brani di Filippo Falzoni G.



Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
Piazza Castello, 23 - 20121 Milano
Tel. Fax 02-86 99 84 64
e-mail: filippo.falzoni@fastwebnet.it


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DIFFERENZE SOSTANZIALI CON ALTRI METODI

GLI ATTACCHI DI PANICO

LA RICERCA

EFFICACIA DEGLI ESERCIZI DI "RESPIRAZIONE INTENSA" NEL PROCESSO DELL'AUTOCONOSCENZA

ESERCIZIO QUOTIDIANO


REBIRTHING TRANSPERSONALE

DIFFERENZE SOSTANZIALI CON ALTRI METODI


Altri sentieri si sforzano di raggiungere qualcosa, l'autoindagine cerca colui che fa lo sforzo.
RAMANA MAHARSHI

Ho spesso trovato difficoltà nel far comprendere la profonda differenza tra il Rebirthing ad Approccio Transpersonale e altri modi d'applicazione del Rebirthing, e scrivo queste pagine per chiarire quanto credo sia essenziale. Questa comprensione mi pare indispensabile per avere una prospettiva corretta nel giudicare il metodo nella confusione delle tante scuole sorte negli ultimi anni.
Prima di dire che cosa sia il Rebirthing Transpersonale inizierò con il dire che cosa non è, dato che molte correnti di Rebirthing, influenzate dagli aspetti più superficiali del movimento New Age, presentano spesso lacune e approcci fantasiosi che possono sviare. La New Age rappresenta a volte, importanti sintesi della spiritualità in chiave moderna con valide intuizioni, ma presenta spesso aspetti troppo semplicistici, a livello del pensiero magico, ben lontani dalla seria ricerca e pratiche prive d'efficacia trasformativa, se non perfino dannose.
Il Rebirthing Transpersonale, ad esempio, non considera accettabile il concetto tanto in voga in certi circoli "spiritualistici" contemporanei: "Il pensiero crea" affermazione che presa alla lettera può creare non pochi problemi. Certamente la frase contiene anche qualcosa di vero, ed è vero che la dimensione psichica e quella fisica sono interrelate e che il nostro mondo interiore si riflette nella vita e nel destino. Ben sappiamo, ormai anche a livello scientifico, che la mente condiziona il corpo come la psicosomatica dimostra, l'umore le difese immunitarie ecc. ma la cosa deve essere interpretata con una prospettiva corretta senza generalizzazioni troppo semplicistiche. Un conto è il legame tra osservatore e osservato che la fisica quantistica riconosce (tanto che si preferisce chiamare l'osservatore di un esperimento partecipante perché l'atto stesso d'osservare condiziona l'andamento dei fenomeni quantistici), oppure di certo possiamo riconoscere la natura "causale" della coscienza-consapevolezza e della Mente (con l'emme maiuscola) substrato di tutto, altro affermare che il chiacchierio mentale determini gli eventi o che attraverso la semplice ripetizione di affermazioni otterremo tutto quello che vogliamo, cioè che l'ego, attraverso il pensiero volontariamente diretto può esaudire tutti i desideri materiali, creare la propria realtà e influenzare la materia. La padronanza della mente e il controllo del pensiero sono fondamentali aspetti del percorso d'autoconoscenza, ma sono un'altra cosa. Credere che possiamo ottenere o creare tutto quello che pensiamo può essere molto forviante e irrealistico e sarebbe oltretutto molto preoccupante. Quest'approccio può condurre la persona fragile solo al narcisismo, alla regressione e all'onnipotenza infantile piuttosto che al successo e alla liberazione. In casi estremi può condurre anche alla paranoia (se crediamo infatti che ogni pensiero negativo tenderà ad avverarsi non sarà facile dormire sonni tranquilli). Un uso improprio del cosiddetto "pensiero positivo" portato oltre i suoi limiti, invece che terapeutico diventa patogeno, e da origine alla creazione di nuove illusioni. C'è il rischio che invece che sviluppare la capacità di superare l'ego e i suoi attaccamenti gli si dia forza, e invece di imparare a dirigere l'attenzione all'interno, al silenzio, a stati meditativi e alla trascendenza del pensiero, ci si vada ad invischiare ancor più nelle illusioni mentali.
Un altro errore di prospettiva accettato da diverse correnti del Rebirthing soprattutto nei primi anni della sua diffusione, mi pare questo: poiché quando si sta bene i nostri pensieri sono tendenzialmente positivi e ottimistici, quando si sta male basterà ripetere pensieri positivi e ottimistici per stare bene. Non possiamo ingannarci da soli fino a questo punto e tutti possiamo costatare che sorriderci allo specchio quando siamo depressi non basta a darci l'allegria e non funziona come terapia.
Il pensiero creativo e trasformativo, nasce spontaneo ed emerge dal profondo. Certamente osservare i pensieri e riconoscerne i limiti, vederne in trasparenza la rete e trovare migliori traduzioni della realtà è importante, ma non si tratta di uno sforzo di rendere positivo il pensiero, negando le emozioni opposte che sono in noi. Questa sarebbe solo uno dei tanti meccanismi di difesa dell'io (rimozione, negazione o proiezione). Una pratica corretta induce a prendere coscienza delle proprie emozioni distruttive e ha andare oltre... senza desiderare che scompaiano: proprio quando le abbiamo vissute e riconosciute sino alla loro radice esse naturalmente scompaiono.
La pace mentale si manifesta nella calma senza desideri, non quando siamo attaccati a dei risultati, a dei progetti e in balia delle aspettative. Questo desiderare è solo un'espressione dell'ego e pesino se il pensiero volontariamente diretto ci facesse ottenere quanto desideriamo, non è detto che ciò ci siamo procurati in questo modo sortirà poi il nostro bene e ci renderà felici. La Baghavad Gita e tutti i Maestri insegnano ad agire per il meglio senza preoccuparci dei risultati dell'azione, di concentraci su l'Assoluto e lasciare alla vita il compito di darci ciò che ci spetta.
L'approccio Transpersonale, non cerca di cambiare ciò che si manifesta, ma attraverso una passiva osservazione del pensiero e delle sensazioni suggerisce il silenzio interiore, il mettere a fuoco la coscienza osservante, il Sé, la Presenza Impersonale, sempre presente nel "qui e ora" come fondamento.
Da quest'emancipazione giungono intuizioni profonde e la soluzione di molti problemi e, quando necessario, la forza per accettare e superare con saggezza i dolori che inevitabilmente prima o poi la vita ci presenterà, senza la frustrate pretesa di avere controllo su tutti gli eventi esterni.
Oltre a questa già fondamentale differenza d'impostazione, nel Rebirthing Transpersonale si cerca di evitare attentamente qualunque approccio manipolativo. Secondo la mia scuola e sviante ad esempio dirigere le sedute verso specifici scopi, chi assiste non deve dirigere l'esperienza, né dare a priori un tema alla seduta (al contrario di molte scuole che svolgono seminari o sedute con temi del genere: "Rivivere la nascita", "prosperità e autostima", "Relazioni d'amore" "Money is my friend"... ecc.).
Nel Rebirthing Transpersonale sono facilitate le esperienze catartiche spontanee che possono avere come effetto la soluzione di problemi legati al trauma della nascita o i problemi dell'autostima ecc. ma nello stesso tempo si è ben attenti a non influenzare in alcun modo lo spontaneo dischiudersi delle esperienze individuali, diverse per ciascuno, secondo la fase e il livello che attraversa. Nessuno può sapere se il soggetto durante la seduta avrà bisogno di rivivere traumi passati, chiarire i progetti per il futuro, sintonizzarsi sul qui e ora, avere una catarsi liberatoria o uno stato meditativo, o tutte queste cose in momenti diversi. Nel momento che è l'io a dirigere la seduta come si può aver accesso all'inconscio e al superconscio, e come si potrà giungere alla desiderata liberazione dal dominio dall'io? (non è che è l'io ad avere i problemi, è l'io stesso il problema).
Il Rebirthing ad Approccio Transpersonale non cerca quindi di dirigere in alcun modo verso esperienze specifiche ma riconoscendo il potenziale di saggezza e autoguarigione insito nell'individuo indica solo una via verso lo sviluppo della Consapevolezza.
Altre scuole poi cercano di standardizzare la seduta secondo fasi uguali per tutti, in cui si prevede ad esempio, che all'inizio il soggetto agiti il corpo, in seguito ne prenda coscienza arto dopo arto, poi intenzionalmente emetta vocalizzazioni liberatorie e poi entri in fasi più "mentali" cercando di dirigere il pensiero a scopi desiderati ecc. Anche questo mi pare un grande limite. Come ho detto, ognuno reagisce diversamente e fare qualcosa secondo direttive intenzionali inibisce proprio lo scopo della seduta, l'andare cioè oltre il controllo dell'io. Bisogna invece lasciarci portare dal respiro intenso all'energia-coscienza impersonale, per permettere reazioni e risposte spontanee, e per eventualmente cogliere la dimensione Transpersonale dell'Essere. Come ho detto, più che pensieri positivi dobbiamo andar oltre il pensiero
Il Rebirthing Transpersonale offre una tecnica per accedere a stati non ordinari di consapevolezza, non a teorizzare o comprendere solo intellettualmente dei concetti. Il processo è diretto non solo oltre l'io (verso un Logos distaccato dal mondo fenomenico) ma nel contemporaneo confronto con i nodi non risolti che possono appartenere a diversi livelli di sviluppo. Catarsi e trascendenza s'integrano. Più saliamo in alto più siamo in grado di scendere nel profondo e, dal piano elevato della coscienza osservatrice, le ombre che emergono dall'inconscio, i traumi rimossi e le paure nascoste sono dissolte nella chiarezza del confronto.
Il cammino dell'autoindagine è indicato dai grandi Maestri in ogni tempo e cultura e una sua sintesi coerente è espressa dalla Filosofia Perenne e dalla Psicologia Transpersonale. La respirazione è una via maestra all'esperienza diretta di stati oltre all'io, e non deve essere ridotta ad una fantasia d'onnipotenza dell'io separato.
Quanto ho scritto non vuole essere una sterile critica ad altre scuole, bensì intende aprire un dialogo costruttivo e favorire lo sviluppo di un serio lavoro interdisciplinare che permetta il pieno riconoscimento delle straordinarie potenzialità che la respirazione intensa opportunamente applicata può indurre.
Il rispetto profondo dell'individuo, per la sua sensibilità, i veri suoi bisogni, per la sua indipendenza psicologica e per un suo sviluppo naturale in questo processo trasformativo è un aspetto essenziale che non deve mai essere trascurato.

Aggingo nell'aprile 2008


Molti rappresentanti della Newage, nella totale mancanza di profondità culturale ed esperienziale, sfruttano il desiderio di molti di aver soluzioni consolatorie per sfuggire alla realtà della vita. Invece di aiutare a crescere insegnano come fuggire in realtà immaginative fantascientifiche e fanta-spirituali, dove le regressioni al pensiero magico e le emozioni misticheggianti di menti suggestionabili vengono prese per esperienze "spirituali" autentiche e portate ad esempio dell'efficacia di quanto viene proposto.
Non meraviglia che perfino Ken Wilber, che critica duramente le posizioni della Newage, venga fagocitato in questo movimento solo perché tratta di dimensioni interiori o di Filosofia Perenne, seppur all'interno di profondi studi interdisciplinari con radici scientifiche, filosofiche e spirituali serie e coerenti. Chi lo cita a sostegno di bislacche teorie prova di non averne neppure letto l'opera e tanto meno compreso la critica.
Se in una ricerca autentica l'enfasi è nel vedere con chiarezza la realtà, riconoscere le proprie luci e le proprie ombre per avvicinarci alla pienezza del nostro essere autentico, nel mondo Newage l'enfasi è sull'immaginare una perfezione ipotetica creata dal "pensiero positivo" che è uno degli aspetti dominanti del delirio di questi gruppi. E' emblematico di "terapie" che si fondano sullo sforzo di sostituire la realtà (che dovremmo vedere con chiarezza) con quello che vorremmo che essa fosse, attribuire a quest'azione obnubilante poteri magici che la trasformeranno al nostro volere. Quando non funziona si può sempre accusare il paziente di non essere abbastanza positivo per indurlo a raddoppiare gli sforzi e continuare la "cura". Poiché molti preferiscono credere ai poteri miracolosi del pensiero, è stato facile per leader più o meno immaturi, narcisisti e attaccati al guadagno (corsi dal titolo "il denaro è mio amico" sono classici nell'ambiente del " il pensiero crea la tua realtà") creare un grande mercato di illusioni molto redditizio. Le belle parole di facciata possono essere seducenti per chi non ha metro di confronto. Mescolano una pseudo-scienza, "quantistico"- "olistica" e una religione oriente - occidente - sciamanico - neopagana, e presentano come divino e sacro, non l'essenza della Filosofia Perenne, ma quanto di peggio le religioni ci hanno lasciato in eredità; ciò che giustamente può essere definito l'oppio dei popoli, e non il messaggio autentico proclamato dai pochi veri mistici e dai saggi, né i misteri cui gli uomini di scienza devono confrontarsi seguendo una rigida prassi. Sia il vero scienziato che il serio spiritualista riconoscono i limiti del proprio sapere, la Newage ha invece una facile soluzione e l'ultima verità per tutto, ad esempio: "basta pensare positivo e và tutto a posto".
Chi approfondisce la ricerca interiore e si avvicina ai misteri dell'essere, riconosce i limiti del proprio sapere, i limiti del linguaggio e del pensiero e l'inganno dell'io sociale con cui s'identifica l'uomo comune. Lungo il percorso il serio ricercatore sviluppa una sensibilità che può aiutare a cogliere la verità del proprio vivere condizionato, con autentici insight che liberano dalle percezioni distorte e permettono di affrontare l'esistenza con coraggio e lucidità, evitando di fuggire in mondi illusori.
La Newage fa proprio l'opposto: vende illusioni e spinge a rimuovere il confronto con gli aspetti dolorosi e drammatici della vita, che inevitabilmente ognuno deve affrontare nel corso dell'esistenza, promettendo a tutti salute olistica e illuminazione, amore e successo. Nelle scuole d'origine statunitense di Rebirthing si giunge sino a promettere l'immortalità fisica! Purtroppo è proprio ciò che la gente confusa e spaventata vuol sentirsi dire.
Mi vergogno di poter essere assimilato a questo mondo solo perché pratico un metodo che può esser confuso con ciò da cui mi sento radicalmente lontano.
Spesso ho travato su Internet pezzi di miei articoli o brani di miei libri usati per pubblicizzare altre scuole di rebirthing pur non avendo alcun contatto con tali scuole Newage che insegnano l'antitesi del mio approccio. Sto scrivendo delle pagine che pubblicherò molto presto per chiarire più a fondo quanto qui accennato. Di certo il respiro è un mezzo potente conosciuto sin dall'antichità come supporto a stati meditativi ed esperienze non convenzionali, ma se un metodo così potenzialmente efficace viene usato in un contesto delirante non credo proprio possa condurre ad alcunché di buono e aborrisco far parte dell'allegra compagnia del pensiero positivo.
Secondo il mio modo di vedere l'unico aiuto che si può dare al prossimo consiste nell'aiutare le persone a trovare in se stesse le risorse per affrontare con autenticità, integrità e coraggio la vita senza semplicistiche soluzioni. La liberazione avviene penetrando la vera natura della mente e del pensiero, affrontando la sofferenza ed i problemi per andare oltre, perché, come diceva Alan Watts, cercare di risolvere un problema senza averlo compreso chiaramente è come "cercare di allontanare l'oscurità con le mani". La "guarigione" è un eventuale effetto collaterale del risveglio, la terapia è una "non terapia" in cui l'individuo si emancipa dagli inganni mentali e penetra il profondo di sé.
Il confronto con la realtà sociale che la mentalità newage rappresenta comporta riflessioni profonde, per evitare sia uno sterile scontro, sia il rifiuto di quanto c'è di buono. E' necessario vedere con molta chiarezza la confusione ideologica del mondo attuale, per poter riconoscere che ci sono anche individui sinceri e preparati che portano contributi positivi e concreti in modo costruttivo e realistico trattando correttamente gli stessi temi banalizzati e distorti da molti rappresentanti della newage. La "Compassione Buddhista" (che non è superficiale buonismo), la comprensione umana e il riconoscimento del graduale processo di sviluppo della consapevolezza degli individui, induce ad aver compassione per chi è perduto in mondi illusori, per chi ignora di ignorare e per chi è vittima della decadenza culturale o di un ego narcisista assetato di credenziali. Tuttavia il discernimento tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che conduce alla liberazione e ciò che favorisce l'alienazione è un fatto di cruciale importanza per coloro che si avvicinano alla ricerca interiore e al sostegno del prossimo.

Filippo Falzoni Gallerani


GLI ATTACCHI DI PANICO

di Filippo Falzoni Gallerani.

Solamente dagli inizi degli anni ottanta il DAP (disturbo da attacchi di panico) è stato inserito nel manuale diagnostico e statistico redatto dalla American Psychiatric Association come disturbo specificamente identificato. Ho avuto presto modo di riconoscere con certezza il rapporto esistente fra l'insorgere delle crisi di panico e gli squilibri associati alla respirazione, e già nel 1986 fu pubblicato sul Corriere della Salute, un articolo sulle mie ricerche. Esaminando moltissime persone che soffrivano di questo disturbo, ho rilevato che nella maggioranza dei casi all'origine del panico c'è un meccanismo molto semplice: individui (spesso inconsapevoli di soffrire da tempo di una respirazione non ottimale, irrigidita e contratta) sono estremamente spaventati dalle sensazioni che emergono quando inconsapevolmente intensificano la respirazione. La sensazione di "mancanza d'aria" che accompagna a volte l'iperventilazione, e i meccanismi associati agli squilibri acido-basici producono sensazioni forti e inaspettate che il soggetto non sa come affrontare ed interpretare e che lo disorientano fortemente.
I sintomi più comuni sono: timore di perdere il controllo, sensazione di soffocamento, sensazione di svenimento, giramenti di capo, tachicardia, tremori, sudorazione, depersonalizzazione, torpore o formicolio, improvvise vampate di calore o senso di freddo, fastidio al torace, paura di morire, paura di impazzire o di fare qualcosa d'incontrollato.
Tali sintomi portano al timore di allontanarsi dall'abitazione o di guidare, di restare soli, di affrontare viaggi, ecc con gravi limitazioni della vita personale e sociale.
Il DAP è molto diffuso e si stima che ne soffra oltre il 8% della popolazione dei paesi sviluppati, vale a dire un numero estremamente grande d'individui. Esso può colpire improvvisamente individui altresì sani e socialmente realizzati. Al contrario di quanto si era creduto sino ai primi anni 80 l'attacco di panico non è assimilabile ad una forma d'ansia acuta e passeggera, ma è in un disturbo a sé stante.
Nella maggior parte dei casi di DAP una sola crisi basta a far nascere il timore che essa possa ripetersi. Il soggetto ha un'inconscia paura di respirare liberamente, teme che lasciandosi andare a ciò che ha dentro possa perdere il controllo. Chi ha avuto la prima crisi in aereo avrà paura di viaggiare con quel mezzo e, nel timore che quel qualcosa di strano e incontrollabile possa accadere di nuovo, inizierà ad evitare ogni altro mezzo di trasporto, anche l'auto, temendo di essere colto da un attacco magari in pieno traffico. Alcuni incominciano a poter guidare solo se accompagnati, per poi restringere ulteriormente il loro raggio d'azione sino a giungere, nei casi più gravi, a temere perfino d'uscir da casa.

Attualmente la terapia medica convenzionale ritenuta più valida consiste nella somministrazione di antidepressivi, tale intervento non è privo di controindicazioni ed effetti collaterali, e non pare comunque risolutivo. Alla terapia farmacologica sono spesso associate tecniche comportamentiste, e gruppi di sostegno.
Un paio d'anni fa, il Prof. Battaglia all'Ospedale San Raffaele di Milano, dopo dieci anni di ricerche ha scoperto l'inconfutabile esistenza di una relazione tra gli attacchi di panico e la respirazione. Ha costatato che i soggetti che soffrono di panico mostrano una reazione "si potrebbe dire quasi allergica" all'eccesso di anidride carbonica (e, infatti, il respirare anidride carbonica pura può innescare un attacco nei soggetti predisposti). In un primo momento fui molto lieto di questa conferma scientifica, mi ha poi stupito, tuttavia costatare che la risposta della medicina ufficiale al problema è stato un farmaco usato per la cura del Morbo di Parkinson che inibisce i recettori dell'anidride carbonica. Anche questa mi pare una cura sintomatica e non risolutiva.
Spero che un approccio diretto alla respirazione per riequilibrare le reazioni all'anidride carbonica, e gli squilibri bioenergetici abbia presto maggiori riconoscimenti da parte di questi studiosi. Seguendo il decorso di centinaia di casi, si può, infatti, sostenere con certezza che i sintomi degli attacchi di panico sano definitivamente risolti quando la terapia s'incentra sulla radice del problema: in altre parole sulla respirazione.

Riassumendo:
Si è costatato che le sensazioni scatenanti i casi di panico avevano molti punti in comune con quelle indotte dall'iperventilazione, e che esisteva un'evidente relazione tra gli attacchi di panico e le alterazioni del respiro.
Si è notato che i sintomi dell'iperventilazione (capogiro, formicolio alle mani, timore di perdere il controllo emotivo, respiro affannoso, oppressione, vertigine, paura ed eventuale tachicardia) sorgono con estrema facilità in soggetti predisposti e in coloro che, senza esserne coscienti, si trovano in condizione di subventilazione, vale a dire respirano male.
Si è verificata l'efficacia del Rebirthing ad approccio Transpersonale, che permette attraverso una specifica tecnica di respirazione libera, svolta sotto la guida di un esperto, di ristabilire stabilmente l'equilibrio del Ph nel sangue, risolverei problemi legati all'iperventilazione, di elaborare eventualmente le emozioni represse e sciogliere i blocchi bioenergetici.
Si è costatato osservando una vasta casistica che il metodo permette di eliminare del tutto il sintomo e il timore associato all'attesa del suo possibile insorgere, in modo rapido, sicuro e in poche sedute.








LA RICERCA

La Psicologia Transpersonale s'interessa in termini moderni e scientifici dello spirito, dell'anima e delle potenzialità latenti dell'uomo. Tali livelli e possibilità superiori della coscienza non possono essere escluse da una visione dell'uomo nella sua interezza e rappresentano la meta dello sviluppo. Questi potenziali conducono alla saggezza e possono liberare l'uomo dalla sofferenza e dal conflitto. Benché, al giorno d'oggi parlare di anima, spirito e di esperienze interiori di questo tipo possa apparire argomento inconsueto, astratto e lontano dal quotidiano della gente comune, saggi e maestri d'ogni tempo hanno indicato vie di realizzazione percorribili da ognuno. Solo negli ultimi decenni la psicologia occidentale si è aperta (dopo oltre un secolo di silenzio) al vasto orizzonte dello studio della coscienza, della trascendenza dell'io, e allo sviluppo di qualità quali l'intuizione, la consapevolezza, la saggezza o la compassione, piuttosto che limitarsi allo studio delle patologie come devianza dal comportamento cosiddetto "normale". La scienza in anni recenti ha riconosciuto l'efficacia trasformativa della meditazione e il valore psicologico e operativo della saggezza dei mistici, riscoprendo metodi che facilitano la consapevolezza dell'essenza interiore, il Testimone, lo Spirito, il , la "Pura Consapevolezza", e la percezione non duale, il Divino nell'uomo. I rappresentanti di spicco di quest'area della ricerca per lo sviluppo dell'uomo nella sua pienezza psicospirituale affrontano temi su cui è per tutti importante riflettere. La sofferenza dell'uomo dipende dal suo stato mentale confuso e offuscato e dal modo in cui si pone di fronte alla vita, da errori di prospettiva. Gli sforzi degli individui sono in genere diretti all'esterno, come le preoccupazioni per il successo materiale, l'incerto domani, il controllo delle situazioni, e sono determinati in gran parte dai condizionamenti del passato. Gli uomini cercano in primo luogo di perseguire il piacere e di sfuggire il dolore, anche se inevitabilmente essi vanno e vengono. Ma, soprattutto, cercano la felicità nella direzione sbagliata. La mente nella condizione normale è inquieta e distratta; s'identifica con ciò che osserva, dimentica la propria natura ulteriore. Essa diventa docile quando ci si ricorda di essere il soggetto osservante e non l'io illusorio creato dalla memoria, che viene osservato. Come svegliandoci da un sogno, si diventa coscienti per immedesimazione, d'essere quel "qualcosa" d'essenziale che osserva e trascende la mente e il corpo, la sempre presente consapevolezza, trasparente e senza confini.
In tutti i tempi, individui evoluti hanno riconosciuto che uno spostamento interiore della coscienza è sufficiente perché sorgano stati di consapevolezza che producono chiarezza e serenità, amore e spontaneità offrendo una prospettiva radicalmente diversa della vita e della morte. Il riconoscimento attraverso l'autosservazione del movimento del pensiero e della natura illusoria dell'io esteriore conducono al risveglio e alla liberazione. Molti uomini credono di pensare ma "sono pensati", vittime del chiacchierio mentale e dei condizionamenti mentali che impediscono loro di vedere la realtà se non attraverso le distorsioni che determinano ogni attività producendo conflitto e sofferenza. Sappiamo che i pregiudizi impediscono di vedere correttamente le cose come sono, ma il modo condizionato con cui si guarda alla realtà è così connaturato alla maggior parte degli individui che lo si considera "normale".
Parole come "anima" e "spirito" non sono più comprese dall'uomo moderno se non come retaggio culturale di tradizioni religiose o come concetti astratti riferiti a qualcosa di molto lontano dalla vita di ogni giorno. L'anima, secondo i saggi, invece, è quell'essenza coscienziale, situata oltre lo spazio-tempo, che tenta di esprimere il suo disegno creativo esperienziale attraverso di noi, ed è anche la nostra unicità peculiare, e lo Spirito è ciò che "qui e ora" è testimone e creatore, substrato di ogni cosa, essenza che contiene lo spazio-tempo. "Soggetto" che non può mai divenire "oggetto", esso è l'Uno senza un secondo che trascende e integra l'anima individuale nella coscienza cosmica. Lo spirito si situa prima e oltre il pensiero e le parole con cui definirlo. Nella visione della filosofia indiana l'Atman (il Sé nella sua forma individualizzata) nella sua essenza è uno con il Brahman (il Sé Universale, l'Assoluto). L'anima, la cui realtà si situa ancora nel dualismo "io - mondo", nella sua essenza sconfina nello Spirito Universale - principio universale della Consapevolezza e dell'Essere - di cui è raggio, oltre ogni dualismo.
Molti scienziati di fronte ai paradossi della fisica quantistica sono giunti a riconoscere che la Coscienza (spirito) è l'"interfaccia" della materia e il suo substrato essenziale.
Quando si cerca di parlare dello "Spirito", che per la sua stessa natura trascende la dimensione del pensiero, notiamo che pregiudizi e condizionamenti culturali dogmatici hanno usurpato il posto allo "Spirito Vivente" e fondato le basi della falsa spiritualità che domina il mondo. Dalla prospettiva limitata del livello mentale convenzionale (che oltretutto come abbiamo accennato è essenzialmente distorto perchè gran parte della religiosità si è fermata al livello mitico senza proseguire il suo sviluppo ulteriore sino alla vetta del livello non duale se non in rari casi) anche gli ideali, le fedi e le filosofie che hanno avuto un'importante funzione nello sviluppo delle culture e delle civiltà quando sono vissute da un livello sociocentrico e mitico diventano pregiudizi che ci allontanano dalla realtà nella sua immediatezza e mistero, danno adito alle superstizioni e ai conflitti che tanto hanno insanguinato i secoli.
Lo spirito non è misurabile né descrivibile, è esperibile come stato di coscienza che si manifesta in un'ineffabile percezione non dualistica della realtà, nell'Unità in cui l'osservatore, l'osservato e l'osservazione non sono indivisi. Quest'esperienza è inafferrabile per il pensiero razionale che per sua natura si basa sull'io, sul dualismo soggetto-oggetto, sul conosciuto e sul passato, ma può essere sperimentata attraverso l'autoindagine, l'insight e le tecniche che sono state sviluppate e sperimentate nei secoli dai mistici, dai saggi e da coloro che hanno perseguito la ricerca di sé sino all'essenza. Comprendere la differenza tra la "mente egoica creata dal ricordo" e il "sé coscienza" è uno dei principali problemi che l'uomo deve risolvere. La consapevolezza nella sua essenza è indefinibile: essendo il substrato stesso in cui ha luogo l'osservazione dei processi mentali con cui cerchiamo di definirla, essa è sempre "soggetto" e mai "oggetto". Per sua natura il pensiero è impossibilitato a racchiudere in concetti la fragranza dell'esperienza interiore dell'Essere; e spesso nell'istituire organizzazioni "spirituali" e nel propagare delle fedi attraverso i nostri "normali" sistemi di pensiero escogitiamo involontariamente un'efficace trappola per la nostra ricerca di verità, e dilatiamo ancora più quei conflitti da cui volevamo fuggire attraverso lo "Spirito liberatore". Lo avevamo sentito bussare nel nostro cuore come ricerca di un senso all'esistenza e ne abbiamo fatto un despota che c'imprigiona. Raramente la cultura imperante ci spinge a riflettere e indagare sulla natura di ciò che in noi osserva, o ci aiuta comprendere gli ingannevoli meccanismi del pensiero condizionato e dell'egocentrismo. Forse perché il pensiero accomuna tutti gli uomini del pianeta, pare senza senso osservarne criticamente la natura e gli effetti distruttivi per cercare modalità ed energie diverse per una vera trasformazione dell'uomo, ma è in questa direzione oltre il pensiero che ci spinge il processo evolutivo.
Lo sviluppo del pensiero ha portato a sofisticate tecnologie, al benessere economico nei paesi industrializzati e a uno sviluppo scientifico senza precedenti, ma subirne incoscientemente i meccanismi ed esserne schiavi, ha condotto alla disarmonia e alla frammentazione, che vediamo riflesse in problemi ecologici e sociali che paiono sempre più gravi e irrisolvibili. Non potendo essere indifferenti ai tanti drammi dell'umanità, alla distruzione della natura, né dimenticare la vita che si svolge nelle carceri e nei manicomi, nei ghetti delle nostre moderne metropoli, dobbiamo riconoscere la violenza della società e la sua incapacità di risolvere i problemi che essa stessa crea. Tutti i tentativi razionali di cambiare questo stato di cose non hanno avuto successo. Ciò che i maestri e gli individui realizzati cercano di indicare è un diverso modo di porci di fronte alla realtà che non sia limitato, distorto e imprigionato dal movimento del pensiero. La mente e il pensiero sono strumenti che dobbiamo dominare. La padronanza di sé ed il risveglio sono necessari per progredire in questo cammino d'autotrascendenza a sviluppo. La trasformazione del mondo comincia da noi stessi e passa per la trasformazione di sé.
Maestri dello Zen, dell'Advaita Vedanta, del Taoismo, i mistici Cristiani, e i "risvegliati" d'ogni tempo e cultura cercano di indicare il sentiero della consapevolezza interiore che porta oltre all'identificazione con il corpo-mente attraverso che scaturisce dal contatto con il "testimone interiore" - "la sempre presente consapevolezza" - uno stato che conduce alla liberazione, al risveglio, all'illuminazione. La visione "non dualista" integra l'impulso alla trascendenza oltremondano con il riconoscimento che il mondo è un riflesso dello Spirito e ne è inseparabile.
Recentemente, nel manifesto di un importante congresso sulla pace cui prendevano parte famosi personaggi del mondo spirituale e culturale e politico tra i quali numerosi premi Nobel, è stato affermato che per risolvere i problemi e le sfide del terzo millennio l'uomo deve attraversare una trasformazione interiore che lo conduca a una Coscienza Cosmica. Una coscienza, quindi, libera dalle faccende egocentriche del pensiero, che può finalmente armonizzarsi con il Tutto e portare l'individuo a fluire con la vita quotidiana in libertà. Quando siamo rigenerati dal contatto con la "Pura Consapevolezza" la nostra personalità e il nostro io rinascono come espressione spontanea e autentica e la nostra individualità peculiare si esprime in armonia con il Tutto.
Ma, come abbiamo ripetuto, assumere un atteggiamento autenticamente spirituale, olistico ed ecologico che conduca al benessere e alla pace, non è faccenda che compete al pensiero. Il proliferare di congressi e pubblicazioni su quest'argomento, se non sarà accompagnato dalla diffusione di pratiche esperienziali efficaci, porterà assai poco giovamento al mondo. Il cambiamento coscienziale non è l'accettazione di qualche nuova teoria, ma l'attuazione reale di un diverso modo di sentire. Le tradizioni spirituali ci hanno tramandato, oltre alle storie mitiche e simboliche, oltre a precetti morali e indicazioni per dirigere la società, anche autentiche vie esperienziali per il risveglio della Coscienza, che i mistici hanno utilizzato e trasmesso. La Psicologia Transpersonale ha assimilato un ricco repertorio di metodi che è la sintesi dell'approccio scientifico moderno con la saggezza dell'Oriente, e con tecniche esperienziali che offrono profonde immersioni nelle dimensioni interiori e che attivano potenziali trasformativi d'incomparabile efficacia. Questi metodi spesso producono una vera e propria rinascita dell'individuo risvegliandolo alla propria vera natura. Questo processo di crescita comprende certamente e immancabilmente la soluzione dei problemi psiconevrotici e dei blocchi energetici che inibiscono la realizzazione della pienezza di sé. La respirazione intensa del Rebirthing Transpersonale, poiché coinvolge il corpo, attiva l'energia vitale ed emotiva e stimola l'emergere del materiale inconscio e l'accesso a dimensioni superconsce ed è quindi riconosciuta essere una via maestra alla salute olistica.

"Il sufi" dice Jalal-uddin Rumi: "è parola non contenuta nel dizionario, il figlio del tempo presente." Il progresso spirituale è un progresso a spirale. Noi partiamo come bambini nell'eternità animale della vita in un punto del tempo, senza inquietudine per il futuro né rimpianto per il passato; cresciamo fino ad entrare nella condizione specificamente umana di coloro che guardano avanti e indietro, che vivono in larga misura non nel presente, ma nel ricordo e nell'anticipazione, non spontaneamente ma in base a una regola e con prudenza in stato di pentimento, timore e speranza; e possiamo continuare, se lo vogliamo, tornando con una sola virata verso un punto corrispondente al nostro punto di partenza nell'animalità, ma incommensurabilmente sopra esso. Una volta ancora la vita è vissuta nel momento: la vita, ormai, non di una creatura subumana, ma di un essere in cui la carità ha espulso il timore, la visione ha preso il posto della speranza, la spersonalizzazione ha messo fine all'egotismo positivo della reminiscenza compiacente e all'egotismo negativo del rimorso. Il momento presente è la sola apertura attraverso la quale l'anima può passare dal tempo nell'eternità, attraverso cui la grazia può passare dall'eternità nell'anima, e attraverso cui la carità può passare da un'anima nel tempo a un'altra anima nel tempo. Ecco perché il sufita, e insieme a lui ogni altro esponente che pratichi la Filosofia Perenne è, o cerca di essere, un figlio del tempo presente.


EFFICACIA DEGLI ESERCIZI DI "RESPIRAZIONE INTENSA"
NEL PROCESSO DELL'AUTOCONOSCENZA

Tu non puoi vedere colui che vede mediante la vista, tu non puoi udire colui che ode mediante l'udito, tu non puoi pensare colui che pensa mediante il pensiero, tu non puoi conoscere il conoscente con la conoscenza. Questo è il tuo Atman che è in ogni cosa.
CHANDOGYA UPANISHAD

La maggior parte della tradizioni contiene delle nozioni sulla falsa consapevolezza o falso io, il quale, una volta sconfitto, reso trasparente o altrimenti trasceso, permette alla verità autoevidente di rivelarsi. Diciamo, quindi, che il significato centrale degli esercizi dell'attenzione è liberare l'essere umano dalla schiavitù alle macchinazioni del falso io.
PHILIP NOVAK

La meditazione, l'introspezione, l'autoindagine, l'attenta osservazione dei processi coscienziali e mentali sono certamente i mezzi con cui l'uomo può districarsi dai vincoli dei condizionamenti di un vivere meccanico e vuoto. Gesù diceva: «La Verità vi renderà liberi» e «il Regno dei Cieli è dentro di voi». La filosofia (l'amore per la conoscenza), la capacità di dare senso all'esistenza, lo sviluppo dell'intelligenza e della comprensione, l'attenta investigazione della Verità è certamente l'aspetto più importante della vita interiore dell'individuo. Da ciò nasce la capacità di amare la vita. Nell'uomo è insito un programma teso allo sviluppo del potenziale per la realizzazione di serenità e pienezza. L'intelligenza intuitiva da cui si attinge la conoscenza diretta appartiene ai livelli transmentali, che trascendono cioè il pensiero razionale. È con gli occhi dell'anima che l'anima prende coscienza di sé. Solo la conoscenza dell'anima e l'armonia ci donano la capacità di vivere pienamente una vita creativa e spontanea. Questa conoscenza non è prodotto dell'accumulo di informazioni, dati e speculazioni intellettuali, ma risveglio della coscienza di sé, e accesso a stati non ordinari di consapevolezza, ovvero a nuovi livelli di comprensione. Gli sforzi dell'io e le strategie del pensiero sono inutili nel processo del risveglio. La Grazia, la visione intuitiva e la pienezza giungono a noi quando la mente tace e l'io si dissolve nella consapevolezza. È proprio per facilitare l'induzione di stati non ordinari e il risveglio della consapevolezza che le tecniche di respirazione proposte dal Rebirthing Transpersonale si rivelano particolarmente opportune ed efficaci. Nella pratica del respiro intenso si entra in contatto con sensazioni immediate e la mente può liberarsi facilmente dai giochi circolari del pensiero, focalizzandosi sul fluire delle sensazioni, che sono spesso intense e coinvolgenti. L'alterazione momentanea dello stato di coscienza favorisce l'allentarsi delle difese dell'io, ed è possibile prendere contatto con le dimensioni inconsce e superconsce. Ottenuto dapprima uno sblocco bioenergetico, l'atteggiamento introspettivo favorisce l'emergere di profondi stati contemplativi. Dalla coscienza del "testimone" che osserva il fluire dei mondi creati dalla mente, e dal suo immedesimarsi in sé nel Sé, si raggiunge l'ineffabile stato non-duale d'Unità con il Tutto. L'accesso allo stato di risveglio e al silenzio mentale, oltre il quale non ci sono parole per alcuna descrizione, non è un'esperienza rara riservata solo ai praticanti avanzati, ma può manifestarsi a chiunque si ponga nell'auto-osservazione con l'atteggiamento opportuno, e si riscontrano ben evidenti benefici in coloro che raggiungono il fondamento dell'essere in questi momenti ineffabili. Il raggiungimento dei livelli superiori della consapevolezza avviene attraverso un progressivo risolversi dei nodi dei livelli inferiori d'identificazione (con il corpo, gli istinti, le emozioni e il pensiero). Nell'esperienza ultima il "nodo dell'io" è tagliato, ci si congiunge con la natura profonda dell'essere, e una nuova nascita e una nuova vita si dispiegano per noi.


IL CONTATTO CON LA DIMENSIONE
TRANSPERSONALE

Con la lampada della parola e della discriminazione si deve andare oltre la parola e la discriminazione e prendere la strada della presa di coscienza.
LANKAVATARA SUTRA

Il contatto con alcune aree della dimensione transpersonale (in cui possiamo includere le esperienze spirituali, mistiche, intuitive, paranormali e di trascendenza dell'io in genere) induce, a volte, la gradevolissima sensazione di avere raggiunto definitivamente "la meta" e di aver risolto radicalmente il problema esistenziale. Acquisiamo uno stato di salute olistica che si realizza nel benessere psicofisico, in una serenità di fondo, prima sconosciuta, che pare facilitare il successo delle faccende quotidiane.
Qualcuno comprende, dopo i momenti di particolare intensità e profondità che accompagnano l'accesso a livelli superiori della coscienza, di essere parte inseparabile di un Tutto che anima ogni cosa. Si accorge che può vivere quel che accade attimo per attimo senza sforzo, lasciandosi fluire nella vita, e nello stesso tempo, proprio così senza fatica, trovare la fortuna e l'autorealizzazione.
I saggi indicano l'immedesimazione con l'atman, il Sé, l'essenza coscienziale, come la chiave della liberazione. Dal punto di vista materialista, si potrebbe usare l'ipotesi "Gaya", che descrive il pianeta come un unico essere cosciente e l'uomo come un "neurone", una cellula del grande corpo che riceve e invia i messaggi in armonia con il Tutto: la mente del pianeta si esprime attraverso la somma di tutti i singoli "neuroni/individui" che non sono separati tra loro e dal tutto. Chi combatte per il potere individuale ed egocentricamente vive in costante competizione, va contro il naturale flusso della vita, si preclude l'estasi della consapevolezza dell'Unità e non può riconoscere la bontà della vita.
L'individuo porta con sé le informazioni relative a tutta la specie e al processo evolutivo sin dal risveglio della coscienza nella materia, e questo ci permette di intuire la portata del potenziale individuale, anche considerandolo da un punto di vista materialista. Se attraverso il risveglio entriamo in contato con l'essere impersonale che sta dietro ogni forma, possiamo percepire che la nostra vera essenza trascendente non è altro che la Coscienza Universale. Essa è l'origine e il sostegno del mondo manifesto ed è l'essenza immanifesta su cui si riflettono i mondi relativi della manifestazione.
Quando si riconosce la sacralità dell'energia-coscienza che anima ogni cosa e agisce dietro alla materia (che ne è una creazione illusoriamente separata), si sente che tutto, persino ciò che ci fa soffrire, può essere vissuto come un'integrazione degli opposti, cioè senza conflitto. In questo stato trascendiamo il pensiero e andiamo al di là delle regole e dalle convenzioni condizionate per giungere alla vera libertà dell'atto spontaneo e creativo.
Oltre i nodi del pensiero ci risvegliamo all'attenzione del "qui e ora" e fluiamo lasciando che ad agire in noi sia qualcosa di profondo, che sorge dal silenzio. Il Sé impersonale è da sempre il vero "noi", nonostante la nostra peculiarità personale all'interno del "tessuto" unitario della Vita.
Tuttavia anche chi ha sperimentato questo stato viene facilmente trascinato nel conflitto mentale ordinario se non coltiva la presenza mentale ed è ancora condizionato da esperienze passate non risolte.
Osservando i disegni dei destini individuali, notiamo come l'attaccamento che causa sofferenza caratterizzi la natura umana, e pare che l'essere umano sembri proprio non amare questo processo di disidentificazione dal "falso io" e di identificazione con l'Assoluto, attaccato come è alla propria personalità e alle proprie illusioni.
Anche per i pochi che sono attratti dall'andare oltre, la realizzazione spirituale può diventare la più grande tentazione dell'ego, e non a caso i maestri mettono in guardia i novizi dagli inganni del cammino spirituale. Attribuire all'ego le proprietà della parte impersonale di noi, ci rende solo stupidi e presuntuosi. Credere d'essere illuminati è il più grande inganno.
Il viaggiatore può serenamente seguire questo sentiero, che è il più gratificante, se riesce a discernere i livelli del vitale e del mentale e a non confonderli con la consapevolezza senza tempo e, quindi, a non cadere nei tranelli dell'io inflazionato che si attribuisce l'universalità e i poteri del Sé.
L'umiltà e la compassione sono frutto della consapevolezza del Sé; l'orgoglio, la presunzione, il credere di essere "colui che guarisce gli altri" o che ha una missione da compiere e desidera essere compreso, ammirato e seguito sono, invece, i sintomi dell'inflazione egoica. L'illuminazione si raggiunge solo quando non c'è più l'io che la desidera È lo stato naturale.
La "mente ordinaria", identificata con l'io separato, etichetta, programma, giudica, critica, proietta, immagina, crea abitudini e risposte meccaniche condizionate dalla ricerca del piacere e dal timore del dolore, e riduce nei suoi ristretti ambiti duali il mistero della vita. In questo modo, non fa che illudersi e deludersi in un gioco senza fine, che non vede soluzioni creative. Essa ci fa avere la sensazione di aver perso il sentiero e immagina eventi di cui si spaventa. L'Energia-Consapevolezza è la sola che può guidarci e sostenerci, ma essa è una realtà che deve essere vissuta, perché appena diventa un concetto non ha più valore ed è solo un involucro vuoto.
È necessario imparare a mantenere la mente in uno stato di lucida attenzione e riconoscere al loro primo insorgere gli inganni dell'identificazione egoica, in questo viaggio verso la fusione con il Sé. C'è il rischio di rimanere travolti dall'ignoranza che fa confondere alcune delle forze che compongono la totalità come la meta da raggiungere. Per alcuni, solo dopo anni di parziali e temporanee "illuminazioni" raggiunte e perdute, è possibile stabilire un rapporto stabile con l'essenza. Alcuni vivono spontaneamente in questo stato, ma non si accorgono di esso se non quando lo smarriscono. Alcuni paiono nascere predisposti al bene, al bello e al vero e sono facilmente in armonia con la vita. Per arrivare alla liberazione in questa vita non dobbiamo perdere un minuto! Si comincia sempre e solo ora, anche se solo la Grazia può portarci alla realizzazione finale.
Questo periodo storico è caratterizzato da profondi e straordinari cambiamenti. Sta diffondendosi una nuova consapevolezza del potenziale umano e nello stesso tempo siamo di fronte a eccezionali pericoli per la sopravvivenza della vita sul pianeta. Da un lato si presentono le possibilità dello sviluppo di un Nuovo Piano di Coscienza preannunziato da tutti i Maestri, dall'altro viviamo in un periodo in cui i disastri ecologici, i problemi politici e sociali paiono in inarrestabile peggioramento.
Anche nel microcosmo individuale vediamo quanto sia diffusa l'ansia e come il raggiungimento della felicità o della serenità paia a molti addirittura soltanto un'utopia in questo mondo imperfetto.
Perciò il cambiamento coscienziale non rappresenta solo una possibilità evolutiva per superare la patologia di una vita insoddisfacente, ma la fine del conflitto interiore. Esso ci offre la possibilità di vedere il bene potenziale insito in ogni situazione, anziché limitarci a criticarne i limiti. Questa è la soluzione ai problemi collettivi e quindi alle guerre e le miserie del mondo ed è forse la variabile indispensabile alla sopravvivenza della vita sul pianeta.



RIFLESSIONI SULLA FILOSOFIA INDIANA E SUL NON DUALISMO


Ascoltare profondamente, allora, non è solo una sensazione uditiva, ma qualcosa che riguarda tutta la persona. "Ascoltare profondamente il Dharma" vuol dire incarnare il Dharma del Buddha, fare l'esperienza del risveglio totale del sé, conscio e inconscio, mente e corpo.
REV. TAITETSU UNNO


... Ciò che è manifesto è irreale, solo ciò che è immanifesto è reale. Chi scopre questa verità non ritorna più.
I saggi affermano che la realtà è una, ovunque la stessa. Rinunciando al desiderio, la mente non pensa più all'uno o ai molti.
Quando tutto è uno, libertà incarnata, dove è il fascino di meditare sul Sé, dove il fascino sulla meditazione sul Non-Sé, dove il fascino della meditazione quando c'è una disputa tra essere e non essere?
Tu sei quel semplice principio, senza corpo, senza inclinazioni, senza nascita, senza morte. Come puoi dunque affermare che conosci il Sé o che non conosci il Sé?
Quando i Veda proclamano: "Tu sei Quello", "Quello" significa il Sé. Ciò che i Veda intendono con "non questo, non quello" è che tutto ciò che è fatto dei cinque elementi è irreale.
Tu stesso hai riempito di te stesso ogni cosa dentro te stesso senza una lacuna. La tua mente menzognera non è né il soggetto né l'oggetto della meditazione. Come puoi allora meditare impunemente...
AVADOOTA GITA


Tu non sei né terra, né acqua né fuoco, né aria, né spazio. Per ottenere la liberazione riconosci il Sé come il testimone di tutto questo e come la Consapevolezza stessa.
Astavakra Samita


Il mio percorso verso il Transpersonale ha certamente radici nella cultura Indiana perché è in India che ho svolto per molti anni le pratiche più profonde sia dal punto di vista esperienziale che filosofico. Aggiungo queste pagine che ho scritto durante l'annuale soggiorno in India nel 2008 con lo scopo di correlare in modo più chiaro argomenti che ho trattato in altri capitoli. In particolare vorrei ritornare ad esaminare aspetti della filosofia Orientale, del "non-dualismo", e ed il loro rapporto con il Rebirthing Transpersonale.
Come abbiamo visto la Psicologia Transpersonale raccoglie i sentieri antichi e moderni diretti alla conoscenza interiore e alla liberazione, mantenendo una posizione di laicità nei confronti delle religioni che sono studiate in contesto psicologico, simbolico ed ermeneutico, con particolare attenzione alle pratiche efficaci alla trasformazione e allo sviluppo della coscienza.
Nel campo della ricerca interiore l'Oriente ci ha trasmesso molti tesori che oggi possiamo integrare con le conoscenze della scienza moderna e in questi ultimi 30 anni il Buddhismo è stata la matrice sapienziale che dall'Oriente ha maggiormente influenzato la ricerca di molti, in quanto è una filosofia molto adatta al pensiero moderno, nel suo approccio pragmatico alla natura della mente. Mi riferisco in particolare al Buddismo Mahayana, che ha in sua santità il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso un grande maestro vivente, oppure al Buddismo Zen della tradizione classica. Ho trovato illuminanti molti insegnamenti Buddisti, ed ho avuto la fortuna di conoscere venerabili Lama, ma il mio percorso e i Maestri e le pratiche che seguo appartengono al contesto Indù.
L'Induismo in Occidente si conosce molto meno del Buddismo perché presenta una realtà estremamente variegata. La tradizione spirituale Indiana del Sanatan Dharma (la Legge Eterna), raccoglie le correnti di pensiero più diverse inglobando sia le forme popolari animiste o le tradizioni d'origine sciamanica preariane, sia le profonde tecniche dello Yoga del Tantra e del Krya, e le scuole filosofiche più sottili e profonde. Caratteristica peculiare della filosofia indiana è che le prospettive più lontane fra loro sono state nei secoli in costante dibattito dialettico, lasciando spazio al dubbio e al rinnovamento della ricerca, e questo che ha caratterizzato il pensiero indiano sin dai suoi albori come si può notare da alcuni versi dei più antichi Veda (ad esempio un Rishi si domanda: "Da dove viene tutto questo? Forse solo Dio in cielo lo sa, o forse non lo sa neppure lui?").
Questa sete di verità vissuta nella libertà di coscienza, quest'approccio non dogmatico ed esperienziale allo spirito, è uno dei grandi punti di forza della saggezza indiana. Tra i periodi più fertili e splendidi della cultura Indiana ci sono anche i secoli in cui i dominatori mussulmani hanno preso come regola la comprensione e l'accettazione delle diverse fedi in una visone in cui la ricerca senza preconcetti della Verità era la chiave del confronto tra le diverse fedi. (Solo alla fine del 600 a causa di un regnante feroce che andò contro la tradizione di tutti i suoi predecessori illuminati iniziò un oscuro periodo integralista e iconoclastico dell'Islam, i cui effetti negativi echeggiano ancora).
E' sufficiente scorrere le circa duemila pagine del testo classico di Radhakrishnan sulla Filosofia Indiana, (Indian Philosophy 2 vol. Oxford University Press, New Delhi, 1999, tradotto in Italiano per le edizioni Vidya) per rendersi conto delle infinite ramificazioni e della vastità del pensiero indiano. Il pensiero indiano di fronte ai misteri della Realtà ha tentato ogni soluzione possibile, da diversi livelli e prospettive, integrando in un corpo unico le infinite modalità individuali di accedere alla liberazione dalla sofferenza e alla comprensione della Verità.
Quale è la natura della vita e del mondo? Da dove veniamo e perché esiste l'Essere? Dove ci porta la Morte? Il nostro io si dissolve con il corpo o continuerà ad esistere in mondi sottili oltre la materia? Scompariremo per sempre o ritorneremo in altre forme in altri corpi o ci libereremo dalle sofferenze della vita per fonderci con la luce da cui fummo irradiati? C'è un creatore a cui dobbiamo obbedienza e come conoscerlo? E' tutto solo un processo cosmico d'eventi elettromagnetici chimici e biologici, e la nostra illusione consiste nell'attribuire intenzioni o disegni a processi ai naturali? Oppure tutto il mondo fenomenico è solo un sogno della nostra mente? Quale lo scopo della vita? Come estinguere la sofferenza e quale è la giusta via per raggiungere la felicità e la liberazione?
Di fronte a questi dilemmi i saggi hanno perseguito molte vie: vie ritualistiche complesse e ricche d'infiniti simboli, approcci materialisti che assomigliano al nostro epicureismo antico, vie devozionali in cui il cuore è la sola guida, vie dell'arte, della bellezza e della poesia, vie filosofiche di lucidissima analisi intellettuale, vie psicofisiche che propongono la liberazione attraverso la conoscenza ottenuta attraverso la trasformazione della coscienza sino ai livelli intuitivi e translogici. Ci sono sentieri ascetici di silenzio e solitudine, cammini che implicano il servizio sociale e il lavoro disinteressato, sentieri dell'azione e della non azione, sentieri d'assoluto distacco dai sensi, mentre per certi yoghi sono contemplate esperienze tantrico dionisiache di fusione con il Tutto attraverso l'ebbrezza. Invero potremmo dire che ci sono fasi diverse in ogni sentiero, e diverse prescrizioni per le diverse epoche della vita e per le diverse caste, e addirittura ogni uomo usa mezzi diversi per percorrere il sentiero che conduce alla medesima meta. Si potrebbe andare avanti ad elencare per diverse pagine solo i nomi delle principali correnti, per questo dire che si segue la filosofia indù o una prospettiva Induista è molto vago. E' necessario circoscrivere gli ambiti a cui intendiamo riferirci. Di certo la meditazione, la consapevolezza e la conoscenza del Sé, hanno uno spazio privilegiato. Personalmente in India e ho trovato molta affinità con il la filosofia Advaita e naturalmente con lo Yoga Kundalini. L'Advaita, (non-dualismo) considera la coscienza-consapevolezza della stessa stoffa di Brahman, l'Assoluto, l'Uno senza un secondo, il principio di tutto oltre il tempo e i fenomeni. Tutto il mondo fenomenico ha una natura illusoria e anche gli dei del Pantheon Indù sono archetipi reali solo sul piano della mente e dell'illusione, la sola realtà immutabile è Brahman. Questo Brahman permea e trascende ogni cosa ed è impensabile ed indescrivibile, perché a monte dei fenomeni. Esso è il Sé di Tutto, è oltre i concetti. E' il testimone senza forma di tutto, il mondo appare in Lui e attraverso di Lui senza che Lui ne sia toccato, come su un cristallo appaiono i colori dell'iride quando la luce l'attraversa, o come un'immagine è riflessa in uno specchio senza che esso ne venga toccato. L'uomo percepisce in sé il testimone come Atman e questo Atman è uno con il Brahman. La relazione con esso passa dalla Comunione, all'Unione sino all'Identità con esso, in quanto cessa la divisione tra osservatore ed osservato. Maestro Eckhart, e altri mistici cristiana indicano lo stesso processo di sviluppo spirituale sino all'unità dell'anima con Dio.
A questo punto la ricerca finisce nel riconoscere che siamo già Ciò, "Come posso meditare se ciò che cerco è colui che sta cercando? Se sono già il Sé, "chi" sta cercando "chi?" Tutto è coscienza indivisa, gli oggetti e fenomeni esistono come eventi separati a causa della mente che discrimina e alla falsa identificazione della mente con gli oggetti della coscienza. Fatta tacere la mente è possibile percepire l'Unità dell'Essere.
Le intuizioni dell'Advaita hanno preceduto di molti secoli le scoperte degli scienziati che solo in anni recentissimi son giunti a teorizzare un universo olografico e olistico la cui sostanza è solo energia-informazione senza una reale sostanza "materiale", e a comprendere l'interdipendenza di coscienza e materia e l'interconnessione di tutte le cose. Non ripeterò le riflessioni dei fisici quantistici e le ipotesi dell'universo olografico perché tratto l'argomento in altre pagine di questo volume. (Vedi Scienza e Spiritualità cap. 12)
Allo yoga Kundalini ho dedicato qualche riflessione nel capitolo 14, qui basti ricordare che questo Yoga pone particolare attenzione al rapporto della coscienza con l'energia latente nel sistema nervoso, la fisiologia sottile e quindi la respirazione con esercizi atti a condurre al risveglio dell'Energia Universale all'attivazione di tutti i Chakra, che è un altro modo per dire l'attraversamento dei vari livelli di sviluppo. (Vedi sui livelli il capitolo 7 di questo volume, e per approfondire nel Vol. II Wilber, Spiral Dynamics, e altri.)
Qui intendo solo mettere in relazione l'efficacia terapeutico-trasformativa delle pratiche respiratorie del Rebirthing Transpersonale quando sono applicate con l'atteggiamento interiore di autoindagine come indicato dai Maestri dell'advaita e dai testi delle Upanishad e applicando metodi psicofisici che trovano significative correlazioni con lo yoga Kundalini e le conoscenze acquisite nei secoli dagli yogi sui processi sottili delle energie e delle forze interiori latenti.
Ho costatato che sentieri classici d'antica origine, si adattavano molto bene alle pratiche del Rebirthing Transpersonale che sono state sviluppate per l'uomo moderno. Molto spesso ho riconosciuto solo dopo averle vissute, che le esperienze con il Rebirthing Transpersonale rispecchiavano le indicazioni delle tradizioni dello Yoga Kundalini e le rivelazioni dell'Advaita, e attraverso la respirazione, ascoltando senza preconcetti e aspettative il profondo, ho trovato le stessi gli stati di coscienza indicati dai testi orientali e solo così mi pare di aver compreso veramente gli insegnamenti.
La meditazione, lo sviluppo della consapevolezza, le pratiche psicofisiche, le riflessioni essenziali sono basi importanti per la realizzazione del processo trasformativo dello sviluppo della coscienza che essenzialmente ha come meta l'estinzione della sofferenza, lo sviluppo della consapevolezza, e quindi l'esperienza dello spirito e la realizzazione della saggezza e dell'armonia in ogni cosa. Ritrovando il nostro Dio interno, paradossalmente anche se soffriamo siamo felici, mentre alienati da Lui siamo infelici anche quando tutto va bene.

DA UN DIARIO, HERAKHAN, INDIA, 17-01-1999
Ci si trova a essere interessati a comprendere a fondo cosa sia la vita. Il richiamo del Bene, del Bello, del Vero ci spinge a sognare e a tessere il sentiero della liberazione.
La vita (in cui si riflettono i poteri creativi d'energie intelligenti) conduce a esperienze solo apparentemente casuali che ci permettono di comprenderla secondo il nostro grado di risveglio.
Livelli differenti permettono una diversa percezione. Nella consapevolezza del vero, il tempo e la molteplicità degli oggetti creati dalla memoria e dalle parole sono aboliti. Lasciando che si dissolva l'attaccamento al divenire del mondo dei fenomeni, possiamo immergerci nell'immobile "qui e ora". Questa è la Vita Eterna e la promessa d'immortalità delle religioni. La Coscienza è il soggetto, quel "qualcosa" indefinibile che in noi è testimone del corpo, delle sensazioni e dei pensieri. Percepiamo la coscienza come il "me stesso immutabile dietro tutte le forme", il Sé immanente e trascendente.
I mistici chiamano questa consapevolezza sovrarazionale "Atman - Brahman" (l'essenza coscienziale individuale in unità con la Coscienza Universale, che unisce il vuoto e la forma in un inseparabile abbraccio, oltre la divisione tra osservatore e osservato) o con altri nomi che rappresentano una sintesi di opposti che trascende la dualità.
Il Sé ha la natura del sé e del non sé, pervade tutto oltre il pensiero! proclamano le Upanishad.
La Coscienza nella sua essenza è ciò che gli uomini chiamano Dio, onnipresente sostanza d'ogni fenomeno, indivisibile e non toccata dai fenomeni. Nulla esiste al di fuori della Coscienza. Il "corpo-mente" è oggetto della coscienza, senza la coscienza non esiste né spazio, né tempo, né corpo né pensiero. Se comprendiamo che senza la coscienza non esiste il mondo, lo spazio e il tempo, possiamo riconoscere che il "corpo-mente" e la materia è la "creatura", e il Sé (coscienza) è il "Creatore", e paradossalmente i due sono uno, oppure possiamo dire che il mondo è il parziale riflesso di una dimensione invisibile oltre le categorie del pensiero. Dal gioco della coscienza nascono mondi e universi.
Delle diverse strade verso la liberazione la più alta e diretta è la contemplazione e l'immedesimazione nel Sé. La percezione diretta della natura interiore. Il conoscitore di Brahman diventa lui stesso Brahman. Opere, virtù, meriti, conoscenze, pensieri e pratiche fanno parte del cammino d'avvicinamento e di preparazione, la grazia del risveglio non è frutto d'alcun progetto dell'io. La "creatura" deve riconoscere in umiltà la sua pochezza e, nello stesso tempo, percepire in sé la divinità impersonale che trascende ogni forma. La coscienza riconosce se stessa in se stessa, oltre i limiti della personalità esteriore e dell'io sociale che appare ora un illusorio e momentaneo riflesso del movimento del pensiero.
Solo la Grazia ci spinge a desiderare il ricongiungimento alla pienezza del sé, e ogni sforzo dell'io è vano, ma poiché il flusso della nostra consapevolezza convenzionale è fragile, condizionato e confuso, dobbiamo rivolgere un'attenzione costante a quel "silenzio", a quella "nube di non conoscenza" che, portandoci oltre il pensiero, predispone alla manifestazione di stati contemplativi.
L'attenzione diventa pratica contemplativa perché si rivolge all'essenza dei fenomeni e trascende gli inganni intellettuali e le polarità contraddittorie del pensiero.
Secondo i mistici, una volta che lo stato contemplativo è realizzato, le opere e le virtù si manifesteranno spontaneamente "prendendo la vita come viene".
Spontaneità e sincerità. Ricordare la natura dell'ego, ricordare il Sé, la Coscienza. Immergersi e identificarsi nella pura Consapevolezza. Controllo del respiro e presenza ai movimenti vitali. Immedesimazione con l'anima del mondo e la natura. Immedesimazione con il Sé trascendente, base della manifestazione d'ogni fenomeno, oltre ai fenomeni
Il peccato originale è forse il dualismo originario, l'identificazione con l'io separato, la frammentazione, la lotta nata dal desiderio e dal timore.
Dobbiamo essere inesorabili con noi stessi e i giochi del falso io e nello stesso tempo beati nella libertà del Sé. Esso ci offre ogni cosa, cioè l'esperienza di questa vita pienamente vissuta, e può offrici l'Unità con il "Cosmo" oltre ogni umano pensiero.

Aggiungo queste righe che trovo in un file datato 1996: Quando cessano le dualità cessa anche la possibilità di esprimersi attraverso le parole o di dare una descrizione dell'ineffabile attraverso il pensiero lineare. Il "diventare se stessi" il risveglio di una nuova consapevolezza che trascende il filtro illusorio del pensiero è una condizione che può essere vissuta, ma non descritta.
La comprensione del paradosso con cui la mente nella condizione ordinaria si autoinganna, il riconoscimento che l'Io come agente separato e come entità reale è un'illusione della sostanza del sogno, può spaventare chi si attacca a realtà relative. Al contrario l'esperienza diretta, attraverso pratiche che favoriscono l'insorgere di stati di coscienza transpersonali che sconfinano nell'immersione nel Brahman, è di estrema efficacia nel mettere in moto processi di autoguarigione e risveglio coscienziale. L'accesso a livelli più profondi dello spettro della coscienza portano alla progressiva soluzione ed integrazione del dualismo. La strada comporta quindi la soluzione dei conflitti egoici e delle disarmonie mente-corpo, verso un adattamento sociale ed esistenziale che conduce attraverso la dimensione "spirituale" alla percezione non duale della vera natura della Coscienza. Ciò è il più alto livello indicato dai maestri, livello nel quale il tempo è trasceso nell'eterno ora, e non essendoci passato e futuro, la vita e la morte non hanno senso, in un continuo "essere - non essere" come il pulsare di un'onda, di una vibrazione, come sistole e diastole, il dentro che implica il fuori, Yin e Yang, l'inspirazione e l'espirazione, verso uno stato in cui tutto si integra.
Le tecniche non servono per raggiungere qualcosa secondo i progetti dall'io, ma porre fine alle false identificazioni e per accorgerci che quanto si ricercava era sempre stato presente oltre ai dualismi illusori in cui ci eravamo perduti come in un labirinto di specchi.
I meccanismi di rimozione, repressione, negazione e proiezione sono trascesi istantaneamente nel lampo di luce della consapevolezza risvegliata. Un'esperienza di questo genere conduce ad una trasformazione sostanziale dell'individuo che ritorna alla vita quotidiana con energia, lucidità, e una coscienza libera ed armonica.
L'individuo inizia a realizzare i propri sogni proprio quando ha cessato di avere attaccamento al frutto dell'azione ed ha preso contatto con "ciò che è" - "qui ed ora", senza preoccuparsi del futuro, lasciando fluire la vita, l'energia, la mente senza attaccarsi alle negatività e alle paure, ma seguendo il sottile filo dell'attenzione e del silenzio interiore. Di nuovo trovo troppo limitate le parole per definire questo stato. Infondo il risultato non è una fuga dal mondo ma una grande "normalità" nel gioco armonico delle piccole cose quotidiane.





Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
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ESERCIZIO QUOTIDIANO

Alla base delle Filosofia Perenne ci sono queste quattro assunzioni fondamentali:
Primo: il mondo fenomenico di materia e di coscienza individualizzata, il mondo delle cose, degli animali, degli uomini e persino degli dei, è la manifestazione di una base o substrato Divino all'interno del quale tutte le realtà parziali hanno il loro essere e separate dal quale sarebbero inesistenti.
Secondo: gli esseri umani sono in grado non solo di conoscere questo Divino substrato per pura inferenza, ma possono anche realizzare la sua esistenza attraverso l'intuizione diretta, superiore al pensiero discorsivo. La conoscenza immediata unisce il conoscitore con la cosa conosciuta.
Terzo: l'uomo possiede una duplice natura, un ego fenomenico ed un Sé eterno che è l'uomo interiore, lo spirito, la scintilla del divino nell'anima. E' possibile per l'uomo, se lo desidera, identificarsi con lo Spirito e quindi con la Base Divina che è della stessa natura dello Spirito.
Quarto: la vita dell'uomo sulla terra ha un solo scopo e fine: identificarsi con il Sé eterno e così giungere alla conoscenza unitiva della Base Divina.
Gli Indù affermano che chi non vive direttamente gli insegnamenti è come il pastore che cura le mucche di proprietà d'altri e Maometto diceva che il filosofo che non sperimenta la sua metafisica è come un asino carico di libri.
Così se si è sentita risuonare in noi la profondità di certi concetti, quando abbiamo intuito la nostra interrelazione con il Tutto e percepito che oltre all'ego e al pensiero si dispiega una coscienza senza confini, quando abbiamo sentito che possiamo connetterci con il nostro Sé senza forma e con il mondo della manifestazione affidandoci ad un potere che ci sovrasta, che possiamo connetterci con un Cosmo stupefacente e misterioso di cui, come scintilla di consapevolezza, siamo cocreatori, come fare per non perdersi ancora nelle faccende quotidiane e nelle abitudini mentali che tendono a riportare ai triviali giochi dell'io e del desiderio insoddisfatto?
Percepito lo Spirito in noi, dobbiamo accettare il confronto con il mondo delle tre dimensioni e con il dovuto distacco e senso dello umor, attenti sia alla bellezza, sia a coltivare la compassione per la sofferenza altrui, pacificare la mente attraverso una vita ordinata e pura, accettando gli alti e i bassi del destino. D'altro lato dobbiamo ricreare momenti adatti a più profonde immersioni nel silenzio e nell'ascolto del sentire profondo. Creare una dimora interiore per la saggezza, come insegna Panikkar. Stabilizzare la consapevolezza dei fugaci momenti d'Unione sino a che essi diventino uno stato costante.
Ad esempio, semplificando al massimo: seduto osservo il respiro e sincronizzo il mantra, poi osservo la sensazione del mio osservare. Può essere efficace sia la pratica d'osservare il sorgere e il dileguarsi dei pensieri e indagare in piena consapevolezza la loro natura per andare oltre ed immergersi nel sottostante silenzio nella presenza immobile della coscienza di base. Oppure, possiamo trovare più facile il Pratyahara, il distacco dei sensi dagli oggetti esterni e dai pensieri, focalizzando tutta l'attenzione con un atto della volontà. Il "ritiro in se stessi" oltre le sensazioni provenienti dai cinque sensi, per toccare lo spazio del Testimone, il sentire senza oggetti, porre cioè l'attenzione alla radice della sensazione dell'Essere. Il controllo del respiro è uno strumento d'indispensabile potenza, e ascoltando la sorgente del respiro, il suo flusso, gli spazi di sospensione o la connessione, possiamo più facilmente andar oltre le parole ed i concetti e immergerci nella Coscienza. Una volta messa a fuoco la consapevolezza, si aprono spazi interiori di serenità e benessere molto profondi, che danno un piacere superiore ad ogni altro che possiamo sperimentare con i sensi ordinari.
Nelle fasi del rientro da questo stato d'assorbimento, quando riprendiamo lo stato ordinario e il contatto con il mondo fenomenico, è frequente la sensazione di una diversa comprensione delle faccende mondane e la dissoluzione dei pensieri conflittuali che potevano disturbarci prima dell'immersione nel Sé. Come se la presa dei pensieri non avesse più potere sulla mente trasparente. C'è beatitudine, chiarezza, lucidità, il mondo risplende di una nuova luce e vediamo la bellezza delle cose, la profondità della realtà.
Durante la meditazione a volte non ci si trova nell'estasi e neppure nel vuoto... una voce parla a se stessa, ricordi e avvenimenti esterni attraversano lo spazio della coscienza, piccoli programmi per dirigere il tempo e concepire un futuro. Con fermezza osserviamo i movimenti della mente e di nuovo la soluzione ed il silenzio vengono da qualcosa che si trova oltre le parole e il tempo, quello che per la filosofia Indiana è il cosiddetto sempre presente stato di Bhairava, la Coscienza Non Duale, la Base Divina...
Di nuovo vediamo e superiamo il paradosso della divisione che il pensare crea nella divisione soggetto-oggetto, e comprendiamo che ciò che si cerca è colui che sta cercando...
Cedere e pacificare lo sforzo della ricerca, vedere con chiarezza dentro di sé...
Dal cuore sorge l'indicazione di accendere un fuoco di devozione per andar oltre i giochi della mente. Assorti nel cuore preghiamo il Bene, il Vero e il Buono, c'inchiniamo al mistero dell'abisso da cui tutto si manifesta e tutto di nuovo scompare nell'assorbimento nel Sé.
Non dobbiamo credere però che il cammino sia sempre una passeggiata tra estasi e beatitudine. Ci sono prove e tranelli, botole mentali in cui si può cadere.
Le illusioni si nascondono subdolamente dietro i migliori propositi di verità e l'ego trova modo di impossessarsi del processo e mentalizzarlo e ridurlo in chiacchiere. L'orgoglio e la presunzione sono pronte a tentarci. Il costante rinnovamento, la costante autoanalisi e presenza mentale, sono un sostegno indispensabile.
Come dice La Voce del Silenzio:
Guardati, o Lanu, affinché la tua Anima, abbagliata da uno splendore illusorio, non si attardi e non sia presa nella sua ingannevole luce. Questa luce splende dalla gemma del Grande Incantatore (Mara). Essa affascina i sensi, acceca la mente e lascia l'incauto come un rottame abbandonato. La farfallina attratta dalla vivida fiamma della tua lampada notturna, è condannata a perire nel viscido olio. L'Anima imprudente, che non riesce nella lotta contro il demone beffardo dell'illusione, ritornerà, schiava di Mara, alla terra. ...

... Queste porte conducono l'aspirante attraverso le acque all'altra riva. Ognuna si apre con una chiave d'oro; e queste chiavi sono:
1. Dana, la chiave di carità e d'amore immortale.
2. Shila, la chiave dell'armonia nella parola e nell'azione, la chiave che equilibra la causa e l'effetto, e non lascia più campo all'azione Karmica.
3. Kshanti, la dolce pazienza, che nulla può turbare.
4. Vairagya, l'indifferenza al piacere e al dolore, la vittoria sull'illusione, la percezione della verità.
5. Virva, l'energia indomabile che si fa strada alla verità superna, fuori dal fango delle menzogne terrestri.
6. Dhyana, la cui porta d'oro, una volta aperta, conduce il Nailor verso il regno dell'eterno Sat e la sua incessante contemplazione.
7. Prajna, la chiave di quella che fa dell'uomo un Dio, creandolo Bodhisattva, figlio dei Dhyani.
Tali sono le auree chiavi delle porte. Prima che tu possa avvicinarti all'ultima, o tessitore della tua libertà, devi conquistare lungo il faticoso Sentiero queste Paramita di perfezione, le virtù trascendentali, sei e dieci di numero. Poiché, o Discepolo, prima che tu sia reso degno di incontrare faccia a faccia il tuo Maestro, luce a luce, che ti è stato detto? Prima che tu possa avvicinarti alla prima porta dovrai imparare a separare il tuo corpo dalla tua mente, a dissipare l'ombra e a vivere nell'eterno. Per questo scopo dovrai vivere e respirare in tutto, come tutto ciò che percepisci respira in te; sentire te vivere in tutte le cose, e tutte le cose nel Sé. Non permetterai che i tuoi sensi facciano della tua mente arena ai loro giuochi. Non separerai il tuo essere dall'Essere né dal resto, ma fonderai l'Oceano nella goccia, la goccia nell'Oceano. Così sarai in perfetto accordo con tutto ciò che vive; amerai gli uomini come tuoi fratelli e condiscepoli, alunni di un solo Maestro, figli di una sola e dolce madre.

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