
A.R.A.T.
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale A. R. A. T.
Piazza Castello, 23 - 20121 Milano
Tel. Fax 02-86998464
Advaita Vedanta
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- Ramana Maharsi Sii Ciò Che sei
Avadhoota GhitaGli insegnamenti di
Dattatreya, da un testo tradotto da sanscrito da Sri Purohi Swami, la traduzione
dall'inglese di F falzoni in Herakhan Gennaio 1998
La Ribhu Gita La
Ramana Gita Compilato da Ganapati Muni Traduzione F. Falzoni G.
Vijananabhairava o Coscienza Divina Traduzione
F. Falzoni G.
- Riporto di seguito brani di insegnamenti avanzati della saggezza essenziale
dell'Induismo e della filosofia perenne. Si tratta di una Upanishad del
settimo secolo, in cui sono descritti gli insegnamenti di Shiva, basati
sul "non dualismo", la natura del BRAHMAN lo stato supremo. A
questo testo faceva spesso riferimento il grande santo Sri Ramana Maharsi.
Questi pezzi possono essere un ottimo oggetto di riflessione e produrre
un atteggiamento favorevole alla manifestazione spontanea di stati meditativi
e di intuizioni illuminanti. I temi trattati sono particolarmente attuali
oggi, che molti scienziati di diversi campi del sapere (dalla fisica alla
psicologia e all'antropologia) stanno giungendo a conclusioni simili a quelle
dei mistici dell'antichità. E' essenziale per lo sviluppo del Nuovo
Piano di Coscienza, il contatto con a stati che trascendono la mente. Come
insegnano i maestri lo spirito trascende il pensiero ed è il substrato
sempre presente della realtà. La realtà è nella sua
essenza "Spirito" e come tale di natura paradossale ed incomprensibile
per la mente basata sul dualismo, sul conosciuto, sull'analisi che scompone
e non sulla percezione profonda e globale del mistero dell'essere. Tale
consapevolezza illuminata si manifesta nel silenzio mentale e nell'immedesimazione
con la "coscienza-consapevolezza" che è il non duale seme
di ogni manifestazione del reale. Il messaggio d'amore dei maestri nasce
dallo stato di beatitudine che emerge dalla disidentificazione dai fenomeni
del divenire. In questo stato tutti i fenomeni sono riconosciuti come illusori
nella loro natura transitoria e nello stesso tempo come rilessi dello spirito
che si manifesta. Un luminoso e rutilante universo si evolve ed organizza
secondo armoniche leggi che trascendono i nostri concetti. Amare il momento,
"momento per momento", vuol dire disporsi oltre l'apprensione
del pensiero condizionato che cerca di controllare la realtà. Dal
silenzio mentale nasce la saggezza intuitiva... con l'attenzione alla natura
profonda dell'essere, l'integrazione nell'Uno.
Ramana Maharsi Sii Ciò Che sei
- Indagine sul Sé - Pratica Ai principianti dell'autoindagine
veniva consigliato da Sri Ramana di porre l'attenzione sul sentimento interiore
di "io" e di trattenere quel sentimento il più a lungo
possibile. Veniva detto loro che se l'attenzione veniva distratta da altri
pensieri dovevano tornare alla consapevolezza del pensiero "io"
ogni volta che diventavano consapevoli che la loro attenzione aveva divagato.
Egli suggerì diversi metodi per favorire questo processo ci si poteva
chiedere: "Chi sono io?", oppure: "Da dove viene questo io?"
ma lo scopo ultimo era di essere continuamente consapevoli dell"'io"
che presume di essere responsabile di tutte le attività del corpo
e della mente. Nei primi stadi della pratica, I'attenzione al sentimento
"io" è un'attività mentale che prende la forma di
un pensiero o una percezione. Man mano che la pratica si sviluppa il pensiero
"io" lascia spazio ad un sentimento dell"'io" sperimentato
soggettivamente e quando questo sentimento cessa di collegarsi e identificarsi
con i pensieri e gli oggetti, svanisce completamente. Ciò che rimane
è un'esperienza di essere in cui il senso dell'individualità
ha temporaneamente cessato di funzionare. L'esperienza all'inizio può
essere intermittente, ma con la pratica ripetuta diventa sempre più
facile da raggiungere e mantenere. Quando l'autoindagine raggiunge questo
livello c'è una consapevolezza senza sforzo di essere in cui lo sforzo
individuale non è più possibile poiché l'"io"
che compie lo sforzo ha temporaneamente cessato di esistere. Non è
la realizzazione del Sé, perché il pensiero "io"
periodicamente riafferma se stesso, ma è il più alto livello
della pratica. La ripetuta esperienza di questo stato di essere indebolisce
e distrugge le vasana (tendenze mentali) che fanno sorgere il pensiero
"io", e quando la loro presa è stata sufficientemente indebolita,
il potere del Sé distrugge le tendenze residue così completamente
che il pensiero "io" non sorge mai più. Questo è
il finale ed irreversibile stato della realizzazione del Sé.Questa
pratica di autoattenzione, o consapevolezza del pensiero "io",
è una tecnica facile che supera gli usuali metodi repressivi per
controllare la mente. Non è un esercizio di concentrazione, né
mira a sopprimere i pensieri; fa semplicemente appello alla consapevolezza
della sorgente da cui la mente ha origine. Il metodo e la mèta dell'autoindagine
è di dimorare sulla sorgente della mente, di essere consapevoli di
ciò che si è realmente ritirando l'attenzione e l'interesse
da ciò che non si è. Negli stadi iniziali lo sforzo nel trasferire
l'attenzione dai pensieri al pensatore è essenziale, ma una volta
che la consapevolezza del sentimento dell"'io" è stata
fermamente stabilita, ulteriore sforzo è controproducente. Da allora
è più un processo di essere che di fare, di essere senza sforzo
piuttosto che uno sforzo per essere.Essere ciò che già si
è, è privo di sforzi poiché l'esistenza è sempre
presente e sempre sperimentata. D'altra parte, pretendere di essere ciò
che non si è (il corpo e la mente) richiede uno sforzo mentale continuo,
anche se lo sforzo è quasi sempre ad un livello inconscio. Ne segue
perciò che nei più elevati stadi dell'autoindagine lo sforzo
allontana l'attenzione dall'esperienza dell'essere mentre la cessazione
dello sforzo mentale la rivela. Alla fine ii Sé non viene scoperto
come risultato del fare qualcosa, ma soltanto essendo. Come Sri Ramana stesso
una volta osservò: "Non meditare, sii ! " "Non pensare
di essere, sii!" "Non pensare all'essere, tu sei!" L'autoindagine
non dovrebbe essere considerata una pratica di meditazione da eseguire a
certe ore e in certe posizioni;dovrebbe continuare durante tutte le ore
della veglia, indipendentemente da ciò che si sta facendo. Sri Ramana
non vedeva conflitto tra il lavoro e l'autoindagine ed affermava che con
un po' di pratica poteva essere eseguita in qualunque circostanza. Qualche
volta disse che periodi regolari di pratica formale erano benefici per i
principianti, ma non patrocinò mai lunghi periodi di meditazione
in posizione seduta e mostrò sempre la sua disapprovazione se qualcuno
dei suoi devoti esprimeva il desiderio di abbandonare le attività
mondane in favore di una vita meditativa.
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