Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
Piazza Castello, 23 - 20121 Milano
Tel. Fax 02-86 99 84 64
e-mail: filippo.falzoni@fastwebnet.it

Vai alla HOMEPAGE Rebirthing Transpersonale

Filosofia perenne


Filosofia Perenne, A Huxley,
Adelphi editore
Il Potere

Di tutti i problemi sociali, morali e spirituali quello del potere è il più cronicamente urgente e quello la cui soluzione è più difficile. La bramosia del potere non è un vizio del corpo, e di conseguenza non conosce nessuna delle limitazioni imposte da una fisiologia stanca e sazia alla gola, al vizio del bere e alla lussuria. Crescendo con ogni soddisfazione successiva, l'appetito rivolto al potere può manifestarsi indefinitamente, senza esser interrotto da fatica fisica o malattia. Inoltre, la natura della società è tale che quanto più in alto si arrampica un uomo nella gerarchia politica, economica e religiosa, tanto più grandi sono le occasioni e risorse che gli si offrono per l'esercizio del potere. Ma l'arrampicarsi su per la scala gerarchica è, d'ordinario, un processo lento e gli ambiziosi di rado raggiungono la cima finché non sono molto avanti nella vita. Chi ama il potere, quanto più invecchia tante più possibilità ha di indulgere al suo peccato, e quanto più di continuo è soggetto alle tentazioni, tanto più ricche di fascino esse diventano per lui. Sotto questo aspetto, la sua situazione è profondamente diversa da quella del vizioso. Quest'ultimo non può mai volontariamente staccarsi dai suoi vizi, ma almeno, mentre avanza negli anni, egli si accorge che sono i suoi vizi a lasciare lui; il primo non abbandona i suoi vizi né questi abbandonano lui. Invece di portare a chi ama il potere una pietosa tregua dai suoi vizi, la vecchiaia tende a intensificarli rendendo più facile a costui soddisfare le sue brame su più vasta scala e in modo più spettacolare. Ecco perché, per dirla con Acton, " tutti i grandi uomini sono malvagi". Ci sorprenderemo dunque se l'azione politica intrapresa, in troppi casi, non per il pubblico bene, ma solo o principalmente per gratificare la brama di potere dei malvagi, si dimostra tanto spesso uno strumento di autorimbecillimento, oppure un opera semplicemente disastrosa?
Il Fato sono io! dice il tiranno; e questo, ovviamente, è vero non solo dell'autocrate, all'apice della piramide, ma di tutti i membri di una minoranza dominante attraverso cui egli governa e che sono, in effetti, i veri reggitori della nazione. Inoltre, finché ha successo la politica che compiace alla brama di potere della classe dirigente è fortunata, e finché il prezzo del successo non è troppo alto, anche le masse dei governati sentiranno che lo Stato sono loro: una vasta e splendida proiezione dell'ego intrinsecamente insignificante dell'individuo. Il piccolo uomo può soddisfare la sua sete di potere per interposta persona attraverso le attività dello Stato imperialistico, proprio come il grand'uomo; la differenza tra loro è di grado, non di genere. Non è mai stato trovato un metodo infallibile per controllare le manifestazioni politiche della brama di potere. Poiché il potere, per sua essenza stessa, tende a espandersi indefinitamente, esso non può essere frenato se non dallo scontro con un altro potere. Quindi, ogni società che apprezzi la libertà, nel senso del governo della legge anziché dell'interesse di classe o dell'arbitrio personale, deve provvedere affinché il potere dei suoi governanti sia suddiviso. L'unità nazionale significa la schiavitù nazionale sotto un solo uomo e l'oligarchia che lo sostiene. La separazione organizzata e bilanciata è la condizione necessaria della libertà. L'opposizione costituzionale è quella più fedele, in quanto rappresenta la parte realmente più utile di ogni comunità amante della libertà. Inoltre, poiché la fame del potere è puramente mentale e pertanto insaziabile e inattaccabile dalla malattia o dalla vecchiaia, nessuna comunità che apprezzi la libertà può permettersi il lusso di accordare lunghi periodi di permanenza in carica ai suoi governanti. L'ordine dei certosini, che non " fu mai riformato, perché mai si era deformato", dovette la sua lunga immunità dalla corruzione al fatto che i suoi abati venivano eletti per periodi di un solo anno. Nell'antica Roma la quantità di libertà sotto il dominio della legge fu in rapporto inverso alla lunghezza della permanenza in carica dei magistrati. Queste regole per controllare la sete di potere sono facilissime da formulare, ma difficilissime da attuare in pratica, come dimostra la storia. Esse sono particolarmente difficili da attuare in un periodo come quello presente, in cui il meccanismo politico, consacrato dal tempo, viene quotidianamente superato dai rapidi mutamenti tecnici e in cui il principio salutare della separazione organizzata e bilanciata richiede di estrinsecarsi in istituzioni nuove e più appropriate.
Un dotto storico cattolico, Lord Acton, era dell'opinione che tutti i grandi uomini siano malvagi; Rumi, il poeta e mistico persiano, riteneva che cercare l'unione con Dio occupando un trono fosse impresa poco meno insensata del cercare cammelli tra i comignoli. Una nota leggermente ottimistica risuona in san Francesco di Sales, le cui opinioni sull'argomento furono registrate dal giovane vescovo di Belley, un suo discepolo di stile boswelliano.
Chiesero un giorno a Francesco di Sales " com'è possibile a chi occupi un alto ufficio praticare la virtù dell'obbedienza.?". Francesco di Sales rispose: " Essi hanno maniere ben migliori di farlo, di quanto non ne abbiano i loro inferiori". Poiché non avevo capito questa risposta egli proseguì: " Coloro che sono legati all'obbedienza sono generalmente soggetti a un superiore solo ... Ma coloro che sono essi stessi superiori hanno un campo più' vasto per l'obbedienza, anche mentre comandano; poiché se essi tengono presente che è stato Dio a porli al di sopra degli altri, e a dare loro il potere che essi hanno, lo eserciteranno per obbedienza a Dio e così, pur nel comandare, obbediranno. Inoltre, non v'è posizione così alta che non sia soggetta a un superiore spirituale per quanto attiene alla coscienza e all'anima. Ma vi è un punto d'obbedienza ancor più alto a cui tutti i superiori possono aspirare, proprio quello a cui allude san Paolo quando dice: "Sebbene io sia libero da tutti gli uomini, tuttavia mi sono reso servo di tutti". È attraverso tale obbedienza universale a tutti che noi diventiamo "tutte le cose per tutti gli uomini"; e servendo tutti per amore di nostro Signore, noi stimiamo tutti nostri superiori In ossequio a questa regola, ho spesso osservato come Francesco di Sales trattava tutti, anche le persone più insignificanti che lo avvicinavano, come se lui fosse l'inferiore, non respingendo mai nessuno, non rifiutando mai di entrare in conversazione, di parlare o di ascoltare, non tradendo mai il minimo segno di stanchezza, impazienza o noia, per quanto l'interruzione potesse essere inopportuna e importuna. A coloro che gli chiedevano perché sprecasse così il suo tempo, la sua risposta era invariabilmente questa: E la volontà di Dio; è ciò che Egli richiede da me; che più dovrei chiedere? Mentre sto facendo questo non mi si richiede di fare altro. La santa Volontà di Dio è il centro da cui tutti noi dobbiamo irraggiarci; tutto il resto è semplice stanchezza ed eccitazione".
Jean-Pierre Camus
Noi vediamo dunque che un "grand'uomo" può esser buono - buono abbastanza da arrivare alla conoscenza unitiva del divino Fondamento - purché, nell'esercitare il potere, egli adempia due condizioni. Primo, egli deve negarsi a tutti i vantaggi personali del potere e deve esercitare la pazienza e il raccoglimento, senza di che non può esservi amore né dell'uomo né di Dio. Secondo, deve rendersi conto del fatto che la casualità del suo possedere il potere temporale non gli dà l'autorità spirituale che appartiene solo a quei saggi, vivi o morti, che sono giunti all'intuizione diretta della Natura delle Cose. Una società in cui il padrone è abbastanza folle da ritenersi un profeta, è una società condannata alla distruzione. Una società vivibile è quella in cui coloro che sanno vedere indicano le mete da raggiungere, mentre coloro il cui compito è governare rispettano l'autorità e ascoltano i consigli dei veggenti. In teoria, almeno, tutto ciò fu ben capito in India e, fino alla Riforma, in Europa, dove " nessuna posizione era così alta da non esser soggetta a un superiore spirituale per quanto atteneva alla coscienza e all'anima". Disgraziatamente le chiese cercarono di spremere il più possibile dai due mondi: di combinare l'autorità spirituale col potere temporale, esercitato, direttamente o a distanza, da dietro il trono. Ma l'autorità spirituale può essere esercitata solo da coloro che sono perfettamente disinteressati e i cui moventi sono perciò al di sopra di ogni sospetto. Un'organizzazione ecclesiastica può definire se stessa il Corpo Mistico di Cristo; ma se i suoi prelati sono schiavisti e reggitori di Stati (come lo erano nel passato) o se la corporazione è nel suo complesso capitalistica (come accade oggigiorno), nessun titolo, per quanto onorifico, può celare il fatto che l'organizzazione, quando pronuncia sentenze, lo fa per tirare l'acqua al proprio mulino, in quanto partito impegnato per qualche preciso scopo economico o politico. E ben vero che in questioni che non riguardino direttamente i poteri temporali del corpo dirigente, i singoli ecclesiastici possono essere, e in effetti hanno dimostrato di esserlo, assolutamente disinteressati: e, di conseguenza, possono avere e hanno avuto un'autentica autorità spirituale. L'esempio di san Filippo Neri fa al caso nostro. Non avendo assolutamente nessun potere temporale, egli esercitò tuttavia un influsso prodigioso sull'Europa del XVI secolo. Se non fosse stato per questo, c'è da dubitare che gli sforzi fatti dal Concilio di Trento per riformare la Chiesa romana dall'interno avrebbero incontrato molto successo.
In pratica, quanti grandi uomini hanno mai adempiuto o hanno probabilità di adempiere le condizioni che sole rendono il potere innocuo al governante come ai governati? Ovviamente pochissimi. Il problema è definitivamente insolubile, se non da parte dei santi. Ma poiché un autentico autogoverno è possibile solo nei piccolissimi gruppi, le società su scala nazionale o sopranazionale saranno sempre governate da minoranze oligarchiche, i cui membri arrivano al potere perché hanno sete di potere. Ciò significa che il problema si porrà sempre e, poiché non può esser risolto se non da persone come san Francesco di Sales, sarà sempre spinoso. E ciò, d'altronde, significa che non possiamo aspettarci che le società globali del futuro siano molto migliori di quanto lo fossero le società del passato nei brevi periodi in cui furono al loro apogeo.



Da Filosofia Perenne di Aldous Huxley

Da Hobbes in poi i nemici della Filosofia Perenne hanno negato l'esistenza del nunc eterno. Secondo questi pensatori il tempo e il mutamento sono fondamentali; non v'è altra realtà. Inoltre, gli eventi futuri sono completamente indeterminati, e perfino Dio non può avere conoscenza di essi Di conseguenza Dio non può essere descritto come Alfa e Omega, ma semplicemente come Alfa e Lambda, o una qualsiasi altra lettera intermedia dell'alfabeto temporale che sia in atto di essere sillabata. Ma il materiale aneddotico raccolto dalla Società per le Ricerche Psichiche e il materiale accumulato durante migliaia di esperimenti condotti in laboratorio per la percezione extrasensoria, indicano irrevocabilmente la conclusione che anche le menti umane sono capaci di preveggenza. E se una coscienza finita può sapere con tre secondi d'anticipo quale carta verrà scoperta, o quale naufragio si verificherà la prossima settimana, allora non c'è niente d'impossibile né d'intrinsecamente improbabile nell'idea di una coscienza infinita che può conoscere ora eventi infinitamente remoti in quello che, per noi, è un tempo futuro. Se il presente apparente in cui vivono gli esseri umani, può essere, e forse è sempre, qualcosa di più di una breve sezione di transizione dal passato noto al futuro ignoto, considerata, a causa della vivacità del ricordo, come l'istante che chiamiamo "ora" esso può contenere, e forse contiene sempre, una parte dell'immediato futuro e perfino di quello relativamente lontano. Per la Divinità il presente apparente può essere precisamente quella interminabilis vitae tota simul et perpetua possesio, di cui ci parla Boezio.
L'esistenza del nunc eterno è talora negata da chi allega il pretesto che un ordine temporale non potrebbe coesistere con un altro ordine non-temporale; e sarebbe impossibile per una sostanza mutevole unirsi ad una sostanza immutabile. Questa obiezione, ovviamente, sarebbe valida se l'ordine non-temporale fosse di natura meccanica, o se la sostanza immutabile fosse dotata di qualità spaziali e materiali. Ma secondo la Filosofia Perenne il nunc eterno è una coscienza; il divino Fondamento è spirito: l'essenza di Brahman è cit ovvero consapevolezza. Non c'è niente di contraddittorio nel pensiero che un ordine temporale debba essere conosciuto e, nell'esser conosciuto, sostenuto e perpetuamente creato da una coscienza eterna.
Arriviamo infine agli argomenti diretti contro coloro i quali hanno asserito che si può conoscere unitivamente il divino Fondamento da parte degli spiriti umani. Questa pretesa è considerata assurda, perché implica l'affermazione: "Una volta io sono eterno, un'altra volta io sono nel tempo". Ma questa affermazione è assurda solo se l'uomo è un essere di duplice natura, atto a vivere su di un solo piano. Ma se, come gli esponenti della Filosofia Perenne hanno sempre sostenuto, l'uomo non è un solo corpo e una psiche, ma anche uno spirito e se può vivere, a volontà, anche sul piano meramente umano oppure in armonia e magari in unione col Divino Fondamento del suo essere, allora l'affermazione quadra perfettamente. Il corpo è sempre nel tempo, lo spirito è sempre atemporale e la psiche è una creatura anfibia costretta dalle leggi dell'essere dell'uomo ad associarsi in qualche misura col suo corpo, ma capace, se lo vuole, di sperimentare il suo spirito e d'identificarsi ad esso e, attraverso ad esso, col Fondamento divino. Lo spirito rimane sempre quello che eternamente è; ma l'uomo è costituito in modo che la sua psiche non può restare sempre identificata allo spirito Nell'affermazione "Una volta io sono eterno, un'altra volta io sono nel tempo", la parola io sta per la psiche, che passa dal tempo all'eternità quando si identifica con lo spirito e passa nuovamente dall'eternità nel tempo, volontariamente o per necessità involontaria, quando vuole oppure è costretta ad identificarsi nel corpo.
"Il sufi" dice Jalal-uddin Rumi: "è il figlio del tempo presente." Il progresso spirituale è un progresso a spirale. Noi partiamo come bambini nell'eternità animale della vi-ta in un punto del tempo, senza inquietudine per il futuro né rimpianto per il passato; Cresciamo fino ad entrare nella condizione specificamente umana di coloro che guardano avanti e indietro, che vivono in larga misura, non nel presente ma nel ricordo e nell'anticipazione, non spontanea-mente ma in base a una regola e con prudenza in stato di pentimento, timore e speranza; e possiamo continuare, se lo vogliamo, tornando con una sola virata verso un punto cor-rispondente al nostro punto di partenza nell'animalità, ma incommensurabilmente sopra esso. Una volta ancora la vita è vissuta nel momento: la vita, ormai, non di una creatura subumana, ma di un essere in cui la carità ha espulso il timore, la visione ha preso il posto della speranza, la spersonalizzazione ha messo fine all'egotismo positivo della reminiscenza compiacente e all'egotismo negativo del rimorso. Il momento presente è la sola apertura attraverso la quale l'anima può passare dal tempo nell'eternità, attraverso cui la grazia può passare dall'eternità nell'anima, e attraverso cui la carità può passare da un'anima nel tempo a un'altra anima nel tempo. Ecco perché il sufita, e insieme a lui ogni altro esponente che pratichi la Filosofia Perenne è, o cerca di essere, un figlio del tempo presente.
Il passato e il futuro velano Dio ai nostri occhi; Ardili ambedue col fuoco. Per quanto tempo
sarai diviso in questi segmenti, come una canna? Finché una canna è sezionata, non le si affidano segreti; ne risuona in risposta al labbro e al respiro. JALAL-UDDIN RUMI

Brani tratti da Filosofia Perenne

Avendo preso coscienza della propria identità come il Sé, l'uomo diviene spersonalizzato; e in virtù della spersonalizzazione egli si riconosce come non condizionato. Questo è il mistero più alto che fa presagire l'emancipazione; at-traverso la spersonalizzazione egli non partecipa più ai piaceri né ai dolori, ma attinge l'assoluto. Maitrayana Upanishad

Noi dovremmo osservare e sapere veracemente che ogni tipo di virtù e di bontà, perfino quel Bene Eterno che è Dio Stesso, non può mai rendere un uomo virtuoso, buono o felice finché resta fuori dell'anima, cioè, finché l'uomo commercia con le cose esteriori attraverso i sensi e la ragione, e non si ritira in sé stesso, non impara a comprendere la sua vita, a capire chi e che cosa egli sia. Teologia tedesca

Parlate di filosofia quanto volete, adorate tutti gli dei che volete, osservate tutte le Cerimonie, Cantate lodi devote ad un nume-ro indefinito di esseri divini - la liberazione non verrà mai, sia pure dopo cento ere del tempo, se non c'è la coscienza dell'Unicità del Se Stesso. Shankara

Il Nirvana è là dove non c'è nascita, né estinzione; esso signifi-ca affondare lo sguardo nello stato di "quiddità", trascendere in as-soluto tutte le categorie costruite dal pensiero, poiché esso è la Coscienza interiore della quiddità. Lankavalara Sutra

Lo Spirito non è altro che il Buddha, e il Buddha non è altro che l'essere senziente. Quando lo spirito assume la forma di un essere senziente, non ha sofferto di diminuzione; quando diviene un Buddha, non ha aggiunto nulla a sé stesso. Huang Po

Quando l'Illuminazione è compiuta, un Bodhisattva è libero dalla schiavitù delle cose, ma non cerca di essere liberato dalle cose. Il Samsara non è odiato da lui né egli ama il Nirvana. Quando raggiunge la perfetta illuminazione, essa non è né schiavitù né liberazione. Huang Po

Quando i Seguaci dello Zen non riescono ad andare al di là del mondo dei loro sensi e pensieri, tutte le loro azioni e movimenti non hanno importanza alcuna. Ma quando i sensi e i pensieri sono annichiliti, tutte, le vie d'accesso allo Spirito Universale sono bloccate e nessun ingresso è possibile. Lo Spirito originale si riconosce insieme all'operare dei sensi e dei pensieri - solo che non appartiene a loro e tuttavia non è indipendente da loro. Non costruite le vostre teorie in base ai vostri sensi e pensieri, non basate la vostra intelligenza sui vostri sensi e pensieri ma, al tempo stesso, non cercate lo Spirito lontano dai vostri sensi e pensieri, e non cercate di afferrare la realtà ripudiando i vostri sensi e pensieri. Quando non siete né attaccati ad essi, né distaccati, allora voi godete la libertà perfetta senza ostacoli, allora avete la vostra sede nell'illuminazione. Huang Po

Se voi, Principe illustre (le parole erano rivolte al Duca di Wurtemberg), aveste comunicato ai vostri sudditi che sareste venuto a far loro visita in epoca imprecisata e aveste chiesto loro di prepararsi a venirvi incontro in bianche vesti, che cosa fareste al vostro arrivo se trovaste che invece di vestirsi di bianco i sudditi hanno passato il tempo a discutere violentemente circa la vostra persona, alcuni insistendo nel dire che eravate in Francia altri che eravate in Spagna; alcuni dichiarando che sareste arrivato a cavallo, altri dicendo che sareste venuto in carrozza, alcuni affermando che sareste venuto con gran pompa altri invece che sareste venuto senza seguito? E che cosa avreste detto poi se essi avessero non solo discusso con parole ma con pugni e colpi di spada, e se alcuni fossero riusciti a uccidere e distruggere altri che non la pensavano come loro? "Verrà a cavallo?" "No, no in carrozza." "Mentisci." "Tu sei tu il bugiardo!" "Prendi questo" - e qui un pugno. "Prendi quest'altro" e giù una stoccata. Principe che cosa pensereste di sudditi come questi? Cristo ci ha chiesto d'indossare la veste bianca di una vita pura e santa; ma che cosa occupa i nostri pensieri? Noi disputiamo non solo della via che porta a Cristo, ma del suo rapporto con Dio Padre, della Trinità, della predestinazione, del libero arbitrio, della natura di Dio, degli angeli, della condizione dell'anima dopo la morte - di una quantità di questioni che non sono essenziali alla salvezza eterna; questioni inoltre che non si potranno mai conoscere fin che il nostro cuore non è puro; perché sono cose che devono essere percepite spiritualmente.
Sebastien Castellion


WWW.REBIRTHING-ITALIA.COM - Progetto e realizzazione:
Abaton.it