Questi brani, se compresi dalla giusta prospettiva, possono produrre intuizioni illuminanti che svelano le illusioni mentali che ci impediscono di vivere pienamente, con coraggio e lucidità.
I temi trattati sono particolarmente attuali oggi. La crisi che investe il mondo intero è espressione della confusione interiore dell'uomo che, prigioniero dell'io creato dal pensiero, ha perduto contatto con la Vita. Lo sviluppo della consapevolezza consiste nel riconoscere gli inganni della mente e le distorsioni e i conflitti che inevitabilmente nascono dall'identificazione con l’io, poiché da una prospettiva egoica, ogni sforzo per risolvere i problemi si rivela inutile, anzi, li amplifica. Lo Spirito (coscienza-consapevolezza) è la base sempre presente di ogni realtà, ma non può essere afferrato dal pensiero, perché non si tratta un concetto, non è un oggetto, bensì un inimmaginabile vuoto da cui emergono lo spazio-tempo e l'illusione Cosmica.
L'io osserva ogni cosa, come se fosse un'entità separata da ciò che osserva, attraverso il filtro dei propri limitati organi sensoriali, dei propri pregiudizi e condizionamenti, senza riconoscere le distorsioni prodotte dalla sua stessa erronea prospettiva.
Sono necessarie una percezione profonda e globale e l’intuizione del cuore che riconosce gli inganni dell'ego, per reintegrare la coscienza individuale nell’Uno. Tale consapevolezza si manifesta nel silenzio mentale e nell'immedesimazione con la "coscienza-consapevolezza" che è il substrato non duale di ogni manifestazione. Nessuno sforzo dell'io, nessun artificio del pensiero può avvicinarla. Solo riconoscendo ciò che è falso, permettiamo al vero di emergere. Il messaggio dei maestri nasce dalla disidentificazione dal corpo/mente e dai fenomeni del divenire. Uno stato in cui tutti i fenomeni sono riconosciuti come illusori, nella loro natura transitoria e nello stesso tempo come rilessi dello spirito stesso, testimone immutabile della manifestazione. Nello spazio della coscienza un luminoso e rutilante universo della natura del sogno appare e scompare, si evolve e organizza secondo armoniche leggi che trascendono i nostri concetti. Percepire con chiarezza, momento per momento, la natura mutevole e insostanziale dell’io, riconoscere che noi stessi siamo la Coscienza non Divisa e non un oggetto di tale coscienza, porta oltre gli inganni del labirinto di specchi dell'io.
L'io è un grumo di pensieri, una costruzione della memoria che vanamente si sforza di controllare la realtà. Rendersene conto con chiarezza e liberarci di quest'allucinazione è la via maestra verso la Liberazione.
Ramana Maharsi Sii Ciò Che sei
Indagine sul Sé - Pratica Ai principianti dell'autoindagine
veniva consigliato da Sri Ramana di porre l'attenzione sul sentimento interiore
di "io" e di trattenere quel sentimento il più a lungo
possibile. Veniva detto loro che se l'attenzione veniva distratta da altri
pensieri dovevano tornare alla consapevolezza del pensiero "io"
ogni volta che diventavano consapevoli che la loro attenzione aveva divagato.
Egli suggerì diversi metodi per favorire questo processo ci si poteva
chiedere: "Chi sono io?", oppure: "Da dove viene questo io?"
ma lo scopo ultimo era di essere continuamente consapevoli dell"'io"
che presume di essere responsabile di tutte le attività del corpo
e della mente. Nei primi stadi della pratica, I'attenzione al sentimento
"io" è un'attività mentale che prende la forma di
un pensiero o una percezione. Man mano che la pratica si sviluppa il pensiero
"io" lascia spazio ad un sentimento dell"'io" sperimentato
soggettivamente e quando questo sentimento cessa di collegarsi e identificarsi
con i pensieri e gli oggetti, svanisce completamente. Ciò che rimane
è un'esperienza di essere in cui il senso dell'individualità
ha temporaneamente cessato di funzionare. L'esperienza all'inizio può
essere intermittente, ma con la pratica ripetuta diventa sempre più
facile da raggiungere e mantenere. Quando l'autoindagine raggiunge questo
livello c'è una consapevolezza senza sforzo di essere in cui lo sforzo
individuale non è più possibile poiché l'"io"
che compie lo sforzo ha temporaneamente cessato di esistere. Non è
la realizzazione del Sé, perché il pensiero "io"
periodicamente riafferma se stesso, ma è il più alto livello
della pratica. La ripetuta esperienza di questo stato di essere indebolisce
e distrugge le vasana (tendenze mentali) che fanno sorgere il pensiero
"io", e quando la loro presa è stata sufficientemente indebolita,
il potere del Sé distrugge le tendenze residue così completamente
che il pensiero "io" non sorge mai più. Questo è
il finale ed irreversibile stato della realizzazione del Sé.Questa
pratica di autoattenzione, o consapevolezza del pensiero "io",
è una tecnica facile che supera gli usuali metodi repressivi per
controllare la mente. Non è un esercizio di concentrazione, né
mira a sopprimere i pensieri; fa semplicemente appello alla consapevolezza
della sorgente da cui la mente ha origine. Il metodo e la mèta dell'autoindagine
è di dimorare sulla sorgente della mente, di essere consapevoli di
ciò che si è realmente ritirando l'attenzione e l'interesse
da ciò che non si è. Negli stadi iniziali lo sforzo nel trasferire
l'attenzione dai pensieri al pensatore è essenziale, ma una volta
che la consapevolezza del sentimento dell"'io" è stata
fermamente stabilita, ulteriore sforzo è controproducente. Da allora
è più un processo di essere che di fare, di essere senza sforzo
piuttosto che uno sforzo per essere.Essere ciò che già si
è, è privo di sforzi poiché l'esistenza è sempre
presente e sempre sperimentata. D'altra parte, pretendere di essere ciò
che non si è (il corpo e la mente) richiede uno sforzo mentale continuo,
anche se lo sforzo è quasi sempre ad un livello inconscio. Ne segue
perciò che nei più elevati stadi dell'autoindagine lo sforzo
allontana l'attenzione dall'esperienza dell'essere mentre la cessazione
dello sforzo mentale la rivela. Alla fine ii Sé non viene scoperto
come risultato del fare qualcosa, ma soltanto essendo. Come Sri Ramana stesso
una volta osservò: "Non meditare, sii ! " "Non pensare
di essere, sii!" "Non pensare all'essere, tu sei!" L'autoindagine
non dovrebbe essere considerata una pratica di meditazione da eseguire a
certe ore e in certe posizioni;dovrebbe continuare durante tutte le ore
della veglia, indipendentemente da ciò che si sta facendo. Sri Ramana
non vedeva conflitto tra il lavoro e l'autoindagine ed affermava che con
un po' di pratica poteva essere eseguita in qualunque circostanza. Qualche
volta disse che periodi regolari di pratica formale erano benefici per i
principianti, ma non patrocinò mai lunghi periodi di meditazione
in posizione seduta e mostrò sempre la sua disapprovazione se qualcuno
dei suoi devoti esprimeva il desiderio di abbandonare le attività
mondane in favore di una vita meditativa.