si dimostra tanto spesso uno strumento di autorimbecillimento,
oppure un opera semplicemente disastrosa?
Il Fato sono io! dice il tiranno; e questo, ovviamente, è
vero non solo dell'autocrate, all'apice della piramide, ma di tutti i membri
di una minoranza dominante attraverso cui egli governa e che sono, in effetti,
i veri reggitori della nazione. Inoltre, finché ha successo la politica
che compiace alla brama di potere della classe dirigente è fortunata,
e finché il prezzo del successo non è troppo alto, anche le
masse dei governati sentiranno che lo Stato sono loro: una vasta e splendida
proiezione dell'ego intrinsecamente insignificante dell'individuo. Il piccolo
uomo può soddisfare la sua sete di potere per interposta persona
attraverso le attività dello Stato imperialistico, proprio come il
grand'uomo; la differenza tra loro è di grado, non di genere. Non
è mai stato trovato un metodo infallibile per controllare le manifestazioni
politiche della brama di potere. Poiché il potere, per sua essenza
stessa, tende a espandersi indefinitamente, esso non può essere frenato
se non dallo scontro con un altro potere. Quindi, ogni società che
apprezzi la libertà, nel senso del governo della legge anziché
dell'interesse di classe o dell'arbitrio personale, deve provvedere affinché
il potere dei suoi governanti sia suddiviso. L'unità nazionale significa
la schiavitù nazionale sotto un solo uomo e l'oligarchia che lo sostiene.
La separazione organizzata e bilanciata è la condizione necessaria
della libertà. L'opposizione costituzionale è quella più
fedele, in quanto rappresenta la parte realmente più utile di ogni
comunità amante della libertà. Inoltre, poiché la fame
del potere è puramente mentale e pertanto insaziabile e inattaccabile
dalla malattia o dalla vecchiaia, nessuna comunità che apprezzi la
libertà può permettersi il lusso di accordare lunghi periodi
di permanenza in carica ai suoi governanti. L'ordine dei certosini, che
non " fu mai riformato, perché mai si era deformato", dovette
la sua lunga immunità dalla corruzione al fatto che i suoi abati
venivano eletti per periodi di un solo anno. Nell'antica Roma la quantità
di libertà sotto il dominio della legge fu in rapporto inverso alla
lunghezza della permanenza in carica dei magistrati. Queste regole per controllare
la sete di potere sono facilissime da formulare, ma difficilissime da attuare
in pratica, come dimostra la storia. Esse sono particolarmente difficili
da attuare in un periodo come quello presente, in cui il meccanismo politico,
consacrato dal tempo, viene quotidianamente superato dai rapidi mutamenti
tecnici e in cui il principio salutare della separazione organizzata e bilanciata
richiede di estrinsecarsi in istituzioni nuove e più appropriate.
Un dotto storico cattolico, Lord Acton, era dell'opinione che tutti i grandi
uomini siano malvagi; Rumi, il poeta e mistico persiano, riteneva che cercare
l'unione con Dio occupando un trono fosse impresa poco meno insensata del
cercare cammelli tra i comignoli. Una nota leggermente ottimistica risuona
in san Francesco di Sales, le cui opinioni sull'argomento furono registrate
dal giovane vescovo di Belley, un suo discepolo di stile boswelliano.
Chiesero un giorno a Francesco di Sales " com'è possibile a
chi occupi un alto ufficio praticare la virtù dell'obbedienza.?".
Francesco di Sales rispose: " Essi hanno maniere ben migliori di farlo,
di quanto non ne abbiano i loro inferiori". Poiché non avevo
capito questa risposta egli proseguì: " Coloro che sono legati
all'obbedienza sono generalmente soggetti a un superiore solo ... Ma coloro
che sono essi stessi superiori hanno un campo più' vasto per l'obbedienza,
anche mentre comandano; poiché se essi tengono presente che è
stato Dio a porli al di sopra degli altri, e a dare loro il potere che essi
hanno, lo eserciteranno per obbedienza a Dio e così, pur nel comandare,
obbediranno. Inoltre, non v'è posizione così alta che non
sia soggetta a un superiore spirituale per quanto attiene alla coscienza
e all'anima. Ma vi è un punto d'obbedienza ancor più alto
a cui tutti i superiori possono aspirare, proprio quello a cui allude san
Paolo quando dice: "Sebbene io sia libero da tutti gli uomini, tuttavia
mi sono reso servo di tutti". È attraverso tale obbedienza universale
a tutti che noi diventiamo "tutte le cose per tutti gli uomini";
e servendo tutti per amore di nostro Signore, noi stimiamo tutti nostri
superiori In ossequio a questa regola, ho spesso osservato come Francesco
di Sales trattava tutti, anche le persone più insignificanti che
lo avvicinavano, come se lui fosse l'inferiore, non respingendo mai nessuno,
non rifiutando mai di entrare in conversazione, di parlare o di ascoltare,
non tradendo mai il minimo segno di stanchezza, impazienza o noia, per quanto
l'interruzione potesse essere inopportuna e importuna. A coloro che gli
chiedevano perché sprecasse così il suo tempo, la sua risposta
era invariabilmente questa: E la volontà di Dio; è ciò
che Egli richiede da me; che più dovrei chiedere? Mentre sto facendo
questo non mi si richiede di fare altro. La santa Volontà di Dio
è il centro da cui tutti noi dobbiamo irraggiarci; tutto il resto
è semplice stanchezza ed eccitazione".
Jean-Pierre Camus
Noi vediamo dunque che un "grand'uomo" può esser buono
- buono abbastanza da arrivare alla conoscenza unitiva del divino Fondamento
- purché, nell'esercitare il potere, egli adempia due condizioni.
Primo, egli deve negarsi a tutti i vantaggi personali del potere e deve
esercitare la pazienza e il raccoglimento, senza di che non può esservi
amore né dell'uomo né di Dio. Secondo, deve rendersi conto
del fatto che la casualità del suo possedere il potere temporale
non gli dà l'autorità spirituale che appartiene solo a quei
saggi, vivi o morti, che sono giunti all'intuizione diretta della Natura
delle Cose. Una società in cui il padrone è abbastanza folle
da ritenersi un profeta, è una società condannata alla distruzione.
Una società vivibile è quella in cui coloro che sanno vedere
indicano le mete da raggiungere, mentre coloro il cui compito è governare
rispettano l'autorità e ascoltano i consigli dei veggenti. In teoria,
almeno, tutto ciò fu ben capito in India e, fino alla Riforma, in
Europa, dove " nessuna posizione era così alta da non esser
soggetta a un superiore spirituale per quanto atteneva alla coscienza e
all'anima". Disgraziatamente le chiese cercarono di spremere il più
possibile dai due mondi: di combinare l'autorità spirituale col potere
temporale, esercitato, direttamente o a distanza, da dietro il trono. Ma
l'autorità spirituale può essere esercitata solo da coloro
che sono perfettamente disinteressati e i cui moventi sono perciò
al di sopra di ogni sospetto. Un'organizzazione ecclesiastica può
definire se stessa il Corpo Mistico di Cristo; ma se i suoi prelati sono
schiavisti e reggitori di Stati (come lo erano nel passato) o se la corporazione
è nel suo complesso capitalistica (come accade oggigiorno), nessun
titolo, per quanto onorifico, può celare il fatto che l'organizzazione,
quando pronuncia sentenze, lo fa per tirare l'acqua al proprio mulino, in
quanto partito impegnato per qualche preciso scopo economico o politico.
E ben vero che in questioni che non riguardino direttamente i poteri temporali
del corpo dirigente, i singoli ecclesiastici possono essere, e in effetti
hanno dimostrato di esserlo, assolutamente disinteressati: e, di conseguenza,
possono avere e hanno avuto un'autentica autorità spirituale. L'esempio
di san Filippo Neri fa al caso nostro. Non avendo assolutamente nessun potere
temporale, egli esercitò tuttavia un influsso prodigioso sull'Europa
del XVI secolo. Se non fosse stato per questo, c'è da dubitare che
gli sforzi fatti dal Concilio di Trento per riformare la Chiesa romana dall'interno
avrebbero incontrato molto successo.
In pratica, quanti grandi uomini hanno mai adempiuto o hanno probabilità
di adempiere le condizioni che sole rendono il potere innocuo al governante
come ai governati? Ovviamente pochissimi. Il problema è definitivamente
insolubile, se non da parte dei santi. Ma poiché un autentico autogoverno
è possibile solo nei piccolissimi gruppi, le società su scala
nazionale o sopranazionale saranno sempre governate da minoranze oligarchiche,
i cui membri arrivano al potere perché hanno sete di potere. Ciò
significa che il problema si porrà sempre e, poiché non può
esser risolto se non da persone come san Francesco di Sales, sarà
sempre spinoso. E ciò, d'altronde, significa che non possiamo aspettarci
che le società globali del futuro siano molto migliori di quanto
lo fossero le società del passato nei brevi periodi in cui furono
al loro apogeo.