
Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno iniziato a porre attenzione
agli effetti significativi sulla vita delle NDE (Near-Death Experiences
o Esperienze di vicinanza con la morte). Le esperienze NDE lasciano, quasi
sempre, le persone che le sperimentano più libere e più felici
di quanto prima potessero nemmeno sognare fosse possibile. Inoltre, mentre
questa nuova capacità di gioia di vivere sembra spingere chi a provato
le NDE ad usare un linguaggio religioso per fare loro giustizia, ciò
non comporta necessariamente alcuna particolare convinzione sulla sopravvivenza
dell'anima alla morte del corpo. E' piuttosto un radicale spostamento della
coscienza in cui la vita in ogni momento diventa così vivida che
l'ansia sul futuro e sulla sopravvivenza, nel corpo o fuori di esso, semplicemente
cessa d'essere importante. L'ipotesi cui sono giunto al riguardo è
che il blocco che separa la cosiddetta coscienza umana normale dalle sue
radici nell'altra coscienza impersonale, è un qualche tipo d'inflazione
o iperattività del sistema psicologico di sopravvivenza. Esattamente
non ho idea come e quando questo ebbe origine nella storia della nostra
specie e al momento non propongo la speculazione. Ma, l'effetto di questa
iperdifesa consiste nel focalizzare così rigidamente la coscienza
individuale verso il compito di assicurare il proprio futuro, che la sottostante
coscienza universale, la sua felicità nell'attimo sempre presente,
momento per momento, viene chiusa fuori. La sola soddisfazione permessa
alla consapevolezza è quella che viene dal confronto con i bisogni
(o i presupposti bisogni) del corpo-mente individuale, mentre il dolore
diventa completamente sofferenza negativa, invece che un segnale di intensificazione
vitale. E questo cattivo funzionamento di base riassume il fatto che il
morire, che in natura è semplicemente parte del grande flusso della
vita (o di quel gioco secondario chiamato manifestazione individuale) diventa
invece l'oggetto dell'orrore e della paura finale, con tutte le catastrofiche
conseguenze psicosociali a cui Ernest Becker ed altri hanno rivolto l'attenzione.
L'incontro ravvicinato con la morte è in grado di rompere l'incantesimo
perché il meccanismo di sopravvivenza a questo punto lascia il campo,
e sono sicuro che il Libro Tibetano dei Morti considera il momento della
morte un momento di grazia particolare perché il Nirvana in quel
momento può diventare evidente ad ognuno. Questo spiega il perché
qualcuno che ritorna dal bordo della morte è stato privilegiato di
ritornare, sapendo ora che cosa la coscienza realmente sia, - una conoscenza
che una volta acquisita permette al meccanismo di sopravvivenza di riprendere
a funzionare senza la precedente iperattività. Ho osservato che i
miei sentimenti verso la morte, inclusa la mia, sono che, benché
io cerchi ancora di evitarla fino che è possibile nel giuoco secondario
e che ancora lamento la perdita di amici, essa ha in sé una particolare
bellezza, come le foglie d'autunno nel loro splendore, la cui bellezza possiamo
vedere nella consapevolezza ordinaria, perché la nostra mente non
l'associa con il supremo tabù. Un corollario a questo cambiamento
della coscienza è stato la scoperta che l'invecchiamento, inclusi
anche i suoi più ovvi aspetti di decadenza, era diventata interessante
piuttosto che deprimente o disgustosa. La grande domanda ora di certo è
se ci sono metodi meno drastici (e meno fortuiti) attraverso i quali l'incantesimo
della separazione dell'io possa essere dissolta prima del momento della
morte e spero che la mia ricerca possa forse portare un po' di luce. Perché,
mentre ci sono tradizioni mistiche in tutto il mondo che offrono "sentieri
per la coscienza superiore", non mi sembra che nessuna di loro abbia
un'incoraggiante percentuale di successo nel produrre il tipo di liberazione
che le NDE possono indurre immediatamente a chiunque, alto o basso, buono
o cattivo, credete o non credente, preparato o meno. Infatti, i miei studi
su queste tradizioni, moderne e antiche, suggeriscono che mentre ci sono
quasi sempre valide intuizioni che si possono prendere da loro, sono tutte
impantanate nell'idea di base di un "sentiero" che inevitabilmente
suggerisce che una "coscienza più alta" è uno scopo
da raggiungere, rinforzando quindi la stessa preoccupazione per il proprio
futuro personale, che è la causa di tutti i problemi. La mai esperienza,
e quella di coloro che sono stati in una NDE, generalmente suggerisce che
la liberazione non è affatto una questione del tipo "fare il
lungo viaggio verso casa". Significa semplicemente svegliarsi alla
coscienza che è già la base della tua stessa esistenza, ma
è, come soleva dire G. K. Chesterton, così ampia e così
ovvia che ci sfugge. Ciò di cui sospetto abbiamo bisogno non è
alcun tipo di sentiero o disciplina, ma una serie di trucchi e di strumenti
per cogliere l'oscurità all'angolo dell'occhio, imparando come osservare
le presenze che aspettano di essere viste, combinato con strategie per interrompere
i programmi iperattivi di sopravivenza, e per comprendere immediatamente
la percezione. Gli esercizi di D. E. Harding (vedi "La Via Senza Testa"
edizioni Ubaldini) per capire la propria essenziale "assenza della
testa" sono le idee migliori che ho trovato per la prima fase del processo,
ma secondo la sua stessa ammissione, la maggior parte della gente le comprendeva,
tuttavia semplicemente non le credeva, e credo che questa sia precisamente
la prova evidente del programma di sopravvivenza al lavoro, e dal mio punto
di vista non c'è compito più importante da affrontare da
parte della Psicologia Transpersonale che le ricerche su tecniche per aggirare
questo cattivo funzionamento fondamentale del software dell'umanità.
Sembrerebbe assolutamente naturale che la coscienza personale debba essere
consapevole del proprio "Fondamento", mentre i miei primi 59 bizzarri
anni di cosiddetta coscienza "normale", nell'ignoranza di quel
"Fondamento" mi sembrano ora una specie di sogno ad occhi aperti.
E' come se fossi stato in trance sin dalla nascita in quell'incubo collettivo
di individui separati che combatto in un universo alieno per la sopravvivenza,
la soddisfazione e il significato. Certamente più investigo e più
mi convinco che mistici iconoclasti come Blake o Krishnamurti avevano ragione
nell'asserire che la stessa idea di sentiero spirituale è necessariamente
autofrustante, perché spinge a fare la stessa cosa che uno dovrebbe
disfare se deve svegliarsi all'eternità, concentrano cioè
l'attenzione sul "futuribile". I Sentieri e le discipline rendono
la gnosi un goal, mentre, di fatto, è già il fondamento di
tutto il conoscere, compresa la "peccaminosa" conoscenza-legata-al
tempo. So per esperienza diretta che "la gioia oltre la gioia"
è più grande delle più selvagge fantasie di una coscienza
imprigionata nel tempo. Ma, posso anche vedere che qualunque impulso volto
ad afferrare la gioia dell'eternità è un inganno perché
il cercarla implica in sé una preoccupazione nel tempo, che è
precisamente ciò che allontana l'eternità dalla consapevolezza.
ed Astrolabio
Suzuki
Fu sotto la dinastia dei Sui, nel 592, che Seng-tsan trovò
un discepolo degno di divenire il suo successore. Il nome di costui era
Tao-hsin. Egli chiese al maestro:
"Vi prego, indicatemi la via della liberazione".
"Chi ti ha mai incatenato?".
"Nessuno".
"Se così è ", disse il maestro, "perché
chiedi di essere liberato?".
Queste parole misero il giovane novizio sulla via della suprema illuminazione,
che egli conseguì dopo molti anni di studio sotto la guida del maestro.
Quando Seng-tsan ritenne che fosse venuto il momento di consacrarlo come
suo successore, quale simbolo della trasmissione regolare della Legge gli
rimise la veste che veniva dal Bodhidharma, primo patriarca dello Zen in
Cina. Egli morì nel 606. Mentre gran parte della sua vita è
oscura, del suo pensiero si può avere un'idea attraverso una composizione
metrica nota sotto il nome di Hsin-hsin-ming, o "Inscritto
sullo spirito credente", che è uno dei più preziosi
contributi dati dai maestri antichi all'interpretazione della dottrina dello
Zen. Ecco una traduzione alquanto libera del poema:
INSCRITTO SULLO SPIRITO CREDENTE
La Via Perfetta non conosce difficoltà,
Esclude solo ogni preferenza:
Allontanato odio e amore,
Essa si rivela a pieno, senza maschera.
Basta introdurre una differenza di un decimo di pollice,
E terra e cielo si separeranno:
Se vuoi che la Via ti sia manifesta
Non concepire pensiero né per essa né contro di essa.
Opporre ciò che tu ami a ciò che non ami
Ecco la malattia dello spirito:
Se non s'intende il senso profondo della Via
La pace dello spirito sarà turbata e nulla si otterrà.
Perfetta come il vasto spazio
Alla Via nulla manca, e nulla è in essa superfluo:
Invero, è perché si fanno delle scelte
Che la sua essenza profonda non la si scorge più.
Non star dietro alle complicazioni dell'esterno
E non dimorare nel vuoto interno,
Quando lo spirito resta sereno ed uno
Il dualismo delle cose svanisce da sé.
Quando l'unità non la si intende completamente
Si cerca di rimediare in due modi a tale perdita -
La negazione della realtà può condurre all'assoluta negazione
di essa,
Mentre affermando il vuoto si può andare a contraddire se stessi.
Verbalismi e raziocinazioni - Più ci diamo ad essi, più siamo
fuori strada;
Perciò metti via parole e concetti
E non vi sarà posto per cui non potrai passare liberamente.
Rifacendoci alla radice coglieremo il significato,
Correndo dietro alle cose esterne perderemo invece la ragione.
Nel punto in cui saremo illuminati interiormente
Andremo di là dal vuoto del mondo che ci sta di contro.
Le trasformazioni svolgentesi nel mondo vuoto che abbiamo dinanzi
Sembrano tutte reali a causa dell'ignoranza:
Non tentare di cercare il vero,
Cessa solo di attaccarti alle opinioni.
Non appoggiarti al dualismo,
Evita con cura di fermartici,
Non appena concepisci un bene e un male
Ne seguirà la confusione e lo spirito sarà perduto.
I due esistono per l'Uno,
Non attaccarti però nemmeno a questo Uno
Quando lo spirito uno non è turbato,
Nessun danno ti verrà dalle diecimila cose.
Nessun danno venendo da esse, è come se non esistessero
Quando la mente non è turbata, è come se essa non esistesse
Il soggetto si fa calmo non appena l'oggetto viene meno
L'oggetto viene meno non appena il soggetto si fa calmo:
L'oggetto è tale per il soggetto,
Il soggetto è tale per un oggetto:
Sappi che la correlazione fra i due
Poggia in ultima analisi sull'unità del vuoto.
Nell'unità del vuoto i due sono uno
E ognuno dei due contiene in sé tutte le diecimila cose
Quando fra questo e quello non viene fatta distinzione alcuna
Come potrebbe sorgere una visione parziale e affetta da pregiudizi?
La Grande Via è calma e aperta, Nulla è facile, nulla è
difficile:
Le piccole idee sono irrisolute,
Tardano tanto più ad andarsene per quanto più affrettatamente
sono state assunte.
L'attaccamento non si tiene mai entro dei limiti
Esso conduce di certo sulla via sbagliata:
Lascia la presa, e che le cose siano quali sono,
La loro essenza né ritirandosi né sussistendo.
Obbedisci alla natura delle cose e sarai in armonia con la Via,
Calmo, naturale e libero d'ogni cura;
Ma se i tuoi pensieri sono vincolati ti allontanerai dalla verità,
Essi si faranno sempre più pesanti e ottusi, non saranno più
affatto pensieri sani.
Non essendo più sani, la tua mente sarà turbata;
Che scopo ha dunque essere parziali e unilaterali?
Se vuoi andare sulla via dell'Unico Veicolo
Non devi nutrire pregiudizio contro i sei oggetti dei sensi.
Se non nutrirai pregiudizio contro i sei oggetti dei sensi,
Sarai a tua volta tutt'uno con l'illuminazione;
I saggi non agiscono
Mentre gli ignoranti vincolano se stessi
Mentre in sé il Dharma non ha un'individuazione,
Essi si attaccano, nella loro ignoranza, ad oggetti particolari.
Il loro stesso spirito che crea le illusioni.
Non è questa la maggiore delle contraddizioni?
E' l'ignoranza a generare il dualismo di riposo e non-riposo,
L'Illuminato non ha né simpatie né antipatie:
Tutte le forme di dualismo sono state inventate dallo stesso spirito, per
ignoranza.
Esse sono come mere apparizioni, come fiori dell'aria:
Perché turbarci, col cercare di afferrarle?
Guadagno e perdita, bene e male
Via con tutto ciò, una volta per tutte!
Se l'occhio non si addormenta,
Ogni sogno cesserà da se:
Se la mente mantiene la sua unità
Le diecimila cose appariranno di un'unica essenza.
Penetrando il mistero di questa essenza unica
Dimenticheremo di colpo tutte le complicazioni esteriori:
Quando le diecimila cose sono viste nella loro unità
Si ritorna all'origine e si resta quel che si è.
Si dimentichi il perché delle cose
E si raggiungerà' uno stato senza simile:
Il movimento arrestato non è movimento
E l'immobilità messa in moto non è immobilità.
Quando il dualismo non trova più presa
La stessa unità non appare più come tale.
Il limite ultimo delle cose, oltre il quale esse non possono andare,
Non si definisce con regole e misure:
La mente in armonia con la Via è il principio dell'identità
Nella quale troviamo ogni agire sotto specie d'immobilità
Ogni incertezza è completamente scacciata
E la giusta fede è ripristinata nella sua dirittura originaria
Ora nulla più è trattenuto,
Non v'è nulla di cui ci si debba ricordare
Tutto è vuoto, terso e rischiarantesi da sé.
Non v'è macchia, non vi è sforzo, non vi è dissipazione
della forza.
Questo è il regno ove il pensiero mai giunge
Questo è il regno ove l'immaginazione non trova più presa.
Nel regno superiore della vera Quiddità
Non c'è né l'" altro " né l'" Io ":
Se si chiede una caratterizzazione diretta
V'è solo da dire: " Non due "
Nel non essere due, tutto è lo stesso
Tutto ciò che esso abbraccia:
I saggi delle dieci regioni
Entrano tutti in questa fede assoluta.
Questa fede assoluta è al di là di tempo e spazio.
Allora un istante è diecimila anni
Non importa più come le cose sono condizionate,
Se con "essere" o col "non essere"
Si ha ogni cosa manifesta dinanzi a sé.
L'infinitamente piccolo è vasto quanto può esserlo la vastità,
Quando ci si dimentica delle condizioni esterne;
L'infinitamente grande è piccolo come può esserlo la piccolezza.
Se l'occhio si distoglie dai limiti oggettivi
Ciò che è, è lo stesso di ciò che non è,
Ciò che non è, è lo stesso di ciò che è:
Bada a non fermarti
Finché non hai raggiunto questo stato
Uno in tutto,
Tutto in uno - Basta che si realizzi ciò,
E che non ci si preoccupi più del non essere perfetti!
Lo spirito credente non è diviso,
Diviso è lo spirito non credente
Questo è il punto in cui le parole vengono meno,
Perché non c'è passato, né futuro, né presente.
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