Dott. Filippo Falzoni Gallerani
A. R. A. T. Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale
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La Ramana Gita Compilato da Ganapati Muni Traduzione F. Falzoni G.
Avadhoota Ghita Gli insegnamenti
di Dattatreya, da un testo tradotto da sanscrito da Sri Purohi Swami, la
traduzione dall'inglese in Herakhan Gennaio 1998
Riporto di seguito brani di insegnamenti avanzati della saggezza essenziale
dell'Induismo e della filosofia perenne. Si tratta di una Upanishad del
settimo secolo, in cui sono descritti gli insegnamenti di Shiva, basati
sul "non dualismo", la natura del BRAHMAN lo stato supremo. A
questo testo faceva spesso riferimento il grande santo Sri Ramana Maharsi.
Questi pezzi possono essere un ottimo oggetto di riflessione e produrre
un atteggiamento favorevole alla manifestazione spontanea di stati meditativi
e di intuizioni illuminanti.
I temi trattati sono particolarmente attuali oggi, che molti scienziati
di diversi campi del sapere (dalla fisica alla psicologia e all'antropologia)
stanno giungendo a conclusioni simili a quelle dei mistici dell'antichità.
E' essenziale per lo sviluppo del Nuovo Piano di Coscienza, il contatto
con a stati che trascendono la mente. Come insegnano i maestri lo spirito
trascende il pensiero ed è il substrato sempre presente della realtà.
La realtà è nella sua essenza "Spirito" e come tale
di natura paradossale ed incomprensibile per la mente basata sul dualismo,
sul conosciuto, sull'analisi che scompone e non sulla percezione profonda
e globale del mistero dell'essere. Tale consapevolezza illuminata si manifesta
nel silenzio mentale e nell'immedesimazione con la "coscienza-consapevolezza"
che è il non duale seme di ogni manifestazione del reale.
Il messaggio d'amore dei maestri nasce dallo stato di beatitudine che emerge
dalla disidentificazione dai fenomeni del divenire. In questo stato tutti
i fenomeni sono riconosciuti come illusori nella loro natura transitoria
e nello stesso tempo come rilessi dello spirito che si manifesta. Un luminoso
e rutilante universo si evolve ed organizza secondo armoniche leggi che
trascendono i nostri concetti. Amare il momento, "momento per momento",
vuol dire disporsi oltre l'apprensione del pensiero condizionato che cerca
di controllare la realtà. Dal silenzio mentale nasce la saggezza
intuitiva... con l'attenzione alla natura profonda dell'essere, l'integrazione
nell'Uno.
La Ramana Gita
Compilato da Ganapati Muni
Libera traduzione F. Falzoni G.
CAPITOLO I.
L'IMPORTANZA DELL'ASSORBIMENTO NEL SÉ
1 Nell'offrire i miei rispetti a Maharishi Ramana, Kartikeya in forma umana,
io presento i suoi insegnamenti in questo lucido lavoro.
2-3 Nella stagione fredda, il 29 dicembre dell'anno 1913 dell'era cristiana,
mentre tutti i discepoli sedevano attorno a lui con mente concentrata, io
posi delle domande a lui, Bhagvan Maharishi, per avere per risposta delle
conclusioni definitive.
4 Sarà sufficiente per ottenere la liberazione la discriminazione
tra il "Vero" e il "l'Irreale"? O sono necessarie anche
altre pratiche?
5 Per i ricercatori della verità, lo studio critico delle scritture
da solo è sufficiente per ottenere la liberazione? O è necessaria
anche la pratica spirituale secondo la guida del Guru?
6 In che modo una persona di "stabile conoscenza" conosce di essere
"ciò"? E' a causa della pienezza della sua conoscenza?
O perché è cessata la consapevolezza oggettuale?
7 Con quale prova certa l'uomo istruito riconosce colui che Conosce"?
Il Samadhi, l'assorbimento della mente nel Cuore, si esprime solo in conoscenza
o soddisfa anche i desideri?
8 Se qualcuno pratica lo yoga per esaudire un desiderio e diventa improvvisamente
conscio del Sé, quel desiderio verrà soddisfatto o no?
9 Dopo aver udito le domande, il mio Guru, ricettacolo di compassione, Bhagvan
Sri Ramana Rishi, distruttore dei dubbi, così rispose:
10 Lo stabilizzarsi nel Sé da solo è sufficiente per liberare
da ogni legame. Tuttavia la discriminazione tra il "Vero" e il
"l'Irreale" conduce a perdere interesse per il transitorio.
11 Il profondo jnani (uomo di conoscenza) ha le sue radici sempre e solo
nel Sé. Non considera l'universo "Irreale" né lo
vede come separato da sé.
12 Non c'è dubbio che lo studio critico delle scritture non conduce
alla liberazione il cercatore della verità. Senza esperienza nella
pratica spirituale (Upasana) non ci potrà essere realizzazione. Questo
è certo.
13 Sperimentare lo "stato naturale" durante la pratica spirituale
è detto "Upasana". Quando questo stato si stabilizza senza
fluttuazioni, è chiamato "Conoscenza".
14 Il risiedere nella propria stessa natura come una fiamma di conoscenza,
dopo aver scartato gli oggetti dei sensi è lo "stato naturale".
15 Stabilisciti nello stato naturale attraverso il silenzio mentale, libero
da tutte le tendenze, il conoscitore conosce se stesso come "ciò",
senza alcun dubbio.
16 Si potrà riconoscere chi conosce, dal sigillo della sua equanimità
verso tutta la creazione.
17 Se la pratica dell'assorbimento mentale nel cuore è stata iniziata
per soddisfare un desiderio, quel desiderio certamente darà i suoi
frutti.
18 Se praticando lo yoga con un desiderio un individuo diviene saggio, anche
quando il desiderio viene esaudito non vi sarà esaltazione.
CAPITOLO II
I TRE SENTIERI
1 Durante la stagione delle piogge del 1915, Bhagvan Sri Ramana Rishi indicò
l'essenza dei suoi insegnamenti in un verso.
2 Nel centro della cavità del Cuore, Brahman splende solo. E' la
forma del Sé sperimentata direttamente come "Io"-"Io".
Entra nel cuore, attraverso l'auto investigazione, l'immedesimazione o attraverso
il controllo del respiro e radicati nell'esperienza che sei Ciò.
3 Chiunque comprenda questo verso espresso da Bhagvan Maharishi, che contiene
l'essenza del Vedanta, non sarà mai più assalito dai dubbi.
4 Nella prima metà del verso Bhagvan ha indicato il luogo del sé
all'interno del corpo fisico formato dai cinque elementi.
5 Nella stessa prima metà del verso la natura dell'esperienza della
conoscenza del Sé è affermata, la differenza con Dio negata,
l'esperienza diretta raccomandata, rendendo superflui gli attributi descrittivi
del Sé.
6 Nella seconda metà del verso sono date istruzioni per la pratica
del discepolo nei tre differenti metodi che in essenza sono uno.
7 I tre sentieri sono: auto investigazione, immedesimazione nel Cuore e
controllo del respiro.
CAPITOLO III
IL SOMMO DOVERE
1 Per il diletto del saggio, la conversazione tra Daivarata e Acharya Ramana
è trascritta in questo capitolo.
2 Signore quale è il sommo dovere di un essere umano coinvolto nel
ciclo delle nascite e delle morti? Per favore spiegami.
3 Il Signore rispose: per coloro che desiderano il più alto, scoprire
la propria vera natura è la cosa più importante. E' la base
di tutte le azioni e dei loro frutti.
4 Brevemente, attraverso quale pratica si può diventare consapevoli
della propria vera natura? Quale sforzo suscita l'esaltante visione interiore?
5 Ritirando tutti i pensieri dagli oggetti dei sensi attraverso lo sforzo,
si dovrebbe rimanere fissi in una lucida indagine non oggettuale.
6 Questa in breve è la pratica per conoscere la propria vera natura;
questo sforzo da solo suscita l'esaltante visione interiore.
7 Migliore tra i saggi, l'osservanza di un codice di comportamento prescritto
dalle scritture continuerà ad essere utile sino a quando non sarà
raggiunto il successo?
8 Le regole di condotta prescritte aiutano i seri ricercatori nel loro sforzo.
Le regole e le proibizioni scompaiono da sole quando il successo è
raggiunto.
9 Si può ottenere il successo della medesima portata attraverso la
ripetizione delle sillabe sacre allo stesso modo che con l'esclusiva e ferma
ricerca del Sé non-oggettivante?
10 Il serio ricercatore che incessantemente con mente ferma ripete i Mantra
o la sillaba OM, otterrà il successo.
11 Attraverso la ripetizione delle sacre sillabe o del puro OM la mente
si ritira dagli oggetti dei sensi e diventa una cosa sola con il Sé.
12 Questa meravigliosa conversazione ebbe luogo il settimo giorno del settimo
mese dell'anno 1917 dell'era Cristiana.
CAPITOLO IV
LA NATURA DELLA CONSAPEVOLEZZA
1-2 Migliore dei saggi, quale tra queste riflessioni può essere definita
"conoscenza": "io sono Bramhan" - "Bramhan io sono"
- "io sono il tutto", - "tutto è Brahman"? Oppure
la conoscenza è diversa da tutti questi concetti?
3 Il Signore Ramana Muni, il mio maestro e Guru, ascoltò con grazia
la domanda e così rispose:
4 Non c'è dubbio che tutte queste meditazioni sono meramente concettuali.
Lo stare nel proprio stato di pura consapevolezza secondo il saggio è
"conoscenza".
5 Dopo aver udito la risposta del guru che dissolve i dubbi, gli feci un'altra
domanda riguardo ad un altro problema.
6 Signore dei saggi, può il Bramhan essere compreso attraverso il
pensiero? Toglimi questo dubbio dalla mente.
7 Nell'udire questo, l'amico di quelli che trovano rifugio in lui, mi inondò
con il suo sorriso e parlò così:
8 Se il pensiero cerca di comprendere il Bramhan che è lo stesso
proprio Sé, perde la sua identità separata e diventa "Quello".
9 questa breve conversazione ebbe luogo il 21 luglio del 1917.
CAPITOLO V
LA SCIENZA DEL CUORE
1 Ramana Muni parlò ampiamente del Cuore il 9 agosto del 1917.
2 Ciò da cui sorgono tutti i pensieri degli esseri incarnati è
il Cuore. Le descrizioni del Cuore sono solo concetti mentali.
3 In breve, il pensiero "Io sono" è la radice di tutti
i pensieri. La sorgente del pensiero "Io Sono" è il cuore.
4 Se il cuore è il ricettacolo del "Anatha Chakra" (quarto
Chakra) come può la pratica dello Yoga iniziare dal Muladhara (primo
Chakra)?
5 Il Cuore non è l'organo che pompa il sangue. "Hridayam"
significa: "questo è il centro". Sta per rappresentare
il Sé.
6 Il luogo del Cuore è sulla destra del petto e non sulla sinistra.
La luce della consapevolezza fluisce dal Cuore attraverso il canale di Sushumna
sino a Sahasrara (settimo Chakra).
7 Da Sahasrara la consapevolezza si diffonde in tutto il corpo, e quindi
sorge l'esperienza del mondo. Vedendo sé stessi come differenti da
questa consapevolezza gli esseri umani vengono imprigionati nel ciclo delle
nascite e delle morti.
8 Il Sahasrara di uno che vive immerso nel Sé è solo luce
pura. Ogni pensiero che si avvicina non può sopravvivere.
9 Anche quando gli oggetti vengono percepiti, per la loro vicinanza non
disturbano lo yoga e la mente non vede differenze.
10 Lo stato in cui la consapevolezza è stabile, anche quando sono
percepiti oggetti, è chiamato stato naturale. Nel Nirvikalpa samadhi
non c'è percezione oggettuale.
11 L'intero universo è dentro il corpo, e tutto il corpo è
nel cuore. Quindi l'universo è contenuto nel cuore.
12 L'universo è solo nella mente e la mente non è altro che
il Cuore. Così l'intera storia dell'universo culmina nel cuore.
13 Il cuore è per il corpo ciò che il sole è per il
mondo. La mente in Sahasrara è come l'orbita della luna per il mondo.
14 Come il sole illumina la Luna, il cuore da luce alla mente.
15 Un mortale incosciente del cuore vede solo la mente, come solo la luce
della luna si vede di notte quando il sole è tramontato.
16 Inconsapevole che la vera sorgente della consapevolezza è il proprio
stesso Sé, e percependo mentalmente gli oggetti come separati da
sé, gli ignoranti si illudono.
17 La mente di colui che conosce e che risiede nel Sé, si fonde nella
consapevolezza del cuore come la luce della luna durante il giorno.
18 Anche se il significato del termine "Prajnana", "intelligenza",
è riferito alla mente, il saggio sa che il suo significato essenziale
è Cuore. Il supremo è il Cuore.
19 La differenza tra ciò che vede e la cosa vista è solo nella
mente. Per quelli che risiedono nel Cuore la percezione è unitaria,
e una.
20 Quando c'è un forzato arresto dei pensieri, nello svenimento,
nel sonno, nell'eccesso di gioia o di dolore, nella paura e così
via, la mente ritorna alla sua sorgente il Cuore.
21 Tale immedesimazione è inconscia e la persona ne è inconsapevole.
Invece quando uno entra coscientemente nel Cuore ciò è chiamato
Samadhi. Perciò la differenza dei termini.
Capitolo VI
MEZZI PER CONTROLLARE LA MENTE
1. Il migliore conoscitore della verità, il saggio Ramana, avendo
spiegato la scienza del Cuore, parlò dei mezzi per controllare la
mente.
2. L'uomo attaccato agli oggetti e preda di pensieri senza fine a causa
della forza della tendenze latenti trova difficile controllare la mente.
3. Si dovrebbe controllare la mente irrequieta attraverso il controllo del
respiro. Allora la mente come un animale domato cesserà di vagare.
4. I pensieri si controllano attraverso la regolazione del respiro. Quindi
uno può stabilirsi alla loro sorgente.
5. Osservare il flusso del respiro con la mente è il sistema per
controllarla. Tale osservazione se costante stabilizza il respiro.
6. Se alla mente manca la forza necessaria per una costante osservazione
del respiro allora vengono consigliate le pratiche di restrizione del respiro
dell'Hata Yoga.
7. Esalare il respiro per una unità di tempo, inalare per una unità
di tempo, e trattenere il respiro per quattro unità di tempo purifica
i canali attraverso cui fluisce il respiro.
8. Il controllo del respiro si realizza gradualmente quando i canali sono
purificati. Quando tale regolazione diventa permanente allora è naturale.
9. Il saggio osserva e rinuncia alla nozione "Io sono il corpo"
mentre esala, e sviluppa l'auto indagine "chi sono io" mentre
inala, e l'immedesimazione nel cuore nella pausa.
10. La mente si può controllare anche con la ripetizione delle sillabe
sacre. Allora il mantra , la mente ed il respiro diventano uno.
11. Il fondersi della mente e del respiro e chiamata "Dhyana"
e conduce allo stato naturale quando diventa profonda e stabile.
12 Frequentando ogni giorno grandi esseri sempre immersi nella consapevolezza
la mente si immerge nella sua sorgente.
CAPITOLO VII
L'AUTOINDAGINE
1 Il settimo capitolo registra l'eccellente conversazione tra Karshni della
discendenza di Bharadvaja e l'Acharya Ramana
2 In che cosa consiste l'autoindagine? Quale il suo effetto? Possono ottenersi
risultati migliori con altri metodi?
3 Il pensiero "io sono" si dice essere l'essenza di tutti i pensieri.
Ricerca la sorgente di questo pensiero.
4 Questa è l'autoindagine e non lo studio critico delle scritture.
Quando si insegue la sorgente l'ego si fonde con essa.
5 Solo il Sé rimane in tutta la sua perfezione e pienezza quando
l'ego, che è un suo riflesso, si fonde in esso.
6 Il risultato dell'autoindagine è la cura di tutte le sofferenze.
Non c'è nulla di più grande di questo.
7 Con pratiche differenti dall'autoindagine sono possibili meravigliosi
poteri occulti. Ma anche se uno raggiunge tali poteri, in fine è
solo l'autoindagine che conduce alla liberazione.
8 Chi può considerarsi adatto per l'autoindagine? E' possibile riconoscere
la propria predisposizione?
9 Colui la cui mente è stata purificata dalle pratiche spirituali
o da meriti accumulati in vite passate, colui che ha disinteresse per il
corpo e per gli oggetti dei sensi, è adatto a questa ricerca.
10 Colui il quale prova disgusto quando la mente si deve muovere tra gli
oggetti dei sensi ed è consapevole della transitorietà del
corpo, è detto competente per l'autoindagine.
11 Si può riconoscere la propria predisposizione attraverso questi
segni: sensazione della transitorietà del corpo e distacco dagli
oggetti dei sensi.
12-13 Per chi è maturo per l'autoindagine attraverso la discriminazione
ed il non attaccamento, sono utili le preghiere, i lavacri ad ore stabilite,
il mantenere un fuoco sacro, il servizio devozionale a Dio, i canti, i pellegrinaggi
e i sacrifici, la carità, le austerità?
14 Per i principianti competenti con leggeri attaccamenti tutte queste azioni
rendono la mente progressivamente pura.
15 Azioni virtuose del corpo, della parola e del pensiero distruggono le
opposte attività del corpo, della parola e del pensiero.
16 L'attività dei maestri maturi che hanno mente assolutamente pura,
è benefica per il mondo.
17 I maestri realizzati non si fanno coinvolgere dalle attività devozionali
per paura o per seguire ingiunzioni spirituali. Le loro azioni sono per
il bene e per l'istruzione degli altri.
18 Azioni meritevoli, fatte senza attaccamento e senza senso di differenza,
non ostacolano l'autoindagine.
19 Non svolgere le azioni prescritte non è un peccato per il saggio.
Perché l'autoindagine stessa è la più meritevole e
più purificante delle azioni.
20 I saggi paiono cadere in due categorie, quelli che rinunciano all'azione
per una comunione solitaria e quelli attivi per il benessere degli altri.
21 Signore dimmi se ci sono altri sentieri per la liberazione differenti
dall'autoindagine? Questi sentieri sono diversi o la stessa cosa?
22 Altri sentieri si sforzano di raggiungere qualcosa, l'autoindagine cerca
colui che fa lo sforzo. I primi ci mettono più tempo, ma alla fine
portano alla conoscenza del Sé.
23 La meditazione su di un solo pensiero porta alla stabilità della
mente e tale stabilità porta al Sé.
24 Chi medita giunge al Sé senza rendersene conto. Colui che indaga
si perde nel Sé coscientemente.
25 I più eccelsi oggetti di meditazione, siano Dio o qualcosa di
sacro, si fondono alla fine nel grande fuoco del Sé.
26 Lo scopo della meditazione e dell'autoindagine sono uno. Il primo raggiunge
l'immobilità attraverso la contemplazione, il secondo attraverso
la conoscenza.
CAPITOLO VIII
1 In risposta ad un'altra domanda di Karshni, il Signore Ramana spiegò
i doveri delle quattro età della vita
2 Uno scapolo, un uomo di casa, uno che vive nella foresta, un sanyasi,
una donna o un fuori casta possono tutti svolgere l'auto indagine sul sé
se sono maturi?
3 Le fasi sono scalini per raggiungere il Supremo, non si applicano a colui
che ha una mente matura.
4 Le fasi della vita sono state prescritte per un fluire facile negli affari
del mondo. Le prime tre fasi non sono nella via della conoscenza.
5 Il "Sanyasa", la vera rinuncia, e pura conoscenza. Non c'entra
la veste arancione la testa rapata. Tuttavia questa fase è intesa
per guardarsi da ostacoli alla conoscenza.
6 Uno che ha ben sviluppato le energie, anche da scapolo attraverso lo studio
diligente delle scritture e delle pratiche opportune per ottenere la conoscenza,
sarà più brillante avanti nella vita.
7 una vita pura in gioventù porterà a una vita pura come capofamiglia.
Il ruolo di capofamiglia viene svolto per il bene di tutti.
8 Anche un capofamiglia, se ha raggiunto completo distacco, raggiunge la
Luce Suprema. Questo è certo.
9 I saggi indicano la vita nella foresta come terza fase per poter svolgere
pratiche di austerità. In questa fase uno può esse con o senza
la moglie.
10 Per lo yoghi la cui pratica spirituale ha bruciato i suoi errori, la
quarta fase (Sanyasa) viene da sola a tempo debito.
12 Questi insegnamenti del settimo e ottavo capitolo furono datai dal Signore
Ramana il 12 agosto 1917.
CAPITOLO IX
TAGLIARE IL NODO
Il 14 agosto alla notte chiesi al Grande Rishi riguardo al "tagliare
il nodo", argomento sul quale anche le persone colte hanno dubbi.
2 Lo splendente Signore, Ramana Maharshi ascoltò la domanda, meditò
per un po', e poi parlò nel suo modo divino.
3 Il nodo è il collegamento tra il Sé ed il corpo. La consapevolezza
del corpo nasce a causa di questo collegamento.
4. Il corpo è materia, il Sé è consapevolezza. Il legame
tra i due viene dedotto dall'intelletto.
5. È per la luce diffusa della consapevolezza che il corpo funziona.
Poiché non vi è consapevolezza del mondo, nel sonno, nello
svenimento e simili, la posizione del sé deve essere dedotta.
6. Come l'invisibile luce elettrica passa attraverso i fili visibili, la
fiamma della consapevolezza fluisce attraverso i diversi canali del corpo.
7. La fiamma della consapevolezza, attaccandosi ad un centro, illumina tutto
il corpo come il sole illumina tutto il mondo.
8. È a causa del diffondersi della consapevolezza che uno diventa
cosciente del corpo. I saggi dicono che il centro di irradiazione è
il cuore.
9. Il flusso della consapevolezza viene dedotto dal gioco di forze nei canali.
Le forze si muovono nel corpo, ognuna abbracciando un particolare canale.
10. Il canale attraverso cui fluisce la consapevolezza si chiama "sushumna".
E' anche chiamato "atma nadi", "para nadi" e "amrita
nadi".
11. Poiché la consapevolezza pervade tutto il corpo, ci si attacca
al corpo e lo si guarda come se fosse il Sé, e si vede il mondo come
separato da noi.
12. Quando attraverso la discriminazione si raggiunge il distacco e si rinuncia
all'idea di essere il corpo e si ricerca con mente concentrata, i canali
vengono purificati.
13. Con la purificazione dei canali, il Sé si separa da loro, e si
muove splendendo nel raggiungere il canale supremo.
14. Quando la consapevolezza risiede solo nel canale supremo, solo allora
il Sé splende solo.
15. Anche gli oggetti vicini non sono percepiti come separati. Egli diventa
cosciente del Sé allo stesso modo in cui un ignorante è consapevole
del suo corpo.
16. Colui per il quale il Sé solo splende, all'interno e all'esterno
e ovunque, come il nome e la forma per l'ignorante, ha tagliato il nodo.
17 Il nodo ha due aspetti: uno dei canali, l'atro dell'attaccamento mentale.
Colui che percepisce, benché sottile, vede l'intero mondo grossolano
attraverso i canali.
18 Quando la mente si ritrae da tutti gli altri canali e risiede solo nel
canale supremo, allora il legame con il corpo è tagliato e uno rimane
nel Sé.
19 Il corpo di colui che risiede nel Sé attraverso l'autoindagine
è splendente come un palla d'acciaio rovente che appare come fosse
di fuoco.
20 Le tendenze latenti del passato che riguardano il complesso corpo-mente
sono distrutte. Non c'è sensazione di un "agente" un qualcuno
che agisce, perché non c'é identificazione con il corpo.
21 Si dice che il Karma di una tale persona è distrutto grazie all'essenza
di un sensazione di "qualcuno che agisce". Non sorgono dubbi in
lui perché solo il Sé esiste per lui.
22 Colui che ha avuto il taglio del nodo non tornerà più ad
essere legato. Questo stato è di supremo potere e pace.
CAPITOLO X
SULLA SOCIETÀ
1 Questo capitolo registra la conversazione tra Yoganath e Maharsi Ramana,
su come conferire gioia alla società.
2 Grande saggio, quale è la relazione tra l'individuo e la società?
Dammi una spiegazione utile al bene della comunità.
3 La società riunisce individui con diversi modi di vivere, la società
è come un corpo e gli individui sono le sue membra.
4 Un individuo prospera lavorando per il bene della società, come
un organo che è utile per il corpo.
5 Si dovrebbe servire l'interesse sociale, attraverso l'azione fisica, la
parola ed il pensiero e insegnare al prossimo di fare altrettanto.
6 Uno dovrebbe costruire una sua propria cerchia e farla prosperare, cosicché
essa possa servire agli interessi della società facendo prosperare
anch'essa.
7 Yoganath chiese: alcuni pregano per la pace (shanti), altri per il potere
(shakti), che cosa è necessario per il bene della società?
8 Bhagavan rispose: per purificare la propria mente è necessaria
la pace, la Shakti è necessaria per il progresso della società.
La società dovrebbe essere elevata attraverso il potere e quindi
si dovrà stabilire la pace.
9 Yoganath chiese: Grande saggio quale è il più alto goal
che deve essere realizzato dall'intera società umana?
10 La fratellanza basata sull'uguaglianza è il goal supremo della
società.
11 Attraverso la fratellanza la pace e l'amicizia prevarranno tra gli uomini
e il mondo fiorirà come una sola famiglia.
12 Questa conversazione tra l'asceta Yoganath ed il compassionevole Ramana
ebbe luogo il 15 agosto del 1917.
CAPITOLO XI
LA COMPATIBILITÀ TRA SAGGEZZA E POTERE
1-2 Avvicinai il Guru, il grande saggio, l'illustre Ramana in forma umana,
preminente tra i conoscitori di Brahman, colui che sempre risiede nel Sé,
mentre era solo a cantare la sua preghiera per essere benedetto della saggezza
tanto difficile da realizzare, la notte del 16.
3 Solo in te trovo la suprema identificazione nel Sé e la mente più
pura. Sei il ricettacolo di tutta la saggezza, come l'oceano che accoglie
tutte le acque.
4 sei diventato famoso per avere ottenuto la saggezza così difficile
da trovare anche per gli Yoghi, nella giovinezza all'età di 17 anni.
5 Oh signore è possibile descrivere il tuo stato, nel quale l'intero
mondo visibile appare come un gioco di ombre?
6 Tu sei il supremo rifugio per coloro che coinvolti dalle loro illusioni
immersi in un mondo terribile combattono per attraversare questo grande
dolore.
7 Attraverso la visione divina che mi è stata data io posso vederti
nella forma di Subrahmanya, il più importante conoscitore di Brahman,
in forma umana.
8 Non risiedi in Swamimalai o in Tiruttani, ma sei in realtà in Arunachala.
9 Una volta hai rivelato il segreto della scienza del Sé a Maharsi
Narada, che ti serviva come discepolo.
10 Coloro che conoscono i Veda dicono che tu sei Brahmarishi Sanatkumar.
Mentre altri ti acclamano come Subrahmanya, il capo degli Dei.
11 Solo i nomi sono differenti non la persona a cui si riferiscono. Sanatkumar
e Skanda, sono per te solo sinonimi.
12 In passato sei nato come Kumarila, il migliore dei Bramini, e hai ristabilito
la Legge dei Veda.
13 Quando la Legge era confusa ti sei incarnato nella terra Tamil come Jnana
Sambhanda ed hai stabilito il sentiero della devozione.
14 Oh pieno di gloria, sei di nuovo tornato sulla terra per proclamare la
conoscenza di Brahman oscurato da coloro che erano soddisfatti dallo studio
delle scritture soltanto.
15 Maestro, tu che hai dissolto molti dubbi dei discepoli, per favore liberami
da un mio dubbio.
16 La "saggezza" ed i "poteri" sono opposti tra loro?
Oppure c'è relazione tra loro?
17 Così da me interrogato Bhagavan Ramana mi guardò maestosamente
e così parlò:
18 Lo stato naturale non ha lacune. Chi è fermamente in esso svolge
spontaneamente e incessantemente la più difficile pratica.
19 La naturale identificazione con il Sé da sola è la pratica
più difficile. Attraverso questa pratica quotidiana uno è
pronto di momento in momento.
20 I poteri vengono al saggio da questa "prontezza". Egli mostra
questi poteri solo se così è destinato dal fato.
21 Il saggio non vede il mondo separato dal Sé, anche quando manifesta
poteri essi non lo riguardano se non come il Sé.
22 Il saggio per cui il fato non ha deciso in quel modo rimane inattivo
come un oceano calmo, anche se è pieno di potere.
23 Vivendo nello stato naturale egli non va in cerca di nessun altro sentiero.
Risiedere nel Sé è la somma totale di tutti i poteri.
24 Penitenza senza sforzo e definito lo stato naturale. Si ritiene che i
poteri sorgano dalla prontezza nata dal risiedere nello stato naturale.
25 Benché possa essere circondato dalla folla uno che risiede nel
Sé esegue una pratica inviolabile. Non c'è necessità
di solitudine per lui.
26 Coloro che considerano che la saggezza è separata dal potere sono
ignoranti. Perché chi conosce risiede nel Sé che è
la sorgente di ogni potere e della pienezza della vita
CAPITOLO XII
LA SHAKTI
1 Il 19 Kapali del lignaggio di Bharadwja, eminente tra gli istruiti, interrogò
Guru Ramana.
2 Nella vita quotidiana sia del saggio che dell'ignorante, si osserva la
triade di "osservatore", "osservato" e "atto dell'osservazione".
3 Allora qual'è la caratteristica speciale che differenzia il saggio
dall'ignorante? Per favore chiariscimi questo dubbio.
4 Per colui al quale il soggetto non è diverso dal Sé, l'oggetto
e l'atto di consapevolezza altrettanto non appaiono diversi dal Sé.
5 Per coloro che sono attaccati al corpo il soggetto appare differente dal
Sé. Gli oggetti e la coscienza anch'essi appaiono differenti dal
Sé.
6 Anche nella differenza l'essenziale unità viene percepita dal saggio.
L'ignorante imprigionato dalle differenze si considera separato.
7 Signore, il Sé sul quale la triade appare è intessuto di
Shakti e potere o ne privo?
8 Figliolo, il Sé su cui le differenze della triade appaiono è
ritenuta dai conoscitori dei Vedanta il deposito di tutti i poteri.
9 Il Potere divino secondo i saggi del Vedanta è statico o dinamico?
10 E' per il movimento della Shakti (potere) che il mondo viene in essere.
Il terreno da cui dipende è solido.
11 Il movimento su ciò che è immobile ed è causa di
questo mondo, è descritto da coloro che sanno come l'indescrivibile
illusione.
12 Il movimento viene considerato reale dal soggetto. In realtà non
c'è movimento nel Sé.
13 Ishvara ed il suo potere sono visti come separati a causa della visione
dualista. Se la mente si immerge nella sua sorgente i due diventano uno
14 Kapali chiese: Signore l'attività di Dio, che è l'origine
di questo vasto mondo, è eterna?
15 Benché il movimento sia causato dal potere inerente al Supremo,
in realtà non si muove nulla. Questo è un segreto conosciuto
solo dai saggi.
16 Il movimento è attività, ed è chiamato potere. Tutto
il visibile è creato dalla Persona Suprema attraverso il suo stesso
potere.
17 L'attività è di due categorie, manifestazione e assorbimento.
Quando i testi vedici dicono "quando tutto è diventato il Sé"
intendono si è riassorbito.
18 IL termine "Sarvam" (tutto questo - ogni cosa) si riferisce
ai "molti" percepiti dalla visione dualista. Il divenire implica
attività.
19 L'espressione "il Sé in sé stesso" implica che
la moltitudine dovrà alla fine riassorbirsi nel Sé.
20 La consapevolezza del Sé non è possibile senza potere (Shakti).
Il potere ha due aspetti: attività e fondamento.
21 I saggi sanno che l'attività di creazione dell'universo è
movimento. Il fondamento è solo il Sé.
22 Il Sé non dipende da nulla essendo universale. Solo colui che
comprende che esso è sia movimento che fondamento, comprende la verità.
23 Non sorgerebbero differenze nella Realtà senza movimento. Il movimento
non può esistere separatamente dalla Realtà.
24 Nel corso del tempo, la grande dissoluzione dell'universo dovrebbe avere
luogo, questa attività si riassorbe nel Sé.
25 Tutta questa attività non è possibile senza Potere (Shakti),
né il mondo né la consapevolezza d'esso, e di questo la triade
è formata.
26 Il potere trascendente unico, è definito da due nomi, "Sé"
perché è il fondamento e "Shakti" perché
essa è l'attività creativa.
27 Se si considera solo il movimento espressione del potere, bisogna indicare
che alla base c'è la Realtà Suprema.
28 Questa Realtà suprema è denominata da alcuni Shakti, da
altri uomini di conoscenza è chiamata Sé e da altri ancora
è considerata "la Persona Suprema".
29 La Verità viene compresa in due modi, perché ci viene indicata
e per immediata consapevolezza. L'indicazione rappresenta il reale ed è
sperimentata come la Realtà.
30 La consapevolezza del Sé si può avere in due modi, attraverso
la sua attività, percependola per quello che è attraverso
i suoi attributi, o immedesimandosi in essa.
31 Si dice che il Sé sia il fondamento, e l'attività i suoi
attributi. comprendendo attraverso l'attività la sorgente dell'attività
stessa, ci si stabilizza fermamente nel Sé.
32 Il Sé si manifesta con i suoi attribuiti e gli attributi si manifestano
attraverso il Sé. I due sono inseparabili.
33 Poiché il Sé viene conosciuto attraverso i suoi attributi,
esso è eternamente attivo.
34 Se si comprende propriamente si comprende che l'attività non è
separata dal fondamento. Il pensiero che siano diversi è concettuale.
35 La creazione esprime il gioco della Shakti, è solo un idea nella
mente di Dio. Se si trascende l'idea solo il Sé rimane.
CAPITOLO XIII
DONNE ADATTE AL SENTIERO SPIRITUALE
1 - 2 - 3 - 4 Luce della luna di Atreyas, sposata nel lignaggio Vasishta,
madre del coraggioso Mahadeva conoscitore di Brahman, moglie ideale, devota
al bene del mondo e alla grande saggezza lodata dai saggi, l'amica nella
pratica spirituale, Visalakshi, famosa moglie del Guru della Tara Vidya,
pose due domande attraverso di me, a Ramana, il saggio amico dell'universo.
5 Se degli ostacoli sorgono per donne che cercano l'assorbimento nel Sé,
le scritture permettono loro di lasciare la casa e diventare sannyasi?
6 Se una donna liberata in vita lascia il corpo quale è la giusta
cosa da fare la sepoltura o la cremazione?
7 dopo avere udito le due domande, Bhagavan, il grande saggio conoscitore
dell'essenza delle scritture, espresse le sue decisioni.
8 Poiché le scritture non lo proibiscono, non c'è nulla di
sbagliato se una donna assorbita nel Sé diventa un asceta quando
pienamente matura.
9 Per quanto riguarda la liberazione e la conoscenza del Sé, non
c'è differenza tra uomo e donna. Il corpo di una donna liberata in
vita non deve essere cremato in quanto è un tempio di Dio.
10 Le conseguenze negative della cremazione di un uomo liberato sono le
medesime per se il corpo è quello di una donna che ha ottenuto la
liberazione.
11 Questi punti riguardanti la liberazione della donna furono spiegate il
21 agosto 1917 dal saggio Ramana Maharshi.
CAPITOLO XIV
JIVANMUKTI (LIBERAZIONE IN VITA)
1 - 2 Il 21 agosto, Vadarbha, del lignaggio Bharadwaja, della famiglia di
Sivakula, grande tra i sapienti, maestro della parola, interrogò
il Maharshi sulla liberazione ottenuta durante la vita. Dopo aver ascoltato
il Maharshi rispose all'auditorio.
3 Consapevole assorbimento nel Sé, senza il disturbo di idee spirituali
o mondane è "la liberazione in vita"
4 La liberazione è di un solo tipo. Non c'è differenza nello
stato di consapevolezza. Chi è liberato mentre ha un corpo è
chiamato Jivanmukti.
5 Non c'è differenza nell'esperienza di chi è liberato nella
vita, da ciò che sentiamo dire nei Veda di coloro che vanno in Brahmaloka
e ottengono là la liberazione.
6 L'esperienza di un grande personaggio la cui forza si fonde con il Sé
al momento della morte è la stessa cosa dei due precedenti esempi.
7 La liberazione è di un solo tipo. Assorbimento nel Sé significa
la stessa cosa, e anche fine dei legami
significa la stessa cosa.
8 Migliori tra gli uomini, sappiate che la forza vitale di una grande persona
che si immerge nel Sé e trova la liberazione mentre è in vita
è assorbita nel sé anche mentre abita il corpo.
9 In alcuni casi, a colui che ha ottenuto la liberazione, può accadere
col tempo che a causa della maturazione della pratica egli possa raggiungere
lo stato di intangibilità sino a che rimangono le sue forme.
10 Anche l'invisibilità può aver luogo. Chi è in rapporto
con questo potere vive come vuole come pura consapevolezza.
11 Questi due poteri sul corpo fisico possono aver luogo anche in poco tempo
attraverso la grazia del Signore.
12 Differenze in questi poteri non significa differenza alcuna differenza
nella liberazione. Chi è assorbito nel Sé è liberato
che sia o meno nel corpo.
13 Chi ascende attraverso il canale della coscienza guadagna la liberazione
per l'illuminazione che si manifesta.
14 Per il serio ricercatore con mente matura l'ascesa al più alto
scopo ha luogo per Grazia Divina.
15 Può muoversi a suo piacimento in tutti i mondi, assumere differenti
corpi a suo desiderio, ed anche conferire la Grazia ad altri.
16 Alcuni saggi dicono che il Kailash è il mondo dei liberati, altri
dicono che è il Vaikunta, ed altri la regione del sole.
16 Come la terra ed altri pianeti anche questi mondi dei liberati sono proiezioni
del Sé, prodotti dal suo meraviglioso potere.
CAPITOLO XV
SRAVANA, MANANA e NIDHYASANA
1 Signore quale è il senso di Sravana (ascoltare la Verità),
Manana, (la sua contemplazione) e Nidhyasana, (immedesimazione in essa)?
2 Così da me interrogato Bhagavan, il migliore dei conoscitori di
Brahman, rispose ai discepoli riuniti il mattino del 22 agosto.
3 Alcuni dicono che ascoltare la Verità è udire l'esposizione
dei maestri di testi Vedantici con spiegazione e commento.
4 Altri dicono che ascoltare la Verità consiste nell'udire la spiegazione
con parole proprie del Conoscitore del Sé e la sua esperienza sulla
natura del Sé.
5 - 6 Avendo udito dai testi Vedici o attraverso l'esposizione del Guru
la propria vera natura, oppure per meriti accumulati in vite passate, se
uno ascolta il proprio Cuore riconoscendo in esso la natura della sensazione
di essere un "io" oltre e indipendente dal corpo è di fatto
ascoltare la Verità.
7 Si dice che lo studio delle scritture sia la contemplazione del Sé.
In realtà solo l'auto indagine è la sua contemplazione.
8 Alcuni dicono che la percezione attraverso la discriminazione dell'identità
dell'individuo con il Brahman libero da dubbi o errori, e l'assorbimento
nel Sé.
9 Anche se la conoscenza delle scritture è senza dubbi ed errori,
non può da sola conferire l'esperienza.
10 Vasista, i dubbi e gli errori sono rimossi solo attraverso l'esperienza
e non attraverso centinaia di scritture.
11 Le scritture dissolvono i dubbi e gli errori di coloro che hanno fede,
quando la fede declina anche solo un po' essi riemergono.
12 E' solo attraverso l'esperienza dell'assorbimento nel Sé che entrambi
sono sradicati (i dubbi e gli errori). L'immedesimazione nel Sé si
dice immedesimazione nella Verità.
13 Quando senza immedesimazione nel Sé, la mente vaga anche la lettura
di centinaia di scritture non può conferire l'esperienza diretta.
14 Se la stabile immedesimazione nel Sé diventa naturale, essa è
la libertà, lo stato supremo, e si definisce esperienza diretta.
CAPITOLO XVI
LA BHAKTI
1 Interrogato sulla devozione a Dio, il migliore tra gli uomini e grandemente
di buon auspicio, Bhagavan Ramana Maharshi così parlò:
2 Il Sé è caro ad ognuno. Null'altro è più caro.
Un amore ininterrotto come un filo d'olio è detto Bhakti devozione.
3 I saggi sanno attraverso l'amore, che Dio non è differente da sé
stessi. Benché il devoto guardi a Dio come separato da sé,
egli si fonde in Lui e quindi risiede nel Sé.
4 Quando l'amore fluisce verso Dio, come un filo d'olio ininterrotto, senza
dubbio conduce al Sé.
5 Anche se uno si considera di intelligenza limitata e percepisce se stesso
come differente da Dio, e fa servizio devozionale al Supremo che tutto pervade
come fosse una Divinità particolare e lo prega per liberarsi dalle
sofferenze, alla fine raggiunge soltanto il Supremo.
7 Anche se il nome e la forma sono sovrapposte alla divinità, si
trascendono questi stessi nomi e forme attraverso di essi.
8 Quando la devozione è completa, ascoltare una volta è sufficente.
Allora la devozione stessa conferisce la perfetta conoscenza.
9 Quando la devozione non fluisce come un filo d'olio è chiamata
devozione intermittente. Ma di certo è la base della devozione suprema.
10 La devozione di chi pratica per soddisfare un desiderio non termina con
l'ottenimento d'esso. Continua a rivolgersi a Dio per l'ottenimento della
felicità eterna.
11 La devozione anche quando coesiste con il desiderio, non cesserà
con la soddisfazione d'esso. La fede nel Supremo inizia e si sviluppa.
12 In questo modo la devozione cresce sino alla completezza nel corso del
tempo. Attraverso una tale completa e suprema devozione si attraversa il
ciclo della nascita e della morte allo stesso modo che attraverso la conoscenza.
CAPITOLO XVII
RAGGIUNGERE LA SAGGEZZA
1 Il 25 agosto, Vaidarbha, il migliore tra i sapienti, inchinandosi umilmente
interrogò ancora il saggio.
2 La conoscenza sorge gradualmente un po' alla volta giorno per giorno,
oppure brilla improvvisa in pienezza come il sole.
3 La conoscenza sorge gradualmente un po' alla volta giorno per giorno.
Brilla istantanea con la maturazione della pratica.
4 Signore durante la pratica quotidiana il pensiero "dell'io"
e rivolto all'interno a volte e a volte all'esterno. Si dice che è
conoscenza l'introversione ed interiorizzazione del senso dell'io?
5 Tu che sei colto sappi che se la mente che si è assorbita all'interno
si muove di nuovo all'esterno, si sta ancora praticando. La conoscenza è
l'esperienza dell'immedesimazione.
6 Migliore dei saggi coloro che sono eruditi nelle scritture dichiarano
che ci sono diversi livelli di conoscenza. Come riconciliare questi concetti?
7 Tutti i livelli di consapevolezza menzionati nelle scritture, proprio
come differenze nella liberazione appaiono solo nella mente degli altri,
per il saggio la conoscenza è solo una.
8 Osservando i movimenti del corpo e dei sensi causati dal karma altrui
si immaginano differenze di livello. In essenza non ci sono gradi.
9 Una volta che la conoscenza che distrugge l'ignoranza è raggiunta,
potrà risorgere l'ignoranza con la rinascita dell'attaccamento a
causa dell'attaccamento?
10 Una volta che la conoscenza che è il contrario dell'ignoranza
è raggiunta non si perde più.
CAPITOLO XVIII
LA GLORIA DEL SIDDHA
1 Nato dalla grande linea dei Parasara, come figlio di un colto e puro Sundara,
Ramana ha occhi amorevoli ampi come petali del loto, egli rende famosi gli
dei della terra.
2 Lui è l'immacolato Paramahansa che si manifesta nell'ashram di
Arunachala. Benché sia sempre immerso nel Sé egli si esprime
in attività che nascono dall'amore.
3 Le sue parole dissolvono i dubbi di quelli che hanno preso rifugio in
lui. E' come un domatore che ha messo sotto controllo l'elefante selvaggio
e pazzo della mente illusa. E' sempre attivo per il bene degli altri, ma
completamente indifferente ai bisogni del suo corpo.
4 Il suo corpo brilla come un mango maturo. Maestro dei sensi è unito
a Valli (la consorte di Subramenya) che è la Consapevolezza nella
sua pienezza. Egli riassume in poche parole la sostanza delle scritture.
5 Con i suoi raggi puri e luminosi egli illumina come il sole, e dissolve
a tempo debito l'ignoranza dei suoi devoti. Egli è ricettacolo di
tutti le illimitate qualità positive.
6 E' delicato con le parole, e appare calmo e compassionevole nel suo viso
che è come un loto pienamente sbocciato; la sua mente è limpida
e trasparente come la luna nella luce del giorno e brilla nel cuore come
il sole nel cielo.
7 Non è identificato con il corpo, strettamente disciplinato indifferente
ai piaceri sensoriali, è un saggio senza rabbia o desiderio ubriaco
della gioia della consapevolezza.
8 Libero dall'illusione dei sensi, dall'attaccamento, dalla concettualizzazione
e dall'invidia, ed è sempre in stato di beatitudine. E' sempre attivo
ad aiutare gli altri ad attraversare l'oceano del karma senza aspettarsi
in cambio alcun beneficio.
9 Quando Ganesh seduto in grembo Parvati disse la Madre è mia, Subramanya
si sollevo dal grembo di Shiva dicendo non importa è mio il Padre,
e da lui fu baciato sulla testa. Di questo Subramanya che calpestò
la terra, Ramana è una manifestazione gloriosa.
10 Egli è l'incarnazione mistica del mantra "Om Vachadbhuve
namah" , mi inchino al fuoco di Brahman da cui emerge il mondo.
11 Egli è uno Yoghi senza bastone e tuttavia è quello che
regge il bastone. E' il timoniere per attraversare il mare delle sofferenze,
e allo stesso tempo è il nemico del demone Taraka. Ha rinunciato
al mondo ma costantemente offre la devozione a Shiva. E' nel mondo senza
attaccamento alla mente.
12 La sua stabilità è paragonabile a quella del Monte Meru.
E' più imperscrutabile dell'oceano, più paziente di madre
terra, esempio di autocontrollo libero del tutto dall'assenza di pace.
13 La sua irradiante grazia e come la luna, amica del giglio blu, la sua
luminosità è come il sole che illumina il loto, nel suo stato
di Brahman fa pensare al padre Dakshinamurti, seduto sotto l'albero banyan
che contempla in lui il più fermo giovane figlio.
14 Anche ora, Valli consorte di Subramanya, bella nella mente e nell'apparenza
brilla nel loto dai mille petali del suo capo, nella forma di pensieri di
buon auspicio, e liberi da desiderio. Benché sia un uomo di famiglia
è il re degli asceti.
15 Benefico ai devoti, guru di maestri di mantra con il grande Ganapati,
come l'albero del paradiso egli dissolve le sofferenze di coloro che cercano
la devozione ai suoi piedi.
16 E' la reincarnazione di Kumarila Bhatta, maestro dei veda e autore del
"Tantra Vartika" lodata dai conoscitori della verità brillante
nell'ingegno della idee. In questa nascita tuttavia ha espresso i suoi insegnamenti
solo attraverso l'Advaita Vedanta.
17 E' l'insegnate che ha composto l'essenza del Vedanta in "Arunachala
Pancharatnam" breve come aforismi ma comprendente tutto con il significato
nascosto.
18 Benché non istruito in Sanscrito e senza studi di poesia, è
autore di opere in cui brillanti idee si mostrano in ispirate espressioni.
19 Questo individuo unico è un'altra manifestazione del Maestro -
poeta, il ragazzo Tamil nato due volte che fu allattato dalla Madre Divina
ed immediatamente inizio a cantare inni a lode di Shiva.
20 Questa è la terza apparizione nel mondo del Signore che una volta
risiedeva sulla collina Arunachala. La sua venuto ora è per dissipare
l'oscurità della mera logica essendo un esempio vivente di immedesimazione
in Brahman.
21 E' un grande poeta in Tamil, di un lignaggio adorato da Agastya e altri
saggi. Senza un guru attraverso il suo affilato intelletto egli è
diventato intuitivamente consapevole dalla suprema luce eterna.
22 Guarda tutto con la stessa equanimità, che sia un ragazzo che
un pastore ignorante, una scimmia o un cane, un maestro o un devoto.
23 Pieno di potere e tuttavia pieno di pace, pieno di devozione e tuttavia
dal senso di differenziazione, libero da attaccamenti e tuttavia amante
di tutta l'umanità, Dio manifesto e tuttavia di condotta umile.
24 Egli lasciò la sua casa lasciando solo un messaggio: "questo
se ne va alla presenza del Padre, non fatemi cercare" e si recò
a Arunachala.
25 Oh signore cosi felicemente avvolto dal potere di queste qualità
di buon auspicio, come Amritanatha il rinunciante che umilmente cercava
la gloria senza limiti delle persone realizzate.
26 Il signore che è sempre immerso nel Sé, così rispose:
la gloria degli esseri realizzati è oltre l'immaginabile. Sono come
Shiva, sono come le stesse forme di Shiva e possono offrire il bene.