Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
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Libro della Consolazione
Divina
Due tipi di pentimento, Meister Eckhart
Tratto da "Dell'Uomo Nobile" edizione Adelphi
Il pentimento è di due tipi. L'uno è temporale, ovvero
secondo natura; l'altro divino e soprannaturale. Il pentimento temporale
è sempre attirato verso il basso da una grande sofferenza, e pone
l'uomo in una tristezza che sembra condurre alla disperazione: il pentimento
permane allora nella sofferenza, e non fa alcun progresso, non conduce a
nulla.
Il pentimento divino è affatto diverso. Appena l'uomo prova rimpianto,
subito si rivolge a Dio e decide risolutamente di abbandonare per sempre
il peccato. Così si rivolge con grande fiducia a Dio e acquista grande
sicurezza. Ne deriva una gioia spirituale che porta l'anima fuor di ogni
sofferenza e tristezza, e la unisce fortemente a Dio. Infatti, più
l'uomo si scopre fragile e colpevole, più ha motivo di unirsi a Dio,
nel quale non sono né peccati né mancanze, con un amore assoluto.
Perciò il più alto grado conseguibile, quando si vuole giungere
a Dio con la pietà, è l'essere senza peccato grazie al pentimento
divino.
E più si ritiene grave il peccato, più Dio è disposto
a perdonarlo, a venire nell'anima e a scacciare il peccato, giacché
sommo desiderio di ogni uomo è distruggere ciò che maggiormente
gli è avverso. E più i peccati sono numerosi e gravi, più
Dio li perdona senza misura,` e tanto più rapidamente quanto più
gli sono contrari. Quando poi il pentimento divino si rivolge a Dio, tutti
i peccati spariscono nell'abisso di Dio più rapidamente di un batter
d'occhio, e sono distrutti così a fondo come se mai fossero stati
commessi - purché il pentimento sia perfetto.
14. Della vera fiducia e della speranza
Si riconosce il vero e perfetto amore dalla grande fiducia e dalla speranza
che si hanno in Dio: infatti non v'è nulla che mostri di più
il perfetto amore di quanto non lo faccia la fiducia. L'amore perfetto e
profondo che una persona prova per un'altra crea la fiducia, e tutta la
fiducia che si osa avere in Dio, in lui la si ritrova veramente, e mille
volte di più. Come un uomo non può mai amare troppo Dio, così
mai troppo può confidare in lui. Tutto ciò che altrimenti
si può fare, non è fruttuoso quanto la fiducia in Dio. Mai
egli ha mancato di compiere grandi cose con tutti coloro che hanno avuto
grande fiducia in lui. A tutti questi uomini Dio ha dimostrato che tale
fiducia deriva dall'amore, giacché l'amore non ha soltanto fiducia,
ma anche una vera conoscenza e una sicurezza incrollabile.
15. Di due tipi di certezza della vita eterna
In questa vita ci sono due tipi di conoscenza della vita eterna. Il
primo viene da un annuncio che Dio stesso fa all'uomo, o con un'illuminazione
particolare o per mezzo di un angelo. Ciò è assai raro, e
limitato a poche persone.
Il secondo tipo di conoscenza è incomparabilmente migliore e più
utile, ed è dato spesso a coloro che amano perfettamente. Esso si
produce quando l'uomo, per l'amore e il senso di vicinanza che ha nei confronti
di Dio, confida a tal punto in lui da non dubitare più e da ottenere
così tanta certezza perché lo ama in ogni creatura senza distinzione
alcuna. E se tutte le creature si opponessero a lui e da lui si separassero
con un giuramento, o se Dio stesso gli si rifiutasse, non potrebbe egualmente
venir meno la fiducia, giacché l'amore non può mancare di
fiducia, e con fiducia non attende altro che il bene. Per coloro che si
amano, le parole non sono necessarie, e, sapendo che quell'uomo è
suo amico, Dio sa anche che cosa sia bene per lui e che cosa gli serva per
giungere alla beatitudine. Per quanto tu ami Dio, sii certo che egli ti
ama assai di più e con maggior intensità, e che incomparabilmente
più grande è la fiducia che egli dà a te. Poiché
Dio è la fedeltà stessa, si può essere sicuri di lui,
e di lui sono sicuri tutti quelli che lo amano.
Meister Eckhart
Perciò preghiamo Dio di diventare liberi da Dio e di concepire e
godere eternamente la verità, là dove l'angelo più
alto e la mosca e l'anima sono uguali; là dove stavo e volevo quello
che ero ed ero quel che volevo. Egli (l'uomo) deve essere così "vuoto
di ogni sapere" da non sapere né conoscere né sentire
che Dio vive in lui; più ancora deve essere privo di ogni conoscere
che vive in lui. Infatti, quando l'uomo stava nell'eterna essenza di Dio,
niente altro viveva in lui; cosa là viveva quello era lui stesso...
Perciò io sono causa originaria di me stesso secondo il mio essere,
che è eterno, e non secondo il mio divenire, che è temporale.
Perciò io sono non nato, secondo il mio modo del mio non esser nato,
non posso mai morire. Nella mia nascita eterna nacquero tutte le cose ed
io fui causa originaria di me stesso e di tutte le cose, e se non lo avessi
voluto, né io né le cose sarebbero; ma se io non fossi, neanche
Dio sarebbe: io sono causa originaria dell'esser Dio da parte di Dio; se
io non fossi, Dio non sarebbe Dio.
Quando ero nella mia causa prima, non avevo Dio ed ero causa di me stesso;
allora non volevo niente, non desideravo niente, perché ero un essere
libero e conoscevo me stesso, godendo della verità. Volevo me stesso
e non volevo altro; quel che volevo, lo ero, e quello che ero, lo volevo.
Allora ero privo di Dio e di tutte le cose. Ma quando, per mia volontà
libera, sono uscito e ho ricevuto il mio essere creato, allora ho avuto
un Dio. Infatti Dio non era Dio prima che vi fossero le creature: era quello
che era. Quando ci furono le creature, che ricevettero il loro essere creato,
Dio non era Dio in se stesso, era Dio nelle creature.
LIBRO DELLA CONSOLAZIONE DIVINA
di Maestro Eckart
Ora io dico: se all'uomo buono e giusto accadono dall'esterno cose spiacevoli
ed egli tuttavia permane con lo stesso animo imperturbabile nella pace del
suo cuore, è dunque vero quello che ho detto: che nulla di ciò
che gli accade può turbare il giusto. Ma se invece egli è
turbato dai malanni esteriori, è veramente giusto ed equo che Dio
(il Sé) abbia permesso che l'avversità accada a quest'uomo
che voleva essere giusto e s'illudeva di esserlo, mentre cose tanto meschine
potevano turbarlo. Se questo è il diritto del Sé, (di Dio)
quest'uomo in verità non deve rattristarsene, ma goderne più
che della propria vita, della quale in realtà chiunque gioisce e
che è per ogni uomo più preziosa del mondo intero: a che servirebbe
infatti all'uomo il mondo tutto se egli più non esistesse?
La terza parola che possiamo e dobbiamo sapere è questa: secondo
la verità naturale, il Sé solo è la sorgente e scaturigine
d'ogni bene, d'ogni essenziale verità e della consolazione, e tutto
ciò che non è il Sé ha in sé naturale amarezza,
sconforto e dolore e non aggiunge nulla alla bontà che è del
Sé ed è il Sé, anzi minimizza e copre e nasconde la
dolcezza il conforto e la soavità che il Sé dona.
Dico inoltre che ogni pena deriva dall'amore per ciò che l'avversità
mi ha tolto. Se dunque la perdita di cose esteriori mi arreca pena, questo
è un segno certo che amo le cose esteriori, cioè che amo veramente
il dolore e l'afflizione. Che meraviglia dunque se soffro, dal momento che
amo e ricerco la sofferenza e lo sconforto? Il mio cuore e il mio amore
attribuiscono alla creatura la Bontà che è proprietà
del Sé. Io mi rivolgo verso la creatura donde proviene naturalmente
l'afflizione, e mi allontano dal Sé da cui fluisce ogni conforto.
Perché dunque mi stupisco se mi rattristo e soffro? In verità,
è impossibile al Sé e al mondo intero che l'uomo trovi la
vera consolazione quando la cerca nelle creature. Ma chi amasse soltanto
il Sé nelle creature, e le creature soltanto nel Sé, troverebbe
ovunque una consolazione vera, giusta e immutabile.
E questo può bastare per la prima parte di questo libro. Seguono
ora nella seconda parte una trentina di considerazioni, ciascuna delle quali
può di per sé consolare veramente nella sua afflizione l'uomo
ragionevole. (Nota: ho sostituito la parola Dio usata da Eckart con il sinonimo
"orientale" Sé.)
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